Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 24 Maggio 2026

Sei settimane al Post

Anche quest’anno il Post ospiterà a settembre e ottobre uno stage/workshop retribuito in redazione, destinato a sei candidati e candidate, in collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e col Premio Mario Formenton: con l’obiettivo di “trasmettere e diffondere quello che il Post ha imparato in questi anni e di alimentare un ricambio e un rinnovamento di osservazioni e approcci tra chi farà i giornali tra un anno, cinque o dieci”. Chi abbia tra i 20 e i 26 anni può trovare maggiori informazioni qui.


domenica 24 Maggio 2026

Altri annunci personali

A contendere all’editore Cairo il primato di immagini e articoli che solo il Corriere della Sera decide di offrire a una persona, continua a esserci la deputata Michela Vittoria Brambilla, alle cui iniziative il quotidiano dedica sempre un’attenzione unica tra tutte le testate italiane.


domenica 24 Maggio 2026

Annunci personali

Il Corriere della Sera ha ricordato venerdì ai suoi lettori che il giorno prima era stato il compleanno del proprio editore Urbano Cairo, riferendone in un articolo in testa a pagina 19 dedicato alla partecipazione dello stesso Cairo a un programma radiofonico. U na fotografia dell’editore era stata ospitata sul Corriere già giovedì, e un articolo gli è stato dedicato di nuovo anche sabato.


domenica 24 Maggio 2026

Non benissimo

Ben il 54% dei partecipanti alla sessione di fine aprile dell’esame scritto per l’abilitazione alla professione giornalistica non è stato ammesso alla prova orale.


domenica 24 Maggio 2026

“Persone certificate”

Il nuovo proprietario della maggioranza del gruppo editoriale Monrif, Leonardo Maria Del Vecchio, è intervenuto con un breve discorso alle celebrazioni per i 70 anni del Giorno (che Monrif pubblica assieme alla Nazione, al Resto del Carlino e al Quotidiano nazionale).


domenica 24 Maggio 2026

Rimettere in carreggiata

Il sito di Repubblica ha riconfezionato un articolo dopo aver preso per vera una falsa lettera del tennista Carlos Alcaraz diretta al suo collega Jannik Sinner (l’errore originale è rimasto invece su altri siti che distribuiscono i contenuti di Repubblica).


domenica 24 Maggio 2026

Pubblicità controproducenti

Abbiamo raccontato in passato con alcuni esempi gli incidenti spiacevoli che possono capitare quando vengono esclusi controlli e attenzioni sulla prossimità tra determinati contenuti pubblicitari e determinati contenuti giornalistici. Qualche giorno fa il conduttore televisivo Mauro Casciari ne ha segnalato uno particolarmente sfortunato sul sito del Corriere della Sera.


domenica 24 Maggio 2026

Appeasers

In un intervento organizzato a New York dall’università di Yale, l’editore del New York Times A.G. Sulzberger ha criticato la connivenza degli editori che stanno cedendo alle richieste e alle repressioni dell’amministrazione Trump, e anche la pavidità di quelli che non stanno seguendo il New York Times nella sua causa legale (“non vale la pena combattere tutte le battaglie”, gli avrebbero detto alcuni di loro, e “si rischiano delle ulteriori ritorsioni”) contro l’amministrazione e il ministero della Difesa che ha limitato l’accesso dei giornalisti alle informazioni che lo riguardano.


domenica 24 Maggio 2026

Koudri per Koudri

Il sito Facta ha raccontato la trascuratezza incosciente di alcuni giornali online che hanno pubblicato la foto di una persona indicandola come quella che la settimana scorsa ha investito e ferito gravemente molte persone nel centro di Modena, mentre evidentemente non lo era.

“Come ha scoperto Facta, l’uomo nella foto a colori non è il responsabile dei fatti di Modena. Il team legale di El Koudri ci ha confermato che la foto in questione, pubblicata da La Stampa e la Repubblica, non ritrae il loro assistito. Il 31enne arrestato, invece, è quello della foto in bianco e nero stile fototessera. Anche la Polizia ha confermato a Facta che soltanto la foto in bianco e nero mostra l’uomo che ha investito le persone a Modena.
Dopo che abbiamo segnalato a la Repubblica e La Stampa l’errore, in data 18 maggio, le due redazioni hanno modificato gli articoli con la foto corretta ed eliminato molti dei propri post sui social che riportavano la foto sbagliata. Su X, tuttavia, è ancora presente un post di Repubblica con l’immagine errata. Lo scambio di identità è rimasto sulle homepage delle due testate per circa 48 ore.
Secondo la ricostruzione di Facta, l’errore sembra essere nato da un caso di quasi omonimia. Le redazioni avrebbero preso la foto dal profilo Instagram di un utente chiamato “Salim Koudri”, che al momento risulta non più attivo. Nome molto simile a quello dell’uomo arrestato (“Salim El Koudri”).

Questa disattenzione ha poi dato il via alla diffusione di disinformazione islamofoba. Il 17 maggio, l’account Instagram di estrema destra imperium.veritas ha pubblicato un carosello con foto e commenti (in arabo) di un profilo presente sul social media di Meta, sostenendo si trattasse dell’uomo che ha compiuto l’attacco di Modena. Nella prima slide è presente proprio la foto erroneamente diffusa da la Repubblica e La Stampa. Nelle slide successive si vedono altre immagini della stessa persona (prese dal profilo in questione) e suoi commenti in arabo con preghiere rivolte ad Allah. Il post di imperium.veritas sembra quindi voler collegare i fatti di Modena all’Islam. Un legame che ad oggi le indagini degli inquirenti non hanno confermato, specificando che non sono stati riscontrati segnali di radicalizzazione” .


