Le altre federazioni sportive italiane che sono commissariate
Oltre alla Federcalcio: cricket, rafting e pesistica, e il pentathlon moderno era stato commissariato da un generale dei Carabinieri
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Martedì il CONI, il Comitato olimpico italiano, ha commissariato la FIGC, la federazione del calcio italiano, per un cavillo relativo alla candidatura del presidente decaduto Giovanni Malagò, poi scelto come commissario: ma questa è un’altra storia.
Il caso della FIGC è estremo e paradossale, e i suoi commissariamenti non sono rari: sono stati nove nell’ultimo secolo e cinque solo negli ultimi trent’anni. Ma succede con una certa frequenza che il CONI decida di commissariare una delle 50 federazioni sportive italiane. Giusto pochi giorni fa è stata commissariata la FIPE, federazione italiana pesistica; da febbraio lo è quella del cricket; da ormai molti mesi è parzialmente commissariata la federazione del tiro a segno. Il pentathlon moderno è di recente uscito dal commissariamento.
C’è poi il caso della FIRAFT (se non avete indovinato cosa sia dal nome è perché pensavate a un acronimo, invece non lo è): la FIRAFT è la federazione del rafting, ed è una disciplina associata, una quasi federazione, ma comunque è commissariata.
Prima di passare ai singoli casi una premessa tecnica, che potete però saltare se aveste appena passato a pieni voti un esame di diritto amministrativo.
Il commissariamento di una federazione consiste nella destituzione del suo presidente eletto e nella nomina di un commissario straordinario che ne svolge le funzioni fino a nuove elezioni. Lo propone e decide il CONI, il cui statuto dice che va fatto in presenza «di gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni nell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi», oppure nel caso in cui il regolare svolgimento delle attività della federazione non fosse più garantito. Per esempio se si dimette la maggioranza del consiglio federale, cioè l’assemblea che dirige la federazione insieme e per conto del presidente, o se la federazione non riesce a organizzare le gare del suo sport.
Sono motivazioni vaghe, e si possono applicare a situazioni tra loro molto diverse, più o meno gravi: corruzione o cattiva gestione e risultati troppo deludenti, ma anche non avere una tessera di una federazione nel momento in cui se ne diventa presidente.

Il salone d’onore del CONI – la cui sede è al Foro Italico di Roma – ha ancora ben in evidenza un gigantesco affresco degli anni Quaranta che sì, si chiama Apoteosi del fascismo (AP Photo/Andrew Medichini)
Ma basta calcio, parliamo di (federazioni di) tiro a segno, pesistica e cricket. E poi anche delle federazioni di pentathlon moderno, rafting e pure nuoto, che non è commissariata ma ha i suoi problemi.
Il caso più intricato e prolungato è quello dell’UITS, l’unione italiana tiro a segno, lo sport di Niccolò Campriani, Roberto Di Donna e del turco con la mano in tasca. Fu commissariata nel febbraio 2025, quando il presidente del CONI era ancora Malagò. Ma fu commissariata dal ministero della Difesa perché aveva ritardato troppo nel fissare la data delle sue elezioni. I problemi però erano anche altri, e precedenti, visto che negli ultimi otto anni la UITS era stata commissariata tre volte.
L’UITS è due cose insieme: un’istituzione sportiva e anche l’ente pubblico incaricato di rilasciare certificati come il porto d’armi (ed ecco quindi il perché del ministero della Difesa). Di norma un commissario federale ha un paio di mesi di tempo per sistemare le cose e indire nuove elezioni federali (quelle della FIGC saranno a dicembre) ma nel caso dell’UITS il commissario Walter De Giusti chiese fin da subito molto più tempo, segnalando la necessità di una riforma strutturale, da fare in parlamento e non solo a livello sportivo.
Per questo motivo le elezioni del nuovo presidente, inizialmente previste per il marzo 2025, erano state rinviate a data da destinarsi. A novembre però una sentenza del TAR (il tribunale amministrativo regionale) aveva definito illegittima la decisione di De Giusti e aveva imposto di organizzare il voto il prima possibile. Con molte difficoltà le elezioni erano state fissate per maggio, e poi rinviate a luglio, quando è stata infine eletta presidente – ma solo della metà sportiva – Valentina Turisini, vincitrice della medaglia d’argento nella carabina alle Olimpiadi di Atene del 2004.
Ad agosto il parlamento ha convertito in legge il decreto che separa la sezione sportiva da quella che si occupa del rilascio del porto d’armi. De Giusti è ancora commissario, con il compito di redigere il nuovo statuto federale, ma a fine settembre è stata presentata un’istanza urgente al CONI e al ministero della Difesa che ha chiesto la rimozione di De Giusti dal ruolo.
Passiamo ora alla FCRI, la federazione del cricket. È stata commissariata a febbraio per un caso che ha coinvolto Prabath Ekneligoda, ex allenatore della Nazionale femminile, accusato di abusi sessuali da una giocatrice. Ekneligoda era anche il compagno di Maria Lorena Haz Paz, a quel tempo presidente della federazione.
