Putin ha detto di avere preso questa città ucraina e ci siamo andati
Non abbiamo visto nemmeno un soldato russo, perché le mappe militari russe nel Donbas sono sballate
di Daniele Raineri, foto di Tommaso Fumagalli, da Sviatohirsk (Ucraina)
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Il 1 settembre il presidente russo Vladimir Putin ha detto in tv che i soldati russi hanno conquistato Sviatohirsk, una piccola città nella regione del Donbas che in tempo di pace aveva 20 mila abitanti.
Il problema è che non è vero.
Siamo andati a Sviatohirsk e non c’è nemmeno un soldato russo e anzi ogni tanto sulla strada principale passa un mezzo militare ucraino. Già il fatto che la città sia accessibile – ma non sicura – è la prova che non è stata occupata dai soldati russi. Tutte le città ucraine occupate sono al di là del fronte e non sono più raggiungibili.

Il monumento ad Artem su una collina sopra Sviatohirsk. Dedicato al rivoluzionario sovietico Fëdor Sergeev, noto con lo pseudonimo di Artem, fu costruito nel 1927 ed è uno dei principali punti di riferimento della città (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
La linea dei combattimenti tra ucraini e russi si trova ora circa 30 chilometri a est di Sviatohirsk. In questo periodo le truppe russe non si stanno avvicinando alla città ma si stanno ritirando nella direzione opposta a causa di un’offensiva dei soldati ucraini. Quindi è possibile che questa distanza aumenterà ancora.
La dichiarazione del presidente russo Vladimir Putin si può spiegare con il fatto che i militari russi in Donbas esagerano e mentono su quanto territorio ucraino è oppure no sotto il loro controllo. Un paio di chilometri in più qui, un paio di chilometri in più da un’altra parte e il quadro della situazione al fronte è alterato. Centri abitati che risultano già sotto il controllo pieno dei russi sono ancora in mezzo ai combattimenti.
L’accumularsi di queste false informazioni ha creato una differenza vistosa tra le mappe militari russe che mostrano le posizioni prese nel Donbas e la realtà. Uno specialista ucraino di Osint, l’intelligence ottenuta da fonti liberamente consultabili, ha studiato la differenza e ha concluso che i russi dichiarano di avere conquistato circa 6.200 chilometri quadrati che non hanno davvero conquistato. È un territorio un po’ più esteso della Liguria, ma spalmato su una lunghezza maggiore e quindi più sottile, fatta eccezione per alcune anomalie vistose come Sviatohirsk.

Un pick-up dell’esercito ucraino con un drone Vampire fissato a una struttura sul cassone attraversa il ponte sul fiume Siverskyi Donets, a Sviatohirsk. Sullo sfondo si vede il monastero della città (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
Queste bugie risalgono lungo la catena di comando senza essere contestate e nel caso di Sviatohirsk sono arrivate fino al presidente, che poi lo ha annunciato in pubblico. I canali telegram russi che seguono la guerra parlano di «cultura della menzogna» pervasiva nell’esercito russo e di quanto stia danneggiando l’andamento del conflitto.
I soldati russi lo fanno perché sono sotto pressione da parte dei superiori per gonfiare i successi nella loro avanzata verso ovest. Nel settembre del 2024 Putin annunciò in pubblico che l’obiettivo prioritario della guerra contro l’Ucraina è la «liberazione» dell’intera regione del Donbas, ma va a rilento.
Il media indipendente russo Media Zona, che si occupa di contare il numero di soldati russi uccisi in Ucraina, sostiene di avere aggiunto centomila nomi tra febbraio e ottobre di quest’anno alla lista dei morti accertati.
L’avanzata dei russi da est verso ovest nel Donbas è reale e in questi anni alcune città ucraine sono passate sotto il controllo russo dopo battaglie violente, come Bakhmut, Marinka, Chasiv Yar e Pokrovsk. Ma spesso si ferma e a volte inverte la direzione, quando i soldati russi sono costretti a ritirarsi. È come se le mappe militari russe proiettassero un futuro ottimista e vittorioso.

