Era molto giovane chi ha partecipato agli scontri nelle piazze
I vandalismi e il caos a Milano, Bologna e Torino hanno coinvolto ragazzi minorenni, disorganizzati e senza chiare affiliazioni politiche
- Condividi
- X
- Regala il Post

altre
foto
A scontrarsi con la polizia e a vandalizzare strade e negozi in centro a Milano sabato pomeriggio sono stati in larga parte ragazzi e ragazze giovanissimi, spesso minorenni, che non appartenevano a movimenti o gruppi politici. Erano qualche centinaio e si sono staccati, come successo anche a Bologna e Torino, da manifestazioni pacifiche contro il carovita e sulla scuola, che sono poi proseguite lontano dalle violenze.
In modo confuso e disorganizzato hanno lanciato pietre, bombe carta e bottiglie contro la polizia, che li ha inseguiti e caricati a lungo avanti e indietro in piazza del Duomo. Ma non è riuscita realmente a disperdere e contenere la protesta, che ha creato il caos per diverse ore e ha messo a soqquadro le vie del centro.
I ragazzi che si sono scontrati con la polizia non avevano evidentemente grande esperienza di situazioni simili, erano sia di seconda generazione sia di origine italiana, e non appartenevano a gruppi organizzati, a collettivi studenteschi o a centri sociali. Quelli che erano presenti alla manifestazione si sono anzi allontanati prima che degenerasse. Le barricate, i lanci di pietre e i saccheggi non sono stati azioni coordinate, non c’erano leader e indicazioni, non essendoci una vera organizzazione o un coinvolgimento di movimenti strutturati.
La polizia ha fermato una cinquantina di persone, che secondo il Corriere della Sera sono per metà minorenni. I feriti sono stati una ventina, tra cui vari agenti di polizia. Sono stati appiccati incendi, improvvisate barricate, devastati dehors e spaccate molte vetrine dei negozi di catena in corso Vittorio Emanuele II. Il punto vendita della catena di scarpe Foot Locker è stato saccheggiato. Molte persone tra residenti e soprattutto turisti sono rimaste bloccate a lungo nei locali dove si erano rifugiate, o nella stazione della metropolitana di Duomo, che è stata chiusa.
Le tensioni erano cominciate nel pomeriggio, quando la parte di manifestazione più organizzata era stata caricata dalla polizia nella stretta via Broletto. Gli agenti avevano manganellato, buttato a terra e fermato vari ragazzi.
Proteste più piccole ma comunque con episodi di caos e violenza ci sono state anche a Torino e Bologna. Anche in questi casi gruppi di persone si sono staccati dalla manifestazione principale contro il carovita e si sono scontrati con la polizia. A Bologna le tensioni si sono concentrate nella zona della stazione, dove decine di bici del bike sharing sono state usate per creare barricate, alcuni cassonetti sono stati incendiati e sono stati danneggiati un po’ di dehors e pensiline. La polizia ha usato lacrimogeni e idranti.
Anche a Torino ci sono stati scontri, soprattutto in piazza Vittorio Veneto, e qualche decina di ragazzi principalmente a volto coperto ha fatto irruzione nella libreria Feltrinelli della stazione di Porta Nuova. Dodici persone sono state fermate, di cui 10 minorenni, scrive l’edizione torinese del Corriere.
La manifestazione da cui sono originate le violenze si chiamava “Italia in piazza”, diretta contro l’aumento del costo della vita e gli stipendi troppo bassi. Era già stata organizzata negli scorsi weekend in altre città della Lombardia con scarso successo. Ma per questo sabato centinaia di ragazzi e ragazze si sono mobilitati sui social, specialmente TikTok, dove poi sono stati condivisi i molti video dei vandalismi e degli scontri.
Le proteste in Italia sono evidentemente ispirate da quelle in corso da settimane in Francia, organizzate inizialmente dagli studenti contro le inadeguatezze della scuola e a cui poi si sono uniti altri gruppi, compresi i “gilet gialli”, diventando una più generale contestazione contro l’aumento dei prezzi dei carburanti e del costo della vita. Sabato le proteste in Francia sono state molto violente in diverse città, e a Lione, Marsiglia, Lille e Parigi ci sono state devastazioni molto più gravi di quelle avvenute in Italia.
