Sei consiglieri federali si sono dimessi, rendendo necessario il commissariamento. Gianfranco Ravà, il commissario, avrebbe dovuto indire nuove elezioni entro agosto, ma non è stato possibile: le inchieste, sia quella penale che quella sportiva, non si sono ancora concluse, e quindi non è possibile sapere se alcuni dirigenti del cricket italiano siano coinvolti in qualche modo nei presunti abusi.
C’è poi la FIPE (facile dai, se avevate fatto attenzione prima: è la federazione italiana pesistica), commissariata dal 29 settembre a causa delle dimissioni del presidente Alberto Miglietta. Era stato eletto nel 2024 con il 99,68 per cento dei voti, con il compito di attuare una riforma radicale della federazione. A fine settembre però il suo progetto di riforma è stato inaspettatamente bocciato e il consenso plebiscitario svanito: sette dei dieci consiglieri federali si sono dimessi. Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, ha deciso di assumere lui stesso il ruolo di commissario.

Luciano Buonfiglio (Cecilia Fabiano/ LaPresse)
A queste quattro federazioni si aggiunge la FIRAFT, la federazione italiana del rafting, che come dicevamo è una disciplina sportiva associata. Sono organizzazioni sportive riconosciute dal CONI ma non comprese tra le federazioni tradizionali: al momento sono 13, tra cui scacchi, bridge, pallapugno e palla tamburello.
La FIRAFT non si è comunque fatta mancare un commissariamento: a maggio si sono dimessi cinque consiglieri federali su sette a seguito della decisione del presidente Benedetto Del Zoppo di ritirare – senza fornire motivi sul perché – la squadra italiana dall’Europeo di rafting in Bosnia ed Erzegovina, due settimane prima delle gare.
Forse a questo punto vi stupirà: in Italia ci sono anche federazioni sportive che riescono a uscire dalla fase di commissariamento. È successo nel novembre 2025 alla FIPM, la federazione del pentathlon moderno: l’unico sport inventato da Pierre de Coubertin, l’inventore delle Olimpiadi moderne, che si rifà all’antica Grecia unendo scherma, nuoto, corsa, tiro a segno e corsa a ostacoli (ha preso il posto dell’equitazione).
La FIPM è stata coinvolta in uno scandalo legato all’uso privato dei fondi federali da parte del presidente decaduto Fabrizio Bittner, che aveva speso oltre 20mila euro della federazione in rimborsi spese illegittimi, tra cui pranzi, cene e aperitivi in locali stellati, un iPhone da 1.800 euro e addirittura quote di iscrizione al Fantacalcio. Su quest’ultimo particolare Bittner disse di «aver premuto un tasto sbagliato del pc».
Il commissario Gianni Massimo Cuneo, un generale dei Carabinieri, è riuscito in soli quattro mesi a organizzare le nuove elezioni della federazione, che lo scorso novembre hanno portato all’elezione di Gabriele Vescio.
– Leggi anche: Il pentathlon moderno, forse un po’ più moderno
A queste federazioni commissariate, commissariate per metà o da poco uscite da commissariamento se ne sarebbero potute aggiungere almeno altre due. A luglio il CONI aveva votato contro il commissariamento della FIDESM (questa è tosta: Federazione italiana danza sportiva e sport musicali), che ha quattro dirigenti indagati per frode sportiva ed estorsione, tra cui la presidente Laura Lunetta.
Cinque consiglieri federali su undici si sono dimessi, ma il consiglio della FIDESM non è decaduto, avendo mantenuto (per un solo consigliere) il numero legale per operare. La Giunta del CONI ha deciso di evitare il commissariamento a patto che Lunetta provveda a una nuova elezione per completare il consiglio federale. «La Giunta non è un giustiziere, deve monitorare e garantire» ha detto Buonfiglio. Lunetta è anche una dei 16 membri della Giunta del CONI.
C’è, infine, il caso della FIN, la Federazione italiana nuoto. Il presidente, Paolo Barelli, ha spesso ricevuto critiche per il suo operato e per il suo ruolo politico. Barelli presiede la FIN fin dal 2000 ed è in parlamento dal 2001, sempre con Forza Italia. Da aprile è sottosegretario ai Rapporti con il parlamento e ha quindi delegato tutte le sue funzioni alla FIN al vicepresidente Andrea Pieri, mantenendo però la carica di presidente.
Dal 2023 al 2026 Barelli era stato capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati e in quel periodo il suo partito propose un emendamento per eliminare il limite di tre mandati per i presidenti delle federazioni sportive. In quel momento Barelli era già al suo sesto mandato alla guida della FIN, ma il limite di mandati era stato introdotto solo nel 2018 e il conteggio iniziava dall’elezione successiva.
Barelli ha anche storici dissapori con Giovanni Malagò. Nel 2014, il CONI guidato da Malagò denunciò Barelli per presunte irregolarità finanziarie, e quest’ultimo reagì squalificando Malagò per 16 mesi. Poteva farlo perché l’attuale commissario della FIGC era all’epoca presidente del Circolo Canottieri Aniene, una polisportiva di Roma che comprende anche un club di nuoto, e pertanto rientra sotto la giurisdizione della FIN.
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