Mark Zuckerberg è stanco delle fughe di notizie

Le cose che dice ai dipendenti di Meta finiscono puntualmente alla stampa, ancora di più ora che si sta avvicinando a Trump

Mark Zuckerberg all'insediamento di Donald Trump (Kenny Holston/The New York Times via AP, Pool)
Mark Zuckerberg all'insediamento di Donald Trump (Kenny Holston/The New York Times via AP, Pool)
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Giovedì Mark Zuckerberg, il CEO di Meta, la società che gestisce piattaforme come Facebook, Instagram e WhatsApp, ha tenuto una riunione virtuale di un’ora con tutti i dipendenti, che sono più di 70mila. Durante l’incontro, che aveva un formato a domande e risposte, Zuckerberg ha difeso la decisione di avvicinarsi all’amministrazione di Donald Trump, dicendo che intende «cogliere al volo» l’opportunità di avere una «partnership produttiva» con il governo statunitense, aggiungendo che l’azienda intende costruire rapporti migliori con i governi di tutto il mondo. «Il governo può opporsi attivamente, cercando di ostacolarti e aggiungendo un sacco di attriti, oppure può cercare attivamente di aiutarti ad abbattere le barriere per venirti incontro», ha detto. «È la cosa giusta da fare».

La riunione era riservata ai dipendenti, e il suo contenuto non avrebbe dovuto essere condiviso con l’esterno: nelle ore seguenti, però, sui giornali statunitensi hanno cominciato a uscire vari articoli che la raccontavano nel dettaglio. Guy Rosen, il capo della sicurezza di Meta, ha fatto quindi circolare una nota interna tra tutti i dipendenti in cui sottolinea che Meta «prende sul serio le fughe di notizie [leak in inglese, ndr] perché «demoralizzano i nostri team e fanno perdere a tutti del tempo che sarebbe meglio spendere a lavorare».

Rosen ha scritto che l’azienda prenderà vari provvedimenti, tra cui potenzialmente il licenziamento, nei confronti dei responsabili delle fughe di notizie, se dovesse scoprire chi sono.

Meta ha sempre avuto un problema con i cosiddetti leak. Lo stesso cambiamento dell’azienda da Facebook a Meta, nel 2021, è avvenuto dopo che la whistleblower Frances Haugen, un’ex dipendente, aveva fatto trapelare decine di documenti riservati che mostravano come l’azienda fosse consapevole dei danni che alcuni propri prodotti causavano negli utenti, ma avesse ripetutamente scelto di «ottimizzare i propri interessi, come per fare più soldi».

Da quando a inizio gennaio Zuckerberg ha cominciato a introdurre varie misure che si allineano con le posizioni politiche della nuova amministrazione Trump, però, le fughe di notizie sembrano essere aumentate ulteriormente. Zuckerberg stesso l’ha riconosciuto durante la riunione, spiegando che intende essere meno trasparente di quanto non sia stato in passato perché «quando cerchiamo di essere molto aperti con voi, tutto quello che dico viene fatto trapelare alla stampa. È un po’ un peccato».

Sempre per la stessa ragione, Meta ha cambiato il formato di quella riunione: per anni, infatti, i dipendenti potevano sottoporre a Zuckerberg qualsiasi domanda, e lui rispondeva a quelle che ottenevano più voti. Quelle risposte, spesso e volentieri, venivano poi fatte arrivare alla stampa. Questa volta, il CEO ha risposto a una serie di domande preselezionate, ed è stata anche rimossa una chat in cui i dipendenti potevano commentare la presentazione tra di loro in diretta.

Dopo la pubblicazione di un articolo che riportava queste novità sul New York Times, il direttore tecnico di Meta Andrew Bosworth ha fatto circolare il link tra i colleghi, citando il fatto che la stampa avesse subito ricevuto notizia dei cambiamenti come prova che quegli stessi cambiamenti fossero necessari. «Ho visto le vostre reazioni arrabbiate e tristi davanti al cambiamento di formato, e condivido il senso di smarrimento, ma penso che [questo articolo] renda chiaro che è stata la decisione giusta», ha scritto Bosworth.

È probabile che l’aumento dei leak sia dovuto a un crescente malcontento tra alcuni dipendenti di Meta che sono in disaccordo con le scelte fatte da Zuckerberg nelle ultime settimane. Nei giorni seguenti alla decisione di modificare le linee guida per la moderazione dei contenuti su Facebook e Instagram per permettere la pubblicazione di molte opinioni considerate nocive verso determinate minoranze, per esempio, vari dipendenti hanno condiviso (quasi sempre in forma anonima) il proprio disappunto con la stampa.