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  • Mercoledì 7 ottobre 2026

In Russia non c’è spazio per il ricordo di Anna Politkovskaja

La giornalista indipendente russa fu uccisa 20 anni fa: da allora il regime di Putin l'ha cancellata dalla memoria pubblica

Anna Politkovskaja (Novaya Gazeta/Epsilon/Getty Images)
Anna Politkovskaja (Novaya Gazeta/Epsilon/Getty Images)
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In Europa la memoria di Anna Politkovskaja è ormai istituzionale. Per commemorare la giornalista russa indipendente uccisa il 7 ottobre di vent’anni fa si organizzano cerimonie al Parlamento Europeo, si pubblicano comunicati, si organizzano spettacoli teatrali, si concedono premi pubblici. In Russia, invece, Anna Politkovskaja è praticamente dimenticata, quanto meno dalla memoria ufficiale.

Non ci sono cerimonie pubbliche né momenti di commemorazione ufficiale. «Se qualcosa si ricorda oggi in Russia è il compleanno di Putin», dice Giulia De Florio, docente di Slavistica all’Università di Parma e presidente della sezione italiana di Memorial, l’organizzazione dissidente russa che ha vinto il premio Nobel per la Pace. Putin il 7 ottobre compie 74 anni. Quando Politkovskaja fu uccisa, proprio il giorno del suo compleanno, molti specularono se chi aveva compiuto il delitto avesse scelto la data apposta, come una specie di regalo per il presidente.

Cosa è rimasto della memoria di Politkovskaja si vede soprattutto fuori da casa sua.

Politkovskaja fu uccisa a colpi di pistola nell’ascensore del condominio di Mosca dove abitava, in via Lesnaya. Le autorità russe arrestarono e condannarono alcune persone accusate di essere gli esecutori pratici dell’omicidio, ma non sono mai stati trovati i mandanti. Secondo numerose ricostruzioni fu qualcuno molto in alto nel regime russo a ordinare l’omicidio.

Politkovskaja era la più importante giornalista indipendente russa, molto scomoda per il regime per le sue inchieste sui crimini della Russia in Cecenia e su altri scandali che riguardavano Putin in persona.

– Leggi anche: La vita di Anna Politkovskaja

Dopo l’omicidio, sul muro del condominio di via Lesnaya fu apposta una targa commemorativa. All’inizio di quest’anno, però, la targa è stata divelta. Alcuni attivisti l’hanno rimessa, ed è stata staccata di nuovo. Poi di nuovo e di nuovo. In tutto, la targa di commemorazione di Politkovskaja è stata staccata e rimessa almeno trenta volte.

Non si sa esattamente chi continui a distruggere la targa. Un tribunale di Mosca ha multato un uomo, Alexander Filippov, sostenendo che la distruzione sia stato un atto di comune vandalismo, senza intenti politici. Filippov ha dovuto pagare 1.000 rubli, cioè circa 10 euro. Altri sostengono che sia una residente del condominio, grande ammiratrice di Putin, a distruggere sistematicamente la targa. Un gruppo neonazista russo, NS/WP, ha rivendicato parte delle distruzioni.

Attualmente la targa è presente ma in versione provvisoria: è un piccolo manifesto di plastica, con una foto di Politkovskaja. C’è scritto: «Una giornalista è vissuta e ha lavorato in questa casa. È stata uccisa il 7 ottobre 2006».

In occasione del ventesimo anniversario dell’uccisione alcune persone hanno provato a organizzare una piccolissima commemorazione non autorizzata in via Lesnaya, a cui ha partecipato anche Nikolay Rybakov, il leader del partito liberale Yabloko bandito alle ultime elezioni. Alla manifestazione ha partecipato una manciata di persone, che ha lasciato qualche fiore sotto la targa.

Sul posto erano presenti alcuni poliziotti, venuti lì apposta: hanno fermato alcune persone e fatto capire a tutti che bisognava disperdersi molto rapidamente.

A parte questi e altri piccoli gesti spontanei, in Russia non è rimasto praticamente nient’altro della memoria di Politkovskaja. Per eliminarla, il regime russo ha scelto la strada della lenta dimenticanza, che sotto certi punti di vista è più efficace della repressione attiva. I suoi libri non sono formalmente banditi, ma sono molto difficili da trovare fuori dal mercato dell’usato. Non è vietato parlare di lei, né del suo omicidio, ma non ci sono incentivi né gli spazi per farlo.

Ma mentre il suo caso fuori dalla Russia è trattato come un assassinio sconvolgente e come la prova della brutalità del regime di Putin, dentro al paese è presentato come un brutto caso di cronaca del passato che però è stato risolto: la questione è chiusa, senza ripercussioni politiche. Questo anche se nel 2023 Putin ha dato la grazia a Sergej Chadzikurbanov, una delle persone condannate per l’omicidio, per aver combattuto in Ucraina.

L’invasione su larga scala dell’Ucraina ha poi contribuito a marginalizzare e allontanare dalla Russia alcuni dei principali testimoni della vita di Politkovskaja. I suoi due figli, Vera e Ilya, hanno lasciato la Russia qualche anno fa e si sono trasferiti in Europa. Vera, in particolare, è diventata una specie di portavoce di sua madre e ha apertamente condannato l’invasione: questo le ha reso impossibile rimanere in Russia.

Anche Novaya Gazeta, il giornale indipendente e contrario a Putin in cui Politkovskaja pubblicava i suoi reportage, è stato colpito dalla repressione.

Dal 2022 il giornale ha smesso di uscire su carta e il suo sito è stato bloccato in Russia, ma la redazione continua a lavorare e ad aggiornare il sito (raggiungibile dall’estero) e i social media. Dapprima i suoi principali giornalisti, poi l’intero giornale sono stati designati come “agenti stranieri”: è una pratica che impedisce a Novaya Gazeta di ottenere pubblicità, e che consente al regime russo di sorvegliare e perseguitare i membri della redazione.

Oggi molti giornalisti di Novaya Gazeta sono costretti a lavorare dall’estero. Alcuni, compreso l’ex direttore Dmitri Muratov, hanno subìto minacce e tentativi di omicidio.

Nella redazione di Novaya Gazeta, la stanza che era l’ufficio di Anna Politkovskaja è stata trasformata in una specie di museo. Vi si trovano il suo computer, il suo registratore, vecchie carte, e anche una fotografia della pistola con cui fu uccisa: una Makarov 9mm, che al tempo era in dotazione alle forze di sicurezza russe.