Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 3 Maggio 2026

C’è l’atmosfera sabauda

La rassegna stampa del Post, “I giornali spiegati bene”, che ha molti argomenti in comune con questa newsletter, sarà a Torino entrambi i prossimi due weekend. Al Circolo dei lettori sabato 9 con Luca Sofri e Nicola Ghittoni, e al Salone del Libro sabato 16 con Luca Sofri e Francesco Costa.


domenica 3 Maggio 2026

Vertigini

Selvaggia Lucarelli, autrice di una seguita newsletter e collaboratrice del Fatto, ha ripreso sulla sua newsletter delle segnalazioni che aveva ricevuto a proposito di alcuni fatti raccontati in un libro di Simone Alliva – giornalista del quotidiano Domani – che sembrano copiati da altre fonti. Le contestazioni sono molto circolate sui social network: Alliva ha dapprima risposto su Instagram ammettendo un “errore” e annullando la presentazione del libro a Milano, e ha poi cancellato i suoi profili su Instagram e su Twitter.


domenica 3 Maggio 2026

Titoli ingialliti

Ci sono due modi contigui in cui la parola “giallo” viene usata in senso figurato sui giornali, a partire dal significato di “mistero” che deriva da una tradizione editoriale italiana. Uno ha a che fare con la necessità di correggere una notizia falsa pubblicata quando il giornale è imbarazzato nell’ammettere l’errore: e allora piuttosto che indicare esattamente la verità e contraddire la notizia data, sostiene ci sia “un giallo” intorno alla notizia in questione.
L’altro è l’uso come più generico sinonimo di “mistero” intorno a determinati fatti, ed è coerente con un’inclinazione della scrittura giornalistica italiana verso la “fictionalizzazione” dei fatti, la suggestione letteraria, lo “storytelling”. La scelta è diventata nel tempo così frequente da suonare pigra e povera, ma soprattutto ha generato un ricco repertorio di titoli equivoci, con eccessi comici, malgrado la gravità di certe notizie (quella qui sotto era su Repubblica nel 2020). Questa settimana si è aggiunto un altro caso, in un titolo della Nuova Venezia.


domenica 3 Maggio 2026

Sorprende e amareggia

Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha “invitato la stampa a un maggiore senso di responsabilità” e ha lungamente criticato un’intervista pubblicata mercoledì sul Corriere della Sera e intitolata “Vita da escort di Taylor B: «Il bacio costa 100 euro in più. Tanti chiedono: mi ami? Io rispondo: in questo istante»”.

“Sorprende e amareggia che una testata autorevole come il Corriere della Sera decida di raccontare sulla propria homepage le avventure da ‘escort’ di A.V., in arte Taylor B., magnificandone vita e prestazioni […] Leggendo della meravigliosa vita di Taylor B. tante bambine e ragazze – già spinte da un marketing martellante a una sessualizzazione precoce nonché oggetto di un’insaziabile domanda di pedopornografia – potrebbero farsi l’idea di seguirne l’esempio, attratte dai facili guadagni e da quel modello di apparente e assoluta autodeterminazione: è di qualche giorno fa la notizia che in Francia la prostituzione minorile – quasi interamente femminile – è aumentata del 43% negli ultimi 4 anni” .

(Oggi sul Corriere della Sera la stessa rubrica di Beppe Severgnini sembra prendere le distanze da quell’intervista, senza citarla)


domenica 3 Maggio 2026

Condé Nast licenzia in Italia

Alla chiusura dell’edizione italiana di Wired da parte dell’editore – la multinazionale statunitense Condé Nast – si aggiungerebbe anche l’intenzione di licenziare quindici persone nella sede italiana.


domenica 3 Maggio 2026

Un’altra edicola è possibile

Il Post ha raccontato come alcune edicole di giornali in Italia, soprattutto nelle grandi città, stiano trovando alternative di sostenibilità con usi diversi da quello tradizionale, soprattutto legati a iniziative promozionali di aziende le più diverse.


domenica 3 Maggio 2026

Sbagliare pure avendo ragione

Lunedì scorso l’edizione bolognese del quotidiano Repubblica ha pubblicato un articolo sull’uomo anziano a cui è stato impedito di partecipare a una manifestazione del 25 aprile perché aveva con sé una bandiera dell’Ucraina. L’articolo era illustrato da una foto apparentemente tratta dal video dell’episodio molto circolato in rete, ma la foto aveva ricevuto qualche ritocco (la mano sull’asta della bandiera dell’uomo che ha allontanato l’anziano, alcuni dettagli minori intorno). L’indomani, dopo alcune contestazioni ricevute sui social, Repubblica ha ammesso l’errore (“una foto che circolava in rete”) e si è scusata, insistendo però che la foto ritoccata non modificasse la sostanza dell’episodio.


domenica 3 Maggio 2026

Il referendum sui contributi pubblici ai giornali

Un’associazione guidata da alcuni esponenti ed ex esponenti del partito M5S (tra cui l’ex deputato Alessandro Di Battista) ha formalizzato una raccolta di firme perché sia convocato un referendum che proponga l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali legato al cosiddetto “fondo per il pluralismo” ed erogato dalla Presidenza del Consiglio italiano. Il finanziamento è quello destinato alle testate che si rivolgono a minoranze linguistiche e a quelle formalmente possedute da cooperative di giornalisti o organizzazioni non profit. Tra i beneficiari ci sono quotidiani nazionali e più noti come LiberoFoglioManifestoAvvenireItaliaOggi, ma anche altri giornali a cospicua diffusione come Dolomiten Famiglia Cristiana, insieme a molte testate meno note. I contributi sono stati spesso contestati, con un tentativo di dismetterli da parte del M5S quando è stato al governo, tentativo annullato dalle legislature successive (attraverso il ripetuto differimento della scadenza prevista per la dismissione): tra quasi tutti i partiti sono distribuiti interessi protettivi nei confronti di una o di un’altra testata destinataria del finanziamento. Tra le critiche nei confronti della pratica ci sono anche quelle – sostenute in passato anche da questa newsletter – che riconoscono la legittimità di un sostegno all’informazione in quanto servizio pubblico essenziale, ma trovano che nella sua corrente forma questo sostegno venga assegnato senza nessuna garanzia sulla qualità di questo servizio pubblico, e creando una forma di concorrenza sleale. Per non dire dei casi in cui il rispetto dei criteri richiesti è solo formale, e in cui accanto a cooperative e non profit dichiarate ci sono editori e aziende di grande solidità economica.
La campagna – a cui è possibile partecipare online – è arrivata nella sua prima settimana (su tre mesi) a quasi centomila delle cinquecentomila firme necessarie a chiedere il referendum.


domenica 3 Maggio 2026

Pochi ma buoni

USA Today, il quarto e meno internazionalmente noto dei quotidiani considerati “nazionali” statunitensi (gli altri sono New York TimesWall Street Journal Washington Post), è tornato in attivo nel primo trimestre del 2026, pur avendo diminuito i ricavi complessivi e avendo perso una quota cospicua degli abbonati digitali, che in un anno sono passati da 1,81 milioni a 1,33 milioni. Il miglioramento dei margini è avvenuto parallelamente a uno spostamento delle priorità dall’aumento del numero degli abbonamenti all’investimento sugli abbonati digitali più assidui e fedeli, la cui resa economica media è maggiore sia in termini di durata a lungo termine dell’abbonamento che di acquisto di prodotti e servizi accessori (“bundle” con altre testate, offerte di giochi e servizi di video ed entertainment). Contemporaneamente l’azienda dice di avere invece ridotto le offerte scontate e promozionali di minor ritorno economico.


