Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 12 Luglio 2026

Avviso estivo

Come ogni estate Charlie andrà in vacanza ad agosto: dopo questa domenica arriverà regolarmente ancora il 19 e il 26 luglio. Per tornare poi a settembre.


domenica 12 Luglio 2026

Attenzioni

Un premio letterario promosso dall’azienda pugliese di supermercati Megamark ha ottenuto un articolo sia nelle pagine della Cultura del Corriere della Sera che in quelle di Repubblica oggi, domenica, dopo aver acquistato una pagina pubblicitaria su ciascuno dei giornali sabato.


domenica 12 Luglio 2026

E poi ritornano?

Diversi giornali italiani hanno riferito, in termini fin qui piuttosto vaghi, di un’ipotesi di riacquisto da parte del Partito Democratico del quotidiano l’Unità, che fu “organo” del Partito Comunista Italiano (poi confluito nel Partito Democratico con successive tappe) prima di attraversare una serie di cessioni, tentativi di salvataggio, chiusure e riaperture. L’attuale editore Alfredo Romeo (editore anche della testata Il Riformista) ne ha annunciato di nuovo la prossima chiusura, e ci sarebbe un interesse del PD a rilevare la testata.


domenica 12 Luglio 2026

Trump perde contro il Washington Post

Un giudice federale della Florida ha respinto la richiesta di risarcimento da 3,8 miliardi di dollari presentata da Trump Media, la società di Donald Trump proprietaria del social network Truth Social, contro il Washington Post. La causa riguardava un articolo del 2023 che raccontava come la società avesse ottenuto parte dei finanziamenti iniziali attraverso un intermediario collegato a una banca dei Caraibi nota per lavorare con l’industria della pornografia.
Trump Media sosteneva che il giornale avesse diffuso informazioni false e lo avesse fatto deliberatamente per danneggiarla. Ma il giudice Thomas Barber ha ritenuto che non siano state presentate prove sufficienti della cosiddetta actual malice, il requisito richiesto dal diritto americano quando una figura pubblica o una società molto esposta vuole ottenere un risarcimento per diffamazione. Non basta dimostrare che un articolo contiene un errore: bisogna provare che il giornale sapesse che lo era o che abbia pubblicato quelle informazioni ignorando consapevolmente dubbi seri sulla loro attendibilità. Il Washington Post aveva nel frattempo corretto un passaggio dell’articolo relativo a una commissione di 240mila dollari, riconoscendo che quella parte del racconto era inesatta. Trump Media considera quella correzione una conferma delle proprie ragioni e ha detto che valuterà un ricorso.
La decisione si aggiunge a una serie di cause intentate negli ultimi anni da Donald Trump o dalle sue società contro testate giornalistiche. Molte sono state archiviate per lo stesso motivo: negli Stati Uniti le norme sulla diffamazione garantiscono ai mezzi di informazione un’ampia tutela quando si occupano di personaggi pubblici, proprio per evitare che le richieste di risarcimento diventino uno strumento per scoraggiare il giornalismo di interesse pubblico.


domenica 12 Luglio 2026

Diritto di fiction

Lo scorso tre luglio il Giornale aveva pubblicato in apertura della sua prima pagina una foto falsa, prodotta da un software di “intelligenza artificiale”. L’immagine era stata pubblicata precedentemente da un sito di estrema destra noto per le frequenti falsificazioni strumentali. Anche nell’uso che ne ha fatto il Giornale l’immagine drammatizzava una notizia la cui esposizione era volta a una campagna più di propaganda razzista che di informazione giornalistica. E soprattutto avvicinava ancora di più uno dei maggiori quotidiani a una scelta di “fiction” più che di informazione, tendenza che in forme meno esplicite sta pericolosamente nella cultura giornalistica italiana da sempre (lo stesso titolo “Maranza su Roma, paura al Colosseo” era più nel solco dei film “poliziotteschi” che in quello di descrizione di fatti).


