L’inchiesta di Mediapart sulle frasi antisemite attribuite a Jordan Bardella
Risalgono a più di dieci anni fa ma stanno mettendo in difficoltà uno dei leader dell'estrema destra francese, a sei mesi dalle elezioni
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Il sito di news francese Mediapart, noto per le sue inchieste sulla politica francese e in particolare sull’estrema destra, ha realizzato una nuova inchiesta che coinvolge Jordan Bardella, presidente del partito di estrema destra Rassemblement National. Mediapart ha pubblicato alcune conversazioni che attribuisce a Bardella risalenti all’inizio della sua carriera politica, tra il 2013 e il 2015, in cui lui manifesta apertamente posizioni razziste e antisemite. Bardella ha definito quelle conversazioni delle «falsificazioni», parte di una «campagna diffamatoria» nei suoi confronti.
L’inchiesta di Mediapart si basa su «decine di conversazioni scritte» che il sito dice di aver autenticato in modo indipendente e studiato per mesi.
L’inchiesta è rilevante anche perché da anni, ma specialmente dopo gli attentati del 7 ottobre del 2023 in Israele, il Rassemblement National si presenta come il «miglior scudo» per proteggere i francesi di fede ebraica e un baluardo contro l’antisemitismo, a suo dire diffuso soprattutto nei partiti e nei movimenti della sinistra. È una convinzione che però è stata messa in dubbio dall’indagine annuale sull’antisemitismo condotta a livello istituzionale, che ha mostrato una forte persistenza di stereotipi antisemiti tra gli elettori del partito di estrema destra.
Il Rassemblement National è stato più volte criticato per le dichiarazioni antisemite, passate e presenti, fatte da alcuni dei suoi funzionari e candidati alle elezioni. Lo stesso Bardella, nel 2023, affermò che Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito e il più importante politico dell’estrema destra francese del Novecento, non era antisemita, salvo poi ritrattare di fronte alle molte proteste e all’evidenza.

Jordan Bardella a febbraio del 2019, durante la campagna elettorale per la sua prima candidatura alle elezioni europee (AP Photo/Christophe Ena)
Le conversazioni analizzate da Mediapart risalgono all’estate del 2013 quando Jordan Bardella aveva poco meno di 18 anni. Un anno dopo sarebbe diventato segretario del Front National (il nome che fino al 2018 aveva il Rassemblement National) a Seine-Saint-Denis, un dipartimento a nord di Parigi dove Bardella è nato e cresciuto.
Secondo Mediapart all’epoca, tra le altre cose, Bardella scrisse che «tutte le banche sono di proprietà degli ebrei», convinto che «gli ebrei debbano dominare gli altri popoli, schiacciarli e derubarli; un sionista è necessariamente ebreo, e nel profondo. […] Ed è questo che vogliono: un nuovo ordine mondiale dominato da Israele, con Gerusalemme, ovviamente, come capitale».
Le teorie del complotto intrinseche ai più diffusi pregiudizi antisemiti sono presenti anche in altri scambi riportati da Mediapart: «I ministeri più importanti vanno a persone per le quali Israele e gli interessi bancari hanno la precedenza sugli interessi francesi», avrebbe scritto Bardella prendendo di mira tre ministri dell’allora governo francese, durante la presidenza di François Hollande (Laurent Fabius, Pierre Moscovici e Manuel Valls). Avrebbe anche scritto: «Sionismo e dominio bancario sono collegati (Goldman Sachs, Rothschild, Lehman Brothers…)».
Nelle conversazioni riportate da Mediapart, Jordan Bardella avrebbe elogiato poi le «analisi» dell’ideologo di estrema destra Alain Soral, ex dirigente del Front National conosciuto per le sue teorie del complotto, portato avanti secondo lui a livello globale da banche, massoneria, Israele e Stati Uniti. Nel 2007 Soral fu condannato per diffamazione razzista e incitamento all’odio.
All’epoca in cui Jordan Bardella avrebbe pronunciato queste frasi, Alain Soral aveva già lasciato il comitato centrale del partito, ma rimaneva una figura influente per i suoi membri, compreso François Paradol, che ora è il capo dello staff di Bardella. Uno degli autori dei discorsi di Bardella e membro della sua cerchia ristretta dal 2017, Donatien Véret, aveva anche raccomandato il saggio di Soral, Comprendre l’Empire (“Capire l’Impero”, in italiano), in un documento interno prima delle elezioni presidenziali del 2012. Nel saggio Soral sostiene l’esistenza di un’oligarchia dominante (che lui definisce «l’Impero») che mira a distruggere gli stati-nazione per imporre un governo globale.
«Tutti i giovani del Forum (la sede giovanile del Front National che Jordan Bardella frequentava assiduamente, ndr) erano cresciuti con i video di Soral, in particolare quelli sul maschilismo», ricorda un vecchio funzionario di partito. «Era impossibile non notare l’influenza di Soral, ma non ho mai sentito lì teorie antisemite», ha aggiunto.