domenica 3 Maggio 2026

Will Lewis riappare in Italia, forse

La newsletter sui media americani e sui loro protagonisti che si chiama Breaker – l’abbiamo citata spesso su Charlie – si è chiesta venerdì che ne sia stato di Will Lewis, dopo l’uscita dal Washington Post. Lewis è londinese ed è un editore e manager del mondo editoriale di eccezionale curriculum, protagonista delle vicende di grandi testate internazionali, dal Wall Street Journal al Daily Telegraph al gruppo News International. I lettori e le lettrici di Charlie lo conoscono soprattutto per la sua fallimentare gestione recente del Washington Post, dove le sue scelte sono state molto contestate dalla redazione, i suoi precedenti nello scandalo britannico delle intercettazioni abusive sono stati molto rievocati, e tutto si è concluso col suo di fatto licenziamento tre mesi fa.
Adesso, secondo Breaker – che non sostanzia molto la sua ipotesi – Lewis sarebbe stato coinvolto nell’acquisto del gruppo italiano GEDI da parte della società greca Antenna. Con Antenna Lewis aveva avuto relazioni due anni fa rispetto alla possibile cessione di una sua startup.

“Lewis has been consulting for the Greek media company Antenna following their recent acquisition of Italian newspapers la Repubblica and La Stampa. Lewis is friends with Antenna Chairman Theodore Kyriakou, who seems to have more consultants than a McKinsey offsite.No word if Lewis has told journalists at la Repubblica “Le persone non leggono le tue cose” (Italian for “people are not reading your stuff” which the Brit famously told Washington Post staffers during a late 2022 town hall). Lewis did not respond to repeated requests for comment” .


domenica 3 Maggio 2026

Dare risposta alle domande con l’AI

Alcuni importanti siti di news internazionali hanno iniziato ad adottare e offrire ai propri lettori un servizio di ricerca interna gestito da software di “intelligenza artificiale” e fornito da Taboola, una piattaforma di distribuzione di contenuti pubblicitari nota soprattutto per la distribuzione dei contenuti sponsorizzati accessori che compaiono all’interno o in fondo agli articoli di molti siti di news. Un articolo del sito americano Digiday – che si occupa di marketing e pubblicità digitale – ha citato tra i siti che hanno adottato il servizio (che si chiama DeeperDive) quello del quotidiano statunitense USA Today quello dell’edizione britannica dello HuffPost, quelli dell’editore Reach, anch’esso britannico. In testa agli articoli dello HuffPost, per esempio, compare un box con alcune domande preconfezionate legate al contenuto dell’articolo, seguite da uno spazio di ricerca in cui chi legge può inserirne di proprie. Il servizio risponde attingendo al database di contenuti del sito e offrendo una serie di link connessi.
Il servizio è fornito ai siti da Taboola in cambio di una spartizione dei ricavi della pubblicità che compare nelle pagine relative. Secondo gli interpellati dall’articolo di Digiday, DeeperDive permetterebbe non solo un aumento del traffico ma una più diretta e approfondita conoscenza degli interessi degli utenti.


domenica 3 Maggio 2026

Charlie, tempi incerti

È uno strano periodo, per i destini dei giornali. Negli ultimi due o tre anni si sono accentuati due cambiamenti, rispetto ai travolgenti, confusi ma anche fertili primi due decenni del secolo.
Da una parte si sono consolidate e radicate molte delle trasformazioni digitali – di tutte le trasformazioni digitali – e c’è una sensazione di minore tempesta, nel bene e nel male. L’epoca di internet si sta sempre più “normalizzando”, e per quel che riguarda i giornali questo è avvenuto con la riduzione delle opportunità, degli stravolgimenti, delle sperimentazioni, che si erano molto più frequentemente accavallati fino a qualche anno fa. Per i giornali Google non è più lo strumento che era, i social network non sono più gli strumenti che erano, la novità di podcast e newsletter si è stabilizzata, le tentazioni inventive sono in un momento di stanca.

E poi c’è che si sta sfarinando il ruolo dei “giornali”, anche estendendo la definizione – come fa questa newsletter – ai prodotti di informazione e alle testate giornalistiche di nuovo formato. Sia perché ormai l’informazione ci raggiunge da molti canali e percorsi che resta invece difficile chiamare “giornali”, sia perché la ormai stabile confusione di attendibilità dell’informazione stessa rende più difficile associare esattamente il lavoro giornalistico con il racconto della realtà. In questo momento più che il futuro dei giornali, quello illeggibile è il futuro di una realtà condivisa.

La grande variabile nuova in questa disordinata situazione sono i software di intelligenza artificiale. È come se ci fossimo tutti convinti di essere alla vigilia di enormi sovversioni, senza avere ancora un’idea della loro natura e misura (piccole sovversioni sono già estesamente in corso). Soprattutto nei giornali, dove il contesto sembra quello di trent’anni fa: c’è una cosa enorme, cosa possiamo farci davvero?

Quella volta là è poi successo di tutto, questa chissà: la Storia si ripete molto meno, ultimamente. Ma del disordine un po’ stagnante di oggi sappiamo una cosa, ormai: che potrebbe cambiare domani.

Fine di questo prologo.


domenica 26 Aprile 2026

Rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore

Il quotidiano Repubblica dedica oggi una pagina alla rivista Scarp de’ tenis, che ha raggiunto 300 numeri con il suo eccezionale e ammirevole progetto, e che ha affidato a Michele Serra la direzione del numero celebrativo, che ha diverse copertine con i ritratti di alcuni “venditori” del giornale.

“Dare un’opportunità di lavoro a chi è stato espulso dal mondo del lavoro per molti motivi, dall’età ai vari inciampi della vita, ed è finito per strada», dice Lampertico. Vendere la rivista, che costa 4 euro, con un regolare contratto della casa editrice. «Il giovedì distribuiamo le copie, il sabato e la domenica vanno a venderle, il lunedì tornano, e facciamo i conti». Per ogni copia del mensile venduta restano al venditore un euro e 20 centesimi, più le mance, sempre gradite. «Riesco a portare a casa circa 500 euro al mese», dice Pasquale, che ha addosso molti anni di strada, e ora può dire “porto a casa” perché ha una stanza in affitto, che riesce a pagare da solo. Lo stesso per Fedele — quante disgrazie intrecciate — «ero un fotografo quotato, ma sono rimasto senza un centesimo» (e mostra la cover di un disco dei Pooh, 1985, «l’ho fatta proprio io»). Il circuito è quello delle parrocchie, a ricoprire l’intero territorio della Diocesi di Milano, che è la più grande del mondo, non per caso “Scarp” è nata qui. Ma sempre grazie alla Caritas Ambrosiana e a Caritas Italiana si è diffusa in altre 15 città. E poi ci sono le strade, un tempo vissute molto dal basso, oggi attraversate con dignità. Cento venditori in tutta Italia, e potreste pensare che sono pochi, ma sono cento che hanno ricominciato a vivere, «perché risalire dalla strada è molto difficile»” .


domenica 26 Aprile 2026

Due indignazioni con una fava

Massimo Mantellini, uno dei più noti autori italiani di blog ai tempi dei blog, ed esperto commentatore delle trasformazioni culturali e sociali indotte da quelle digitali, ha ben riassunto un ciclo tipico dell’informazione italiana, a proposito di un recente caso di cronaca romagnolo.

