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  • Mercoledì 14 ottobre 2026

Neanche questo governo ha migliorato gli organici delle forze dell’ordine

Sebbene fosse una priorità del programma della coalizione di destra prima delle elezioni

Agenti di polizia a Cardito, in provincia di Napoli, dove a giugno del 2025 è stato ucciso un uomo (ANSA/CESARE ABBATE)
Agenti di polizia a Cardito, in provincia di Napoli, dove a giugno del 2025 è stato ucciso un uomo (ANSA/CESARE ABBATE)

Lo scorso luglio, alla Camera, il sottosegretario al ministero dell’Interno Nicola Molteni disse che l’obiettivo del governo «è sempre stato quello di aumentare quantitativamente e qualitativamente le forze di polizia», facendo intendere di averlo raggiunto con l’assunzione di 45mila agenti e il saldo positivo tra assunzioni e pensionamenti di 6.200 persone. Molteni rispondeva a un’interpellanza presentata il 24 luglio dal deputato di Azione, Fabrizio Benzoni, sulla mancanza di personale nelle quattro forze dell’ordine italiane, Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Penitenziaria e Guardia di Finanza.

È un problema annoso e complesso, ma analizzando gli organici delle principali forze di polizia negli ultimi anni non risulta che il governo sia riuscito a fare quello che aveva promesso. Il numero di poliziotti è calato di 3mila unità, quello dei Carabinieri è cresciuto ma non abbastanza da colmare le lacune, mentre gli organici di Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria rimangono sostanzialmente invariati (e dunque inadeguati).

Diversi gruppi sindacali sentiti dal Post dicono inoltre che mancano le scuole di formazione, molti agenti fanno doppi turni massacranti e le mal pagate ore di straordinario in certi casi vengono liquidate dallo Stato con due anni di ritardo. La scarsa formazione peraltro genera un grosso problema di agenti impreparati mandati in strada.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto alle critiche sostenendo di aver ereditato dai governi precedenti una situazione pessima, che negli ultimi anni si è aggravata per l’aumento straordinario dei pensionamenti. A una richiesta del Post di chiarire meglio la situazione degli organici e spiegare le ragioni della mancanza di personale, il ministero non ha risposto.

Esercito, Polizia e Carabinieri schierati in piazza Castello, a Torino, per le prove generali della Festa della Repubblica, 1 giugno 2022 (ANSA/TINO ROMANO)

In effetti non è solamente colpa del governo attuale se le forze di polizia hanno tutti questi problemi, ed è vero che la situazione è il risultato di uno stratificarsi di leggi sempre più restrittive in materia di spesa pubblica. Innanzitutto, una legge del 2008 voluta dal governo di Silvio Berlusconi fissò un limite di spesa e di assunzioni per il ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni, e quindi anche tra le forze dell’ordine. La misura venne chiamata “blocco del turnover”, rimasto in vigore fino a gennaio del 2026.

A questo si aggiunse una legge sul blocco delle assunzioni, approvata nel 2012, quando il governo tecnico di Mario Monti adottò una politica di bilancio estremamente parsimoniosa volta a tagliare la spesa pubblica e ridurre il deficit, cioè la differenza tra le uscite e le entrate annuali nel bilancio statale. Altrettanto criticata dalle forze di polizia è la legge “Madia” che nel 2015, durante il governo di Matteo Renzi, limitò ulteriormente il personale.

La promessa della destra di aumentare gli organici delle forze di polizia aveva origine da tutti questi problemi. Aveva senso dal punto di vista politico, visto che i partiti di destra, e in particolare Lega e Fratelli d’Italia, sono sempre stati espliciti sostenitori delle forze dell’ordine in ogni situazione, al punto da generare brutte figure quando la difesa automatica degli agenti scattava troppo presto. Ma nonostante questo, neanche un governo come quello di Giorgia Meloni è riuscito a colmare le carenze o a migliorare le condizioni di lavoro degli agenti.

Le questure sono gli uffici territoriali della Polizia di Stato, e si trovano in tutti i capoluoghi di provincia. Secondo i rapporti annuali del Dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, gli organici delle questure sono calati negli ultimi tre anni, da 99mila nel 2023 a 96mila nel 2025: mancano quindi circa 10 mila agenti rispetto al già ridimensionato limite di 106mila stabilito dalla legge “Madia”. Uno dei problemi è che nel 2025 sarebbero dovuti andare in pensione 3.574 agenti, ma furono poi effettivamente più di 4mila.

