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  • Venerdì 31 gennaio 2025

E gli ostaggi thailandesi liberati nella Striscia di Gaza?

Erano stati rapiti da Hamas nell’attacco del 7 ottobre 2023: lavoravano come agricoltori in Israele, come migliaia di altri loro connazionali

Due ostaggi thailandesi in mezzo a miliziani di Hamas e alla folla durante la loro liberazione il 30 gennaio 2025
Due ostaggi thailandesi in mezzo a miliziani di Hamas e alla folla durante la loro liberazione il 30 gennaio 2025 (AP Photo/Jehad Alshrafi)
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Giovedì nella Striscia di Gaza sono stati liberati cinque ostaggi thailandesi, nell’ambito di uno scambio più ampio che ha coinvolto anche tre israeliani in cambio di 110 prigionieri palestinesi. I cinque erano tra i 31 cittadini thailandesi che erano stati catturati da Hamas durante l’attacco del 7 ottobre 2023. Di questi, 23 erano stati già liberati nei mesi scorsi, due sono stati confermati morti e di uno non si hanno notizie certe.

Tutti i thailandesi catturati lavoravano come braccianti agricoli nei kibbutz israeliani vicini al confine con la Striscia, che furono presi d’assalto da Hamas. La loro presenza lì non era inusuale, dato che i lavoratori thailandesi in Israele sono decine di migliaia: la loro storia ha a che fare con accordi vecchi di decenni tra i due paesi, e con il tentativo delle aziende agricole israeliane di dipendere meno dai lavoratori palestinesi.

I cinque ostaggi thailandesi liberati giovedì sono Surasak Rumnao,
Watchara Sriaoun, Sathian Suwannakham, Pongsak Thaenna e Bannawat Saethao. Hanno tra i 27 e i 36 anni. Curiosamente, come hanno notato i media thailandesi, quando le autorità e i media israeliani hanno diffuso la loro identità hanno fatto confusione tra i nomi e i cognomi dei cinque, mischiandoli in maniera strana. Per esempio nel post del governo israeliano qui sotto i loro nomi e cognomi sono tutti invertiti, tranne il secondo (in Thailandia, come in Europa, si usa prima il nome e poi il cognome).

La loro liberazione è avvenuta in maniera simile a quella degli ostaggi israeliani: miliziani palestinesi con il volto coperto li hanno portati in strada in mezzo a una grande folla, e li hanno consegnati alla Croce Rossa. Da lì, gli ostaggi sono stati portati in un ospedale israeliano, dove sono stati accolti tra gli altri dall’ambasciatrice Pannabha Chandraramya. Tutti e cinque sono in buona salute.

Alcuni giornalisti hanno intervistato i loro parenti in Thailandia. Per esempio France 24 ha parlato con Wiwwaeo Sriaoun, la madre di Watchara Sriaoun, che vive nella provincia di Udon Thani (una regione povera del nord-est del paese) e lavora in una piantagione di gomma: «È vero, mio figlio non è morto. Grazie a Dio!», ha detto.

Prima dell’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele vivevano circa 30 mila braccianti agricoli thailandesi. Israele cominciò a favorire l’arrivo di lavoratori stranieri dopo la Prima Intifada, una grande sollevazione popolare palestinese contro l’occupazione israeliana che durò dal 1987 al 1993. Le aziende agricole israeliane, non fidandosi più dei braccianti palestinesi, cominciarono a chiamarli dall’estero. Grazie a un accordo successivo con il governo della Thailandia, i lavoratori thailandesi divennero di gran lunga i più numerosi nel paese.

I lavoratori thailandesi vengono da zone depresse della Thailandia, e in Israele possono ottenere stipendi molto superiori rispetto a quelli che otterrebbero nel loro paese. Nonostante questo, sono molto spesso sottoposti a violazioni dei loro diritti e ricevono un trattamento sfavorevole rispetto ai lavoratori israeliani. Secondo un rapporto di Human Rights Watch del 2015, ricevono salari sotto il minimo legale, sono costretti a lavorare molto più a lungo del limite fissato per legge e spesso in condizioni poco sicure.

I cinque ostaggi con l'ambasciatrice thailandese ni Israele, Pannabha Chandraramya, il 30 gennaio 2025

I cinque ostaggi con l’ambasciatrice thailandese in Israele, Pannabha Chandraramya, il 30 gennaio 2025 (Royal Thai Embassy in Tel Aviv via AP)

Nei kibbutz i braccianti stranieri sono inoltre alloggiati in strutture che si trovano subito fuori dal centro della comunità, e per questo durante l’assalto di Hamas del 7 ottobre i dormitori dei lavoratori thailandesi furono tra i primi a essere attaccati. Nell’assalto furono uccisi 40 lavoratori thailandesi, alcuni dei quali in maniere brutali. Altri quattro furono uccisi dopo, durante un lancio di razzi di Hezbollah contro il nord di Israele.

Dopo il 7 ottobre 2023, circa 7 mila dei 30 mila thailandesi che lavoravano in Israele lasciarono il paese, grazie a un programma di evacuazione del loro governo. Nei mesi successivi, tuttavia, il governo israeliano ha avviato programmi per attirare nuovi lavoratori, che comprendono tra le altre cose un bonus mensile di circa 500 euro da aggiungere allo stipendio da agricoltore. Molti lavoratori hanno deciso di accettarlo, anche considerando che il risarcimento offerto dal governo thailandese ai lavoratori evacuati da Israele è di circa 1.800 euro in totale, e si esaurisce rapidamente. Oggi i lavoratori thailandesi in Israele sono più di prima, circa 38 mila.