I bitcoin non sono più valuta legale a El Salvador
Il governo ha cambiato la legge per ottenere un grosso prestito dal Fondo monetario internazionale

Il governo di El Salvador, piccola repubblica dell’America centrale, ha deciso che il bitcoin non è più considerato valuta legale, cioè non è più obbligatorio accettarlo come mezzo di pagamento. Nel 2021 El Salvador fu il primo paese al mondo a dare corso legale al bitcoin, che è la criptovaluta più famosa al mondo. Nella pratica da allora si potevano saldare i debiti e pagare le tasse in bitcoin, e lo stato si era impegnato a garantire ai suoi residenti la conversione automatica e istantanea tra bitcoin e dollari, in modo che chiunque ricevesse bitcoin come pagamento potesse convertirli subito in dollari e viceversa.
La legge, fortemente voluta dal controverso presidente Nayib Bukele nonostante più del 70 per cento della popolazione si fosse detto contrario, è stata emendata dal parlamento salvadoregno questa settimana: ora che il bitcoin non è più considerato una valuta legale, la sua accettazione da parte dei negozi tornerà a essere volontaria e la criptovaluta non potrà essere usata per pagare le tasse. Bukele, normalmente molto attivo sui social network, non ha commentato la decisione, che è stata presa dopo una negoziazione durata due anni con il Fondo monetario internazionale (FMI).
L’FMI aveva subordinato un prestito di 1,4 miliardi di dollari all’adozione di misure che «mitigassero i rischi del bitcoin», che come tutte le criptovalute è più volatile delle valute tradizionali, dato che il suo valore di mercato dipende dal numero di “coin” in circolazione (che verranno emessi man mano fino al 2140, quando verranno rilasciati gli ultimi, per un totale di 21 milioni di coin) e da quanto le persone sono disposte a pagare per possederli. Il governo salvadoregno aveva fino al 31 gennaio per riformare la legge se voleva ricevere il prestito.
Prima del 2021, l’unica valuta legale a El Salvador era il dollaro, il che significa che al paese mancava la sovranità monetaria, cioè la capacità di influenzare l’economia decidendo quanta moneta mettere in circolo: quella capacità, nel caso del dollaro, spetta solo alla FED, la banca centrale degli Stati Uniti. La legge del 2021 era stata quindi motivata da varie speranze: quella di ridurre la dipendenza dalla FED, ma anche quella di aumentare i soldi in arrivo dalla popolazione emigrata del paese, abbattendo i costi di transazione imposti dagli intermediari tradizionali. Infine, Bukele contava di dare vita a un ecosistema che attirasse investitori e imprese legate alle criptovalute a El Salvador.
L’adozione dei bitcoin come moneta legale, però, non ha avuto grande successo. Il governo aveva investito più di 200 milioni di dollari per introdurre le infrastrutture che rendessero più semplice il suo funzionamento, dall’installazione di specifici bancomat in tutto il paese alla creazione di un portafoglio digitale nazionale, Chivo, in cui i cittadini potevano depositare i propri bitcoin. Aveva anche offerto un buono equivalente a 30 dollari a ogni persona che installasse Chivo sul cellulare: a un anno dall’introduzione di Chivo, però, lo utilizzava solo il 21 per cento della popolazione.
Nel 2024, poco più dell’8 per cento dichiarava di usare il portafoglio digitale: a fine dicembre una portavoce del governo ha detto che il piano è di eliminare o vendere Chivo nel prossimo futuro. Al contempo, negli ultimi anni i giornali locali hanno raccontato vari casi di crimini legati ai bitcoin, dalle truffe per riscuotere più volte il bonus da 30 dollari al mancato rispetto delle leggi internazionali contro il riciclaggio di denaro.
Secondo l’Ufficio Nazionale Bitcoin del paese, comunque, la riserva nazionale di bitcoin di El Salvador vale 610 milioni di dollari circa: oltre a quelli ricevuti sotto forma di tasse, di cui non si conosce l’entità precisa, include anche l’equivalente di un milione di dollari di bitcoin acquistato dal governo questo mese, anche dopo l’accordo con l’FMI.