domenica 11 Ottobre 2026

I quotidiani ad agosto

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di agosto 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 140.984 (-11%)
Repubblica 71.850 (-9%)
Stampa 47.704 (-11%)
Sole 24 Ore 44.219 (-6%)
Resto del Carlino 39.759 (-10%)
Messaggero 36.221 (-12%)
Gazzettino 28.061 (-7%)
Nazione 25.630 (-12%)
Fatto 24.260 (-1%)
Dolomiten 23.845 (-7%)
Giornale 22.469 (-5%)
Messaggero Veneto 20.883 (-8%)
Unione Sarda 18.796 (-8%)
Verità 16.567 (-11%)
Eco di Bergamo 16.083 (-10%)
Giornale di Brescia 15.915 (-7%)
Adige 15.596 (-3%)
Secolo XIX 15.433 (-13%)
Manifesto 15.058 (+5%)
Libero 14.924 (-14%)
Nuova Sardegna 14.508 (-12%)

Altri giornali nazionali:
Avvenire 12.881 (-6%)
ItaliaOggi 4.630 (-15%)

(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a luglio è dell’8,4%, attenuata per il secondo mese dai buoni risultati del Fatto e del Giornale. Mentre la maggiore novità è che per la prima volta da quando presentiamo questi dati il declino di Repubblica è stato superato da quello del Corriere: risultato che potrebbe pesare nell’eventualità che l’editore di Repubblica decida di confermare il direttore “ad interim” Stefano Cappellini. Libero, Secolo XIX, Messaggero e Nazione sono i quotidiani coi declini maggiori ad agosto, tra queste prime posizioni. Il risultato positivo del Manifesto non è un’anomalia da molti mesi.
Tra gli altri quotidiani locali fuori da queste prime posizioni non smettono di perdere a due cifre percentuali Giorno (-18%), Tirreno (-15%) e Mattino (-14%).

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere della Sera ne dichiara più di 43mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 41mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.
Corriere della Sera 45.866, -3,5% (+8,7%)
Sole 24 Ore 21.580, +1,3% (-7,4%)
Repubblica 15.764, -12,8% (+6,3%)
Manifesto 8.831, +9,2% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 7.024, +13,1% (+44,9%)
Stampa 6.408, -3,0% (-2,2%)
Gazzettino 5.516, -0,2% (-2,3%)
Messaggero 5.152, -2,8% (-1,8%)
Adige 5.120, +7,8% (-39,5%)
I dati qui sono sempre in gran parte deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Quello che è invece esemplare di una crescita costante è sempre il risultato del Manifesto assieme al grosso aumento degli abbonamenti del Fatto, soprattutto quelli “superscontati” (che nel suo caso costituiscono comunque un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali; e apparentemente non “cannibalizzano” quelli a prezzo maggiore). Continua invece il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, solo a parziale favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo (quelle del gruppo Monrif, per esempio, non raggiungono i mille abbonamenti digitali: Nazione, Resto del Carlino e Giorno).
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.
(Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.

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