“Prima i media diffondono particolari macabri e inquietanti, virgolettati attribuiti all’ambulanziere sospettato degli omicidi di anziani pazienti, “prove” che non solo suggeriscono la colpevolezza dell’imputato ma ne disegnano i tratti di morbosa anomalia e che inevitabilmente coinvolgono molto delle persone intorno a lui, e poi, quando l’effetto atteso di una vasta indignazione (e di pagine viste e copie vendute) è stato ottenuto, iniziano a produrre la seconda onda: articoli sugli effetti a cascata che l’indignazione social ha prodotto sulle persone vicine all’imputato, quelle stesse persone che gli stessi media avevano ampiamente coinvolto. Come se le minacce social non fossero l’effetto inevitabile del cattivo giornalismo e delle sue intenzionali attenzioni ai particolari più inquietanti. Come ogni volta ciò che i media producono non è solo cattiva informazione ma anche una lesione ampia del senso di comunità. Cattiveria indotta come modello economico residuo che ha come effetto principale quello di mettere i cittadini gli uni contro gli altri” .


domenica 26 Aprile 2026

Ricchi editori

Le attenzioni statunitensi nei confronti del progetto dello Star, il nuovo quotidiano di Washington che vuole approfittare del recente indebolimento del Washington Post deciso dal suo editore Jeff Bezos, proseguono. Il Wall Street Journal ha intervistato il suo fondatore Robert Allbritton – già cofondatore di Politico – e descritto le sue intenzioni. Che fin qui, somigliano a quelle di Jeff Bezos quando acquistò il Washington Post.

“With the Star, Allbritton said, a sale isn’t the endgame. “I don’t need the damn money,” he said. “This time, let’s do it for the purity of the mission”” .


domenica 26 Aprile 2026

Misteri che non lo erano

Un articolo sul sito del magazine statunitense Atlantic ha definito “una farsa” la notizia degli “scienziati scomparsi” che ha trovato esteso spazio anche sui giornali e siti di news italiani. Secondo l’autore Daniel Engber non c’è nessuna relazione tra i diversi “scienziati” citati che possa suggerire un elemento comune, se non – ma neanche questo vale per tutti – il loro essere professionisti che lavorano in distinte branche della scienza, dalla fisica alla chimica, come altre centinaia di migliaia di americani. E le loro stesse “scomparse” sono assai meno misteriose di come sono state presentate.

“The bigger problem with the story is this: Their deaths and disappearances aren’t really unexplained. Reza went missing while hiking, a fate that probably befalls hundreds if not thousands of people every year. Two more people on the list, a pair of JPL-affiliated astrophysicists, each about 60 years old, may have died of natural causes, as happens to roughly 35,000 other Americans of their age each year. The MIT physicist was murdered by a former classmate who also shot and killed two undergraduates at Brown University. Several people on the list appeared to be suffering from personal distress” .


domenica 26 Aprile 2026

Il Tirreno meno locale

ItaliaOggi di sabato ha anche citato un’ipotesi di riduzioni di costi al Tirreno, quotidiano livornese in grossa crisi da tempo e posseduto dalla stessa società SAE che ha comprato la Stampa.

“Il quotidiano edito dalla Sae studia una riduzione a due delle edizioni locali, una per il Nord della Toscana una per il Sud, al posto delle 5 attuali, seguendo i modelli interni al gruppo rappresentati dalla Nuova Sardegna e dalle 3 Gazzette (Reggio, Modena e Ferrara). Ogni fascicolo avrà, in prospettiva, una foliazione di 56 pagine. Per ridurre i costi, è inoltre sul tavolo una cassa integrazione «adeguata», secondo la definizione della proprietà. Oggi in redazione l’organico è di circa 50 giornalisti”.


domenica 26 Aprile 2026

Gli Agnelli ancora nella Stampa, forse

Secondo un articolo del quotidiano ItaliaOggi la società Exor della famiglia Agnelli Elkann, dopo aver ceduto le testate del gruppo editoriale GEDI, riprenderà una quota di circa il 20% del quotidiano La Stampa entrando nella sua nuova proprietà, la cui maggioranza sarà dell’azienda editoriale SAE.

“Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l’editrice Sapere aude editori mantiene il controllo al 51% circa, affiancata dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann (tramite un veicolo di nuova costituzione) che resta così nel capitale del quotidiano piemontese e avrà una quota intorno al 20-22%, anche se a oggi le trattative non sono ancora chiuse ma hanno già raggiunto una fase molto avanzata. Battono un colpo anche gli industriali locali, di cui in passato era rimasto in dubbio il coinvolgimento: adesso sono della partita le Confindustrie locali sia di Torino sia di altre città come Asti e Cuneo mentre è in via di definizione l’impegno di Novara. Gli imprenditori del territorio avranno, complessivamente, in portafoglio un altro 20% circa, comunque con un impegno che sarà indicativamente e leggermente inferiore a quelli degli Elkann. Una quota restante (intorno al 5%), infine, andrà alla Fondazione di origine bancaria di Modena”.


domenica 26 Aprile 2026

Giornalismo e slealtà

Martedì esce in libreria la prima traduzione italiana di un classico dell’analisi giornalistica statunitense, pubblicato nel 1990: “The Journalist and the Murderer“, di Janet Malcolm, stimata autrice del New Yorker, morta nel 2021. Il libro ospita attualissime riflessioni sulle contraddizioni nel lavoro dei reporter basate su una eccezionale storia giudiziaria. Dice Wikipedia:

“When Malcolm’s work first appeared in March 1989, as a two-part serialization in The New Yorker, it caused a sensation, becoming the occasion for wide-ranging debate within the news industry. This heavy criticism continued when published in book form a year later. However, The Journalist and the Murderer is now regarded as a “seminal” work, and its “once controversial theory became received wisdom.”It ranks 97th on the Modern Library’s list of the 100 best non-fiction works of the 20th century” .

“Il giornalista e l’assassino” è pubblicato da Adelphi nella traduzione di Enzo d’Antonio.


domenica 26 Aprile 2026

Di cosa occuparsi

Sempre sul Fatto, Giovanni Valentini (giornalista 78enne che tiene sul giornale una rubrica settimanale in cui si occupa soprattutto di Rai ma anche di altri temi dell’informazione), è tornato sulla polemica del giornale con il senatore Carlo Calenda. Ma quello che interessa a questa newsletter è la sintesi di Valentini intorno ai finanziamenti ai giornali del “fondo per il pluralismo”.