domenica 24 Maggio 2026

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile

Anche questa settimana è stata data notizia di una condanna per diffamazione di giornali e giornalisti che erano stati denunciati da un magistrato. Sentenza su cui non abbiamo elementi per aggiungere valutazioni, ma si nota la frequenza con cui questo genere di cause vengano vinte quando sono state intentate da colleghi degli emettitori di sentenze. Il Tribunale di Brescia ha condannato la giornalista ed ex parlamentare Tiziana Maiolo e l’editore del quotidiano Il Riformista per un articolo del 2020 ritenuto diffamatorio nei confronti del magistrato Fabio De Pasquale (l’articolo citava un’antica accusa nei confronti di De Pasquale). La sentenza ha imposto la pubblicazione di un breve estratto sui quotidiani Repubblica Corriere della Sera, oltre che sul Riformista.


domenica 24 Maggio 2026

Prima vedere cammello

Nella sua newsletter su business e tecnologie digitali, Ben Werdmuller (imprenditore, giornalista e Senior Director of Technology” del giornale online ProPublica), è tornato sul ciclico argomento dei micropagamenti per i contenuti dei giornali online: ovvero la possibilità di acquistare singole copie o singoli articoli piuttosto che avere solo l’offerta di un abbonamento a lunga scadenza, possibilità spesso richiesta da lettori e utenti.
Werdmuller ha aggiunto alle ragioni consuete e note sulla non convenienza economica dei micropagamenti, per le aziende giornalistiche, una considerazione sulle conseguenze negative del modello sulla qualità dei contenuti giornalistici. Per i giornali, dice, legare il ricavo economico all’interesse dei potenziali clienti per uno specifico articolo o una specifica copia porterebbe a investire ancora sull’attrattiva del click bait e di contenuti confezionati in modo da generare il singolo occasionale acquisto piuttosto che a costruire un rapporto di fiducia duraturo e più proficuo.


domenica 24 Maggio 2026

La sezione buone notizie

Le pagine della Moda e quelle dell’Economia, sui maggiori quotidiani italiani, sono quelle dove l’indipendenza dei criteri giornalistici è più fragile, rispetto alle esigenze degli inserzionisti pubblicitari. Nel caso della Moda, si tratta del settore che tuttora investe di più nella stampa tradizionale – per natura stessa dei prodotti e della loro comunicazione – e un’antica consuetudine rende scontato il peculiare e complice rapporto tra giornali e aziende. Nel caso dell’Economia, sono le pagine dove per definizione si trattano interessi economici importanti e le notizie sulle aziende meritano un loro spazio giornalistico.
Negli ultimi decenni, però, con le gravi difficoltà economiche dei giornali, i cedimenti agli interessi di promozione delle aziende inserzioniste o potenziali inserzioniste – e delle banche creditrici – ha reso le redazioni economiche assai più vulnerabili alle pressioni per ottenere contenuti più promozionali che giornalistici, che oggi prevalgono nelle suddette pagine dei grandi quotidiani. Una dimostrazione della natura e della provenienza di quelle notizie e di quei contenuti è la sproporzione tra notizie di successi commerciali e di bilancio – tante – e quelle di insuccessi e crisi, rare.
Su Repubblica di venerdì, per esempio, i titoli della sezione Economia riferivano che “il piano Filosa rilancia Stellantis”, che ci sono “quotazioni stellari per SpaceX”, che “Iliad Italia chiude un trimestre in crescita”, che “Generali batte le aspettative”, che “Avio è in vetta e balza Prysmian”, che “la Rai torna all’utile”, e poi “Amplifon, aumento lampo”.


domenica 24 Maggio 2026

Un tabloid giallo

Il sito di news britannico The Canary è nato nel 2015, fondato da un gruppo di persone provenienti dall’attivismo di sinistra e presentandosi con posizioni esplicitamente progressiste e “anti sistema”: sostenendo spesso le posizioni dell’allora leader del partito Labourista Jeremy Corbin, e criticando il contesto dei “mainstream media”. Il giornale è stato posseduto da una cooperativa, ma dall’anno scorso il suo editore è una società la cui maggioranza è posseduta da un imprenditore digitale, che ha dato nuove risorse economiche e favorito una sensibile crescita. Si sostiene nella gran parte con le donazioni dei lettori (un modello simile a quello del Guardian) e per il 20% con la pubblicità. Le sue posizioni esibitamente faziose su diversi temi gli hanno guadagnato molte critiche (non più fondate di quelle meritate da simili siti e giornali tradizionali più vicini alle posizioni conservatrici e di destra). Alcune critiche lo hanno spesso assimilato al giornalismo dei deprecati tabloid britannici, e la notizia dei giorni scorsi è che The Canary diventerà in effetti anche un tabloid quotidiano di carta, con un primo numero in edicola martedì. Il CEO Steve Topple ha spiegato che «c’è spazio per un quotidiano davvero di sinistra e progressista, che esca accanto al Mirror, al Sun, al Daily Mail, ma che faccia quello che per esempio dovrebbero fare il Mirror e il Guardian [le due maggiori testate progressiste], cioè dare spazio positivo in prima pagina a Zach Polanski [il leader dei verdi inglesi] se dice qualcosa di valido, discutere apertamente del genocidio israeliano in Asia Occidentale e offrire a una certa fascia di lettori qualcosa che oggi non riescono a ottenere».


domenica 24 Maggio 2026

More Murdochs

Il Post ha raccontato James Murdoch, figlio dissidente del miliardario e potentissimo editore Rupert Murdoch, che questa settimana ha concluso l’acquisto di alcune importanti testate americane, affare che era stato preannunciato due settimane fa. Rispetto alle anticipazioni, la società di Murdoch ha comprato solo alcune delle proprietà del gruppo Vox.


domenica 24 Maggio 2026

Charlie, non rilevante

La rete televisiva statunitense di economia e finanza CNBC ha intervistato Jeff Bezos, e il giornalista Andrew Ross Sorkin – che è anche columnist del New York Times – gli ha chiesto anche del Washington Post, di cui Bezos è editore da tredici anni . Le sue scelte sono state molto contestate negli scorsi mesi: dopo anni di investimenti e apparentemente di nessuna ingerenza nel lavoro giornalistico, Bezos sta ora intervenendo molto nell’orientamento politico del Washington Post, cercando di portarlo verso maggiori indulgenze nei confronti dell’amministrazione Trump, e ha ordinato una drammatica riduzione dei costi, con molti licenziamenti e ridimensionamenti di alcune sezioni giornalistiche.

