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  • Giovedì 27 febbraio 2025

Abdullah Öcalan ha chiesto al PKK di abbandonare la lotta armata

Con un messaggio scritto dal carcere, lo storico leader indipendentista curdo ha detto di voler finire la guerra contro la Turchia

Abdullah Öcalan e dei rappresentanti del partito DEM durante l'incontro in carcere (DEM Party)
Abdullah Öcalan e dei rappresentanti del partito DEM durante l'incontro in carcere (DEM Party)
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Abdullah Öcalan, storico leader indipendentista curdo del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) oggi 75enne, ha invitato oggi il suo gruppo ad abbandonare la lotta armata. La richiesta è stata fatta attraverso un messaggio che alcuni rappresentanti del partito filo-curdo DEM hanno ottenuto da Öcalan in carcere, dove è detenuto dal 1999. Hanno poi letto il messaggio durante una conferenza stampa: Öcalan chiede anche agli attuali vertici del PKK di convocare un congresso per definire lo scioglimento del gruppo. La decisione di chiedere lo scioglimento del PKK potrebbe diventare un momento importante per trovare una soluzione politica al conflitto armato che da circa quarant’anni oppone la Turchia e il PKK.

Öcalan definisce la soluzione democratica come l’unica possibile nel contesto attuale, che ritiene profondamente diverso da quello in cui il PKK era nato, e invita curdi e turchi a «ritrovare lo spirito di fraternità». Il messaggio non contiene esplicite richieste al governo turco, né ci sono riferimenti alla situazione dei curdi in Siria, che controllano il 30 per cento del paese ma sono al momento particolarmente isolati.

Pur non guidando attivamente il PKK dal giorno del suo arresto, Öcalan resta un leader riconosciuto del movimento indipendentista dei curdi turchi. Nel 1978 fondò il PKK e nel corso dei decenni lo trasformò in un gruppo armato da oltre 10mila soldati. Oggi il PKK è considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea, e gli sono stati attribuiti attentati terroristici anche di recente. Öcalan in Turchia fu inizialmente condannato a morte, poi la sua pena venne commutata nell’ergastolo.

Una bandiera con l’immagine di Öcalan in una manifestazione del 2018 (AP Photo/Lefteris Pitarakis)

Negli scorsi mesi alcuni leader importanti del PKK avevano mostrato una certa disponibilità a una trattativa per avviare un processo politico, seppur tra molte resistenze. Benché il PKK fosse nato come movimento per l’indipendenza dei curdi turchi, dagli anni Novanta il gruppo aveva abbandonato le rivendicazioni di indipendenza e chiesto un riconoscimento costituzionale dell’identità curda, l’insegnamento della lingua curda nelle scuole e maggiore autonomia per la regione. Il governo turco ha sempre respinto queste richieste. Un’altra questione da definire è quella dell’eventuale rilascio dei molti leader indipendentisti curdi nelle carceri turche e una possibile amnistia per tutti i guerriglieri del PKK.

Le ultime trattative di pace fallirono nel 2015 e portarono a un’ulteriore repressione da parte del governo turco verso le minoranze curde.

I curdi sono una popolazione di origine indoeuropea di circa 40 milioni di persone, per lo più di religione musulmana sunnita (uno dei due principali rami dell’Islam, l’altro è quello sciita): dopo la Prima guerra mondiale il territorio in cui vivevano fu diviso fra Turchia, Siria, Iraq e Iran e da allora sono considerati uno dei gruppi etnici più grandi al mondo a non avere un proprio stato.

Abdullah Öcalan durante il processo del 1999 (AP Photo/Abdurrahman Antakyali, Anatolia)

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan non ha ancora risposto ufficialmente al messaggio di Öcalan: negli ultimi mesi è apparso però più interessato a un negoziato rispetto a quanto lo fosse in precedenza. A ottobre il leader del partito di estrema destra Movimento Nazionalista (MHP) Devlet Bahceli, alleato di Erdoğan, aveva proposto una grazia a Öcalan se il PKK avesse deciso di abbandonare la lotta armata e sciogliersi.

Le aperture degli esponenti dell’alleanza di governo sono state interpretate anche come un tentativo di avvicinamento dello stesso Erdoğan al partito pro-curdo DEM, i cui esponenti hanno incontrato Öcalan in carcere. I voti di DEM sarebbero decisivi per approvare un progetto di riforma costituzionale che permetterebbe a Erdoğan di ricandidarsi alla presidenza dopo la scadenza del 2028.