“In nome del pluralismo e della libertà di stampa, si può considerare anche giusto e opportuno che il governo intervenga a sostegno dell’informazione. Ma bisogna verificare bene a quali condizioni per evitare abusi: altrimenti, si rischia di fare di tutti i giornali un fascio e di provocare una reazione avversa, come quella della petizione contro il cosiddetto “reddito di giornalanza”, promossa dall’associazione Schierarsi.
Finché si tratta della stampa d’ispirazione cattolica, cioè della religione largamente più radicata e seguita nel nostro Paese, i contributi diretti hanno una loro legittimazione: i 5,5 milioni di euro corrisposti nel 2024 al quotidiano Avvenire, i 6 milioni tondi a Famiglia Cristiana e i 287mila euro alla rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica possono anche essere considerati leciti. E altrettanto vale per testate pubblicate da cooperative di giornalisti, come per esempio il manifesto (3,257 milioni), La Provincia (1,397 milioni) o La Discussione (990mila euro). Ma deve trattarsi di vere cooperative, non di società private travestite.

Che senso può avere, allora, un sostegno pubblico di 5,4 milioni a un quotidiano come Libero che appartiene a un imprenditore della sanità qual è Antonio Angelucci, parlamentare assenteista della Lega, che già controlla Il Giornale e Il Tempo di Roma? Oppure, un contributo di 2,4 milioni alla Gazzetta del Mezzogiorno di Bari, acquisita da Antonio Albanese (rifiuti) e Vito Miccolis (trasporti), poi trasformata in un’impresa sociale? Di questi casi, piuttosto, farebbe bene a occuparsi un parlamentare che si professa democratico e liberale come Calenda. Tanto più che i contributi diretti (70-75 milioni annui) si aggiungono alle agevolazioni, pari al 30% delle spese sostenute nell’anno precedente, riconosciute a tutti i giornali come credito d’imposta per l’acquisto della carta, portando il totale a circa 140 milioni all’anno” .

(un paio di incisi rispetto alle corrette considerazioni di Valentini sugli abusi in questione, che riguardano anche diverse altre testate destinatarie dei contributi:
– che le testate “di ispirazione cattolica” debbano godere di contributi pubblici, soprattutto se il loro editore è un’organizzazione internazionale economicamente piuttosto solida, è molto discutibile, in una democrazia laica;
– che degli abusi in questione si occupi ” un parlamentare che si professa democratico e liberale come Calenda” è un auspicio condivisibile, e da estendere a qualunque parlamentare democratico e liberale, e anche non liberale. Il problema è che l’assegnazione dei contributi del “fondo per il pluralismo” corrisponde a un equilibrio spartitorio per cui da sempre nessun parlamentare mette in discussione niente di quell’assegnazione per timore di ritorsioni nei confronti delle assegnazioni che sono di suo interesse, accettabili o no che siano;
– come detto sopra, tra le agevolazioni straordinarie per i giornali cartacei, non menzionate da Valentini, ci sono anche quelle richieste dal Fatto).


domenica 26 Aprile 2026

Non tutti

Il direttore del Fatto ha risposto alla lettera di un lettore a proposito del recente annuncio che il giornale potrebbe approfittare di un contributo pubblico destinato alle testate cartacee, contraddicendo così una antica rivendicazione di rinuncia ad “alcun finanziamento pubblico”, pubblicata persino sotto la testata. La risposta del direttore rischia di suggerire ancora un equivoco sull’universalità dei contributi pubblici, dove dice che ” è dura rinunciare a soldi che tutti gli altri incassano facendo concorrenza sleale”. A incassare i contributi annuali previsti dal “fondo per il pluralismo” è infatti un numero limitato di testate nazionali, che non comprende i quotidiani più venduti e potenzialmente concorrenti del Fatto (tra i maggiori ci sono LiberoAvvenireFoglioManifesto). A incassare invece i contributi per cui ha presentato domanda il Fatto saranno invece solo i giornali cartacei.


domenica 26 Aprile 2026

Il famoso 5 orizzontale del 2026

C’è stata una piccola ma peculiare agitazione , la settimana passata, tra il pubblico fedele del cruciverba del New York Times della domenica, quello più grande rispetto agli altri giorni della settimana, pubblicato anche sul magazine del giornale, che esiste da 84 anni, e che Wikipedia definisce “un’icona della cultura americana”. Al cruciverba di domenica scorsa, però, mancavano delle definizioni e altre cose non corrispondevano. Il giornale si è scusato, correggendo la versione online , e spiegando che l’errore era dovuto a un redesign del magazine che non prevedeva ancora il template del cruciverba, con conseguente gestione manuale e imprecisa.


domenica 26 Aprile 2026

Fine di Tiscali News

È stata annunciata la chiusura della sezione di notizie del sito di Tiscali, fornitore di servizi digitali e di telecomunicazioni che fu protagonista delle prime innovazioni italiane in questi settori (oggi è posseduto dall’azienda Tessellis, il cui principale socio è una società di investimenti americana). L’offerta giornalistica di Tiscali era nata quando il sito era chiamato un “portale”, rappresentando un accesso ai contenuti e servizi di internet, allora più limitati ma anche meno organizzati. Tra le varie offerte se ne creò anche una di notizie, che poi nel tempo ha conosciuto vari cambiamenti fino a diventare quello che le sezioni di news degli ex portali sono da tempo: un misto generalista di argomenti assai diversi e trattati sinteticamente, offerto ai grandi numeri di lettori che entrano in contatto con i servizi digitali offerti (mail, soprattutto).


domenica 26 Aprile 2026

Brut

Il quotidiano francese Le Monde ha raccontato il rapporto particolare che il presidente della repubblica Emmanuel Macron ha stabilito con la testata digitale Brut, che in dieci anni ha creato un grande seguito soprattutto presso un pubblico giovane, soprattutto sui social network e soprattutto con contenuti video. Rapporto che da un po’ di tempo irrita fotografi e testate concorrenti.

Brut semble néanmoins devenu, aux yeux de l’Elysée, un interlocuteur possible. Mais pas question pour le site de vidéos de communiquer sur ce refus, jusqu’à présent resté confidentiel. Il ne faut pas insulter l’avenir.
Car le média en ligne, qui a déménagé à Paris intra-muros, dans le quartier de Montparnasse, continue de grandir. Après une première levée de fonds de 10 millions d’euros en 2018 (auprès de plusieurs fonds d’investissement, comme Bpifrance et Xavier Niel, actionnaire à titre individuel du Groupe Le Monde), une seconde, en 2019, permet de recueillir 36 millions d’euros supplémentaires, principalement auprès d’investisseurs américains, et de rêver d’une internationalisation du média” .


domenica 26 Aprile 2026

Lentamente, ma

Fin dal suo primo invio , sei anni fa, questa newsletter ha segnalato l’anacronistica anomalia nel panorama delle direzioni dei quotidiani e dei siti di news italiani, occupate quasi tutte da uomini e con una quota limitatissima di direttrici. Il dato di sole due donne a dirigere un quotidiano tra i primi cinquanta quotidiani per diffusione rimane lo stesso, ma il Corriere della Sera ha appena nominato “condirettrici” due sue giornaliste, Fiorenza Sarzanini e Barbara Stefanelli.