In risposta alle obiezioni – in particolare a quella che dice “sei pieno di soldi, puoi pure metterne un po’ in un’attività in perdita ma benemerita come quella del Washington Post ” – Bezos ha usato un argomento superficialmente convincente: quello per cui un’impresa deve essere sostenibile economicamente, e che se non lo è vuol dire che il prodotto non corrisponde alla domanda e all’interesse pubblico. Il fatto che un’attività sia “profitable”, ha detto Bezos, «è una misura della sua rilevanza». «Se la gente non paga per il nostro prodotto, vuol dire che non stiamo facendo un buon prodotto».

Questa newsletter ha cercato spesso di attenuare le ingenuità nei confronti dei giornali, e di ricordare che sono anche prodotti commerciali e che le loro scelte dipendono comprensibilmente dall’esigenza di potersi sostenere, e persino di diventare remunerativi per i propri editori. Questa newsletter ha spesso fatto presente che un minimo requisito per pretendere qualcosa dai giornali è quello di esserne clienti, e di pagare per il loro servizio.
Ma a Jeff Bezos (e non solo a lui) bisogna ricordare invece il contrario, ovvero che i giornali sono anche servizio pubblico, prezioso al funzionamento delle democrazie, quando questo servizio è accurato. Se seguissimo la sua considerazione, dovremmo considerare “non rilevante” la scuola pubblica (non “profitable”), o la sanità pubblica (non “profitable”): ma anche molta scuola e sanità privata, “profitable” solo grazie al contributo pubblico.

La “rilevanza” di un prodotto/servizio per le nostre comunità non può essere data solo dal suo successo economico. Significherebbe demandare qualunque cosa – qualunque cosa – al giudizio del mercato, ovvero della somma dei nostri interessi individuali, e la rimozione di quelli collettivi (con conseguenze anche per quelli individuali). Pensate a cosa significherebbe affidare a Bezos e alla sua logica i trasporti pubblici: riduzione delle linee, aumento dei prezzi, servizio solo dove la domanda compensi i costi. Uno scuolabus che raggiunga piccoli paesi sarebbe “non rilevante”.

La verità, semplice e universale, è sempre una: appaltare alla democrazia diretta (il mercato è quello: democrazia diretta) le scelte che determinano il buon funzionamento delle comunità è scellerato, a meno che a tutti noi non siano dati gli strumenti di conoscenza per apprezzare e promuovere il bene comune.
Lo stesso Bezos, in un’altro momento dell’intervista, sostiene che le cose di cui c’è maggior necessità siano capacità e competenza. Peccato che Sorkin non gli abbia ricordato che capacità e competenza si formano studiando, leggendo, imparando, liberandosi dalla necessità, grazie a una serie di servizi e prodotti che le nostre società scelsero nel corso della Storia di sostenere e promuovere, investendoci, e che lui giudicherebbe “non rilevanti”.

Fine di questo prologo.


domenica 17 Maggio 2026

Il Post Cafè

Per una settimana, da lunedì, il Post terrà un nuovo esperimento di condivisione e confronto con i propri lettori e lettrici, investendo ulteriormente sulla domanda di incontri pubblici e di partecipazione e sul coinvolgimento di abbonati e abbonate che è la principale fonte della sostenibilità del giornale. In uno spazio appositamente allestito, a Milano, con le persone della redazione e dell’azienda.


domenica 17 Maggio 2026

Premio

Il sito Professione Reporter riferisce che la redazione del Corriere della Sera avrebbe raggiunto quasi del tutto gli obiettivi previsti per l’assegno di un “premio di risultato” sull’anno 2025, e che quindi i giornalisti riceveranno un bonus di 975 euro.


domenica 17 Maggio 2026

140mila

La raccolta delle firme per ottenere un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti attraverso il cosiddetto “fondo per il pluralismo” ha piuttosto rallentato la sua crescita, dopo tre settimane, ed è al 29% della quantità necessaria. La raccolta è promossa da un’associazione di esponenti ed ex esponenti del partito M5S.


domenica 17 Maggio 2026

Secondo alcuni

A proposito del “caso Garlasco”, si è notata l’omissione con cui il Corriere della Sera ha riferito che un appunto scritto da uno degli accusati del delitto non sarebbe quello che era sembrato dalla ricostruzione di diversi quotidiani. Mercoledì il giornale ha infatti riportato le dichiarazioni del giornalista Gianluigi Nuzzi che ha spiegato il senso del documento, e nell’articolo era detto che le parole di Nuzzi smentivano il fatto che “secondo alcuni, quel foglio conteneva le parole chiave del caso Garlasco”.
Lo stesso Corriere della Sera aveva messo in prima pagina , due giorni prima, il titolo “Sempio, spunta un foglio con gli appunti del delitto”, ripetendolo con parole simili all’interno.


domenica 17 Maggio 2026

Segni meno

L’Agcom ha diffuso un suo annuale “Osservatorio sulle comunicazioni”, relativo all’anno 2025, che comprende tra i vari media anche alcuni dati sui giornali. Nei numeri del declino di diffusione fa impressione soprattutto il declino delle copie digitali, che dovrebbero essere invece l’ambito in cui recuperare almeno una parte delle copie cartacee perse. Bisogna però considerare che questi dati non considerano gli abbonamenti digitali a prezzi superscontati (ovvero inferiori al 30% sul prezzo di copertina), che costituiscono una quota cospicua degli abbonamenti digitali ai maggiori quotidiani, per quanto esile in termini di ricavi.


