Lo scandalo dell’intelligence tedesca è un guaio per Merz
Il governo voleva dare più potere ai servizi segreti, poi il loro ex presidente è stato arrestato per spionaggio e tradimento
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In Germania l’arresto dell’ex presidente dei servizi segreti esteri (BND) con accuse di spionaggio e tradimento ha messo in crisi i piani del cancelliere Friedrich Merz per riformare l’intelligence tedesca. Durante l’estate il governo aveva presentato una proposta di legge per dare alle agenzie di intelligence più strumenti e autonomia per contrastare le minacce provenienti soprattutto dalla Russia: sabotaggi, sconfinamenti e altre tattiche di guerra ibrida che il regime di Vladimir Putin usa sempre più di frequente contro l’Europa e in particolare contro la Germania. Poi però è arrivato il peggiore scandalo di spionaggio degli ultimi cinquant’anni di storia tedesca.
L’ex presidente dei servizi arrestato si chiama August Hanning, oggi ottantenne. Fu capo del BND tra il 1998 e il 2005 e sottosegretario al ministero dell’Interno fino al 2009, quando andò in pensione. Secondo la procura federale una volta lasciato l’incarico avrebbe chiesto a un collega ancora in carica, Manfred D., di passargli informazioni in cambio di denaro.
Hanning avrebbe poi usato quelle informazioni per l’attività di consulenza privata che aveva avviato dopo aver lasciato il ministero. Lo scambio tra Hanning e Manfred D. sarebbe andato avanti fino al 2022 e avrebbe portato al trafugamento di circa 2mila documenti, tra cui per esempio i briefing che i capi del BND preparano per il governo. Tra i clienti di Hanning, scrive il Financial Times, c’erano persone facoltose e persone legate alla politica in Israele, Ucraina, Austria e Germania. Hanning era in contatto per conto dei suoi clienti con colleghi delle intelligence europee e statunitensi. Secondo vari giornali non sarebbe coinvolta la Russia.

August Hanning nel 2015 (Michael Kappeler/dpa via AP)
In un caso, secondo la procura, Hanning avrebbe usato il materiale fornito da Manfred D. per redigere un’analisi destinata a un funzionario di un servizio di sicurezza estero, che secondo il giornale tedesco Der Spiegel sarebbe l’Azerbaigian, il cui governo ha però smentito. Hanning era membro del consiglio direttivo del forum tedesco-azero, un’associazione politica e culturale che promuove le relazioni tra i due paesi nei settori dell’economia, della scienza e della cultura.
In un altro, secondo la procura, Hanning avrebbe usato la sua rete per mettere in contatto Christina Block, l’erede di una grossa catena di ristoranti tedesca, con ex agenti dell’intelligence israeliana che lavoravano per una società privata. Gli ex agenti avrebbero aiutato Block a rapire i due figli della donna che erano stati affidati all’ex marito in Danimarca, nella notte di capodanno del 2023. Hanning avrebbe ricevuto 100mila euro per questo incarico. Block e un ex agente israeliano sono ancora sotto processo in Germania per il sequestro.
Il caso di Hanning ha fatto emergere le enormi criticità relative a funzionari o ex funzionari pubblici di alto livello che, per il loro incarico, hanno o hanno avuto accesso a informazioni riservate che possono rivendersi in attività illecite. Ha poi riaperto il dibattito su come uno stato dovrebbe conciliare l’esigenza di dare a quegli stessi agenti i poteri necessari a fare il loro lavoro in modo efficace, e al tempo stesso proteggersi da fughe di informazioni riservate. Molti parlamentari tedeschi hanno chiesto al governo di rafforzare le misure di sicurezza dopo l’arresto di Hanning, e questo potrebbe rallentare i piani di riforma di Merz.
Il cancelliere tedesco voleva riformare i servizi perché il BND ha meno poteri rispetto ad altre agenzie di intelligence europee, per ragioni che hanno a che fare con l’eredità storica del nazismo in Germania. Il BND di fatto può solo raccogliere informazioni: non può organizzare attacchi informatici, sabotaggi e operazioni di disinformazione. In sostanza, rispetto ai colleghi europei ha meno poteri nell’ambito delle operazioni sotto copertura.
La riforma dei servizi tedeschi è ritenuta più urgente a causa della crescita di intensità della guerra ibrida di Putin. In questi mesi la Germania ha subìto alcuni attacchi che hanno mostrato notevoli criticità nelle sue capacità di difesa e controspionaggio. In particolare l’attacco con droni all’aeroporto di Lipsia, andato molto vicino a diventare un disastro aereo, e la notizia di un vecchio deposito di armi a Berlino usato probabilmente dalla Russia per compiere omicidi mirati in Germania.
La promessa di una riforma era già presente nel contratto di governo presentato dalla coalizione tra i Cristianodemocratici (il partito di centrodestra di Merz) e i Socialdemocratici (centrosinistra), nell’aprile del 2025. A luglio il governo aveva pubblicato il disegno di legge, che amplia i poteri degli agenti, soprattutto nell’ambito degli attacchi informatici. Stabilisce che gli agenti possono agire in modo «immediato» in caso di pericolo imminente, per esempio per cancellare dati rubati alle vittime di hackeraggio, e compiere «azioni proattive» come entrare nei sistemi informatici di laboratori di armi chimiche o di fabbriche di droni.
In passato ci sono già stati casi simili a quello di Hanning, cioè di agenti che hanno venduto informazioni ad altri paesi, come Russia e Stati Uniti. Per questo Konstantin von Notz, vicecapogruppo dei Verdi, ha chiesto che venga aggiunto alla riforma un espresso divieto per gli ex membri dei servizi di fare attività di consulenza privata. Il testo lascia ancora molte questioni irrisolte, e nessuno dei punti citati avrebbe comunque potuto evitare il caso Hanning. A settembre la riforma è passata al Bundestag, il parlamento tedesco, e ora il testo è in esame alla commissione Interni: è possibile che il caso Hanning prolunghi i tempi di approvazione e porti a pesanti modifiche.



