Il sindaco alleato degli studenti francesi in protesta
Bally Bagayoko è di estrema sinistra e da giorni partecipa alle manifestazioni frapponendosi fra i liceali e la polizia
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Fra i video più circolati sui social media durante la giornata di grandi proteste studentesche di martedì in Francia ce n’è uno che ha come protagonista Bally Bagayoko, il sindaco del sobborgo parigino di Saint-Denis. Nel video Bagayoko è vestito in giacca e cravatta ed è circondato da giovani col volto coperto che gli versano negli occhi gocce d’acqua per alleviare il dolore causato dai lacrimogeni sparati dalla polizia.
Bagayoko è membro del partito di estrema sinistra La France insoumise, e nell’ultima settimana è diventato noto in tutto il paese per il suo sostegno ai liceali in protesta.
Bagayoko ha sfilato con gli studenti tutti i giorni con l’obiettivo di dare maggiore legittimità alle loro rivendicazioni e di minimizzare la possibilità di scontri con la polizia, che sta rispondendo in modo particolarmente duro. È stato ripreso mentre si frappone fra i due schieramenti per evitare che la polizia carichi gli studenti, o mentre chiede ai manifestanti di mantenere la calma usando un megafono.
È diventato molto riconoscibile e nell’ultima settimana è stato invitato in radio e in televisione per parlare delle proteste. Negli ultimi giorni è stato emulato da altri sindaci e deputati della France insoumise, che si sono fatti riprendere mentre bloccavano la polizia.
Non è un caso che a diventare così riconoscibile sia stato proprio il sindaco di Saint-Denis, uno dei più importanti sobborghi parigini, a nord della capitale, con una storia di amministrazioni di sinistra radicale e diventato il centro delle proteste studentesche.
Bagayoko, nato in Francia da genitori maliani e cresciuto a Saint-Denis, è stato eletto a marzo del 2026, vincendo al primo turno con il 50,7 per cento dei voti. Nei suoi primi mesi di mandato si era concentrato sulle politiche giovanili e per la casa, e a maggio aveva fatto discutere la sua decisione di staccare dal muro del suo ufficio il ritratto del presidente Emmanuel Macron (presente in tutti gli uffici pubblici come quello del presidente della Repubblica in Italia).
Bagayoko aveva spiegato di averlo fatto per protestare contro l’incapacità dello Stato francese di investire energie e risorse per sanare le disuguaglianze sociali fra le grandi città e le banlieue, le periferie dove vivono soprattutto persone migranti o francesi di terza o quarta generazione e dove i tassi di povertà e disoccupazione sono superiori alla media. Bagayoko criticava la mancanza di fondi per le scuole, uno dei motivi alla base delle proteste studentesche di questi giorni.
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Fra i primi istituti che si sono uniti alla protesta cominciata dal liceo Saint-Exupéry di Créteil, una banlieue a sud-est di Parigi, c’è stato il Paul-Éluard di Saint-Denis, dove ha studiato anche Bagayoko. I suoi studenti, alcuni dei quali pubblicavano video e foto delle condizioni in cui versava l’edificio su un profilo X dal 2023, hanno denunciato la presenza di topi e scarafaggi all’interno delle classi, mancanza di acqua corrente in alcuni bagni, soffitti che cadevano e perdite d’acqua in diverse parti dell’edificio, oltre che una carenza cronica di insegnanti e personale scolastico.
La scorsa settimana il cancello dell’edificio è stato distrutto dagli studenti in protesta, e diversi sono stati arrestati. Bagayoko ha detto di aver iniziato a intervenire nelle proteste anche per dare una risposta «politica, e non di polizia» agli studenti.
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Insieme a questa popolarità, Bagayoko ha però ricevuto anche moltissime critiche. All’inizio delle proteste, un video che lo mostrava spostare un cassonetto in fiamme davanti al liceo Paul-Éluard fra gli applausi degli studenti (che l’avevano incendiato) è stato usato dai politici e dai media di estrema destra per sostenere che il sindaco e il suo partito incitassero gli studenti ad agire in modo distruttivo e violento.
Bagayoko si è difeso dicendo che in realtà stava solo spostando il cassonetto per evitare che danneggiasse il cancello della scuola, come aveva già fatto in altre occasioni.
Pochi giorni dopo ha detto in un’intervista che in alcuni casi, di fronte alla reazione delle forze dell’ordine, la violenza «può essere legittima». La polizia ha aperto un’indagine per incitamento a commettere un reato.
Anche in questo caso Bagayoko si è difeso dicendo che la violenza va condannata ed evitata, ma che è comprensibile quando è una risposta a una repressione violenta della polizia. Ha aggiunto che la storia francese è stata caratterizzata da fenomeni di evoluzione della società in cui è stata usata «purtroppo» la violenza, come la Rivoluzione francese.
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