È iniziato il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza
Gli abitanti hanno iniziato a spostarsi verso i luoghi in cui abitavano prima dell'inizio della guerra, e Hamas ha liberato i primi tre ostaggi

Domenica mattina alle 11:15 (le 10:15 in Italia) è iniziato il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, il primo in oltre 15 mesi di guerra. Molti palestinesi hanno subito iniziato a spostarsi verso il nord della Striscia per tornare alle case che hanno abbandonato a causa dei bombardamenti, e che ora potrebbero trovare distrutte. A Deir al Balah e in molte altre zone della Striscia gli abitanti hanno festeggiato suonando i clacson delle auto e ballando.
Domenica pomeriggio verso le 18 Hamas ha liberato i primi tre ostaggi israeliani, come previsto dall’accordo: sono Doron Steinbrecher, Emily Damari e Romi Gonen, tre donne rispettivamente di 31, 28 e 24 anni che erano state rapite il 7 ottobre del 2023. Israele dovrebbe a sua volta rilasciare 90 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.

Palestinesi sfollati si spostano da Khan Yunis a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, il 19 gennaio 2025 (AP Photo/Jehad Alshrafi)
Il cessate il fuoco sarebbe dovuto cominciare alle 8:30 (le 7:30 ora italiana), ma è stato posticipato perché a quell’ora Hamas non aveva ancora comunicato formalmente a Israele i nomi degli ostaggi che sarebbero stati rilasciati. Intanto nelle prime ore di domenica Israele ha continuato a bombardare la Striscia, e secondo la protezione civile palestinese almeno 19 persone sono state uccise prima dell’inizio del cessate il fuoco.
Hamas ha motivato il ritardo citando imprecisate «ragioni tecniche». Non è chiaro in cosa consistessero, ma è possibile che avessero a che fare con la frammentazione della sua leadership, che è divisa tra persone che operano fuori e dentro la Striscia e sono spesso difficili da raggiungere. Il gruppo ha infine comunicato formalmente i nomi a Israele verso le 10:30, e li ha poi diffusi con un messaggio su Telegram.

Palestinesi sfollati si spostano da Khan Yunis a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dopo l’inizio del cessate il fuoco (AP Photo/Jehad Alshrafi)
L’accordo per sospendere i combattimenti era stato approvato in via definitiva da Hamas e dal governo israeliano il 17 gennaio, dopo mesi di difficili negoziazioni mediate da altri paesi, tra cui gli Stati Uniti e il Qatar. È diviso in tre fasi, ma per ora sono stati concordati i dettagli solo della prima, che dovrebbe durare 42 giorni. In questo periodo dovrebbero essere sospesi i combattimenti nella Striscia, Hamas dovrebbe liberare 33 ostaggi israeliani (non è chiaro se vivi oppure se saranno restituiti anche dei corpi) e Israele dovrebbe rilasciare centinaia di detenuti palestinesi.
Secondo l’accordo le truppe israeliane dovrebbero iniziare a spostarsi gradualmente verso est, ossia verso il confine con Israele. A partire dal settimo giorno i civili palestinesi dovrebbero cominciare a tornare verso il nord della Striscia, cosa che per mesi Israele ha sistematicamente impedito con violente operazioni militari (molti hanno comunque già iniziato a spostarsi).
Sempre durante la prima fase dovrebbe aumentare notevolmente la consegna di aiuti umanitari nella Striscia: dovrebbe essere permesso l’ingresso di centinaia di camion al giorno, molti più dei 40 o 50 al giorno attualmente accettati da Israele. I primi camion sono entrati nella Striscia poco dopo l’inizio del cessate il fuoco.

Palestinesi si spostano tra gli edifici distrutti dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, dopo l’inizio del cessate il fuoco (AP Photo/Jehad Alshrafi)
I negoziati per la seconda fase del cessate il fuoco dovrebbero cominciare 16 giorni dopo l’inizio della prima. Sabato sera il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso un videomessaggio di circa 10 minuti in cui dice che i combattimenti potrebbero riprendere se i negoziati si riveleranno infruttuosi: «Se dovremo tornare a combattere, lo faremo in modi nuovi e con grande forza».