È un albero o l’aereo di Amelia Earhart?

Una spedizione ha raggiunto il remoto atollo di Nikumaroro in un ennesimo tentativo di risolvere il mistero sulla scomparsa della celebre aviatrice

Un'immagine satellitare dell'oggetto "Taraia" (archaelogychannel.org)
Un'immagine satellitare dell'oggetto "Taraia" (archaelogychannel.org)

Martedì mattina una spedizione è sbarcata sull’atollo disabitato di Nikumaroro, nell’Oceano Pacifico, per stabilire la natura di un oggetto parzialmente sommerso che qualcuno pensa possa essere il celebre aereo di Amelia Earhart, la prima aviatrice a sorvolare l’Atlantico in solitaria, che sparì nel nulla nel 1937. Da allora sono stati moltissimi gli studi e le spedizioni per ricostruire le circostanze dell’incidente, senza veri successi.

La zona intorno a Nikumaroro è indicata da molti come il probabile luogo in cui Earhart e il pilota Fred Noonan atterrarono nel 1937, dopo aver perso la rotta che stavano seguendo nel tentativo di compiere il giro del mondo. Earhart e Noonan erano partiti dalla Papua Nuova Guinea ed erano diretti all’isola di Howland, che dista circa 640 chilometri da Nikumaroro, ma una volta perso il contatto radio nessuno ebbe più loro notizie.

Secondo Richard Pettigrew, che guida la spedizione, l’aereo di Earhart sarebbe atterrato sulla barriera corallina che circonda Nikumaroro e le onde avrebbero poi staccato ali e motori, e i pezzi della fusoliera sarebbero stati trasportati attraverso il canale che collega l’oceano alla laguna. Gli atolli sono infatti terre emerse a forma di anello, con un bacino d’acqua interno.

L’oggetto misterioso fu individuato da un ricercatore grazie a una immagine satellitare nel 2020. È stato definito “Taraia”, dal nome del punto dell’atollo in cui è stato localizzato e potrebbe quindi essere un componente del Lockheed Electra, l’aereo su cui Earhart stava compiendo il giro del mondo. Questa tesi non è condivisa da Rich Gillespie, che ha guidato oltre dieci spedizioni alla ricerca dell’aereo di Earhart. Gillespie sostiene infatti che l’oggetto visibile sulle immagini satellitari sia molto probabilmente un albero caduto nella laguna, e dice di aver già controllato quel punto molte volte tra il 2001 e il 2007.

Una veduta aerea dell’atollo di Nikuramoro (screenshot preso da Google Earth)

Amelia Earhart raggiunse la notorietà nel 1932 quando divenne la prima donna a sorvolare l’Oceano Atlantico in solitaria. Tre anni dopo fu la prima persona a compiere una traversata aerea, sempre in solitaria, dalla California alle Hawaii. Nel 1937 tentò di compiere il giro del mondo con il suo Lockheed Electra. Durante il primo tentativo l’aereo fu coinvolto in un incidente a Honolulu e il viaggio fu sospeso. Alcuni mesi dopo Earhart ci riprovò e riuscì a sorvolare Sud America, Africa, India e Sud-est asiatico, prima di perdere la rotta e sparire nel nulla nell’Oceano Pacifico meridionale. Negli anni successivi la vicenda dell’aereo è stata al centro di opere letterarie e cinematografiche che hanno contribuito a rendere Earhart una tra le figure più celebri delle esplorazioni novecentesche.

Amelia Earhart a bordo di un aereo nel 1936 (Library of Congress/Interim Archives/Getty Images)

L’attuale spedizione è composta principalmente da ricercatori statunitensi ed è stata finanziata dall’Università di Purdue, in cui Earhart insegnò, e che finanziò anche l’acquisto dell’aereo Lockheed Electra per il giro del mondo. Una volta arrivato sull’atollo il gruppo si è diviso in due squadre: una ha trasportato l’attrezzatura necessaria nella zona della laguna e un’altra ha allestito delle aree di lavoro sulla costa.

I ricercatori hanno dovuto utilizzare dei machete per liberare il sentiero che collega la spiaggia alla laguna e durante il tragitto hanno avvistato quattro granchi del cocco, che sono molto diffusi nell’Oceano Pacifico meridionale e vengono chiamati in questo modo per la loro capacità di rompere le noci di cocco grazie a potenti chele. Questi granchi sono molto più grandi di quelli mediterranei, sono prevalentemente notturni e cacciano anche topi e uccelli.

Un esemplare di granchio del cocco (Jeremy Jowell via Ansa)

Nel 2018 alcuni ricercatori dell’Università del Tennesse analizzarono le rilevazioni che erano state fatte nel 1940 su 13 ossa ritrovate su Nikumaroro, stabilendo che appartenessero con molta probabilità ad Amelia Earhart. Nello stesso anno una spedizione portò su Nikumaroro delle carcasse di maiale per testare la potenza delle chele dei granchi del cocco: in meno di due settimane questi granchi spolparono completamente la carne e trascinarono le ossa nelle loro tane sotterranee. L’esperimento potrebbe spiegare il ritrovamento di così poche ossa sull’atollo, nonostante la scoperta fosse avvenuta dopo solo tre anni dalla scomparsa di Earhart.

A causa della presenza dei granchi del cocco e del clima instabile, peggiorato dal fenomeno climatico El Nino, i membri della spedizione attuale hanno deciso di passare le notti sulla nave. I lavori per certificare la natura dell’oggetto “Taraia” dovrebbero durare cinque giorni, dopo i quali la spedizione si dirigerà verso Tarawa, la capitale di Kiribati, a cui l’atollo di Nikumaroro appartiene.