domenica 17 Maggio 2026

Mettetevi nei nostri panni

Il sito di Vulture, una delle testate online del New York Magazine, ha pubblicato un’istruttiva e lunga lista di istruzioni per chi voglia proporre degli articoli. Istruttiva perché descrive indirettamente una serie di aspetti frequenti in proposte di questo genere che le rendono carenti o inaccettabili, a volte per ingenuità del proponente, altre per sua scarsa capacità di mettersi nei panni delle redazioni.
Tra gli altri suggerimenti, più estesamente dettagliati:
– cercate di conoscere la testata a cui scrivete, le sue scelte, i suoi linguaggi. Lo stesso articolo non può essere buono per tutti.
– controllate che sullo stesso argomento non siano state già pubblicate altre cose, e tenetene conto.
– siate brevi nella presentazione della proposta, ma esaurienti.
– non mandate recensioni, abbiamo chi le fa.
– tenete conto di queste istruzioni.
(l’articolo contiene molti altri consigli più dettagliati e che riguardano il lavoro di Vulture: nell’esperienza del Post, dare benintenzionati e precisi esempi e indicazioni ha però il rischio che poi le proposte si somiglino tutte e cerchino di seguire fin troppo pigramente le indicazioni).


domenica 17 Maggio 2026

La Stampa e il tennis

Il quotidiano torinese La Stampa è diventato il mese passato di proprietà del gruppo editoriale SAE, a cui è stato ceduto dalla società Exor, ovvero la sua storica proprietà risalente alla famiglia Agnelli Elkann. La famiglia è intanto rientrata con una piccola quota nella nuova società editrice del giornale, e nell’ultima settimana le cose di cui si è più parlato rispetto alla sua nuova condizione sono due. Una è un’insistente voce finora non confermata da nessuna fonte ufficiale per cui ci sarà un nuovo direttore e che sarà Antonio Di Rosa, giornalista 75enne che fu direttore del Secolo XIX di Genova, della Gazzetta dello Sport, dell’agenzia Lapresse e del quotidiano sassarese La Nuova Sardegna . Di Rosa è tuttora dipendente di SAE e l’investimento su di lui permetterebbe di non mettere già nei conti del giornale un oneroso contratto di nuova direzione.
La seconda notizia era già nota ma è stata sancita ufficialmente, ed è l’ingresso nell’azienda editrice della Stampa della Federazione italiana tennis e padel, attraverso una sua società. L’anomala presenza è stata spiegata con le opportunità di promozione delle attività della federazione attraverso il quotidiano – e il quotidiano della città tuttora sede delle ATP Finals di tennis – e con le ricche risorse economiche che la federazione sta accumulando in questi anni.


domenica 17 Maggio 2026

Patti col diavolo

Sono usciti molti articoli in tutto il mondo a proposito di come il film commercialmente più importante della stagione, Il diavolo veste Prada 2, parli molto di giornali e di giornalismo, più che di moda come il suo predecessore. Il New York Times ne ha scritto ancora martedì. Il film da una parte sancisce in più di un’occasione che quello delle riviste di moda è un giornalismo di seconda classe (la protagonista sogna di tornare ai giornali “veri”, la coprotagonista spiega che la rivista serve a raccogliere pubblicità), dall’altra rispetta il buon lavoro di qualità che può essere fatto anche in quel genere di riviste, ma che è stato travolto dalle crisi di questi decenni. E usa allusioni molto leggibili a personaggi e contesti dell’editoria contemporanea, con riferimenti a Jeff Bezos, a Elon Musk, a Laurene Powell Jobs.


domenica 17 Maggio 2026

Severo monito

Il Garante per la Privacy ha diffuso una comunicazione assai critica nei confronti dei mezzi di informazione in cui afferma che “con riferimento ai fatti di Garlasco, si assiste a una continua e morbosa spettacolarizzazione di una vicenda di cronaca, in contrasto con il principio di essenzialità dell’informazione e suscettibile di travalicare il necessario rispetto della persona e della sua dignità”.


domenica 17 Maggio 2026

Vale tutto

L’ex giornalista finanziario del Sole 24 Ore e oggi collaboratore della testata ItalyPost, Marco Liera, ha celebrato nella sua newsletter su Substack i successi della newsletter su Substack di Selvaggia Lucarelli, figura eclettica e per questo molto contemporanea nella scena giornalistica italiana. Lucarelli aveva raccontato nei giorni scorsi alcuni sviluppi della sua newsletter, di cui erano già noti i formidabili risultati economici. Liera aggiunge delle considerazioni sulle intuizioni di Lucarelli, considerazioni sensate ma che forse trascurano che il mescolare informazione “bassa” e “alta” – nobilitando la prima con alibi sociali, e deprezzando la seconda con approcci scandalistici – è sempre stato un tratto del lavoro giornalistico italiano.

“Perché il cervello umano resta quello.
Vuole conflitto.
Vuole tensione narrativa.
Vuole personaggi ricorrenti.
Vuole aggiornamenti continui.
Vuole sentirsi dentro una saga.
Lucarelli questo lo ha capito benissimo da anni. Ma la cosa interessante è che recentemente sembra voler fare anche un piccolo salto evolutivo: meno puro “internet drama”, più contenuti percepiti come impegnati, sociali, culturali, politici.
Ed è una mossa secondo me intelligente.
Perché nell’economia dell’attenzione moderna il livello successivo non è più solo il gossip. È il gossip che acquisisce dignità culturale.
Non più:
“Guardate questa lite.”
Ma:
“Questa lite ci racconta qualcosa sulla società contemporanea.”
Che poi è esattamente il motivo per cui milioni di persone leggono questi contenuti senza sentirsi in colpa: non stanno perdendo tempo… stanno facendo analisi socio-culturale. Più o meno.

E infatti la genialità del fenomeno è questa: Substack non è diventato immune alle logiche dei social. Le ha semplicemente rese più eleganti”.


domenica 17 Maggio 2026

Sacrifici che diventano opportunità

Ripetendolo sia in un editoriale del direttore* che in un comunicato dell’azienda editrice, il Fatto ha annunciato martedì di avere rinunciato ai contributi pubblici per i quotidiani cartacei di cui aveva fatto richiesta alla fine dell’anno scorso. La richiesta era stata raccontata successivamente dallo stesso giornale, che aveva ritenuto di condividere pubblicamente con i lettori la palese contraddizione tra la richiesta stessa e le proprie storiche ed esibite ostilità a questo genere di finanziamenti, giustificandola con un periodo difficile per i propri conti e annunciando che la decisione sull’accettare o meno il finanziamento fosse ancora da prendere.
Nel frattempo il Fatto ha beneficiato di un’apprezzabile crescita degli abbonamenti digitali, soprattutto grazie alla campagna di marketing e agli investimenti di comunicazione di cui è stato strumento il referendum sulla riforma della Giustizia, e sta utilizzando con efficacia promozionale anche questa stessa rinuncia ai contributi, che potrebbe rivelarsi una scelta più remunerativa ancora dei contributi stessi.

