La fine della Rivoluzione culturale cinese, 50 anni fa
Con l'arresto della “Banda dei quattro”, cioè i quattro dirigenti più radicali del Partito Comunista Cinese, tra cui la vedova di Mao
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La sera del 6 ottobre 1976 Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan e Wang Hongwen entrarono uno alla volta nella sede del governo e del Partito Comunista Cinese (PCC) a Pechino. Erano convinti di dover partecipare a una riunione straordinaria del Politburo, uno dei più importanti organi del PCC. Non fu così: vennero arrestati uno dopo l’altro. Contemporaneamente fu arrestata anche Jiang Qing, che si trovava nella sua residenza, sempre a Pechino. Era l’ultima moglie di Mao Zedong, il leader rivoluzionario che aveva fondato il regime comunista cinese e lo aveva guidato fino alla morte, avvenuta meno di un mese prima il 9 settembre del 1976.
I quattro arrestati, noti come la “Banda dei quattro”, rappresentavano la fazione più estremista del Partito: avevano sostenuto con forza la Rivoluzione culturale, cominciata da Mao nel 1966, e ne avevano guidato le fasi conclusive, affiancando il leader comunista, ormai molto malato, nei suoi ultimi mesi di vita. Il loro arresto segnò anche la fine della Rivoluzione culturale, considerata uno dei periodi più terribili della storia cinese moderna.
Durante quei dieci anni ci furono estese rivolte, persecuzioni ed epurazioni interne al Partito, che provocarono gravi sofferenze, la distruzione dell’economia e di gran parte del patrimonio storico artistico cinese, e un numero enorme di morti: tra le centinaia di migliaia e i milioni, secondo le stime degli storici. Mao sosteneva che la Rivoluzione culturale servisse a preservare e rinnovare l’ideologia rivoluzionaria e a eliminare definitivamente ogni elemento borghese e capitalista dal governo, dall’economia e dalla società cinese: aizzò gli studenti contro gli insegnanti, i figli contro i genitori, gli operai contro i dirigenti. Eliminò il rispetto di ogni autorità tranne la propria.
Formò le cosiddette Guardie rosse, gruppi di ragazzi che in teoria avrebbero dovuto preservare la rivoluzione ma che spesso si diedero alla devastazione e al saccheggio di scuole, templi e delle case delle persone ritenute troppo borghesi. Nelle prime fasi della Rivoluzione culturale, poi, le Guardie rosse si divisero in bande e si affrontarono in guerre di strada in varie città della Cina.
In realtà la Rivoluzione culturale servì a Mao soprattutto per colpire i suoi nemici interni: in quegli anni Mao, già anziano, stava vedendo il suo potere indebolirsi e la sua influenza era sempre più contestata. Man mano che invecchiava, poi, Mao diventava sempre più isolato e paranoico. La Rivoluzione culturale quindi si trasformò in una gigantesca purga dentro al PCC. Mao epurò moltissimi dirigenti del Partito e vecchi compagni rivoluzionari, alcuni dei quali gli erano stati fedeli tutta la vita. Molti furono costretti al suicidio.
L’estrema diffidenza di Mao lo portò a fidarsi di pochissime persone, e tra queste c’era sua moglie. I due si sposarono nel 1938: per lui era il quarto matrimonio (anche se il primo non l’aveva mai riconosciuto, motivo per cui Jiang Qing è spesso considerata la sua terza moglie). Per una ventina d’anni Jiang, che da giovane era stata attrice di teatro, restò lontana dall’attività politica. Nel 1963 iniziò però a promuovere una riforma per introdurre temi proletari nei balletti e nelle opere teatrali tradizionali cinesi.
Uno degli atti che diede inizio alla Rivoluzione culturale peraltro fu quando due membri della Banda dei quattro, Jiang e Yao Wenyuan, denunciarono un’opera teatrale cinese come un attacco controrivoluzionario rivolto a Mao. Una volta avviata la Rivoluzione culturale, Jiang si assunse il compito di selezionare le opere teatrali che potevano essere rappresentate in Cina: erano pochissime e generalmente detestate.

Jiang Qing nel 1972 (AP Photo)
Con l’intensificarsi della Rivoluzione culturale i membri della Banda dei quattro, che fino a quel momento erano stati funzionari di medio livello del Partito, assunsero posizioni sempre più importanti all’interno del regime. In particolare Jiang, Yao e Zhang fecero parte del Gruppo centrale per la Rivoluzione culturale, uno degli organi dirigenti più importanti nella prima fase della Rivoluzione.
Jiang rimase comunque la figura più importante del gruppo, anche per la sua vicinanza a Mao. Il rapporto tra i due era complicato: Jiang era vendicativa e utilizzò il potere ottenuto grazie alla Rivoluzione culturale per disfarsi dei suoi nemici e rivali, o anche di persone che per motivi futili non le andavano a genio. Al tempo stesso Mao usò Jiang per portare avanti le sue vendette personali. Questo la rese una figura eccezionalmente odiata in tutta la Cina, dove a lungo fu considerata come l’artefice di alcuni dei peggiori orrori della Rivoluzione culturale. Oggi molti storici tendono a considerarla come una figura più sfumata, anche lei vittima delle macchinazioni di Mao.

