domenica 11 Ottobre 2026
Identica frequenza e motivazioni non così dissimili riguardano invece un parallelo progetto presentato giovedì dalla Gazzetta di Modena (di proprietà del gruppo SAE, insieme alla Stampa e ad altre testate locali) per pubblicare articoli scritti dai detenuti del carcere di Castelfranco Emilia.
“Del carcere sappiamo l’esistenza e poco più, eccetto i fatti di cronaca: i suicidi, le rivolte, i topi e gli scarafaggi, il sovraffollamento, le aggressioni, la carenza di adeguato personale di sorveglianza, i problemi sanitari, il disagio mentale che porta all’autolesionismo… Se “Il grado di civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri”, se la Costituzione fissa come obiettivo la funzione rieducativa della pena (articolo 27: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”), c’è ancora molta strada da fare. La detenzione è spesso “scuola del crimine” e fatica, nella scarsità di risorse, di attività formative e di opportunità lavorative, a raggiungere lo scopo. E infatti, la recidiva resta altissima. Per questo faremo parlare chi le strutture detentive le abita: sono loro che un giorno torneranno cittadini, vicini di casa, colleghi di lavoro, passanti. Oggi rischiano di essere fantasmi. Ecco perché daremo spazio ai detenuti di una struttura, la Casa di Lavoro di Castelfranco, che ha dato valore alla loro libertà di pensare e di scrivere. Da domani pubblicheremo, in un inserto, gli articoli della rivista carceraria ZonaFranco, nata e cresciuta grazie al lavoro prezioso dei volontari”.
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