*per chi segue i numeri mensili di diffusione dei quotidiani pubblicati da questa newsletter: nell’editoriale in questione il Fatto viene definito dal suo direttore “il terzo quotidiano generalista d’Italia”. Il dato è ottenuto conteggiando il complesso delle “vendite individuali” delle copie cartacee e digitali, comprese quelle degli abbonamenti a prezzo superscontato, e in questa scelta di conteggio – volendo considerare il Sole 24 Ore un quotidiano “non generalista” – il Fatto ha effettivamente superato la Stampa, essendo il secondo quotidiano per numero di questo genere di abbonamenti.


domenica 17 Maggio 2026

Il bambino e l’acqua sporca

Casi, polemiche, errori, plagi e allarmi intorno all’uso di software di “intelligenza artificiale” nella produzione di testi e articoli hanno spinto il New York Times a una comunicazione piuttosto estrema e proibizionista nei confronti di tali software. Il giornale ha scritto ai collaboratori freelance intimando loro di non proporre alcun “materiale per la pubblicazione il cui contenuto sia stato generato, modificato perfezionato da strumenti di AI generativa o che sia stato sottoposto a tali strumenti”. Secondo le istruzioni i software in questione possono essere usati per funzioni di “brainstorming” e ricerca, ma in nessun modo deve essere affidato loro alcun intervento sui testi.


domenica 17 Maggio 2026

Fare come se Google non ci fosse

L’amministratore delegato della grande multinazionale editoriale Condé Nast ha descritto in un’intervista le dimensioni enormi del declino di traffico portato sui siti del gruppo dalle ricerche su Google, e ha raccontato di avere indicato alle persone responsabili di smettere di pensare a Google e di dedicarsi di più a un rapporto con le comunità di lettori e alla promozione dell’identità delle testate.

“We took a snapshot of search results from seven or eight years ago. And what you saw were a few sponsored links, then the ten blue links. Do the same search today, you get an AI overview, then you get rows and rows and rows of commerce links, then you get sponsored stuff. Each of the last three years, we would do our budgets, and we’d put forecasts in of search traffic declining. Because we’d seen the pattern of algorithm changes. And generally those algorithm changes were negative. Every year, our search traffic was down more than we had forecast. So last year I told our teams, ‘Assume there’s no search.’ You have to have your businesses planned as if search is zero. We don’t expect it to be zero, we expect it to be a single-digit percentage of our traffic”.


domenica 17 Maggio 2026

Te lo ricordi, BuzzFeed?

La maggioranza della proprietà del sito statunitense BuzzFeed è stata comprata dall’imprenditore dei media e dello spettacolo Byron Allen, che deve la sua maggiore fama alla sua carriera di comico e di produttore cinematografico.
Fondato nel 2006, BuzzFeed è un sito americano che fu protagonista di una temporanea rivoluzione nei prodotti giornalistici online, mescolando contenuti “virali” e di informazione, e precorrendo tendenze che oggi sono diventate consuete o che sono state inglobate dentro il nostro quotidiano rapporto con i contenuti online. Per un periodo sembrò l’esempio del prevalere di nuovi progetti digitali sulle aziende giornalistiche tradizionali, poi il suo potere e la sua originalità si diluirono, e le maggiori testate tradizionali seppero riadattarsi e rispondere a una domanda di qualità sopravvissuta. Da qualche anno, però, BuzzFeed è diventato praticamente inesistente nell’influenzare tendenze e opinioni e nel dibattito informativo.
Byron Allen diventerà amministratore delegato di BuzzFeed rimpiazzando il fondatore Jonah Peretti.


domenica 17 Maggio 2026

Charlie, corresponsabili

L’articolo di Roberto Saviano sull’attenzione “oscena” nei confronti del “delitto di Garlasco”, pubblicato sabato su Repubblica (dove Saviano è tornato a scrivere spesso), potrebbe essere considerato come “giudizi ragionevoli che abbiamo tutti”, se non fosse per un paio di contraddizioni, e per alcune considerazioni meno banali espresse da Saviano nel suo ragionamento. Qui interessano le contraddizioni: una è che se questi giudizi li abbiamo davvero tutti, allora qualcuno razzola male, considerata la dimensione del fenomeno: e questo è uno di quei casi in cui razzolare male oscura la buona predicazione. L’interesse per Garlasco, in qualunque misura, è il fattore che determina l’offerta “oscena”: libero chiunque di averlo, l’interesse, ma prendendosi la sua parte di responsabilità nella creazione dell’oscenità, nella sottrazione di attenzione pubblica e di risorse giornalistiche ad altro e nelle quotidiane violazioni delle riservatezze investigative per nutrire questo interesse. L’altra contraddizione è che l’articolo di Saviano (e la rubrica di Michele Serra nella pagina successiva) arrivava dopo due pagine di Repubblica su Garlasco (il giornale ha cercato di attenuare la palese contraddizione titolando l’articolo sulla “tv”, benché non fosse dedicato solo alla tv). Così come il simile giudizio di Filippo Facci a pagina 3 del Giornale, sempre sabato, era schiacciato dalla garlaschizzazione del resto del quotidiano, a cominciare dalla prima pagina. Chiamarsi fuori è apprezzabile, ma fa risaltare soprattutto chi invece sta dentro.