Alain Soral arriva davanti al tribunale di Losanna, in Svizzera, per un processo di primo grado in cui è stato poi condannato per omofobia, a dicembre del 2022 (ANSA/EPA/LAURENT GILLIERON)
Nel 2015 Jordan Bardella venne eletto consigliere regionale per l’Île-de-France, regione di Parigi. Nel 2017 fu promosso a portavoce del partito e nel 2018 a direttore nazionale di Génération Nation, la sezione giovanile del Rassemblement National. Nel 2019 fu eletto al Parlamento europeo e poi nel 2022 divenne presidente di Rassemblement National. Ora è probabile che diventi primo ministro se Marine Le Pen dovesse vincere le elezioni presidenziali del 2027.
Da quando è alla guida del partito, ha ridato slancio a un processo di “normalizzazione” che era già stato avviato da Marine Le Pen, volto a dare un’immagine più moderata e rassicurante al Rassemblement National per lasciarsi alle spalle, almeno apparentemente, una pesante eredità razzista e antisemita e per espandere la propria base elettorale. A fondare il partito nel 1972 insieme a Jean-Marie Le Pen, padre di Marine, c’erano diversi personaggi legati alle SS e alle Waffen-SS della Germania nazista.
Mediapart sostiene però che i messaggi e i documenti interni analizzati nell’inchiesta dimostrino che già allora questa strategia di normalizzazione era concentrata solo sull’immagine esterna del partito, e non sui suoi membri.
Come esempio il sito include un messaggio che Bardella scrisse ai membri del partito a novembre del 2014, con le elezioni dipartimentali del marzo 2015 alle porte. Nel messaggio Bardella mette in guardia dal pubblicare contenuti che possano essere usati dai loro avversari per screditarli: «Nonostante lo ripetiamo a ogni riunione […] è evidente che alcuni non ricordano e non seguono le nostre istruzioni», si legge. La comunicazione si chiude con una richiesta di «controllare» attentamente o di «far controllare a qualcuno» i contenuti sui social media perché, ammetteva Bardella in un’altra conversazione, «la politica è comunicazione».
Nello stesso scambio Bardella sottolineava che da quando il discorso di Marine Le Pen era diventato «più pluralista, il numero degli elettori» era «esploso». Ma poco dopo scriveva di essersi unito al partito di estrema destra perché la sua «ideologia di base» non era mai cambiata dalla sua fondazione.

Jordan Bardella e l’altra leader del partito, Marine Le Pen, a Liévin, nel nord della Francia, a luglio del 2026 (AP Photo/Jean-Francois Badias)
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, Bardella ha detto di negare «formalmente le affermazioni secondo cui» avrebbe «pronunciato commenti razzisti o antisemiti di questo tipo, in pubblico o in privato, oralmente o per iscritto». Invitato a difendersi su CNews, il canale francese di notizie che ha posizioni di estrema destra, ha sostenuto che nell’estate del 2013 non era ancora un membro attivo del partito. In diverse interviste passate, però, ha sempre detto di essersi iscritto al partito nel 2012, a 16 anni.
Nella sua autobiografia, pubblicata nel 2024, scrisse di essersi avvicinato al partito dopo aver visto Marine Le Pen in televisione il 23 febbraio del 2012: «Ero minorenne. Ci volle un certo sforzo per convincere mia madre a firmare l’autorizzazione parentale necessaria per aderire a un movimento politico».