domenica 12 Luglio 2026

Non ci sono più le mezze stagioni

Ha fatto alzare diverse sopracciglia nelle redazioni italiane la notizia – ampiamente riferita, ma finora non confermata dagli interessati – che il giornalista Lirio Abbate lascerebbe Repubblica per diventare vicedirettore del Giornale, considerata la palese e robusta distanza tra le posizioni politiche storiche dell’uno e dell’altro giornale: il primo è il riferimento maggiore dell’opposizione di centrosinistra e protagonista di decennali polemiche antiberlusconiane, il secondo è stato per gran parte della sua storia il quotidiano della famiglia Berlusconi, e oggi è assai vicino al centrodestra, anche perché il suo maggiore azionista è un deputato della Lega.
Abbate è a Repubblica dal 2023, dopo essere stato brevemente direttore dell’ Espresso, settimanale in cui ha lavorato a lungo, anche sotto la direzione di Tommaso Cerno, oggi direttore del Giornale (e a sua volta protagonista di passaggi politico-giornalistici molto creativi).


domenica 12 Luglio 2026

E poi ne restò solo uno, a Stampa e regime

Radio Radicale, conosciuta e apprezzata soprattutto per il suo lavoro decennale di informazione sulle attività parlamentari e sui processi giudiziari, ha annunciato una novità nel suo programma più conosciuto, la rassegna stampa “Stampa e regime”, che era stata condotta per molti anni dall’ex direttore della radio Massimo Bordin, morto nel 2019.
Negli ultimi anni il programma aveva avuto diversi conduttori, a rotazione, ma da settembre lo curerà soltanto Alessandro Barbano, ex direttore del Mattino di Napoli e del Messaggero di Roma, che aveva lasciato dopo successivi scontri con l’editore Franco Caltagirone. La decisione è stata commentata su alcuni quotidiani, con rispettoso rammarico da Adriano Sofri sul Foglio, con fiduciosa disciplina da Francesco Merlo su Repubblica.


domenica 12 Luglio 2026

Harry perde, vince il Daily Mail

Il principe Harry, il cantante Elton John, l’attrice Elizabeth Hurley, e gli altri che l’avevano presentata hanno perso la causa contro il tabloid britannico Daily Mail e il suo editore. Negli anni scorsi il gruppo degli accusatori aveva ottenuto sentenze diverse o accordi extragiudiziali con altri giornali.


domenica 12 Luglio 2026

Ricominciare alla Stampa

Le rappresentanze sindacali dei dipendenti del quotidiano torinese La Stampa hanno diffuso venerdì un comunicato in cui si dicono per ora soddisfatte delle promesse esposte dal nuovo amministratore delegato e dalla società SAE, da poco diventata editrice del giornale. Tra i progetti esposti ci sono investimenti sulla formazione (una “Academy”) e sugli eventi pubblici, e il “lancio di progetti digitali internazionali come «Molinari per New York»”, riferito a Maurizio Molinari, da poco rientrato al giornale come direttore editoriale.


domenica 12 Luglio 2026

Prevedo inondazioni

Il settimanale Economist ha pubblicato uno spiritoso e autoironico articolo a commento di una ricca indagine compiuta per verificare – attraverso un software di intelligenza artificiale – l’equilibrio tra previsioni giuste e previsioni sbagliate fatte nel corso di questo secolo dal giornale (giornale spesso incline a fare previsioni sulle cose del mondo e dell’attualità). Alla fine, pur ammettendo una serie di fallimenti e scherzando sulla cattiva fama che ne è venuta, l’articolo ritiene che tutto sommato la valutazione possa essere soddisfacente.


domenica 12 Luglio 2026

Il governo Trump contro le fughe di notizie

Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha emesso dei mandati di comparizione (subpoenas) nei confronti di diversi giornalisti del New York Times, per ottenere informazioni sulle fonti di una fuga di notizie che ha portato a una serie di articoli del New York Times dedicati alle inadeguatezze di sicurezza di un nuovo aereo presidenziale. Secondo il giornale, tra l’altro, l’amministrazione Trump è intervenuta direttamente nel promuovere l’indagine sulla diffusione di informazioni riservate: il direttore dell’FBI Kash Patel è stato convocato a una riunione alla Casa Bianca per coordinare l’inchiesta. Il Dipartimento di Giustizia ha quindi deciso di convocare davanti a un gran giurì i giornalisti del quotidiano, con l’intenzione di risalire alle fonti delle informazioni pubblicate: una portavoce ha detto che “non sono i giornalisti l’obiettivo dell’indagine”, ma il New York Times ha protestato contro il tentativo del governo di costringere i giornalisti a rivelare le proprie fonti.