Fine di questo prologo.


domenica 10 Maggio 2026

Il prossimo weekend a Torino

La rassegna stampa del Post, “I giornali spiegati bene”, sarà sabato prossimo al Salone del Libro di Torino, con Francesco Costa e Luca Sofri. Sempre al Salone, Luca Sofri e Michele Serra presenteranno giovedì il nuovo numero di Cose spiegate bene, la rivista del Post.


domenica 10 Maggio 2026

Legàmi

Come avviene ogni anno, il Corriere della Sera ha dedicato sabato un articolo di mezza pagina al “Premio Guido Carli”, che lo stesso sabato aveva comprato una pagina pubblicitaria sul Corriere della Sera, e che ha tra i suoi giurati l’editore del Corriere della Sera. Tra i premiati citati ci sono l’amministratore delegato dell’azienda A2A e quello dell’azienda Armani, entrambe frequenti inserzioniste del Corriere della Sera.


domenica 10 Maggio 2026

Murdoch e Vox, ma l’altro Murdoch

Il Wall Street Journal ha raccontato che James Murdoch sarebbe in trattative per acquistare il gruppo editoriale Vox Media. Murdoch è figlio del più potente imprenditore nei media del mondo, Rupert Murdoch, ma da tempo in profonde divergenze di vedute con suo padre, e in dissenso con le sue posizioni conservatrici. Vox Media pubblica alcune importanti testate americane, online e cartacee (e diversi podcast di successo): il New York Magazine (che fu posseduto da Rupert Murdoch per vent’anni nel secolo scorso), The VergeVoxVulture, tra le altre.


domenica 10 Maggio 2026

Attenzioni

Nella sua newsletter sul PostOk Boomer!, Michele Serra ha raccontato lunedì la storia molto triste e dolorosa della morte del suo cane ucciso da alcuni lupi, riflettendo sulle implicazioni generali della gestione degli animali selvatici potenzialmente pericolosi: in Italia se ne è parlato molto in questi anni, soprattutto in relazione ai lupi e agli orsi. La newsletter di Serra mescola ogni settimana racconti più personali a considerazioni sugli argomenti di attualità.
Il suo racconto sui lupi è stato ripreso nei giorni successivi da diversi altri giornali, che ne hanno correttamente citato il contesto e l’origine. Anche il quotidiano Repubblica – con cui Serra collabora da molti anni – ha ripreso il racconto della newsletter e ha invitato successivamente Serra a scriverne sul giornale, ma ha ritenuto invece di attribuire a un proprio articolo la diffusione pubblica della storia.


domenica 10 Maggio 2026

FBI contro Atlantic

L’ Atlantic, già illustre rivista mensile statunitense, e oggi uno dei più autorevoli giornali online del mondo (posseduto da Laurene Powell Jobs e in salute economica), è tornato mercoledì a raccontare la presunta dipendenza dall’alcool del direttore dell’FBI Kash Patel. Dopo il primo articolo che la sosteneva, il mese scorso, Patel aveva fatto causa al giornale chiedendo 250 milioni di risarcimento. Ma nei giorni scorsi è stata rivelata anche un’indagine dell’FBI contro l’autrice dell’inchiesta, Sarah Fitzpatrick. Il direttore dell’ Atlantic, Jeffrey Goldberg, ha difeso il lavoro di Fitzpatrick, e annunciato che il giornale insisterà a raccontare quel che scopre su Patel.


domenica 10 Maggio 2026

Ordinarie fatiche al Tirreno

Il Tribunale di Livorno ha confermato il giudizio di comportamento antisindacale nei confronti dell’azienda SAE che pubblica il Tirreno (assieme ad altri quotidiani locali, a cui si è aggiunto da poche settimane l’acquisto della Stampa)Il Tribunale non ha invece accolto il ricorso presentato dal sindacato regionale contro la chiusura della redazione di Viareggio del Tirreno.


domenica 10 Maggio 2026

Per soldi

Il settimanale londinese London Standard è l’erede dello storico tabloid Evening Standard, che ha cessato le pubblicazioni quotidiane due anni fa. Lo Standard continua a essere distribuito gratuitamente, il giovedì, e si sostiene con i ricavi pubblicitari: la proprietà, dal 2009, è del ricco e discusso imprenditore russo Alexander Lebedev.
Questa settimana, alla vigilia di importanti elezioni locali in tutto il Regno Unito, Londra compresa, il giornale è uscito con una sovracopertina pubblicitaria comprata dal partito di estrema destra Reform (favorito e poi vincente alle elezioni) e con un messaggio molto forte contro il primo ministro Starmer. La scelta di offrire a un partito politico uno spazio pubblicitario di tanta visibilità – considerate anche le criticate e criticabili posizioni di quel partito – ha ricevuto molte critiche (una simile inserzione in un giornale gallese ha portato a una aggressiva protesta davanti alla redazione, raccontata dal giornale stesso), e richieste che siano maggiormente regolate sui giornali le offerte di simili promozioni.


domenica 10 Maggio 2026

I quotidiani a marzo

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di marzo 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 148.281 (-8%)
Repubblica 71.034 (-16%)
Stampa 50.585 (-12%)
Sole 24 Ore 46.520 (-7%)
Resto del Carlino 40.912 (-11%)
Messaggero 36.013 (-11%)
Gazzettino 28.434 (-7%)
Nazione 26.759 (-11%)

Giornale 24.936 (+1%)
Fatto 24.874 (-2%)
Dolomiten 23.711 (-5%)
Messaggero Veneto 21.110 (-4%)
Unione Sarda 18.147 (-12%)

Eco di Bergamo 17.223 (-9%)
Verità 17.157 (-14%)
Giornale di Brescia 16.762 (-7%)
Manifesto 16.083 (+15%)
Secolo XIX 15.841 (-15%)
Edicola 15.600 (+74%)
Adige 15.570 (-4%)
Libero 15.224 (-11%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.604 (-3%)
ItaliaOggi 5.592 (+5%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a marzo è dell’8,5%, in mezzo tra le oscillazioni dei mesi precedenti (tra l’8,3% e il 9%): ma sempre un declino minore in confronto a quando in passato aveva superato il dieci per cento. Questo mese anche il Corriere della Sera si avvicina molto a questa media di perdite, mentre vanno molto meglio il Fatto e il Giornale, quest’ultimo persino con un rarissimo dato positivo.

