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  • Domenica 27 settembre 2026

Per diventare presidente del Brasile bisogna vincere in Minas Gerais

Lo stato del sudest riproduce in piccolo l'intero paese e dal 1989 chi vince lì viene eletto: Lula e Flávio Bolsonaro ci vanno spesso

Il candidato alla presidenza Flávio Bolsonaro sul luogo dove fu accoltellato il padre a Juiz de Fora, in Minas Gerais, il 9 settembre 2026 (AP Photo/Bruna Prado)
Il candidato alla presidenza Flávio Bolsonaro sul luogo dove fu accoltellato il padre a Juiz de Fora, in Minas Gerais, il 9 settembre 2026 (AP Photo/Bruna Prado)

In Brasile c’è uno stato a cui si guarda durante tutte le campagne elettorali nazionali: è il Minas Gerais, nel sudest del paese. Dal 1989, anno in cui in Brasile tornò la democrazia dopo un quarto di secolo di regimi militari, chi ha vinto lì ha vinto anche a livello nazionale, spesso con percentuali molto simili, se non sovrapponibili.

Sta succedendo anche ora, in vista delle elezioni presidenziali previste per il 4 ottobre. Il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, di sinistra, e il suo principale sfidante, Flávio Bolsonaro, di estrema destra, sono dati praticamente pari nei sondaggi e stanno concentrando la loro campagna elettorale proprio in Minas Gerais.

Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva in uno stabilimento industriale in Minas Gerais, il 20 marzo 2026 (REUTERS/Washington Alves)

Il Minas Gerais è considerato un “piccolo Brasile”, perché ci sono grandi città, come la capitale Belo Horizonte, centri di medie dimensioni e ampie zone rurali; aree industriali, grandi zone agricole, province povere e depresse.

La sua composizione etnica è percentualmente simile a quella di tutto il Brasile, la sua posizione geografica lo pone a metà fra il sud ricco e dal clima tropicale e il nordest secco e tendenzialmente più povero. In più è il quarto stato per estensione e il secondo per popolazione dopo San Paolo, cosa che lo rende particolarmente rilevante a livello politico: la sua popolazione vale il 10 per cento del totale dell’elettorato.

Nel 2022 in Minas Gerais Lula superò per meno di 50mila voti Jair Bolsonaro, presidente uscente e padre di Flávio. Anche lo scarto nazionale fu molto ridotto: Lula prese il 50,9 per cento dei voti, Bolsonaro il 49,1. Dopo quelle elezioni Bolsonaro tentò di sovvertire la transizione democratica, in un processo che culminò con l’assalto ai palazzi del governo e delle istituzioni di Brasilia. Per quei fatti è stato condannato a 27 anni di prigione: è rimasto comunque influente nella destra brasiliana, tanto da scegliere suo figlio come candidato presidente.

Sostenitori di Jair Bolsonaro calpestano un manifesto di Lula a Juiz de Fora nel 2022 (AP Photo/Silvia Izquierdo)

Gli stati del nord-est del paese sono storicamente un bacino di voti per il Partito dei Lavoratori di Lula, mentre il centro industriale e finanziario del paese, San Paolo, si è trasformato negli ultimi anni in una roccaforte del bolsonarismo. In Minas Gerais è evidente la contrapposizione politica. Anche i problemi economici dello stato sono quelli del Brasile: forte indebitamento pubblico e sfruttamento delle risorse naturali che non si trasforma in un miglioramento diffuso delle condizioni di vita e dei servizi. In Minas Gerais ci sono infatti giacimenti di litio.

Il Minas Gerais è più grande della Francia, confina con sei stati, fra cui San Paolo, Rio de Janeiro e Bahia, e riproduce anche al suo interno la frattura demografica nord-sud tipica del Brasile: il sud è sviluppato e a maggioranza bianca, il nord più povero e con la maggioranza della popolazione di afrodiscendenti o meticci.

In Minas Gerais i meticci sono numerosi per il passato coloniale minerario della regione, che si fondava sulla manodopera degli schiavi, e sono concentrati soprattutto nel nord. Nel sud invece le percentuali di bianchi sono alte, anche per una forte immigrazione di italiani arrivati dopo la soppressione della schiavitù per sostituire i lavoratori nei campi di caffè (fine Ottocento), e poi per l’apertura di un grande stabilimento FIAT a Belo Horizonte (1976).

Una fiera bovina a Uberaba, in Minas Gerais (AP Photo/Silvia Izquierdo)

Dal Minas Gerais cominciò anche la ribellione dell’esercito che avrebbe portato al colpo di stato militare nel 1964 e a oltre vent’anni di dittatura: i militari partirono dalla caserma di Juiz de Fora, città che decenni dopo è stata centrale nell’ascesa politica di Jair Bolsonaro.

Nel 2018 Bolsonaro fu accoltellato durante un comizio elettorale proprio in quella città, vicina al confine con lo stato di Rio de Janeiro. Rischiò di morire, restò in ospedale per 22 giorni e fece da allora una campagna elettorale quasi esclusivamente online: era già fra i favoriti, dopo l’accoltellamento i suoi sondaggi migliorarono, anche se non c’è mai stato consenso fra gli esperti su quanto quell’episodio fu determinante.

A settembre Flávio ha tenuto un partecipato comizio proprio a Juiz de Fora: ha ripercorso simbolicamente il tragitto dell’attentato del 2018, indossando una maglietta simile a quella del padre e facendosi portare a spalle dai sostenitori nello stesso punto dell’incrocio tra Rua Halfeld e Rua Batista de Oliveira. Poi ha detto: «Abbiamo completato un percorso che il presidente Bolsonaro non è riuscito a concludere».

Alcune case dell’area rurale di Araçuaí, nella valle del fiume Jequitinhonha, una delle zone più povere del Minas Gerais (AP Photo/Andre Penner)

Lula è stato in Minas Gerais otto volte solo nel 2025, ha lanciato da lì un programma nazionale che offre sussidi alle famiglie con i redditi più bassi per l’acquisto di gas per cucinare, ci è tornato in questa campagna elettorale in più occasioni, anche per un evento chiamato “Mulheres com Lula”, alla ricerca del voto femminile, che può essere decisivo e che lo vede meglio posizionato rispetto al rivale.

È previsto che sia Lula che Bolsonaro tornino nello stato nell’ultima settimana di campagna prima del primo turno, che si terrà il 4 ottobre.