Enzo Bianchi ha lasciato il Monastero di Bose, dopo una controversia durata più di un anno
Il monaco e teologo cristiano Enzo Bianchi ha lasciato il Monastero di Bose, che aveva fondato nel 1968, al termine di una controversia che durava da più di un anno.
Nel maggio del 2020 la Chiesa cattolica aveva deciso di allontanare Bianchi per via di tensioni interne giudicate irrisolvibili, causate secondo la Chiesa dalle ingerenze di Bianchi nei confronti del nuovo priore, Luciano Manicardi. Per lungo tempo Bianchi si era rifiutato di accettare il provvedimento ed era rimasto a vivere nella sua casa all’interno del terreno del Monastero, che molti cattolici progressisti italiani considerano un importante punto di riferimento.
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Ieri sera Bianchi ha infine annunciato su Twitter di avere lasciato il Monastero. Il giornalista di Repubblica Francesco Antonioli, molto informato sulle dinamiche interne della comunità, ha scritto che il trasloco è avvenuto a fine maggio e che ora Bianchi vive «in un alloggio di Torino messo a disposizione da amici dopo una rapida ristrutturazione».
Cari amici/e per alcuni giorni sono stato silente
e non vi ho inviato i pensieri emersi nel mio cuore
ma un faticoso, sofferente trasloco me lo ha impedito:
per noi vecchi migrare è uno strappo non pensabile
anche perché ci prepariamo all’esodo finale,non a cambiar casa e terra.— enzo bianchi (@enzobianchi7) June 7, 2021
Antonioli scrive che in base alle sue fonti sarà una «soluzione ponte», «in attesa di poter approdare in una cascina o in qualche realtà abbandonata dove dare vita a una nuova comunità, magari già nel 2022: con i monaci e le monache, circa una dozzina, pronti a distaccarsi» dal Monastero di Bose. L’ipotesi di una scissione nel Monastero era circolata già nei mesi scorsi.