domenica 12 Luglio 2026

I quotidiani a maggio

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di maggio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 142.126 (-11%)
Repubblica 69.392 (-15%)
Stampa 49.425 (-14%)
Sole 24 Ore 46.839 (-5%)
Resto del Carlino 40.428 (-11%)
Messaggero 35.454 (-12%)
Gazzettino 28.173 (-6%)
Nazione 25.459 (-12%)

Dolomiten 24.117 (-4%)
Fatto 23.789 (-2%)
Giornale 22.718 (-7%)
Messaggero Veneto 21.454 (-2%)
Unione Sarda 18.121 (-10%)

Eco di Bergamo 16.652 (-10%)
Giornale di Brescia 16.372 (-7%)
Secolo XIX 15.989 (-15%)
Verità 15.900 (-17%)
Edicola 15.662 (+75%)
Manifesto 15.631 (+13%)
Adige 15.206 (-7%)
Libero 14.136 (-15%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.486 (-7%)
ItaliaOggi 4.848 (+1,1%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a marzo è del 9%. E per il secondo mese consecutivo è stata sensibilmente superata dal calo del Corriere della Sera, che per diversi anni aveva avuto risultati migliori delle testate concorrenti. Quelli che vanno meglio tra i nazionali sono soprattutto il Fatto e il Sole 24 Ore, mentre si è interrotto il periodo positivo del Giornale .

Tra i quotidiani nazionali continuano a essere molto gravi il calo di Repubblica, quello della Stampa (che per il secondo mese resta sotto le 50mila copie) e quelli di Libero e della Verità. Il risultato grandemente positivo del Manifesto continua a risaltare, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e “bundle” con altre testate: anche a maggio veniva venduta insieme al settimanale Sorrisi e canzoni.

Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-15%), ma questo mese tra i quotidiani locali fa lo stesso il Secolo XIX (-15%), mentre ha il calo maggiore di tutti il Mattino di Napoli (-25%).

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 39mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.

Corriere della Sera 45.946, -4,8% (+3,2%)
Sole 24 Ore 21.978, 2,1% (-8%)
Repubblica 14.984, -22,5% (+13,3%)
Manifesto 9.066, +22,8% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.831, +7,7% (+37,5%)
Stampa 6.556, -4,3% (+1,1%)
Gazzettino 5.589, -0,7% (-4,3%)
Messaggero 5.197, -2,6% (-5,1%)
Adige 5.094, +11,4% (-54,1%)

I dati qui sono sempre in gran parte deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Quello che si nota è ancora il risultato del Manifesto assieme alla grossa crescita degli abbonamenti “superscontati” del Fatto, che nel suo caso costituiscono comunque un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali; e soprattutto non “cannibalizzano” visibilmente quelli a prezzo maggiore. Continua invece il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, solo a parziale favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo (quelle del gruppo Monrif, per esempio, non raggiungono i mille abbonamenti digitali: NazioneResto del Carlino Giorno).
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.

(AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.


domenica 12 Luglio 2026

Sarebbe grossa

Secondo un articolo dell’importante magazine americano su pubblicità e media Adweek, alcuni editori e una grande piattaforma digitale che ospita buona parte dei giornali online starebbero considerando di rinunciare a essere ripresi e indicizzati dal motore di ricerca di Google. Si tratterebbe di una svolta piuttosto rivoluzionaria e ardita (Adweek cita delle fonti, a cominciare dall’amministratore delegato della società che pubblica il grande quotidiano USA Today), che si spiega con i grossi cambiamenti portati dall’uso dei software di intelligenza artificiale.
Google usa infatti i contenuti delle pagine che indicizza anche per formare la conoscenza dei propri software AI, che oggi forniscono le risposte più visibili e più usate a chi usa il suo motore di ricerca. Questo genera un ulteriore calo di traffico verso i siti giornalistici, già danneggiati dalle modifiche dell’algoritmo di questi anni che ne hanno diminuito la visibilità. In più, a differenza di altre società che usano i contenuti dei giornali per costruire la conoscenza dei propri software di AI, Google non contempla accordi e compensi per quest’uso, e per i giornali online impedirlo significa di fatto rinunciare a essere indicizzati e promossi adeguatamente sulle pagine di ricerca.
Gli scettici sull’ipotesi di abbandonare Google sostengono che gli editori non abbiano niente da guadagnarci, mentre chi la propone ritiene che questo possa dare ai giornali un’arma di trattativa per ottenere dei compensi, sottraendo qualità alle risposte AI di Google.