Il premier cinese Zhou Enlai e Richard Nixon a Shanghai nel 1972 (AP Photo)
La Rivoluzione culturale ebbe varie fasi. Alla fine degli anni Sessanta le violenze si attenuarono, e con esse l’influenza di Jiang e della Banda sul PCC. Il premier cinese Zhou Enlai, che aveva accettato la Rivoluzione culturale pur senza mai sostenerla fino in fondo, riacquistò potere e lo usò per ottenere nel 1973 la riabilitazione di Deng Xiaoping. Deng era il leader della fazione più di destra del regime, segretamente contrario alla Rivoluzione culturale e convinto che la Cina avesse bisogno di riforme per liberalizzare l’economia. Per questo Mao lo aveva epurato all’inizio della Rivoluzione, anche se, al contrario di quanto era successo a molti suoi pari, non lo aveva fatto uccidere.
Proprio in risposta alla riabilitazione di Deng, nel 1974 la Banda dei quattro avviò la campagna politica e intellettuale “Critichiamo Lin Biao, critichiamo Confucio”. Lin Biao era il vice e successore designato di Mao, morto in un incidente aereo in Mongolia nel 1971, e accusato di aver tentato un fallito colpo di stato contro il leader comunista. Confucio è il più importante filosofo della storia della Cina, vissuto nel V secolo a.C., considerato dai maoisti come un reazionario. La campagna però non aveva come obiettivo né Lin Biao né Confucio: era un modo piuttosto intricato (ma ben comprensibile a tutti nella Cina dell’epoca) di attaccare Zhou Enlai e in seguito Deng Xiaoping, e chiederne l’epurazione.

Deng Xiaoping nel 1989 (AP Photo/Mark Avery)
Zhou morì nel gennaio del 1976 dopo una lunga malattia, e la Banda dei quattro riuscì anche ad avere la meglio su Deng, che fu accusato di atti controrivoluzionari, fu epurato nuovamente e messo agli arresti domiciliari.
A quel punto, tuttavia, anche Mao era gravemente malato. Ad aprile del 1976, pochi mesi prima della sua morte, Mao scelse come vicepresidente del Partito, e quindi come suo successore, Hua Guofeng.

Hua Guofeng nel 1976 (Getty Images)
Hua era un politico moderato, non particolarmente forte e abbastanza equidistante dalle due fazioni in lotta per il potere. Dopo la morte di Mao ottenne il sostegno di gran parte delle forze armate, e questo gli permise di far arrestare con relativa facilità i membri della Banda dei quattro, che in quel momento erano la principale minaccia alla sua posizione. Dopo gli arresti Hua consolidò il suo potere, e il 7 ottobre fu eletto ufficialmente presidente del Partito.

I quattro membri della Banda durante il processo: Jiang Qing, Zhang Chunqiao, Yao Wenyuan e Wang Hongwen (China Publications Centre)
Tra il 1980 e il 1981 si tennero i processi pubblici contro i membri della Banda dei quattro. Durante la lettura della sentenza Jiang continuò a gridare slogan della Rivoluzione culturale: «La rivoluzione non è un crimine! Ribellarsi è giustificato! Abbasso il revisionismo!». Fu condannata a morte, ma nel 1983 la pena fu commutata in ergastolo. Si suicidò nel 1991.
Anche Zhang fu condannato a morte, la pena gli fu poi commutata in ergastolo e fu rilasciato per motivi di salute nel 1998. Wang invece ricevette direttamente l’ergastolo, e Yao fu condannato a 20 anni di carcere.
Tuttavia il potere di Hua Guofeng non durò a lungo: Deng Xiaoping, ancora una volta riabilitato, era un politico estremamente più abile e in breve tempo fu capace di conquistare il sostegno del Partito e dell’esercito. Lentamente, senza mai attacchi diretti, isolò ed estromise Hua dai principali centri del potere. Nel 1978 il nuovo leader della Cina era ormai Deng. Con lui si avviò una stagione di profondissime riforme economiche, che trasformarono la Cina nella potenza commerciale che è oggi. La Rivoluzione culturale fu ripudiata ufficialmente dal Partito Comunista nel 1981.
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