domenica 26 Aprile 2026

Il Corriere prova a fare un festival

Il Corriere della Sera ha deciso di aggiungersi alla buona parte delle testate giornalistiche italiane che organizzano un proprio festival maggiore, dedicato al rapporto con i propri lettori e lettrici (Repubblica lo fa a Bologna, il Fatto a Roma, il Foglio a Firenze, Domani ha fatto esperimenti a Parma, Pesaro e Roma, il Post ha a Faenza il più esteso e più antico dei suoi diversi “Talk”, il settimanale Internazionale ha una lunga tradizione di festival autunnale a Ferrara).
La prima festa del Corriere (negli anni scorsi c’era stato un più limitato evento napoletano) si terrà il prossimo weekend a Ferrara, città appunto abitualmente associata all’evento di Internazionale . Il ritardo del giornale nello sperimentare un evento simile – che può costituire anche una preziosa fonte di raccolta di sponsorizzazioni – si deve probabilmente alla maggiore debolezza, rispetto ad altre testate, in termini di costruzione di comunità e partecipazione da parte dei lettori e dei sostenitori: aspetto che però in questi anni è diventato molto importante per contribuire alla crescita degli abbonamenti, e su cui quindi anche il Corriere deve investire. Parteciperanno molti dei giornalisti più noti della testata, assieme a ospiti di diverso genere: il sindaco di Ferrara ha già annunciato che il progetto «proseguirà nei prossimi anni».


domenica 26 Aprile 2026

Charlie, teppisti e ambasciatori

Senza nulla togliere alla spregevolezza di Vladimir Solovyev, è una strana idea di indipendenza dell’informazione quella che il governo italiano ha contrapposto alla dipendenza dal regime dell’informazione russa. Il ministro degli Esteri Tajani ha infatti convocato l’ambasciatore russo in Italia per dirgli che è “inaccettabile” quello che Solovyev ha detto alla tv russa su Giorgia Meloni. La domanda è: cosa dovrebbero fare secondo Tajani l’ambasciatore russo e il governo russo da cui l’ambasciatore dipende? Intervenire su Solovyev, un giornalista televisivo? Dirgli cosa deve dire e cosa non deve dire, che toni deve avere, con chi prendersela? È un approccio corretto da promuovere se si auspica contemporaneamente la riduzione della censura e della repressione nei confronti del dissenso da parte del regime putiniano? Poi la volta che l’ambasciatore italiano a Mosca venisse convocato dal regime russo per chiedergli conto di come Putin può essere stato definito in un programma Rai, l’ambasciatore cosa fa, si scusa e assicura interventi?

Fine di questo prologo.


domenica 19 Aprile 2026

Bene coi libri del Post

Il progetto di libri pubblicati dal Post assieme all’editore Iperborea continua a crescere non solo come offerta di informazione e conoscenza ma anche come fonte di ricavo e sostenibilità economica accessoria: tre mesi fa il Post aveva descritto i suoi risultati, assai soddisfacenti per il mercato italiano della “non fiction”, e questa settimana la previsione di quell’articolo è stata confermata, con il libro Leggere gli alberi che ha raggiunto le diecimila copie vendute (stime GFK più vendite dirette del Post). Nel frattempo, dopo Per parlare di Israele, il cui autore è stato in Italia nei giorni scorsi, questa settimana esce il nuovo libro di “Altrecose”, dedicato agli ultimi due eccezionali anni del tennis mondiale, Cambiocampo.


domenica 19 Aprile 2026

C’è un nuovo sceriffo in città

Il giornale online americano Notus, che avevamo citato il mese scorso, continua a sviluppare le sue ambizioni di concorrenza col Washington Post nella copertura locale, approfittando dei recenti ridimensionamenti di quest’ultimo. Adesso ha annunciato che il suo nuovo nome sarà The Star.


domenica 19 Aprile 2026

TMZ goes to Washington

Il New Yorker ha raccontato di un certo allarme nella politica di Washington per le nuove attenzioni che saranno dedicate a quegli ambienti dal famigerato sito di news TMZ , noto per i suoi scoop scandalistici sui personaggi dello spettacolo statunitense. TMZ è posseduto dalla grande società di media ed entertainment Fox.

“TMZ is, to put it generously, a controversial outfit that few would admit to reading regularly. The publication routinely breaks news—such as the murder of Rob and Michelle Reiner, and key developments concerning the disappearance of Nancy Guthrie, the mother of the “Today Show” co-anchor Savannah Guthrie — often employing ruthless tactics to obtain such significant stories. Their brutal approach to tracking down entertainers has earned them a litany of enemies. In 2007, TMZ reported on a disturbing voice mail that Alec Baldwin had left for his daughter; nearly a decade later, in a 2016 article, by Nicholas Schmidle, in this magazine, Baldwin described the site’s founder and executive producer Harvey Levin as “a festering boil on the anus of American media””.


domenica 19 Aprile 2026

En passant

(oggi il Post, che produce questa newsletter, compie sedici anni)


domenica 19 Aprile 2026

Il catalogo è questo

Della peculiare natura del giornalismo di moda nell’informazione italiana – dedicato quasi esclusivamente alla promozione di brand inserzionisti dei giornali e quasi inesistente nel racconto giornalistico del settore – abbiamo fatto frequenti esempi in passato, ma alcuni casi sono ancora più palesemente rappresentativi. Le sei pagine di “Moda” su Repubblica ospitavano sabato un articolo promozionale sull’azienda Loro Piana, un articolo promozionale sull’azienda Louis Vuitton, un articolo promozionale sull’azienda Chanel, un articolo promozionale sull’azienda Agnona, un articolo promozionale sull’azienda Goldenpoint, un articolo promozionale sull’azienda H&M e un articolo promozionale su un magazine di Repubblica. Nient’altro. Un’intervista all’amministratore delegato dell’azienda Gucci occupava una delle pagine successive, nella sezione Economia.


domenica 19 Aprile 2026

Darsi all’ippica, e al resto

Il Wall Street Journal sta investendo su una nuova più robusta redazione sportiva.


domenica 19 Aprile 2026

“Anni bui” al Fatto

In una sua personale polemica col quotidiano Il Fatto (che accusa di falsificazioni ed eccessive indulgenze nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina), il senatore Carlo Calenda ha pubblicato su Twitter alcuni dati del bilancio della società editrice del giornale, sottolineandone i problemi. A prescindere da questo intervento, i problemi di bilancio del Fatto sono noti e saranno protagonisti dell’assemblea dei soci di SEIF – l’azienda editrice quotata in borsa – convocata per il 30 aprile. Nella sua relazione relativa la società di revisione KPMG aveva scritto: “Richiamiamo l’attenzione su quanto riportato dagli Amministratori nella nota integrativa al paragrafo “Continuità aziendale” in merito all’esistenza di un’incertezza significativa che può far sorgere dubbi significativi sulla capacità del Gruppo di continuare ad operare come un’entità in funzionamento”. L’invito degli amministratori esposto nel bilancio è per un accantonamento dei nuovi investimenti previsti, per una riduzione dei costi di stampa e distribuzione del giornale cartaceo e per una richiesta di maggiori sostegni alle banche.

