I nazisti giocano a calcio
Il 29 aprile è una data importante per la destra radicale italiana, e milanese soprattutto. Morì, il 29 aprile 1975, Sergio Ramelli. Era uno studente del Molinari, istituto tecnico, faceva politica nel Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile dell’Msi. Lo aspettarono sotto casa, periferia di Città Studi, vicino ai Tre Ponti, e lo massacrarono a sprangate mentre era chino per legare con una catena il suo Ciao a un palo: era il 13 marzo. Morì 46 giorni dopo. In quei giorni un fotografo riuscì anche a entrare nella sua stanza, al Policlinico. Ne uscì un’immagine tremenda, di un ragazzino bendato e intubato.
Da allora il 29 aprile è il giorno di Ramelli. I militanti d’area (loro si definiscono così) si ritrovano e sfilano, partendo da piazzale Susa. Uno urla il nome di Ramelli, o di un altro caduto, e gli altri gridano “Presente”. È la formula di rito. Che cambia per i grandi capi: al funerale di Beppe Dimitri, fondatore negli anni settanta con Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi, di Terza posizione, al suo nome i militanti risposero “Assente”. Perché grandi leader non muoiono, ci si aspetta sempre di vederli tornare.
Comunque. Il fatto è che quest’anno l’anniversario è un po’ diverso. Ci sarà la manifestazione ma, il 1° maggio, al Lido di Milano, anche un torneo di calcio in ricordo di Sergio Ramelli. Aderiscono Forza Nuova e Casa Pound, che è il movimento d’area più in ascesa, quelli che si definiscono “fascisti del Duemila”. Ma aderiscono soprattutto gli Hammerskins.
Ecco, gli Hammer non sono un gruppo: sono una setta. Una setta di nazionalsocialisti per essere precisi. Nascono negli Stati Uniti, nelle carceri. Un sorta di White power da contrapporre ai neri dominanti. In Italia la cosa è diversa, ovvio. Però gli Hammer si rifanno alla simbologia nazista e neonazista. Recitano a memoria quella che chiamano “formula 14” e cioè queste 14 parole: “ We must secure the existence of our people and a future for white chlidrens”, hanno cara la lettera H che raddoppiata richiama il saluto nazista Heil Hitler. Il loro simbolo è rappresentato da due martelli incrociati con, sullo sfondo, il dente di lupo, adottato da alcune divisioni delle SS.
Sarebbe solo folklore, non lo è. E non si capisce davvero come il Comune di Milano autorizzi un raduno a cui partecipa gente che, secondo statuto deve essere in possesso di questi requisiti di base: dimostrare di conoscere la fede nazionalsocialista capendone i termini onore, lealtà, forza.
Chi vuole entrare negli Hammer viene sottoposto a un periodo di prova che va dai sei ai nove mesi. In quel periodo riceve un toppa da attaccare al giubbotto. C’è scritto P.o.t.n., prospect of the nation. Al termine dei nove mesi il candidato fa un discorso davanti al gruppo: deve dimostrare la sua fede nel nazismo. Poi gli vengono tatuati i due martelli incrociati.
Ecco, questi sono i tipi che vano a giocare a calcio in ricordo di Ramelli, sabato, al lido di Milano.
Aggiornamento: l’amministrazione comunale ha deciso di far slittare di un giorno il torneo di calcio.