Che storia ha René Benko
Dopo aver fatto affari per miliardi di dollari, il suo gruppo è stato protagonista della più grande bancarotta immobiliare degli ultimi anni: giovedì l'hanno arrestato

Nel 2022 il professore universitario Leonhard Dobusch disse al Financial Times che l’imprenditore immobiliare austriaco René Benko era «molto bravo a raccontare storie». Lo descrisse come un tipo convincente, soprattutto quando spiegava perché le sue proprietà valevano molto e il suo modello di business era così di successo. A Benko piaceva scherzare, tra le altre cose, ripetendo che solo due persone in Europa possedevano palazzi più prestigiosi e belli dei suoi: la monarchia britannica e il papa.
Ma solo un anno dopo quell’intervista a Dobusch, il successo di Benko finì. Dopo essere riuscito a ottenere soldi da importanti investitori, a creare legami con politici di rilievo e avviare decine di grossi progetti in molte città europee, alla fine del 2023 il suo gruppo Signa fu protagonista della più grande bancarotta immobiliare in Europa dalla crisi finanziaria del 2008: il Wall Street Journal la definì «lo spettacolare crollo di un impero immobiliare da 30 miliardi di dollari».
Oggi su Benko, che ha 47 anni, indagano le procure di quattro paesi diversi, tra cui l’Italia. E giovedì mattina la polizia austriaca lo ha arrestato nella sua villa di Innsbruck, in Austria.
La procura anticorruzione di Vienna lo accusa di associazione a delinquere per aver falsificato una fattura e aver tentato di nascondere i suoi beni. Lo ha fatto arrestare perché riteneva ci fosse il rischio che Benko compromettesse le prove e ripetesse le azioni per cui è accusato. Ma i suoi problemi con la giustizia iniziarono molti anni fa.
René Benko nacque nel 1977 a Innsbruck in una famiglia di origini modeste. A 17 anni lasciò la scuola e avviò la sua prima attività immobiliare, ristrutturando appartamenti e soffitte. Alla fine del 1999, quando aveva 22 anni, fondò la società Immofina Holding, che nel 2006 cambiò nome in Signa Holding. Il gruppo era attivo nel settore immobiliare e si occupava prevalentemente di trasformare le mansarde in appartamenti di lusso. In poco tempo iniziò a espandere il suo giro di affari, acquistando e rivendendo il centro benessere Lanserhof di Innsbruck e poi altri importanti immobili nel centro della città.

René Benko all’inaugurazione del grande magazzino Oberpollinger a Monaco di Baviera gestito da KaDeWe, 11 maggio 2022 (Franziska Krug/Getty Images for Oberpollinger/ The KaDeWe Group)
Il successo e la reputazione di Benko si consolidarono negli anni Dieci del Duemila. Nel 2014 la Signa comprò la maggior parte della catena tedesca di grandi magazzini Karstadt, che comprendeva il grande magazzino di lusso KaDeWe di Berlino. Da allora l’attività di Benko crebbe rapidamente, anche grazie a conoscenze influenti. Fu sostenuta, tra gli altri, dall’allora presidente del consiglio di amministrazione della cioccolateria svizzera Lindt & Sprüngli, Ernst Tanner, dalla fondazione dell’ex pilota di Formula 1 Niki Lauda e dalla famiglia Peugeot, proprietaria dell’omonima casa automobilistica. Aveva inoltre buoni rapporti con l’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che fu in carica fino all’ottobre del 2021, quando si dimise a causa di un’indagine per corruzione.
Negli anni la Signa fece altre grosse operazioni in Austria, negli Stati Uniti, in Svizzera e in Italia. Benko si inserì nel mercato immobiliare di Bolzano una decina di anni fa, con il progetto di un gigantesco centro commerciale che ora si chiama WaltherPark: dovrebbe essere completato a settembre. A Signa erano legate anche altre opere edilizie in città, come il quartiere residenziale Gries Village, l’aeroporto e il progetto, poi bloccato, di spostare il Museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano, dove si trova una delle mummie più famose al mondo.
Nel 2019 la Signa acquistò uno dei grattacieli più famosi di New York e del mondo, il Chrysler Building, insieme all’azienda RFR Holding gestita dal costruttore statunitense Aby Rosen. In quel momento, secondo la società di ricerca Real Capital Analytics, la Signa Holding di Benko controllava immobili per un valore stimato di 9,5 miliardi di dollari (Signa stimava invece un valore più vicino ai 16 miliardi di dollari). Nel 2018 Benko aveva comprato anche alcune quote dei due principali quotidiani austriaci, il Kronen Zeitung e il Kurier. Nello stesso periodo avviò la costruzione di una torre di 64 piani e alta 230 metri ad Amburgo, in Germania, che avrebbe dovuto diventare entro il 2025 l’edificio più alto della città. Nel portafoglio azionario di Signa c’erano anche i grandi magazzini britannici Selfridges e due hotel di lusso di Vienna e Venezia, rispettivamente il Park Hyatt e il Bauer, vicino a piazza San Marco.

