Ineos ha problemi in tutti gli sport
La multinazionale britannica della chimica ha speso molto tra calcio, vela e ciclismo, ma per ora ha vinto pochissimo
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Negli ultimi anni Ineos, multinazionale britannica del settore chimico, ha puntato molto sullo sport. Pur esistendo miliardari, aziende, fondi o stati che hanno speso di più, quasi nessuno lo ha fatto in così poco tempo e in sport così diversi. In meno di dieci anni Ineos ha speso circa due miliardi di euro in tre squadre di calcio, nel ciclismo e nella vela. Da qualche tempo però c’è qualcosa che non va in tutte le squadre sponsorizzate o addirittura controllate da Ineos.
Ineos va male nel calcio, dove Manchester United, Nizza e Losanna non vincono da anni. Va male nel ciclismo, dove la squadra a cui dà il nome è sempre meno competitiva. È finito male – addirittura in tribunale – anche il suo investimento in Coppa America, la più importante e antica competizione velica al mondo: è stata per anni sponsor principale della squadra britannica GB1, con la quale ora si sta contendendo la proprietà di una barca a vela del valore di circa 200 milioni di euro.
Non è facile trovare un’unica ragione per gli insuccessi di Ineos perché, al contrario di altre multiproprietà, cioè società che possiedono più di una squadra, tra le sue squadre c’è pochissima integrazione. C’è peraltro un’eccezione: in Formula 1 Ineos sponsorizza – cioè mette soldi, ma senza prendere decisioni sul piano sportivo – la Mercedes, i cui due piloti sono primo e secondo nel Mondiale.
Anzitutto, perché Ineos ha investito così tanto nello sport? Per passione personale del 73enne Jim Ratcliffe, il suo fondatore e amministratore delegato, che è uno degli uomini più ricchi d’Inghilterra, con un patrimonio stimato di circa 18 miliardi di euro.
Ma anche per pubblicità e probabilmente per fare sportwashing, cioè per ripulire con lo sport l’immagine pubblica della sua azienda, che oltre alla chimica si occupa di packaging, automobili e costruzioni. Dopo un periodo di grandi espansioni e spese (non solo nello sport, visto che nel 2017 comprò l’azienda di moda Belstaff) oggi Ineos se la passa peggio. Pur con grandi ricavi negli anni ha accumulato miliardi di euro di debiti, sta cercando di vendere alcune parti dell’azienda e ha sospeso la produzione in tre impianti chimici nella città inglese di Hull. Ratcliffe ha dato la colpa ai prezzi del gas naturale nel Regno Unito.
Passiamo però allo sport di Ineos, e partiamo dal calcio. Nel 2024 Ineos comprò circa il 29 per cento della squadra inglese del Manchester United, pagando 260 milioni di euro. Fu la prima volta che il club ricevette denaro da un azionista da quando nel 2012 si era quotato alla borsa di New York.
Tra i tifosi ci fu all’inizio grande entusiasmo anche perché la famiglia Glazer, che tuttora controlla la squadra, è molto contestata. Le cose però non sono partite per il meglio. A causa di stagioni deludenti e prezzi dei biglietti sempre più alti, «il periodo della luna di miele per Ineos, arrivata con nuove idee, energia e capitali solidi, è finito», ha scritto di recente The Athletic.
Anche la squadra femminile del Manchester United non se la passa bene e ha venduto diverse giocatrici importanti. Ma è probabile che Ratcliffe non se ne interessi granché: quando nel 2025 andò a fare visita al centro di allenamento della squadra non riconobbe la capitana Katie Zelem, che aveva giocato 166 partite col Manchester United.

