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  • Lunedì 28 settembre 2026

Cosa sappiamo sul caso dell’uomo ucciso e fatto a pezzi a Torino

L'omicidio è avvenuto in un appartamento dove tre persone avevano bevuto e assunto droghe per quasi due due giorni

La porta dell'appartamento di via Gulli a Torino, 25 settembre 2026 (ANSA/TINO ROMANO)
La porta dell'appartamento di via Gulli a Torino, 25 settembre 2026 (ANSA/TINO ROMANO)

L’omicidio di Fabio Colapietro a Torino è avvenuto dopo quasi due giorni in cui tre persone avevano bevuto e assunto sostanze stupefacenti in un appartamento di via Gulli, nella periferia nord della città. Gli stupefacenti li aveva consegnati lo stesso Colapietro più volte. Le tre persone sono Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, che ha confessato di aver strangolato a morte Colapietro; Nicole Formichetti, insegnante di 47 anni residente in quell’appartamento, che secondo il racconto di Morando avrebbe pensato di sbarazzarsi del corpo facendolo a pezzi; e Sara Butig, donna trans di origini filippine di 22 anni.

Domenica 27 settembre il giudice per le indagini preliminari Antonio Borretta ha deciso che i tre devono restare in carcere per pericolo di reiterazione del reato o inquinamento delle prove. Come precisato nell’ordinanza il rischio è che commettano altri reati, vista la loro «indubbia capacità di organizzazione dell’attività illecita e ostinata pervicacia nel perseguirla, sintomo di spiccata pericolosità e determinazione criminale». Il giudice ha anche citato lo «stato di profonda tossicodipendenza dei tre soggetti», che «in quell’agghiacciante contesto» pensavano «tanto a disfarsi del cadavere quanto a consumare e reperire stupefacente».

L’agenzia ANSA scrive che Morando è accusato di omicidio e soppressione di cadavere, le due donne sono accusate di favoreggiamento nei confronti di Morando e concorso in soppressione di cadavere.

Il corpo di Colapietro, che aveva 39 anni, è stato trovato giovedì 24 settembre verso le 23, dopo che Morando aveva chiamato la polizia insieme alla madre, la quale aveva chiesto agli agenti di intervenire dicendo che il figlio le aveva riferito di aver fatto del male a qualcuno. «Mi ha chiamata e l’ho raggiunto in piazza Rebaudengo [una piazza nella zona nord della città, ndr]. L’ho pregato di chiamare la polizia e lui l’ha fatto. Era agitato, agli agenti ha detto che era con sua madre e me li ha passati. Io ho spiegato che aveva fatto del male a qualcuno e di venirlo a prendere», ha detto la donna. Dopo che la polizia li aveva raggiunti, Morando aveva detto di aver ucciso un uomo e li aveva indirizzati nella palazzina in via Gulli.

Nel bagno dell’appartamento indicato la polizia aveva trovato coltelli, una mannaia, del cemento a presa rapida, dei teli di plastica, della candeggina e i resti di un corpo fatto a pezzi all’interno di alcuni sacchi neri e piccoli bidoni. L’obiettivo era disfarsi del corpo e poi gettarlo nel fiume Dora, un affluente del Po. Dopo la scoperta dei pezzi di corpo nell’appartamento di via Gulli, i vigili del fuoco hanno recuperato alcuni resti abbandonati lungo la riva del fiume.

Il palazzo in via Gulli dove è stato trovato il corpo di Fabio Colapietro, 25 settembre 2026 (ANSA/TINO ROMANO)

La sequenza degli avvenimenti è ancora da verificare e in parte i racconti delle persone coinvolte si discostano. La versione più dettagliata sembra averla data Morando durante l’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari.

Morando ha riferito che nella serata di domenica 20 settembre lui e Sara Buting si erano incontrati al parco Sempione, nota piazza di spaccio della città. Lì Morando avrebbe chiesto a Butig se conoscesse una donna con cui passare una serata, e Buting avrebbe pensato a Formichetti. I due sono poi andati in taxi nel suo appartamento di via Gulli e ci sono rimasti fino alla notte del giorno successivo, bevendo e assumendo diverse sostanze: crack, LSD, funghi allucinogeni e MDPHP, uno stimolante sintetico anche chiamato monkey dust, “polvere di scimmia”, e spesso usato nel “chemsex”, la pratica di usare sostanze psicoattive prima o durante i rapporti sessuali per aumentare il piacere.

Le droghe sono state recuperate e portate nell’appartamento da Colapietro, che aveva precedenti penali per spaccio. Sempre secondo il racconto di Morando, Colapietro avrebbe fatto avanti e indietro dall’appartamento al parco per tre volte. Forse l’ultima volta non è stato pagato, e quindi – siamo alla sera di lunedì 21 settembre – Colapietro avrebbe rubato 50 euro e un braccialetto d’oro a Morando mentre stava dormendo. Morando si sarebbe svegliato, avrebbe sorpreso Colapietro durante il furto e l’avrebbe aggredito strangolandolo, mentre le altre due lo avrebbero colpito con calci e pugni.

A quel punto Formichetti, l’insegnante, avrebbe cercato su internet come disfarsi del cadavere. Ma la decisione sarebbe stata condivisa da tutti dopo che, per più di due ore, avevano cercato di rianimare Colapietro con un massaggio cardiaco.

Durante il suo interrogatorio Butig ha detto al giudice che quando è successo tutto lei era in un’altra stanza e non si è accorta di nulla: secondo quanto riferito dal suo avvocato sarebbe uscita con gli altri a comprare dei sacchetti dell’immondizia perché minacciata da Morando e Formichetti. Poi se ne sarebbe andata vagando per un giorno e mezzo prima di tornare a casa dove la polizia l’aveva infine trovata, prelevata e portata in questura.

Davanti al giudice la professoressa Formichetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Formichetti è un’insegnante di italiano all’istituto superiore Tommaso Doria di Ciriè, un piccolo comune a Nord di Torino. Quest’anno però non aveva ancora iniziato le lezioni per ragioni personali, secondo quanto riferito dalla scuola.