L’Empire State Building, a sinistra, e il Chrysler Building, a destra, a New York nel 1997 (AP Photo/Richard Drew, FIle)
In quegli anni diversi giornali internazionali ne parlavano come di un abile e spregiudicato imprenditore, il “tycoon austriaco”, capace di inserirsi negli ambienti giusti e aggiudicarsi affari assai profittevoli. «Non c’è dubbio che abbia cavalcato l’onda e l’abbia cavalcata con successo», disse nel 2019 Walid Chammah, ex co-presidente di Morgan Stanley e membro del comitato consultivo di Signa. Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, citato dal quotidiano T, la sua strategia era questa: «Comprare proprietà svalutate in posizioni privilegiate con denaro preso in prestito, demolire e ricostruire, infine affittare o vendere a prezzi alti. Ovunque metta a segno un colpo, promette lui, tutto sarà più grande, più lussuoso, più unico – e in definitiva più redditizio che altrove».
Tutto questo Benko poté farlo nonostante nel 2012 fosse stato condannato per avere promesso 150mila euro all’ex primo ministro della Croazia, Ivo Sanader, affinché intercedesse a suo favore con l’allora presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, per un problema fiscale della Signa in Italia.
La crisi di Signa cominciò dopo l’unione, nel 2019, tra la catena tedesca di negozi Karstadt e Galeria Kaufhof, da cui nacque Galeria Karstadt Kaufhof, la più grande catena di centri commerciali della Germania. Fu un’operazione costosa, che con la pandemia mise in difficoltà finanziaria il gruppo Signa. Fino ad allora Signa aveva potuto espandersi anche grazie ai bassi tassi di interesse. Molte proprietà erano state comprate a debito, ottenendo prestiti da assicurazioni, fondi di investimento e banche, tra cui le svizzere Julius Baer e Credit Suisse, la francese Natixis e l’italiana Unicredit.
Con l’aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali e la crescita dei prezzi sia dell’energia che dei costi di costruzione, il gruppo iniziò ad avere grossi problemi di liquidità. A novembre del 2023 la Signa presentò una dichiarazione di fallimento al tribunale commerciale di Vienna, avviando un piano di ristrutturazione dei debiti. Il piano fu abbandonato nell’aprile del 2024 quando la Signa dichiarò il fallimento.
Oggi molte opere in cui ha investito Signa sono state bloccate, come la torre di Amburgo, e molti investitori hanno perso milioni di euro (si stima una perdita di 272 milioni di euro solo per i Peugeot).

La Elbtower di Amburgo in costruzione nel novembre del 2023 (EPA/FILIP SINGER/ANSA)
Secondo la procura di Vienna, che giovedì ha fatto arrestare Benko, l’imprenditore era rimasto proprietario di una fondazione privata, chiamata “Laura”, anche se lo aveva nascosto durante le indagini per insolvenza personale legate al fallimento di Signa. Chi indaga contesta inoltre che la fondazione, gestita dalla madre di Benko, versasse circa 238mila euro al mese per l’affitto della villa di Innsbruck dove Benko viveva. In Germania le procure di Berlino e Monaco hanno aperto dei fascicoli che tra le altre cose riguardano l’insolvenza del centro commerciale KaDeWe. Nel Liechtenstein gli investigatori stanno analizzando la rete di fondazioni di Signa per un eventuale riciclaggio di denaro.
A dicembre la procura di Trento aveva emesso un mandato d’arresto internazionale per Benko ma l’Austria si era rifiutata di estradarlo. Secondo l’accusa Benko sarebbe al centro di una presunta associazione a delinquere che avrebbe condizionato gli appalti pubblici in diversi comuni del Trentino-Alto Adige, soprattutto nel settore edilizio.
– Leggi anche: La grossa inchiesta sulla corruzione in Trentino-Alto Adige