Una sentenza importante per le persone trans e non binarie in Italia

Secondo la Corte Costituzionale l'obbligo di chiedere l'autorizzazione al tribunale per le operazioni di riassegnazione del sesso anche per chi ha già ottenuto il cambio dei documenti è «irragionevole»

(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
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Martedì la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza che potrebbe avere conseguenze importanti sulla vita delle persone trans in Italia: ha dichiarato incostituzionale l’obbligo imposto alle persone trans che vogliono fare un’operazione chirurgica di riassegnazione del sesso (come la mastectomia, la falloplastica o la vaginoplastica) di chiedere l’autorizzazione al tribunale anche qualora abbiano già iniziato una terapia ormonale (quelle per la femminilizzazione o la mascolinizzazione delle caratteristiche fisiche) su prescrizione di un medico e ottenuto la rettifica dei documenti.

La sentenza della Corte Costituzionale è riferita a un caso presentato dal tribunale di Bolzano in cui una persona trans di 24 anni aveva chiesto di avere sui documenti il genere “altro” o “non-binario”, al posto di “maschile” o “femminile”, e che le venisse riconosciuto il diritto a sottoporsi a un intervento di mastectomia, cioè rimozione del seno, nonostante non volesse il genere maschile sui documenti.

Nella sentenza, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’articolo 31, comma 4, del decreto legislativo 150 del 2011, secondo cui le persone trans che intendono sottoporsi a operazioni chirurgiche di riassegnazione del sesso devono chiedere in tutti i casi l’autorizzazione a un tribunale. Secondo la Corte invece le persone trans che hanno già avuto l’autorizzazione medica a iniziare la transizione ormonale e a cui il tribunale ha autorizzato il cambio del genere sui documenti dovrebbero essere considerate di fatto autorizzate anche ad accedere alle operazioni chirurgiche.

Al momento le persone trans che vogliono iniziare una terapia ormonale per rendere più femminile o più maschile il proprio aspetto devono seguire un percorso medico e psicologico alla fine del quale ottengono il cosiddetto “nulla osta”, cioè un’autorizzazione formale (anche perché dal 2020 questa terapia è pagata dal Servizio Sanitario Nazionale). Per sottoporsi alle cosiddette “operazioni chirurgiche di riassegnazione del sesso” invece serve sempre un’autorizzazione apposta del tribunale: questo significa che molte persone che sono già state valutate da un’équipe di medici si trovano a dover aspettare i lunghi tempi della giustizia per potersi operare.

Quello che dice la Corte Costituzionale, in breve, è che non c’è motivo per cui, se una persona può iniziare la transizione ormonale ed è già stata valutata da un tribunale per la rettifica anagrafica, non possa di conseguenza anche sottoporsi a un’operazione chirurgica di rassegnazione del sesso che va nella stessa direzione.

Per quanto riguarda l’indicazione del genere sui documenti, la Corte ha confermato che la richiesta di introdurre una terza dicitura, oltre a “maschile” e “femminile”, è inammissibile perché «l’eventuale introduzione di un terzo genere di stato civile avrebbe un impatto generale, che postula necessariamente un intervento legislativo di sistema». Al momento tutti i documenti ufficiali contemplano solo le opzioni “maschile” e “femminile” e l’introduzione di una terza dicitura richiederebbe l’adattamento di un enorme sistema burocratico oltre che legislativo. Ha però aggiunto che la Costituzione riconosce la centralità della persona e che questo pone «la condizione non binaria all’attenzione del legislatore»: in sostanza ha chiesto al parlamento di intervenire, come già fatto molte volte in passato su diversi temi.

Negli ultimi anni la questione del terzo genere sui documenti è stata sollevata, affrontata e risolta in molti paesi del mondo in cui c’è maggiore sensibilità sul tema. In Belgio e nei Paesi Bassi per esempio è prevista la possibilità di chiedere la cancellazione di qualsiasi riferimento al genere nei documenti d’identità. Sempre in Europa negli ultimi anni è stata introdotta una terza opzione (di solito “non binario” o X) sui documenti in Islanda, Austria, Danimarca, e nei prossimi mesi sarà reso possibile anche in Germania. Nel resto del mondo succede già in Colombia, Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Cile, Brasile, Stati Uniti (con alcune differenze da stato a stato) e Canada.

– Leggi anche: Chi sono le persone non binarie