Il difficile mestiere di portavoce di Donald Trump
Karoline Leavitt è la più giovane di sempre a gestire la stampa alla Casa Bianca e lo fa in modo aggressivo e "fedele": Trump ne è entusiasta, per ora

Le prime settimane della nuova amministrazione del presidente statunitense Donald Trump sono state particolarmente movimentate per Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca che ha dovuto gestire un enorme numero di ordini esecutivi, gestire un rapporto conflittuale e irrituale con la stampa, spiegare decisioni radicali e illustrare piani controversi e probabilmente irrealizzabili come quello sul futuro della Striscia di Gaza o gli esiti del duro incontro tra Trump e il presidente ucraino Zelensky alla Casa Bianca.
Leavitt ha 27 anni: è la più giovane ad aver mai ricoperto il ruolo e ha superato il precedente primato di Ronald Ziegler, che aveva 29 anni quando divenne portavoce di Richard Nixon (presidente dal 1969 al 1974). È alla prima esperienza in un incarico così importante, ma finora ha mostrato di sapersela cavare piuttosto bene. Ha aderito completamente alla nuova gestione del potere di Trump, anche quando ha significato sconvolgere regole consolidate.
Leavitt è energica, risponde alle domande sui temi più vari senza guardare appunti o discostarsi dalla linea ufficiale. Finora è riuscita a evitare di essere messa in difficoltà dalla stampa, o di mettersi sulla difensiva. Ha trattato i media “tradizionali” in modo piuttosto aggressivo, lasciando talvolta affiorare un certo disprezzo, molto condiviso dalla base del movimento MAGA (Make America Great Again).

Donald Trump e Karoline Leavitt sull’Air Force One, l’aereo presidenziale (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Joe Lockhart, ex portavoce del presidente Bill Clinton, ha detto al Wall Street Journal: «Se dovesse essere valutata in base alla concezione tradizionale del suo ruolo, sarebbe gravemente insufficiente. Ma se invece ci si basa sui criteri attuali, che consistono nell’accontentare Donald Trump, merita 30 e lode. La nuova amministrazione parla sempre solo ai “suoi”, non gli interessano gli altri, perché non ne ha bisogno per mantenere i Repubblicani al potere».
Dopo la prima conferenza stampa, il quotidiano britannico Guardian ha scritto che Leavitt si era dimostrata «più che capace di entrare in modalità Corea del Nord», difendendo tutte le decisioni del presidente e descrivendolo come un mix «fra un uomo del Rinascimento e il più grande di tutti i tempi». Nello stesso articolo si segnalavano alcune delle cose dette da Leavitt nel primo incontro con la stampa: Leavitt aveva definito Trump «il presidente più trasparente e accessibile della storia», il «politico che lavora di più di tutti», il «miglior negoziatore», il responsabile di una «nuova età dell’oro».
Trump si è detto a sua volta entusiasta della sua portavoce («È nata una stella»), anche se in passato il suo rapporto con chi ricopriva questo incarico fu piuttosto complesso: durante il suo primo mandato cambiò quattro portavoce.

Con alcuni giornalisti alla Casa Bianca (AP Photo/Ben Curtis)
Leavitt era portavoce di Trump anche durante la campagna elettorale. Quando il 13 luglio ci fu l’attentato contro Donald Trump a Butler, Pennsylvania, Leavitt era a casa, perché tre giorni prima aveva partorito il suo primo figlio. D’accordo col marito Nicholas Riccio, 59enne imprenditore immobiliare, decise di tornare subito al lavoro, rinunciando al congedo per maternità. Quattro giorni dopo, sette dopo aver partorito, tornò al suo posto, per l’ultima fase della campagna.
Leavitt viene da una famiglia di commercianti del New Hampshire, stato del nord-est: né il padre né la madre hanno un’istruzione universitaria, e hanno gestito una gelateria e una rivendita di auto usate.
Lei entrò al Saint Anselm College, un’università cattolica, grazie a una borsa di studio per meriti sportivi (giocava a softball): studiò comunicazione e politica e sfruttò il particolare ambiente politico dello stato, noto per essere sede delle prime primarie in ogni edizione delle elezioni presidenziali (prima ci sono solo i caucus in Iowa), per avvicinarsi al partito Repubblicano.
Mentre era ancora all’università fece uno stage nella televisione conservatrice Fox News e poi nel 2018 uno nell’ufficio corrispondenza della Casa Bianca. Qui si fece notare prima da Kayleigh McEnany, ex portavoce di Trump, che le diede un incarico da assistente, poi da Elise Stefanik, deputata dello stato di New York al Congresso, di cui divenne responsabile della comunicazione. Dopo le elezioni del 2020 e l’assalto al Congresso, Stefanik fu una delle poche deputate rimaste vicine e fedeli a Trump, quando il resto del partito lo considerava politicamente “finito”. Lei e Leavitt difesero sempre la teoria senza fondamento dei presunti brogli elettorali pro-Biden ed entrarono nella “cerchia ristretta” di Trump.
Prima, nel 2022, Leavitt si candidò al Congresso nel New Hampshire, vincendo le primarie Repubblicane contro due candidati allora più noti e accreditati; poi perse le elezioni contro il deputato uscente, il Democratico Chris Pappas. In campagna elettorale il suo programma ricalcava quello di Trump e insisteva sui tagli alle tasse e sulla «tolleranza zero per l’immigrazione irregolare».
Leavitt, come detto, è poi diventata portavoce della Casa Bianca, mentre Stefanik sarà la prossima ambasciatrice statunitense all’ONU.

Leavitt durante la campagna elettorale del 2022 (AP Photo/Charles Krupa)
La portavoce della Casa Bianca gestisce anche la sala stampa, dove i posti sono pochi e assegnati ai giornalisti dall’amministrazione in carica. Leavitt ha introdotto delle modifiche e ne ha annunciate altre: ha permesso l’ingresso di podcaster, tiktoker, influencer e rappresentanti di media “alternativi”, ha annunciato l’intenzione della Casa Bianca di scegliere i giornalisti che partecipano gli incontri con il presidente e che sono autorizzati a fargli domande, una decisione che l’associazione dei corrispondenti ha criticato e denunciato come pericolosa.
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I conflitti con la stampa sono risultati evidenti nella questione aperta con l’Associated Press, una delle storiche agenzie di stampa statunitensi: Leavitt su mandato dell’amministrazione ha rifiutato l’ingresso a vari eventi a giornalisti di Associated Press, come ritorsione per la decisione dell’agenzia di non adottare il nuovo nome che il governo Trump ha dato al Golfo del Messico, cioè Golfo d’America. La questione ha avuto e avrà sviluppi legali.
Leavitt ha anche ripetuto e difeso alcune affermazioni false pronunciate dalla nuova amministrazione, come la denuncia di Musk sui 50 milioni di dollari che sosteneva fossero stati spesi dall’agenzia federale di aiuti internazionali USAID per l’invio di preservativi a Gaza.

La sala stampa della Casa Bianca il 28 gennaio (AP Photo/Alex Brandon)
Ha descritto il suo lavoro come «ascoltare attentamente quello che dice Trump in pubblico e poi parlare con lui privatamente per fare in modo che il suo messaggio passi in modo efficace». Ha detto che le sue giornate iniziano alle 5 di mattina: legge i giornali, guarda i programmi televisivi della mattina e poi arriva in ufficio alle 7 e mezza. Gli addetti ai lavori dicono che le è sempre permesso accedere allo Studio Ovale e che ha un rapporto solido e di fiducia con il presidente.
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