Una donna spazza le foglie nel cortile del monastero della Santa Dormizione di Sviatohirsk, passando davanti alle finestre degli edifici protette da sacchi di sabbia (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
I risultati gonfiati fanno comodo a Putin, che così può parlare di un’avanzata inesorabile dei russi in Donbas nelle telefonate e negli incontri con il presidente statunitense Donald Trump e davanti ai governi europei. Ma a volte, come nel caso di Sviatohirsk, l’eccesso diventa plateale e facile da smentire.
Se ci fossero dei negoziati, questa differenza sulle mappe diventerebbe un problema per stabilire dove i russi dovrebbero fermarsi.
Sul campo questa differenza vuol dire che a volte i soldati russi combattono e chiedono bombardamenti di artiglieria e di aerei in luoghi che in teoria sono sotto il loro controllo.
Tutta questa confusione non è soltanto colpa dei rapporti falsi dei militari. In questo nuovo tipo di guerra e con la presenza infestante di droni, la linea del fronte è difficile da identificare. Non c’è più una linea ben marcata di trincee e fortificazioni a delimitare la separazione tra soldati russi e soldati ucraini. C’è invece una fascia larga anche trenta chilometri, punteggiata da piccole postazioni e sorvegliata da migliaia di droni che inseguono e uccidono i soldati.
– Leggi anche: La fabbrica di droni russa che sta cambiando la guerra
I russi per avanzare usano il metodo delle infiltrazioni: mandano avanti i soldati da soli, a piedi, perché così è meno probabile che siano visti dai droni.
I soldati sfruttano ogni riparo che trovano per non farsi vedere, s’infilano nella boscaglia, percorrono gli avvallamenti e vanno avanti finché riescono senza farsi scoprire dai droni. Molti di loro sono uccisi. A volte i loro superiori chiedono ai superstiti di esporre una bandiera russa, che dovrebbe dimostrare la profondità dell’avanzata. Ma a volte è un soldato solitario, che potrebbe essere ucciso da un momento all’altro e non dimostra un controllo reale del territorio. Il grosso delle forze russe potrebbe essere fermo venti chilometri più indietro.
Il discorso vale anche per gli ucraini, che considerano sotto il loro controllo un luogo anche se ormai è rimasto soltanto qualche soldato ucraino isolato che non può più opporre una resistenza reale contro i russi. Di nuovo, il grosso delle forze ucraine potrebbe essere venti chilometri altrove.
– Leggi anche: Cosa sta preparando la Russia?

Il monastero della Santa Dormizione di Sviatohirsk, con i danni causati dai ripetuti bombardamenti russi durante la guerra (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
Sviatohirsk è deserta e l’unico posto ancora abitato è un antico monastero ortodosso che affaccia sulla riva destra di un fiume, la Lavra della Santa Dormizione – dove Lavra è una parola che indica i monasteri importanti. Dentro ci sono circa duecento sfollati e un centinaio di monaci, che ricevono cibo e rifornimenti grazie a volontari che si sobbarcano viaggi rischiosi sotto i droni russi.
Un monaco di nome Andrii, 39 anni, indica delle grotte naturali scavate nel gesso e dice che la presenza dei monaci eremiti in quel luogo risale a più di mille anni fa. Fu interrotta soltanto dalle persecuzioni religiose al tempo dell’Unione Sovietica, quando il monastero fu trasformato in un cinema. Poi, dopo l’indipendenza dell’Ucraina e grazie alla devozione popolare, il complesso è stato riconsegnato ai monaci, racconta Andrii mentre passeggia in una chiesa con le pareti coperte da icone dorate.
Nel giardino ci sono le tombe di quattro monaci colpiti da un proiettile d’artiglieria. Ci sono stati periodi anche peggiori di quello attuale, dice Andrii, e indica alcuni affreschi su una volta del monastero che raccontano l’invasione dei tartari. In primo piano c’è una decapitazione.
Dal lato ucraino la dichiarazione falsa di Putin è stata subito sfruttata. L’8 settembre il generale Andriy Biletsky, comandante del Terzo corpo d’armata ucraino che difende quella parte di Donbas, ha pubblicato un video sarcastico da Sviatohirsk per dimostrare che non è stata occupata dai soldati russi. «Vorrei rivolgermi ai vertici militari e politici russi. Toglietevi i nasi da clown e smettetela di rendervi ridicoli», ha detto.


















