La polizia indiana in Kashmir ha sequestrato centinaia di libri perché promuoverebbero un partito islamico vietato

A partire da venerdì scorso nella regione indiana del Kashmir la polizia ha fatto irruzione in decine di librerie e sequestrato 688 libri che, ha detto, promuovevano «l’ideologia di un’organizzazione vietata». I librai hanno riferito che la maggior parte dei titoli erano stati pubblicati da una casa editrice di New Delhi affiliata al Jamaat-e-Islami, partito islamico attivo in vari paesi, che in India è bandito dal 2019. L’operazione è cominciata nella principale città del Kashmir, Srinagar, e poi si è allargata ad altre aree. I librai hanno contestato il sequestro dicendo che i titoli si possono trovare anche online e nelle librerie nel resto del paese, e che la loro pubblicazione non è vietata dalla legge indiana.
Il Kashmir, il cui nome formale è Jammu e Kashmir, ha goduto per anni di uno “status speciale”, che la Costituzione gli assegnava per via di alcune caratteristiche uniche: è a maggioranza musulmana, diversamente dal resto dell’India che è induista, ed è conteso da decenni con il Pakistan, che lo rivendica come proprio. Nel 2019 il primo ministro indiano Narendra Modi, nazionalista e di destra, aveva reso illegale il Jamaat-e-Islami, che oltre a essere un partito di ispirazione musulmana è anche vicino alle istanze separatiste. Poco tempo dopo aveva revocato lo “status speciale” alla regione. Secondo esperti, giornalisti e organizzazioni internazionali queste azioni fanno parte di un progetto di repressione, che ha portato negli ultimi anni a varie violazioni dei diritti umani.