domenica 12 Luglio 2026

Una battaglia dopo l’altra a Repubblica

È durato solo pochi mesi il periodo di apparente calma a Repubblica, il quotidiano che vive ormai da sette anni vicende quasi più romanzesche che editoriali, legate al suo ruolo storico nell’informazione italiana, ai cambi di proprietà, a quelli di direttore, e al coinvolgimento emotivo della redazione nella sua storia. Giovedì si è dimesso il suo direttore Mario Orfeo, in modi nuovamente traumatici e teatrali.
Repubblica è stata acquistata dalla grande società greca Antenna la scorsa primavera, dopo una lunga e tormentata trattativa, insieme a quasi tutto il gruppo editoriale GEDI che la possedeva (è stata scorporata la Stampa, venduta invece al gruppo italiano SAE). La conclusione della vendita aveva portato ad alcuni mesi di calma: Antenna non sembrava voler aggravare le agitazioni della redazione, la redazione era preoccupata ma non scontenta dell’uscita della precedente proprietà, Exor, giudicata assai fallimentare nella gestione del giornale. Non era quindi chiaro se Antenna avrebbe confermato o sostituito il direttore, Mario Orfeo, che nell’anno e mezzo dal suo insediamento aveva costruito un rapporto con la redazione meno teso di quello del suo predecessore, e riavvicinato il giornale verso le posizioni polemicamente d’opposizione al centrodestra apprezzate dai suoi lettori storici (senza che per questo la crisi di diffusione del giornale venisse però attenuata).

Ma Orfeo ha annunciato giovedì di avere accettato di diventare da settembre direttore editoriale di QN, ovvero dei quotidiani Nazione, Resto del Carlino e Giorno, e della loro comune testata nazionale, Quotidiano Nazionale (e anche del più piccolo giornale online livornese, il Telegrafo). Il gruppo di giornali è diventato di recente di proprietà di LMDV Media, del ricchissimo imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio (erede del fondatore di Luxottica e oggi maggiore azionista della società EssilorLuxottica), che è anche il secondo maggior socio del quotidiano Il Giornale. Nel comunicato di LMDV Media si conferma Agnese Pini come direttrice responsabile delle testate, senza specificare più esattamente quale sarà la divisione dei ruoli.
Tra le ricostruzioni circolate in questi giorni si è parlato molto di un’insoddisfazione di Orfeo rispetto alle poche garanzie dategli da Antenna a proposito del suo futuro e delle intenzioni su Repubblica(diverse ipotesi, confermando quanto si dice dall’inizio della trattativa tra Exor e Antenna, sostengono che l’interesse della seconda fosse solo nelle radio del gruppo GEDI, e che ci sarebbero persino delle possibilità che Antenna decida di cedere a sua volta Repubblica).

Le dimissioni di Orfeo da direttore di Repubblica sono state però molto contestate da una vivace parte della sua redazione, con argomenti sintetizzati in un comunicato immediato (con qualche libertà sul significato del verbo “paventare“).

“L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica accoglie con stupore le dimissioni di Mario Orfeo, che da settembre sarà direttore editoriale di un’azienda concorrente, il quale sinora si era detto e fatto garante del progetto del gruppo Antenna per il nostro giornale. Progetto che, secondo le motivazioni addotte da Orfeo, non è stato finora in alcun modo concretizzato da un’azienda che invece paventerebbe nuovi tagli”.