Continuano a essere molto gravi il calo di Repubblica (di nuovo il peggiore tra tutti i 60 quotidiani conteggiati), e quelli della Stampa e della Verità . Il risultato positivo del Manifesto questo mese ha una dimensione tale da fargli superare un paio di altre testate nella classifica, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e “bundle” con altre testate. Anche il quotidiano di economia e imprese ItaliaOggi ha frequenti piccole oscillazioni, questo mese positive.
Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-15%) e di avere il dato peggiore tra i quotidiani locali sopra le diecimila copie. Le sue 21mila copie dichiarate tre anni fa sono diventate 12mila. Malgrado i suoi declini percentuali siano stati assai più contenuti negli ultimi mesi (grazie a sostanziosi aumenti degli abbonamenti digitali), il Piccolo di Trieste è sceso per la prima volta, di poco, sotto le diecimila copie.

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 36mila, Repubblica più di 18mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.

Corriere della Sera 45.589, -3,9% (-0,1%)
Sole 24 Ore 22.102, 1,4% (-7,2%)
Repubblica 14.542, -32,2% (+26,2%)
Manifesto 8.731, +21,9% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.605, +5% (+28,2%)
Stampa 6.577, -2,3% (-4,1%)
Gazzettino 5.662, -1% (-3,6%)
Messaggero 5.317, -2,4% (-4,8%)
Adige 5.071, +14,4% (-54,8%)

I dati qui sono sempre piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. E accanto a variazioni minime gli andamenti generali restano discontinui, di mese in mese. Quello che si nota è ancora l’invidiabile risultato del Manifesto, e la grossa crescita degli abbonamenti “superscontati” del Fatto , che nel caso del Fatto costituiscono un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali. Continua il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, a favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.

AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione , e che trovate qui.


domenica 10 Maggio 2026

La famosa post verità

La direttrice del quotidiano britannico Guardian, Katharine Viner, ha scritto un lungo articolo che in parte è una celebrazione autopromozionale dei meriti e dei successi del suo giornale, e in parte una riflessione con elementi interessanti sulla “crisi dell’informazione” ovvero del rapporto che abbiamo oggi con l’informazione. In alcuni passaggi estendendo alcune considerazioni che avevamo anche citato nel Prologo della scorsa edizione di questa newsletter.

“As tech companies have prioritised capturing attention, truth has been downgraded. AI slop and deepfakes are now so rampant that it feels that your brain can no longer compute what it’s seeing. You start to question things that turn out to be true. It doesn’t help that reality itself has become so much stranger and more grotesque” .


domenica 10 Maggio 2026

Idea balorda

Nel frattempo Daniele Luttazzi, assiduo collaboratore del Fatto, ha scritto un altro articolo (qui il precedente) in dissenso dal suo giornale per sostenere che il referendum sia “un’idea balorda”, che il finanziamento stesso vada sostenuto e che il Fatto abbia fatto bene a farne richiesta, considerate le sue necessità (il dissenso è anche sul giudizio nei confronti del partito M5S da parte del Fatto, raramente sfavorevole).
(Luttazzi mescola i contributi annuali del cosiddetto “fondo per il pluralismo” con quelli straordinari di recente attribuiti ai giornali cartacei, e con i crediti d’imposta solitamente concessi ai giornali all’interno del decreto “milleproroghe” per l’acquisto della carta)


domenica 10 Maggio 2026

129mila

La raccolta di firme per un referendum sulla legge che definisce il finanziamento pubblico ad alcune categorie di giornali, di cui avevamo scritto una settimana fa, ha un po’ rallentato i suoi progressi rispetto a un avvio robusto: in due settimane però è comunque quasi al 26% dell’obiettivo, e ha tre mesi di tempo.


domenica 10 Maggio 2026

Charlie, corresponsabili

L’articolo di Roberto Saviano sull’attenzione “oscena” nei confronti del “delitto di Garlasco”, pubblicato sabato su Repubblica (dove Saviano è tornato a scrivere spesso), potrebbe essere considerato come “giudizi ragionevoli che abbiamo tutti”, se non fosse per un paio di contraddizioni, e per alcune considerazioni meno banali espresse da Saviano nel suo ragionamento. Qui interessano le contraddizioni: una è che se questi giudizi li abbiamo davvero tutti, allora qualcuno razzola male, considerata la dimensione del fenomeno: e questo è uno di quei casi in cui razzolare male oscura la buona predicazione. L’interesse per Garlasco, in qualunque misura, è il fattore che determina l’offerta “oscena”: libero chiunque di averlo, l’interesse, ma prendendosi la sua parte di responsabilità nella creazione dell’oscenità, nella sottrazione di attenzione pubblica e di risorse giornalistiche ad altro e nelle quotidiane violazioni delle riservatezze investigative per nutrire questo interesse. L’altra contraddizione è che l’articolo di Saviano (e la rubrica di Michele Serra nella pagina successiva) arrivava dopo due pagine di Repubblica su Garlasco (il giornale ha cercato di attenuare la palese contraddizione titolando l’articolo sulla “tv”, benché non fosse dedicato solo alla tv). Così come il simile giudizio di Filippo Facci a pagina 3 del Giornale , sempre sabato, era schiacciato dalla garlaschizzazione del resto del quotidiano, a cominciare dalla prima pagina. Chiamarsi fuori è apprezzabile, ma fa risaltare soprattutto chi invece sta dentro.