Tifosi del Manchester United protestano contro i proprietari della squadra, il 1° febbraio del 2026 (AP Photo/Dave Thompson)
Ineos ha investito anche nel Nizza, che nella scorsa stagione finì al terzultimo posto del campionato francese. Non retrocedette perché vinse lo spareggio contro il Saint-Étienne, ma l’allenatore Franck Haise disse che Jean-Claude Blanc, l’amministratore delegato di Ineos Sport (la società a cui fanno capo i vari dipartimenti sportivi di Ineos), non si fece sentire per giorni. Blanc gli scrisse un messaggio molto formale, che Haise ricevette mentre veniva intervistato dal quotidiano sportivo L’Équipe.
Ineos acquistò il Nizza nel 2019, pagandolo circa 100 milioni di euro. Le cose andarono inizialmente benino, ma dalla scorsa stagione – la seconda iniziata con Haise come allenatore – hanno iniziato ad andare male. Nel marzo del 2025 Ratcliffe disse che non si divertiva a guardare il Nizza perché «ci sono buoni giocatori ma il livello del calcio espresso non è alto abbastanza affinché io mi emozioni».

Jim Ratcliffe e suo fratello Bob a una partita del Nizza, nell’ottobre del 2019 (AP Photo/Daniel Cole)
Pure con la squadra di calcio svizzera del Losanna, che fu il suo primo importante investimento sportivo, Ineos ha avuto risultati altalenanti. Da quando la acquistò nel 2017, la squadra è retrocessa due volte, ma nel 2025 è arrivata quinta in campionato e si è qualificata per la prima volta per la Conference League, la terza competizione europea per importanza.
Anche qui però è difficile parlare di luna di miele tra tifosi e Ineos: di certo non aiutò la scelta di Ineos di cambiare la lettera “o” di “Lausanne-Sport” per trasformarla nella “o” del logo di Ineos (cosa su cui fu costretta a tornare indietro ripristinando la “o” originale).
Nel ciclismo Ineos investì nel 2019 in quello che fino a quel momento era stato il Team Sky: era già una squadra fortissima, in cui Ineos portò ancora più soldi.

Il ciclista britannico Tao Geoghegan Hart solleva il trofeo di vincitore del Giro d’Italia, il 25 ottobre 2020 (AP Photo/Luca Bruno)
Ma anche nel ciclismo i soldi non hanno portato successi, almeno non paragonabili a quelli precedenti. Tra 2012 e 2019 la squadra vinse il Tour de France sette volte con quattro ciclisti diversi; dal primo anno dopo l’arrivo di Ineos ha vinto per due volte il Giro d’Italia (meno importante del Tour) e mai il Tour de France. Negli ultimi anni la squadra (che per anni si è chiamata Ineos Grenadiers, dal nome di un fuoristrada prodotto dalla casa automobilistica Ineos Automotive) è sempre più in declino: quest’anno nessun suo corridore è salito sul podio di Giro, Tour o Vuelta. Resta una squadra interessante, ma quelle davvero forti, con i migliori ciclisti al mondo, sono ormai altre.
Ineos si è comunque defilata – Netcompany, un’azienda tecnologica danese, ha pagato 100 milioni di euro per diventare per cinque stagioni il primo sponsor della squadra – e sta cercando altri sponsor per defilarsi ulteriormente.
C’è infine la vela, probabilmente il tasto più dolente di tutti per Ineos. La squadra britannica GB1, una delle principali rivali dell’italiana Luna Rossa nelle varie gare della Coppa America, è stata sponsorizzata da Ineos tra 2018 e 2024. La squadra – che negli anni ha avuto vari nomi, tra cui Ineos Britannia – fu fondata nel 2014 da Ben Ainslie, il velista più vincente di tutti i tempi alle Olimpiadi, che oggi ne è sia amministratore delegato che timoniere.

Ben Ainslie, il timoniere della squadra di vela che si chiamava Ineos Britannia, durante la Coppa America del 2024 (AP Photo/Bernat Armangue)
Anche qui, inizialmente le cose per Ineos andarono molto bene: nel 2024 divenne la prima barca britannica in sessant’anni ad arrivare in finale di Coppa America.
Poi però, nel gennaio del 2025, i rapporti tra Ratcliffe e Ainslie peggiorarono e Ineos si tirò indietro dalla sponsorizzazione. Oggi la barca che venne usata nel 2024 è contesa in tribunale dalle società di Ratcliffe (Ineos Racing Ltd) e Ainslie (Athena Racing Ltd). Il principale sponsor della squadra è ora il fondo d’investimento britannico Oakley Capital, e nel 2027 Ainslie punta a gareggiare in Coppa America con quella barca.



