Il governo spagnolo ha ripresentato i decreti sulla casa che erano stati bocciati dal parlamento

L'accampamento di protesta per la crisi abitativa a Puerta del Sol, nel centro di Madrid, il 5 ottobre
L'accampamento di protesta per la crisi abitativa a Puerta del Sol, nel centro di Madrid, il 5 ottobre (AP Photo/Bernat Armangue)

Il governo spagnolo di Pedro Sánchez approvato due nuovi decreti sulla casa, praticamente identici a quelli che venerdì scorso erano stati bocciati dal parlamento, causando una crisi politica che ha portato il primo ministro a sciogliere le camere e indire elezioni anticipate. Ci sono novità minime rispetto alla prima versione: la principale è un investimento di 280 milioni di euro per sostenere la costruzione di nuovi edifici, e uno di 400 milioni per l’edilizia popolare.

È un tentativo del governo di posizionarsi su un tema molto sentito, con le nuove proteste sulla crisi abitativa scaturite dal caso di Maricarmen Abascal, la 87enne invalida che era stata sfrattata dalla sua casa di Madrid. Il governo li ha approvati di nuovo dopo lo scioglimento del parlamento per sfruttare una differenza procedurale e riuscire a farli convertire in legge: ora infatti il compito di convalidarli non spetta alla Camera ma alla Diputación Permanente, un organo incaricato degli affari correnti. È formato da 69 parlamentari e riflette la composizione della Camera, ma con meno posti è ridimensionato il peso dei partiti autonomisti, che respingendo i decreti assieme ai partiti di destra avevano fatto perdere al governo la maggioranza necessaria.

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Il primo decreto prevede, a determinate condizioni, la sospensione degli sfratti per le persone economicamente vulnerabili e la possibilità per gli inquilini di ottenere una proroga di due anni dei contratti in scadenza entro il 2028. Contiene inoltre regole più stringenti per gli affitti temporanei e limitazioni ad alcuni acquisti immobiliari a fini speculativi fino alla fine del 2028. Il secondo introduce invece un meccanismo di rinnovo automatico dei contratti, che avrebbero potuto proseguire senza una scadenza definitiva, con aumenti del canone entro i limiti previsti dalla legge. Il proprietario che avesse deciso di non rinnovare il contratto avrebbe dovuto pagare un indennizzo all’inquilino, salvo alcune eccezioni.