Fine di questo prologo.


domenica 3 Maggio 2026

C’è l’atmosfera sabauda

La rassegna stampa del Post, “I giornali spiegati bene”, che ha molti argomenti in comune con questa newsletter, sarà a Torino entrambi i prossimi due weekend. Al Circolo dei lettori sabato 9 con Luca Sofri e Nicola Ghittoni, e al Salone del Libro sabato 16 con Luca Sofri e Francesco Costa.


domenica 3 Maggio 2026

Vertigini

Selvaggia Lucarelli, autrice di una seguita newsletter e collaboratrice del Fatto, ha ripreso sulla sua newsletter delle segnalazioni che aveva ricevuto a proposito di alcuni fatti raccontati in un libro di Simone Alliva – giornalista del quotidiano Domani – che sembrano copiati da altre fonti. Le contestazioni sono molto circolate sui social network: Alliva ha dapprima risposto su Instagram ammettendo un “errore” e annullando la presentazione del libro a Milano, e ha poi cancellato i suoi profili su Instagram e su Twitter.


domenica 3 Maggio 2026

Titoli ingialliti

Ci sono due modi contigui in cui la parola “giallo” viene usata in senso figurato sui giornali, a partire dal significato di “mistero” che deriva da una tradizione editoriale italiana. Uno ha a che fare con la necessità di correggere una notizia falsa pubblicata quando il giornale è imbarazzato nell’ammettere l’errore: e allora piuttosto che indicare esattamente la verità e contraddire la notizia data, sostiene ci sia “un giallo” intorno alla notizia in questione.
L’altro è l’uso come più generico sinonimo di “mistero” intorno a determinati fatti, ed è coerente con un’inclinazione della scrittura giornalistica italiana verso la “fictionalizzazione” dei fatti, la suggestione letteraria, lo “storytelling”. La scelta è diventata nel tempo così frequente da suonare pigra e povera, ma soprattutto ha generato un ricco repertorio di titoli equivoci, con eccessi comici, malgrado la gravità di certe notizie (quella qui sotto era su Repubblica nel 2020). Questa settimana si è aggiunto un altro caso, in un titolo della Nuova Venezia.


domenica 3 Maggio 2026

Sorprende e amareggia

Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha “invitato la stampa a un maggiore senso di responsabilità” e ha lungamente criticato un’intervista pubblicata mercoledì sul Corriere della Sera e intitolata “Vita da escort di Taylor B: «Il bacio costa 100 euro in più. Tanti chiedono: mi ami? Io rispondo: in questo istante»”.

“Sorprende e amareggia che una testata autorevole come il Corriere della Sera decida di raccontare sulla propria homepage le avventure da ‘escort’ di A.V., in arte Taylor B., magnificandone vita e prestazioni […] Leggendo della meravigliosa vita di Taylor B. tante bambine e ragazze – già spinte da un marketing martellante a una sessualizzazione precoce nonché oggetto di un’insaziabile domanda di pedopornografia – potrebbero farsi l’idea di seguirne l’esempio, attratte dai facili guadagni e da quel modello di apparente e assoluta autodeterminazione: è di qualche giorno fa la notizia che in Francia la prostituzione minorile – quasi interamente femminile – è aumentata del 43% negli ultimi 4 anni” .

(Ieri sul Corriere della Sera la stessa rubrica di Beppe Severgnini sembrava prendere le distanze da quell’intervista, senza citarla)


domenica 3 Maggio 2026

Condé Nast licenzia in Italia

Alla chiusura dell’edizione italiana di Wired da parte dell’editore – la multinazionale statunitense Condé Nast – si aggiungerebbe anche l’intenzione di licenziare quindici persone nella sede italiana.


domenica 3 Maggio 2026

Un’altra edicola è possibile

Il Post ha raccontato come alcune edicole di giornali in Italia, soprattutto nelle grandi città, stiano trovando alternative di sostenibilità con usi diversi da quello tradizionale, soprattutto legati a iniziative promozionali di aziende le più diverse.


domenica 3 Maggio 2026

Sbagliare pure avendo ragione

Lunedì scorso l’edizione bolognese del quotidiano Repubblica ha pubblicato un articolo sull’uomo anziano a cui è stato impedito di partecipare a una manifestazione del 25 aprile perché aveva con sé una bandiera dell’Ucraina. L’articolo era illustrato da una foto apparentemente tratta dal video dell’episodio molto circolato in rete, ma la foto aveva ricevuto qualche ritocco (la mano sull’asta della bandiera dell’uomo che ha allontanato l’anziano, alcuni dettagli minori intorno). L’indomani, dopo alcune contestazioni ricevute sui social, Repubblica ha ammesso l’errore (“una foto che circolava in rete”) e si è scusata, insistendo però che la foto ritoccata non modificasse la sostanza dell’episodio.


domenica 3 Maggio 2026

Il referendum sui contributi pubblici ai giornali

Un’associazione guidata da alcuni esponenti ed ex esponenti del partito M5S (tra cui l’ex deputato Alessandro Di Battista) ha formalizzato una raccolta di firme perché sia convocato un referendum che proponga l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali legato al cosiddetto “fondo per il pluralismo” ed erogato dalla Presidenza del Consiglio italiano. Il finanziamento è quello destinato alle testate che si rivolgono a minoranze linguistiche e a quelle formalmente possedute da cooperative di giornalisti o organizzazioni non profit. Tra i beneficiari ci sono quotidiani nazionali e più noti come LiberoFoglioManifestoAvvenireItaliaOggi, ma anche altri giornali a cospicua diffusione come Dolomiten Famiglia Cristiana, insieme a molte testate meno note. I contributi sono stati spesso contestati, con un tentativo di dismetterli da parte del M5S quando è stato al governo, tentativo annullato dalle legislature successive (attraverso il ripetuto differimento della scadenza prevista per la dismissione): tra quasi tutti i partiti sono distribuiti interessi protettivi nei confronti di una o di un’altra testata destinataria del finanziamento. Tra le critiche nei confronti della pratica ci sono anche quelle – sostenute in passato anche da questa newsletter – che riconoscono la legittimità di un sostegno all’informazione in quanto servizio pubblico essenziale, ma trovano che nella sua corrente forma questo sostegno venga assegnato senza nessuna garanzia sulla qualità di questo servizio pubblico, e creando una forma di concorrenza sleale. Per non dire dei casi in cui il rispetto dei criteri richiesti è solo formale, e in cui accanto a cooperative e non profit dichiarate ci sono editori e aziende di grande solidità economica.
La campagna – a cui è possibile partecipare online – è arrivata nella sua prima settimana (su tre mesi) a quasi centomila delle cinquecentomila firme necessarie a chiedere il referendum.