C’è un’indagine che coinvolge l’università telematica Pegaso e molti giornali italiani
La procura di Napoli ipotizza il reato di corruzione per l'acquisto di pubblicità in cambio di articoli favorevoli
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La procura di Napoli ha aperto una nuova inchiesta che coinvolge l’università Pegaso, una delle più grandi università telematiche italiane, già al centro di un’altra indagine sempre a Napoli e di un’altra ancora in Spagna. Secondo quanto emerso finora, i filoni di questa inchiesta sono due: il primo riguarda alcune presunte pressioni fatte sulla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, mentre il secondo ipotizza atti di corruzione per ottenere articoli di stampa favorevoli. Tra i 22 indagati ci sono anche alcuni direttori di giornali nazionali e i rappresentanti degli editori di alcuni dei principali quotidiani italiani.
La notizia dell’indagine è stata data dal Fatto Quotidiano: sono indagati per corruzione tra privati anche il direttore del sito ilfattoquotidiano.it, Peter Gomez, e l’amministratrice delegata di SEIF, la società che pubblica il Fatto, Cinzia Monteverdi.
Stando a quanto riferisce il Fatto, la procura di Napoli ipotizza che il presidente dell’università Pegaso, Fabio Domenico Vaccarono, abbia fatto pressioni su Bernini tramite il giornalista e faccendiere Luigi Bisignani per ottenere una proroga della disciplina che durante la pandemia aveva introdotto lo svolgimento degli esami a distanza. In questo modo, secondo le indagini, sarebbe stato sufficiente il personale amministrativo per la validazione delle prove d’esame, senza il coinvolgimento di un insegnante. Vaccarono è stato perquisito martedì.
Questo filone d’indagine è legato alla precedente inchiesta della procura di Napoli sull’università Pegaso, che ha contestato irregolarità nelle immatricolazioni, nel riconoscimento dei crediti formativi, nei tirocini e nello svolgimento degli esami a distanza. L’ipotesi di chi indaga è che siano stati concessi titoli senza il rispetto dei requisiti richiesti, e che parte di questi reati siano stati compiuti con l’obiettivo di accrescere i ricavi e il numero di iscritti. L’università Pegaso si era dichiarata parte lesa e aveva detto che gli episodi contestati sarebbero avvenuti diversi anni fa, aggiungendo che i dipendenti che avevano contribuito a compierli erano già stati allontanati.
L’altro filone d’indagine invece ipotizza una rete di corruzione tra privati, cioè tra i dirigenti del gruppo che possiede l’università e i dirigenti di molte testate nazionali. Stando alle informazioni pubblicate dal Fatto, per la procura alcuni dirigenti avrebbero formato un’associazione a delinquere per ottenere, tramite corruzione ed estorsione, articoli di stampa non lesivi dell’immagine del gruppo. Questa indagine sarebbe stata aperta lo scorso maggio, poche settimane prima che venisse resa nota l’altra inchiesta della procura di Napoli.
In sostanza per la procura di Napoli i dirigenti indagati avrebbero condizionato, silenziato o fatto in modo di attenuare gli articoli sulle indagini sull’università Pegaso, per contenerne le conseguenze negative sulla sua reputazione. Lo avrebbero fatto, stando agli stralci dell’avviso di garanzia citati dal Fatto, sfruttando una rete di rapporti consolidata nel tempo con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate, e promettendo in cambio investimenti pubblicitari. Sarebbe inoltre contestato il fatto che alcuni giornali avrebbero contattato rappresentanti dell’università prima di pubblicare articoli su notizie di loro interesse.
Il Fatto scrive che nel decreto di perquisizione sono citati vari rappresentanti dei più importanti gruppi editoriali in Italia, indagati in concorso per corruzione tra privati. La Stampa elenca tutti i nomi: sono dirigenti del gruppo GEDI, ex editore di Repubblica e La Stampa, RCS (Corriere della Sera), Editoriale Domani (Domani), Ciaopeople (Fanpage), l’agenzia Italpress, Il Foglio, Piemme spa come concessionaria delle testate del gruppo Caltagirone (Il Mattino, Il Messaggero, Il Gazzettino e Leggo), la società editrice del Sole 24Ore e quella del gruppo Angelucci che pubblica Libero, CityNews per NapoliToday, SEIF e la sua concessionaria di pubblicità Sport Network.
Tra loro risultano indagati l’ex direttore di Repubblica Mario Orfeo, il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, l’ex direttore della Stampa Andrea Malaguti e il direttore del Foglio Claudio Cerasa. Malaguti e Cerasa si sono detti subito a disposizione per ogni chiarimento.
Peter Gomez e Cinzia Monteverdi hanno scritto due comunicati in cui parlano dell’indagine a loro carico. Gomez dice di aver ricevuto un’informazione di garanzia (l’atto con cui si informa una persona di un’indagine a suo carico), ma di non aver «mai intascato un euro, né accettato doni, regali o promesse di alcun tipo». Dice che il Fatto ha rapporti con il gruppo che controlla l’università Pegaso per alcuni corsi tenuti alla Scuola di cittadinanza del Fatto, il programma di formazione del giornale, e per questioni pubblicitarie.
L’università Pegaso per ora non ha commentato le notizie sull’inchiesta.
– Leggi anche: L’università telematica Pegaso vuole cambiare faccia



