Perché gli studenti francesi protestano
Criticano edifici fatiscenti e chiedono più insegnanti e risorse, soprattutto in periferia: in alcuni casi le manifestazioni sono diventate violente
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(REUTERS/Abdul Saboor)
Da più di una settimana in Francia gli studenti delle scuole superiori protestano per chiedere condizioni migliori per studiare: dicono che le aule sono spesso troppo piccole, sovraffollate e sporche, che manca personale scolastico e le dotazioni di base come banchi e sedie. Centinaia di scuole in tutto il paese sono chiuse da giorni perché gli studenti sono in piazza, e in vari casi gli insegnanti si sono uniti alle proteste (a giovedì anche gli studenti universitari, sebbene se in misura molto minore).
Le proteste sono cominciate intorno al 20 di settembre dal liceo Saint-Exupéry di Créteil, alla periferia sud-est di Parigi. Dall’inizio dell’anno la scuola era senza infermiere scolastico e senza insegnanti di sostegno, e gli studenti lamentavano di rimanere troppo spesso senza docenti a coprire le ore di lezione.
Dieci giorni dopo il loro primo sciopero, gli studenti del Saint-Exupéry hanno ottenuto dalla scuola la promessa che assumerà un infermiere, un vicepreside e personale aggiuntivo, e hanno interrotto la loro mobilitazione. Nel frattempo però le proteste si erano estese in molte città di grandi e medie dimensioni in tutta la Francia, soprattutto grazie ai social.
Le rivendicazioni sono le stesse un po’ dappertutto. Il sindacato dei dirigenti scolastici ha riconosciuto parte del problema, dicendo che a causa della mancanza di risorse spesso le scuole devono a formare classi sovraffollate da 35 alunni, complicando la vita agli studenti e agli insegnanti che li devono seguire, soprattutto se ci sono ragazzi o ragazze con esigenze particolari.
Alla scuola Paul-Éluard di Saint-Denis gli studenti fanno da mesi lezione in edifici prefabbricati perché il loro stabile è in ristrutturazione. Gli studenti dicono che d’estate la temperatura arriva a 40 °C e d’inverno scende a 10 °C, che le sedie si rompono e che i banchi sono in condizioni «deplorevoli». Anche i docenti dicono che la scuola non è sicura.
Alcune delle richieste degli studenti trovano riscontro nei dati. Secondo il ministero dell’Istruzione francese nel 2025 nelle scuole superiori è andato perso il 9,8 per cento delle ore di insegnamento, di cui il 7,5 per cento per il mancato rimpiazzo di insegnanti. Circa il 90 per cento delle assenze brevi è rimasto scoperto, con conseguenze soprattutto sugli studenti che devono fare l’esame di maturità. Un rapporto del 2024 sull’Île de France, la regione di Parigi, dice che più di un istituto superiore su cinque era in condizioni fatiscenti.
Secondo il Programma per la valutazione internazionale degli Studenti (PISA, promosso dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) i risultati degli alunni francesi stanno peggiorando e lo fanno in modo diseguale: di più nelle scuole pubbliche delle periferie che in quelle private o di zone centrali. Molti lo interpretano come un sintomo del fatto che l’apprendimento è reso più complicato dalle condizioni in cui versa la scuola pubblica, specialmente nelle zone meno centrali. Ma è anche un fenomeno trasversale: da anni queste rilevazioni danno risultati simili in vari paesi, compresa l’Italia.
All’inizio le proteste erano in larga parte pacifiche, ma con il passare dei giorni sono diventate più violente. Gli studenti del Saint-Exupéry hanno detto che da loro nei primi giorni è arrivata una quindicina di ragazzi dall’esterno, più aggressivi. In varie città ci sono stati episodi anche gravi di vandalismo contro le scuole, i mezzi pubblici e gli arredi urbani. Sono stati incendiati diversi edifici scolastici. Il liceo Nelson Mandela di Nantes rimarrà chiuso per almeno un mese per i danni di un incendio iniziato durante le proteste, e gli studenti dovranno studiare a distanza.
A Saint-Ouen-l’Aumône, a nordovest di Parigi, un ragazzo che si stava scontrando con alcuni agenti è stato ferito al volto da un proiettile sparato a distanza ravvicinata con un lanciagranate cougar, un’arma non letale data in dotazione alle forze dell’ordine. A Tours un altro ragazzo è stato ferito gravemente all’occhio, probabilmente da un proiettile di gomma. Il ministero dell’Interno ha detto che giovedì le forze dell’ordine hanno arrestato quasi 2mila persone in tutta la Francia, e che centinaia di agenti sono stati feriti negli scontri.
Il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha riconosciuto che alcune richieste degli studenti sono legittime, e venerdì incontrerà rappresentanti di studenti e genitori per un primo confronto. Ha anche detto che lunedì aprirà una «piattaforma di consultazione» dove gli studenti potranno presentare lamentele e richieste (non è ancora chiaro che forma avrà, ma probabilmente sarà un sito). Al tempo stesso ha condannato le violenze, di cui accusa alcuni «gruppuscoli ultraviolenti». Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha usato una retorica dura: ha detto che la priorità è ristabilire l’ordine e che mobiliterà gli agenti antisommossa in varie città.
Il primo ministro Sébanstien Lecornu e il presidente Emmanuel Macron hanno accusato il partito di sinistra radicale La France Insoumise di alimentare il malcontento degli studenti. Il leader Jean-Luc Mélenchon, candidato alle presidenziali del 2027, ha sostenuto esplicitamente i manifestanti e ha accusato il governo di attuare una repressione violenta e di usare la forza in modo discriminatorio contro le minoranze.
Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement National, si è unita al governo nell’accusare Mélenchon di promuovere ideologie violente «e, oserei dire, fasciste», ha detto. Ha inoltre sostenuto l’introduzione di un reato di partecipazione a proteste violente, e un inasprimento delle misure che permettono allo Stato di chiedere risarcimenti per i danni fatti durante le manifestazioni. A marzo del 2027 in Francia ci saranno le elezioni presidenziali, e le proteste hanno riportato il tema della scuola al centro della campagna elettorale.





