Sabato il Fatto ha pubblicato sul quotidiano e sul sito un messaggio dell’amministratrice delegata di SEIF in risposta alle “illazioni e allusioni”: Monteverdi torna a smentire le assai dubbie accuse su presunti “contributi russi” al giornale, e obietta alle critiche sul bilancio citando i consensi che il giornale comunque riceve in termini di abbonamenti digitali e crescita dei suoi progetti, ma ammette “anni bui”.

“La Società ha attraversato anni bui perché ha deciso, nonostante la crisi delle edicole, di continuare a investire e soprattutto di non compiere operazioni di ristrutturazione a danno dei giornalisti e del personale dipendente. Ha pensato al futuro nel rispetto delle persone e del prezioso lavoro che svolgono con un piano industriale di sviluppo.
Perdonateci se non svendiamo la Società al primo offerente a vantaggio degli azionisti e a svantaggio dei dipendenti”.


domenica 19 Aprile 2026

Strumenti digitali contro strumenti digitali

Avevamo descritto l’Internet Archive qualche mese fa su Charlie:

“L’ Internet Archive è una istituzione antica del web e di valore davvero inestimabile: è un enorme archivio online di storia trentennale, gestito da una non profit, che tra le altre cose registra e salva quantità enormi di pagine pubblicate su internet, comprese quelle dei giornali e siti di news. La sua utilità è quotidiana ed estesissima per la ricerca e l’uso di pagine – o di versioni passate di pagine – che vengono cancellate o modificate nelle loro versioni online sui siti relativi. Secondo un articolo del sito americano Nieman Lab, i costi di gestione di un impegno simile sono stati di oltre 32 milioni di dollari nel 2023, con 134 persone impiegate”.

Adesso l’utilità dell’Internet Archive è minacciata dal fatto che alcune grosse testate internazionali ne stanno impedendo l’accesso ai propri archivi per timore che le aziende di “intelligenza artificiale” estraggano da lì i loro contenuti per la formazione dei software. Molti giornalisti internazionali hanno firmato una petizione in sostegno del servizio dell’Internet Archive.


domenica 19 Aprile 2026

Vie obbligate

Su Repubblica di martedì è comparso un interessante e rivelatore esempio dei conflitti tra i diversi fattori che possono orientare le scelte giornalistiche di un quotidiano. Repubblica è un quotidiano che ha fino a oggi tenuto posizioni molto critiche nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina, e in generale ostili al regime governato da Vladimir Putin e favorevoli ad azioni che lo indeboliscano. Ed è anche un quotidiano di opposizione alla presente maggioranza di governo e soprattutto ai suoi due partiti più di destra, Lega e Fratelli d’Italia. Repubblica è però anche un giornale – come diversi altri dei maggiori quotidiani italiani – che mantiene grandi attenzioni alla promozione degli interessi di Eni, che oltre a essere un’enorme e potente multinazionale dell’energia e dei combustibili fossili, è da sempre uno dei maggiori inserzionisti dei quotidiani e con una lunga tradizione di pressioni e relazioni con le redazioni, soprattutto quelle economiche.
Nel decidere se e come dare la notizia di una discutibile richiesta di Eni perché vengano attenuate le sanzioni nei confronti della Russia, richiesta espressa durante un evento organizzato dalla Lega, l’impressione è che quindi Repubblica abbia fatto prevalere il terzo dei tre criteri esposti sopra. Impressione che confermerebbe che gli orientamenti “economici” sono sempre più forti di quelli “politici”, nei giornali.

“È l’ora della risposta «straordinaria». Perché «eccezionale» è lo shock energetico provocato dal blocco dello Stretto di Hormuz, «il più importante degli ultimi quarant’anni». E perché la tregua – aggiunge l’ad di Eni Claudio Descalzi – «non è mai esistita». Ecco il tabù da rompere: il gas russo. Dal palco della scuola di formazione politica della Lega, che da giorni preme per comprare metano e petrolio da Putin, il ceo del colosso dell’energia indica una via d’uscita, di fatto obbligata, all’Europa che «si sta sempre più isolando». Così: «Penso che sia necessario sospendere il ban (divieto) che scatterà il primo gennaio 2027 sui venti miliardi di metri cubi di gnl (gas naturale liquefatto) che vengono dalla Russia»”.


domenica 19 Aprile 2026

Chiude Wired italiano

Come suggeriva la simile decisione di due settimane fa nei confronti dell’edizione inglese, la grande multinazionale editoriale Condé Nast ha annunciato la chiusura dell’edizione italiana del mensile Wired, nata diciassette anni fa a seguito del successo e del protagonismo del mensile statunitense nell’anticipare e rappresentare i cambiamenti tecnologici e digitali tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo.

“Taken together, Wired in Italy, Self, and the affected Glamour markets represent a little over 1% of our overall revenue. They also remain unprofitable, and continuing to operate them in their current form limits our ability to invest in the ideas and areas that will drive future growth […] For Wired in Italy, we are also planning to transition away from publishing. While Wired remains a strong global brand, the Italian edition has not kept pace with growth in our other markets, including the US, UK, Middle East, Japan and Mexico. Wired Consulting and live events will continue across Europe, primarily managed by the Wired team in the UK” .


domenica 19 Aprile 2026

Ci mancavano i mercati predittivi

Il giornale online statunitense ProPublica ha aggiornato il proprio “codice etico” vietando ai propri dipendenti investimenti nei cosiddetti “mercati predittivi“, ovvero dei servizi a metà tra i mercati azionari e i siti di scommesse che permettono di guadagnare (o perdere) soldi facendo previsioni su notizie e sviluppi fattuali di diverso genere.


domenica 19 Aprile 2026

I quotidiani a febbraio

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di febbraio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 147.995 (-6%)
Repubblica 69.487 (-17%)
Stampa 51.397 (-11%)
Sole 24 Ore 46.444 (-7%)
Resto del Carlino 41.354 (-11%)
Messaggero 36.552 (-10%)
Gazzettino 28.848 (-7%)
Nazione 26.904 (-11%)
Dolomiten 24.062 (-5%)

Giornale 23.778 (-4%)
Fatto 22.781 (-9%)
Messaggero Veneto 21.409 (-3%)
Unione Sarda 18.652 (-10%)

Eco di Bergamo 17.489 (-9%)
Verità 17.197 (-14%)
Edicola 17.128 (+68%)

Giornale di Brescia 17.000 (-7%)
Secolo XIX 16.319 (-12%)
Adige 15.823 (-3%)

Manifesto 15.142 (+8%)
Libero 14.660 (-16%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.357 (-5%)
ItaliaOggi 5.123 (-8%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a dicembre è del 9%, sensibilmente cresciuta rispetto a quella dei mesi precedenti (era stata 8,3% circa): ma sempre un declino minore in confronto a quando aveva superato il dieci per cento. Rispetto a questo, tra i nazionali, continuano quindi ad andare meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore, come accade da molto: e per il terzo mese anche il Giornale. Invece sono di nuovo molto gravi il calo di Repubblica (sempre il peggiore tra i primi cinquanta quotidiani: ha perso un terzo delle copie in soli tre anni), e quelli di Libero e della Verità . Non è una novità il risultato del Manifesto, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e bundle con altre testate. L’unico altro risultato positivo è quello del Corriere delle Alpi di Belluno (+5%), per quanto su una diffusione di circa 3500 copie.
Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-14%) e di avere il dato peggiore tra i primi cinquanta quotidiani. Tra le testate locali più grandi vanno peggio anche il Giorno di Milano (-13%) e il Secolo XIX di Genova (-12%).