«Il governo ha fatto il massimo sforzo per evitare un’ulteriore riduzione degli organici, ma come negli anni passati il piano per compensare i pensionamenti non ha funzionato», dice Giuseppe Tiani, segretario generale del sindacato di polizia SIAP. Secondo Tiani a complicare le cose c’è anche il fatto che non ci sono abbastanza scuole per formare gli agenti di cui la polizia avrebbe bisogno. Tra nuove reclute e scatti di carriera, oggi ne possono addestrare circa 3.400 all’anno, troppo pochi.

Sono anni che i sindacati denunciano carenze, un po’ in tutta Italia. Massimo Martelli, sindacalista di SIAP, descrive la situazione della questura di Cagliari come «drammatica», soprattutto da metà giugno, quando il CAS (Centro di accoglienza straordinaria) nel comune di Monastir è diventato anche un “hotspot” dove nell’arco di 48 ore i migranti vengono identificati e visitati da medici, senza poter uscire. Secondo Martelli una decina di poliziotti non è sufficiente per assicurare che nessuno esca dal centro.

A Monza, invece, non ci sono abbastanza agenti per gestire in tempo le pratiche relative alle richieste d’asilo, al rinnovo e al rilascio dei permessi di soggiorno alle persone straniere. Sono circa 20mila all’anno e Francesco De Vito, che si divide le pratiche con altri due colleghi all’ufficio immigrazione della questura di Monza e Brianza, racconta che i tempi di attesa possono arrivare fino a 8 mesi. Senza il permesso di soggiorno la vita dei residenti stranieri regolari è molto difficile: non possono banalmente tornare nel loro paese, né accedere al Servizio sanitario nazionale.

Le questure non forniscono dati precisi per capire quanto siano diffusi i ritardi a livello nazionale, ma a marzo il TAR del Veneto ha invitato il ministero dell’Interno a rimediare alla situazione nelle questure di Vicenza e Venezia, e nel 2024 lo stesso ministero aveva riconosciuto come gli uffici immigrazione «non risultino adeguatamente strutturati in relazione ai carichi di lavoro».

ll ministro della Giustizia Carlo Nordio in piazza del Plebiscito, a Napoli, alla festa per il 209esimo anniversario della fondazione della Polizia Penitenziaria, 18 marzo 2026 (ANSA/CIRO FUSCO)

Oltre a sollecitare rinforzi, gli agenti chiedono pagamenti congrui e puntuali per le ore di straordinario. «Ho sempre accusato tutti i governi di “caporalato di Stato”, perché l’idea che un agente percepisca 6,80 euro all’ora di straordinario è inaccettabile», dice Domenico Pianese, segretario generale del sindacato COISP. Anche i pagamenti sono un problema. Fino a un certo numero di ore il lavoro straordinario viene pagato già nel mese successivo; oltre quella soglia, il compenso può arrivare anche dopo due anni.

Nell’Arma dei Carabinieri, che svolge anche attività di controllo del territorio in condivisione con la Polizia, le cose vanno un po’ meglio. Secondo gli ultimi dati disponibili, il numero di carabinieri nel 2024 ha superato quota 109mila, l’organico più cospicuo degli ultimi cinque anni.

Tuttavia secondo Vincenzo Romeo, segretario nazionale di Pianeta Sindacale Carabinieri, il conteggio è fuorviante perché include anche gli allievi dei corsi di formazione che non sono operativi. «Mancano almeno 18mila carabinieri sul territorio e visto che rispondiamo al 70% delle denunce sta venendo meno la sicurezza dei cittadini», dice Romeo, che lavora in provincia di Grosseto.

Il personale della Polizia Penitenziaria è invece rimasto sostanzialmente invariato sulle 37mila unità, nonostante la crescita del numero dei detenuti e il sovraffollamento delle carceri. Secondo Gennarino De Fazio, segretario del sindacato UIL FP, per gli attuali 65mila detenuti servirebbero almeno 20mila agenti in più. «Tant’è che capita che gli agenti vengano trattenuti in servizio anche per 26 ore continuative», racconta De Fazio.

In una situazione analoga si trova la Guardia di Finanza, il corpo di polizia specializzato in reati finanziari, che oggi è composto da circa 58.000 militari, in leggero ma progressivo calo. «È un numero che è sempre meno adeguato considerando che negli ultimi anni sono stati attribuiti al corpo compiti sempre più ampi. Dai controlli sulla spesa pubblica al contrasto delle frodi sui bonus edilizi, fino al delicato monitoraggio delle risorse del PNRR», dice Vincenzo Piscozzo dell’Unione Sindacale Italiana Finanzieri.