Giorgia Meloni è stata molto più severa del solito con la Russia
Nel suo discorso al Senato ha criticato l'accordo tra Trump e Putin sul gasolio e ha parlato di troppi «regali» fatti negli ultimi tempi
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Mercoledì, durante le comunicazioni al Senato in vista del consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato della guerra in Ucraina esprimendo un’ostilità più decisa del solito verso la Russia. «Un’Europa che si divide sui formati», ha detto Meloni, «offre un’immagine di sé infantile ed è l’unico vero regalo che possiamo fare a Mosca, e di regali a Mosca di questi tempi ne abbiamo fatti abbastanza».
I «formati» sono in gergo diplomatico i gruppi formati da diversi paesi, ciascuno con composizioni e funzioni specifiche. In quel punto del discorso Meloni stava parlando dei diversi scenari sulla pace tra Russia e Ucraina, criticando la tendenza dei paesi europei a dividersi.
Non ha detto esplicitamente quali sarebbero, secondo lei, i favori fatti alla Russia. Nelle frasi precedenti però aveva citato l’accordo fatto dal presidente statunitense Donald Trump con il presidente russo Vladimir Putin per consentire alla Russia di esportare più gasolio, nel tentativo di far abbassare i prezzi: c’è per la verità un certo scetticismo sulla possibilità che funzioni, ma a prescindere da questo Meloni l’ha definita una scelta «molto rischiosa» che secondo lei potrebbe rappresentare «una legittimazione per Mosca».
La presidente del Consiglio ha anche criticato gli attacchi dei russi alle infrastrutture civili ucraine, citando il recente bombardamento su due autobus a Kramatorsk, nel quale sono morte 33 persone. Si è anche pronunciata con convinzione contro l’ipotesi di raggiungere la pace attraverso la resa dell’Ucraina: «Il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile […], nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace». Ha poi parlato di una «pace giusta» da raggiungere «anche pagando un prezzo in termini di consenso».
Il discorso di Meloni a favore dell’Ucraina è suonato, nel suo complesso, decisamente più combattivo e intransigente del solito. Meloni non ha mai messo in dubbio il sostegno politico e militare del suo governo all’Ucraina, ma nell’ultimo anno lo slancio a favore del presidente ucraino Volodymyr Zelensky si era affievolito. L’ultima volta che l’Italia ha autorizzato un invio di aiuti militari in Ucraina risale al novembre del 2025, mentre il nuovo pacchetto di aiuti, il tredicesimo, è stato preparato ma non ancora autorizzato.
Negli scorsi mesi Meloni si era detta contraria a fornire al paese armi offensive di grande efficacia e aveva continuato a opporsi al coinvolgimento dei soldati italiani nelle spedizioni militari nel paese. A giugno aveva espresso perplessità anche sull’ipotesi di una rapida adesione dell’Ucraina all’Unione Europea.