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 31mila, il Fatto più di 34mila, Repubblica più di 18mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto.

Corriere della Sera 45.611, -2,2% (-4,1%)
Sole 24 Ore 21.464, -1,9% (-5%)
Repubblica 14.816, -32,9% (+31%)
Manifesto 8.588, +20,9% (non offre abbonamenti superscontati)
Stampa 6.674, -1,4% (-4,8%)
Fatto 6.408, +2,5% (+26,2%)
Gazzettino 5.596, +1,3% (-1,5%)
Messaggero 5.275, -2,6% (-1,8%)
Adige 5.074, +15,4% (-59,6%)

I dati qui continuano a essere piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. E accanto a variazioni minime gli andamenti generali restano discontinui, di mese in mese. Quello che si nota è ancora l’invidiabile risultato del Manifesto, e il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica : mentre Repubblica Fatto continuano ad aumentare la propria quota di abbonamenti molto scontati. Tutte le altre testate, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.

(AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.


domenica 19 Aprile 2026

Un mondo tabloid

Il quotidiano londinese Financial Times ha raccontato le difficoltà dei tabloid britannici (di cui avevamo presentato una sintetica mappa su Charlie, quattro anni fa), e la loro perdente competizione con i social network, facendo interessanti similitudini e considerazioni. Dice per esempio un ex direttore del Sun.

“It’s very difficult to be a tabloid disrupter in a world that has become so tabloid” .

In sintesi l’articolo spiega che l’offerta “giornalistica” prevalente dei tabloid britannici (gossip, scandalismo, allarmismo, cronaca macabra o morbosa, scoop di dubbia fondatezza, enfasi), un tempo molto popolare ma confinata e destinataria comunque di una riprovazione sociale almeno ufficiale, oggi è diventata l’offerta informativa comune di molta parte dei social network e degli influencer, e quel ruolo non solo è stato sottratto quindi ai tabloid ma ha contaminato gran parte dell’informazione. E se i tabloid continuano ad avere pubblici estesi, mostrano anche cospicui segni di crisi di sostenibilità economica, avendo molta più difficoltà, rispetto ad altre testate, a convincere lettori e lettrici a pagare per quei contenuti online.


domenica 19 Aprile 2026

“Questo articolo sul cambiamento climatico è da brividi”

Un articolo sulla Columbia Journalism Review ha descritto gli “esperimenti” che Google sta facendo con le rititolazioni degli articoli giornalistici che mostra sulle sue pagine di ricerca, affidandole ai software di “intelligenza artificiale”. Secondo Google si tratterebbe appunto di “esperimenti” compiuti per fare corrispondere più efficacemente i titoli alle ricerche degli utenti, ma molti giornalisti ed esperti di SEO interpellati si sono detti molto allarmati dal fatto che Google intervenga nella modifica dei titoli mostrati: sia per dubbi e scetticismi sulla reale efficacia dei criteri nell’attrarre traffico, sia per preoccupazioni sullo snaturamento delle scelte di linguaggio e giornalistiche proprie dei giornali e di chi titola gli articoli.


domenica 19 Aprile 2026

Il terzo sciopero nei giornali italiani

Molti giornalisti dei quotidiani cartacei hanno scioperato giovedì, e alcune delle rispettive testate hanno sospeso le pubblicazioni sui siti e non sono uscite nella versione cartacea venerdì. Come nello sciopero del mese scorso, sono usciti regolarmente il Manifesto, il Foglio, e i quotidiani vicini alla maggioranza di governo, assieme ad alcuni quotidiani locali, e alla Gazzetta dello Sport (anche il Post non ha scioperato, per le stesse ragioni già esposte). Hanno protestato per l’uscita dei rispettivi giornali, malgrado lo sciopero, le redazioni della Sicilia e di Dolomiten Alto Adige.
Lo sciopero riguarda il rinnovo del contratto giornalistico , ma in ballo ci sono anche i trattamenti di molti giornalisti che quel contratto non ce l’hanno.

Anche questa volta sono stati pubblicati due comunicati contrapposti, uno del sindacato dei giornalisti e uno della federazione degli editori. Quello dei secondi ha citato in questo caso alcuni dati più specifici: “Non può certamente essere considerato un fattore di sviluppo un contratto che prevede, a titolo di esempio, 40 giorni all’anno tra ferie e permessi, il pagamento di un’indennità per ex festività soppresse 50 anni fa, maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo ben al disopra della media degli altri contratti nazionali nonché il riconoscimento di scatti di anzianità in percentuale sulla retribuzione che garantiscono ampiamente il recupero dell’inflazione”.
La FNSI ha contestato queste ricostruzioni, condividendo a sua volta alcuni elementi concreti della sua proposta: “Dimenticano, infatti, gli editori, che nelle redazioni i Cdr, affiancati dal sindacato, si stanno battendo contro forfettizzazioni che in pratica azzerano il valore di tutti questi istituti contrattuali e che i tanto vituperati scatti in percentuale servono non a recuperare l’inflazione (per questo ci sono i rinnovi dei contratti che scadono ogni quattro anni, e per la parte economica anche ogni due…), bensì a tutelare i colleghi che per un motivo o per un altro non ottengono avanzamenti di carriera […] Di fronte a una ‘proposta’ così il sindacato ha sgomberato il campo da ogni ambiguità proponendo un accordo ponte: un riconoscimento economico dopo 10 anni (dieci) di vacanza contrattuale (anni nei quali tra guerre e pandemia gli stipendi degli italiani – dice l’Istat – hanno perso qualcosa come il 20% del potere d’acquisto causa inflazione) e poi possiamo parlare di tutto. Hanno proposto 150 euro (centocinquanta, scritto a lettere forse possono sembrare di più) in 3 tranche (tre). I medici hanno rinnovato il contratto con 491 euro di aumento” .


domenica 19 Aprile 2026

Charlie, respingenti

Nell’ articolo del Financial Times sulle difficoltà dei tabloid britannici di cui scriviamo sotto, si citano i motivi di poca competitività dei loro siti nei confronti dei social network, dei quali si dice: “Questi ambienti sono progettati per un engagement intenso, uno scroll infinito, algoritmi dedicati e limitato attrito, al contrario dei siti dei giornali”.
“Limitato attrito” è un’espressione illuminante per indicare un problema enorme ma spesso trascurato per i siti di news: l’attrito che si sviluppa nella loro consultazione è enorme, la leggibilità faticosa, gli ostacoli respingenti. La lettura di un articolo è preceduta in molti casi – non in tutti – dalla necessità di divincolarsi da una serie di assilli promozionali, finestre e finestrelle da chiudere, clic involontari su pagine indesiderate. L’esperienza diventa irritante e demotivante, e ci fa apprezzare ancora di più la scorrevolezza dei social network, capace di generare dipendenze legate proprio alla mancanza o quasi di interruzioni o distrazioni indesiderate, e alla semplicità con cui possiamo eventualmente liberarcene.
La conclusione è che pubblicità pagate e comunicazioni autopromozionali finiscono per diventare una pratica autolesionista, che dissuade gli utenti di quei siti che ne esibiscono in grande numero. Oppure, nelle speranze di alcuni di quei siti, li convince ad abbonarsi per evitare una parte di quei fastidi (spesso solo una parte): ma è difficile convincersi ad abbonarsi a qualcosa di cui è così arduo sperimentare il valore e la sostanza, e per cui è così improbabile creare simpatie e fiducie. Si finisce sui social network, assai più diabolicamente piacevoli.

