È morto Bob Pettit, il primo cestista a essere nominato miglior giocatore della NBA

Bob Pettit, il numero 9, durante una partita al Madison Square Garden di New York City, 10 dicembre 1957 (AP Photo)
Bob Pettit, il numero 9, durante una partita al Madison Square Garden di New York City, 10 dicembre 1957 (AP Photo)

Mercoledì è morto a 96 anni l’ex giocatore di basket Bob Pettit. Era noto per essere stato uno dei migliori giocatori della storia dell’NBA (il campionato di basket nordamericano, dove giocò tra il 1954 e il 1965) e per essere stato il primo a ricevere il premio di MVP, cioè di miglior giocatore della stagione, nel 1956. Nelle prime stagioni di NBA, tra il 1946 e il 1955, il premio non esisteva. La sua morte è stata annunciata giovedì dalla Louisiana State University (LSU), dove aveva iniziato a giocare a basket ad alti livelli. Per un giocatore statunitense, iniziare la carriera nel campionato universitario prima di entrare in NBA è ancora la norma.

Pettit ha sempre giocato con gli Hawks, che oggi sono la squadra di Atlanta ma in quel periodo giocarono soprattutto a St. Louis, in Missouri. Con loro vinse l’NBA nel 1958 e poi un altro premio di MVP l’anno successivo. Nonostante fosse un giocatore eccezionale, Pettit non vinse più nient’altro nei suoi undici anni in NBA: andò altre tre volte in finale, ma si trovò sempre di fronte alla squadra più dominante della sua epoca, i Boston Celtics.

Una delle partite più memorabili di Pettit fu gara-6 delle finali del 1958 contro i Celtics, quando fece 50 punti

L’inizio e la fine della carriera sportiva di Bob Pettit, in particolare, sono un po’ il simbolo di un’epoca in cui il basket era tutta un’altra cosa rispetto a oggi. The Athletic ha scritto che «imparò a giocare a pallacanestro nel cortile di casa dei suoi genitori, nel sud della Louisiana, dove una luce che filtrava dalla finestra di una camera da letto illuminava un canestro e il tabellone. Nessun allenatore professionista. Nessuno studio dei filmati». Quando si ritirò, Pettit andò a lavorare in banca: ai tempi i giocatori di NBA non ricevevano abbastanza soldi da permettersi di non lavorare una volta finita la loro carriera sportiva.