Ci sono altre conferme che Netanyahu fosse stato avvertito prima del 7 ottobre
Anche il New York Times ha ricostruito la storia della telefonata del presidente degli Emirati, mentre l'Atlantic racconta di una visita del capo dell'intelligence egiziana
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Venerdì il New York Times ha pubblicato un articolo che conferma e aggiungi elementi alla notizia che era stata pubblicata un paio di settimane fa da Haaretz, secondo cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu era stato avvertito di un possibile grande attacco di Hamas dal presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, qualche giorno prima del 7 ottobre 2023. Anche secondo la ricostruzione del New York Times, che si basa su numerose fonti, Netanyahu non trasmise l’informazione ai servizi di sicurezza.
Netanyahu, che a fine ottobre proverà a essere rieletto per una settima volta, ha smentito queste ricostruzioni. Sempre venerdì però è uscito un altro articolo che parla di una segnalazione che avrebbe ricevuto: secondo l’Atlantic, il 26 settembre 2023 il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel volò appositamente a Tel Aviv per avvisare personalmente Israele di un possibile grande attacco di Hamas, di cui non sapeva la data o le modalità.
Kamel atterrò un paio di ore prima che Netanyahu partecipasse a una commemorazione pubblica della guerra del Kippur, provocata nel 1973 da un attacco a sorpresa degli eserciti arabi a Israele, parlandone come del risultato di avvertimenti ignorati dall’intelligence: «non sottovalutiamo nessuna minaccia», aveva detto.
Il New York Times ha confermato la ricostruzione di Haaretz con due diverse fonti: una persona che ha parlato direttamente con Mohammed bin Zayed, e un’altra che dice di aver ricevuto un briefing da una persona che aveva partecipato alla telefonata tra i due leader. L’Atlantic invece dice che le fonti della sua ricostruzione sono funzionari israeliani, egiziani, arabi, statunitensi ed europei che furono informati della visita di Kamel, successivamente agli attacchi di Hamas del 7 ottobre.
Il New York Times dice di non sapere da chi arrivasse l’informazione di intelligence trasmessa dal presidente emiratino, che non seppe dire se il possibile attacco di Hamas si sarebbe sviluppato via terra oppure attraverso il lancio di razzi. Haaretz aveva invece scritto che proveniva, attraverso un mediatore, direttamente da Yahya Sinwar, all’epoca uno dei più importanti leader di Hamas, considerato il principale ideatore degli attacchi del 7 ottobre.
Secondo cinque importanti funzionari israeliani citati dal New York Times, comunque, l’avvertimento del presidente emiratino non raggiunse mai i vertici degli apparati di sicurezza israeliani. Anzi, secondo un resoconto visto dal New York Times il primo ottobre 2023 Netanyahu li riunì per una riunione sulla situazione nella Striscia di Gaza ma non ne fece menzione, e respinse gli appelli di alcuni di loro per colpire con nuovi attacchi mirati alcuni leader di Hamas. Netanyahu disse che qualsiasi intervento di Israele a Gaza rischiava di compromettere le prospettive di distensioni diplomatiche con l’Arabia Saudita.
Dopo che Haaretz aveva rivelato per la prima volta della telefonata di Mohammed bin Zayed, Netanyahu aveva negato categoricamente che avesse mai avuto luogo. Ma secondo il New York Times, il presidente emiratino ne aveva parlato anche al direttore della CIA William Burns. La telefonata, dice il New York Times, non è menzionata in nessuna delle indagini israeliane sui possibili errori nella prevenzione degli attacchi del 7 ottobre.
– Leggi anche: Cosa dice l’inchiesta di Haaretz sugli avvertimenti sul 7 ottobre ignorati da Netanyahu
Funzionari di intelligence di sette paesi diversi hanno invece confermato all’Atlantic che l’autorevolezza di Kamel, uno dei più importanti esperti di intelligence del Medio Oriente, e il fatto che fosse andato a Tel Aviv di persona, avrebbe dovuto «far suonare l’allarme ai vertici del governo israeliano». Non è chiaro chi abbia incontrato direttamente, ma secondo i dati di tracciamento del suo aereo rimase all’aeroporto per 67 minuti.
Kamel consigliò di fare alcune concessioni economiche ad Hamas, per allentare le tensioni. Secondo un funzionario israeliano citato dall’Atlantic, il suo messaggio era sostanzialmente «se non cambiate rotta, Gaza vi esploderà in mano». L’agenda di Netanyahu dice che dopo quella commemorazione pubblica partecipò a un briefing secretato. Poco dopo, scrive l’Atlantic, approvò effettivamente alcune misure con delle concessioni economiche ad Hamas.
Le ragioni per cui Netanyahu avrebbe potuto evitare di trasmettere l’informazioni possono essere diverse, ma dipendono dal contesto del periodo precedente al 7 ottobre 2023. Israele e Hamas avevano appena riavviato negoziati segreti per arrivare a una “hudna”, una tregua. Uno dei leader di Hamas, Sinwar, voleva soprattutto ottenere la fine del blocco israeliano sulla Striscia di Gaza, che impediva (e impedisce tuttora) il libero passaggio di persone e merci e rendeva la vita dei gazawi estremamente difficile. Israele era alle prese con scontri tra esercito e palestinesi in Cisgiordania e contestazioni al confine anche nella Striscia di Gaza. Molti temevano in quei mesi che la situazione potesse aggravarsi.
Netanyahu però prendeva tempo. Da un lato per il timore che un accordo con Hamas avrebbe potuto destabilizzare il suo governo, che è sostenuto da partiti di estrema destra profondamente ostili a qualsiasi forma di compromesso con i palestinesi. Dall’altro perché preso da questioni interne: in quel periodo in Israele ci furono mesi di proteste contro una contestatissima riforma della giustizia, voluta dal suo governo e considerata antidemocratica (nel 2024 fu poi respinta in parte dalla Corte Suprema).
Riteneva poi di avere Hamas e le sue possibili operazioni sostanzialmente sotto controllo, e che il gruppo palestinese fosse più interessato a governare la Striscia di Gaza che a iniziare una guerra.
Haaretz aveva scritto che Sinwar chiese di avvertire gli israeliani di quello che stavano pianificando perché si era spazientito dell’attesa e voleva spingerli a un accordo. «Dite agli israeliani che stiamo preparando una grande sorpresa per loro, se non faranno progressi» nei negoziati, riferì Sinwar. «Dite loro di aspettarsi uno “zilzal”», un “terremoto”. Il mediatore prese la notizia molto sul serio riferì a bin Zayed di ritenere che con “zilzal” Sinwar intendesse una guerra.
Dopo la telefonata con Zayed, però, Netanyahu non avvertì nessuno dei responsabili della sicurezza in Israele che aveva parlato con il presidente di un importante partner diplomatico di Israele: né lo Shin Bet (i servizi segreti interni), né il Mossad (quelli esterni), né il capo di stato maggiore dell’esercito. L’allora capo dello Shin Bet, Ronen Bar, e l’allora capo di stato maggiore, Herzl Halevi, hanno detto di non essere mai stati informati di quella telefonata.