Fine di questo prologo.


domenica 12 Aprile 2026

“Certamente”

E a proposito dell’uso dei software di “intelligenza artificiale” nelle redazioni, c’è stato un altro spettacolare incidente in un quotidiano italiano (qui un precedente), legato all’uso più facile e pigro, quello di affidare ai software la scrittura integrale degli articoli, senza una revisione finale da parte dei giornalisti (che in questo caso avevano apparentemente dato “indicazioni” a un testo precedente). Il risultato è che nelle pagine di Catania del quotidiano La Sicilia, una settimana fa, un articolo di cronaca iniziava così.


domenica 12 Aprile 2026

Lo sciopero a ProPublica

Mercoledì c’è stato il primo sciopero della storia della redazione di ProPublica , la testata online americana di inchieste giornalistiche che ha guadagnato grande autorevolezza (e premi) nei quasi vent’anni della sua storia. I giornalisti hanno da tempo rivendicazioni sul contratto, e richieste che vengano stabilite regole sull’uso dei software di “intelligenza artificiale” e sulle conseguenze sull’occupazione. La dirigenza sostiene che sia troppo presto per stabilire regole, considerata la fluidità dei progressi dei software stessi e dei loro possibili usi.


domenica 12 Aprile 2026

L’ora più buia

È arrivata dopo la mezzanotte italiana, quando era già mercoledì, la notizia che Donald Trump aveva accettato di discutere un cessate il fuoco con l’Iran, accantonando le sue minacce apocalittiche delle ore precedenti. L’orario è stato particolarmente sfortunato per i maggiori quotidiani italiani, che abitualmente “chiudono” prima di mezzanotte e rendono disponibili le edizioni digitali tra mezzanotte e mezzanotte e mezza. Dei due principali, il Corriere della Sera aveva aspettato e ha poi pubblicato una frettolosa prima pagina con la nuova notizia, mentre Repubblica era già uscita con una versione della prima pagina, che ha poi modificato nel suo titolo maggiore.


domenica 12 Aprile 2026

Del proprio meglio

Dieci giorni fa diversi interventi di utenti statunitensi di social network si erano scatenati contro un errore di titolazione del New York Times, piuttosto vistoso: il giornale aveva sbagliato il significato dell’acronimo NATO, confondendo “Atlantic” con “American”. L’errore era stato molto probabilmente una distrazione piuttosto che un’ignoranza, e il giornale aveva provveduto a correggerlo e a segnalare la correzione. Diversi giornalisti sono intervenuti nei giorni successivi per criticare gli eccessi aggressivi nei confronti dello sbaglio.
La storia è interessante per aiutare a cercare un equilibrio di giudizio tra il lavoro giornalistico che si impegna per cercare di non sbagliare, ma qualche volta inevitabilmente gli capita, e quello che sbaglia perché si impegna poco. In questo senso, la differenza la mostrano i dati e la quantità: un raro errore in una testata solerte nel correggerlo è una cosa diversa da uno di molti errori in una testata che trascura di correggerlo e trarne lezioni di maggiore attenzione.


domenica 12 Aprile 2026

Cane morde uomo

Quasi tre anni fa, citando il numero della rivista del Post dedicato ai giornali e al giornalismo, scrivemmo su Charlie di un antico luogo comune.

“Un vecchio modo di dire del giornalismo predica che una notizia sia «uomo morde cane» e non lo sia invece «cane morde uomo». Ma non è vero: le notizie possono essere tali per la loro eccezionalità imprevista, ma lo sono altrettanto in molti casi in cui confermano un fenomeno, una storia, una questione eterna che si può approfondire e spiegare”.

È stato l’effetto “uomo morde cane”, spiega un articolo del New York Times, a indurre un anno fa molti giornali – soprattutto britannici, ma non solo – a credere a una notizia poco verosimile, proprio perché sembrava smentire i fatti più noti: quella di una crescita della fede cristiana e della frequentazione delle funzioni religiose nel Regno Unito, soprattutto tra i giovani. Ma la ricerca su cui si basava la notizia si è rivelata sballata: il sito YouGov che l’aveva compiuta ha dovuto chiedere scusa, la società di ricerche bibliche che l’aveva commissionata si è detta stizzita e delusa, decine e decine di siti di news hanno dovuto correggersi, mentre molti altri non lo faranno e quei dati errati continueranno a circolare.
In Italia la notizia infondata era stata pubblicata dai quotidiani Avvenire Foglio, e con maggiore scetticismo da Repubblica.


domenica 12 Aprile 2026

Mezzo pieno e mezzo vuoto

Sabato il Comitato di redazione di Repubblica ha pubblicato un comunicato sul giornale per annunciare che i primi confronti con la nuova proprietà erano stati sufficientemente promettenti da far rinunciare al blocco delle “iniziative speciali” (progetti editoriali orientati soprattutto alla raccolta pubblicitaria, e preziosi per i bilanci) deciso a suo tempo per protesta contro la poca chiarezza delle trattative di vendita. Al tempo stesso il comunicato descriveva quei primi confronti come non ancora abbastanza rassicuranti da far abbandonare le preoccupazioni e le mobilitazioni della redazione.


domenica 12 Aprile 2026

Novità a Libération

Riprendiamo da Charlie di quasi quattro anni fa:

Libération è il quotidiano ormai “storico” (tra pochi mesi avrà cinquant’anni) della sinistra francese: per semplificare molto diremmo che sta a metà tra il Manifesto Repubblica (nato più simile al primo, divenuto poi meno radicale), perché in Francia c’era già – quando nacque Libération – un grosso quotidiano di posizioni progressiste più moderate, che è ancora il più letto di tutti, Le Monde. La sua storia è ricca di episodi importanti e di sviluppi, che hanno riguardato spesso anche la sua sostenibilità economica, con difficoltà molto gravi in più occasioni, e passaggi proprietari e societari. Adesso è di una sorta di fondazione creata nel 2020 dal suo precedente proprietario, il ricchissimo imprenditore di nascita marocchina Patrick Drahi. Il suo direttore si chiama Dov Alfon, ha 65 anni, è nato in Tunisia ed è franco-israeliano (a lungo ha lavorato al quotidiano israeliano Haaretz). Libération è il quinto quotidiano nazionale per diffusione, e dichiara circa 90mila copie vendute e 60mila abbonati digitali, con una soddisfacente crescita negli ultimi tre anni dopo un lungo declino”.

Mercoledì Alfon ha annunciato le sue dimissioni: il suo successore sarà probabilmente – se la redazione approverà la sua nomina – Nicolas Barré, che era stato fino al 2023 direttore del quotidiano economico e finanziario Les Échos, prima di esserne allontanato dalla nuova proprietà, il gruppo del lusso LVMH.