Un secondo comunicato, venerdì, ha alluso a una polemica pubblica col direttore (raccontata più estesamente dal sito Professione Reporter), annunciando che la redazione ha “sfiduciato” il direttore: formula che sancisce una gravità dei rapporti ma non ha concrete conseguenze. E chiedendo la nomina di un nuovo direttore, sulla quale negli ultimi tre giorni stanno venendo diffuse molte ipotesi, ma nessuna che finora abbia maggiore credibilità.
(la redazione avrebbe contestato a Orfeo, accusandolo di conflitto di interessi, persino che un articolo online di Repubblica contenesse un link esterno al sito di QN: pratica consueta in molti giornali online di tutto il mondo, ma che alcuni siti vivono tuttora come un pericolo in quanto favorirebbe il traffico di visite verso la concorrenza).


domenica 12 Luglio 2026

Charlie, etica ed etichette

Definire cosa sia il “giornalismo” non ha grande importanza. Come molte altre cose, sono obiettivi, funzioni e risultati a creare il giudizio sul valore di un’attività, non le etichette che le si danno a priori. Per questo è sempre stata convincente una vecchia definizione di Jeff Jarvis, esperto osservatore e critico delle trasformazioni digitali, per il quale il ruolo del giornalismo sarebbe di “aiutare le comunità a organizzare la propria conoscenza perché possano funzionare meglio”, definizione che poi avrebbe aggiornato in “portare le comunità verso dibattiti rispettosi, informati e proficui”. Letture che ci portano a considerare quegli obiettivi come prioritari, chiunque contribuisca a raggiungerli, qualunque sia la sua professione formale.
Un’altra riflessione interessante è quali siano strumenti e approcci apprezzabili rispetto a questi obiettivi: ovvero, stabiliti i fini, quali siano i mezzi consentiti per ottenerli. In questo è interessante la riflessione più generale che si può fare a partire dalle notizie di questi giorni sulle intime relazioni di un popolare giornalista televisivo e uno screditato responsabile di imbrogli politici e reati veri e propri. Che alcuni hanno difeso sostenendo che questo genere di relazioni sia necessario al lavoro giornalistico. Non pare questo il caso, da che lo stesso giornalista ha rivendicato la relazione come una solida e profonda amicizia, non come uno strumentale contatto professionale: ma consideriamo lo stesso il dibattito teorico. C’è una insuperabile contraddizione tra due richieste che l’opinione pubblica presenta a chi svolge un lavoro giornalistico: quella di rivelare la verità, ogni verità, come giornalisti, e quella di avere i comportamenti etici e il rispetto umano che ci si aspetta da ogni essere umano in una comunità civile. Solo che le due cose sono spesso incompatibili (come ben mostrato nell’avvincente libro 
Il giornalista e l’assassino, di recente tardivamente tradotto in Italia): cosa penseremmo, per esempio, di lui quando sapessimo che un giornalista ha taciuto una verità rilevante, per proteggere un suo congiunto o amico? E cosa penseremmo di lui quando sapessimo che invece ha rivelato qualcosa che rovina la vita di un suo congiunto o amico? E cosa pensiamo che faremmo, noi, al posto suo?
Se è quindi convincente anche la tesi che associa gli approcci del giornalismo al “metodo scientifico”, di recente citata in un articolo del sito 
NiemanLab (“Science and journalism are driven by the same central motive: to better understand the world”), le cose poi si complicano quando si introducono i principi etici: quelli della scienza sono importanti e delicati, ma hanno tempi di riflessione ed elaborazione più confortevoli; i tempi del giornalismo e della pressione da parte di noi comunità rendono tutto più complicato, e poco regolabile con criteri universali.

Fine di questo prologo.


domenica 5 Luglio 2026

I giornali spiegati a Parma

Martedì sera a Parma il direttore del Post Francesco Costa parlerà di giornali e giornalismo, assieme al direttore editoriale Luca Sofri.


domenica 5 Luglio 2026

Doppie pagine e banche

Sabato il Corriere della Sera ha dedicato anche le sue abituali due pagine della sezione Cultura alla descrizione di un progetto finanziato da un importante inserzionista, consuetudine a cui di solito sono destinate le pagine a pagamento indicate come “Eventi”. In questo caso il sommario dell’articolo su un’opera restaurata a L’Aquila indicava visibilmente come il restauro fosse stato sostenuto da una banca.


domenica 5 Luglio 2026

Buttarsi sulla tv

Il gruppo editoriale NEM, che si era costituito tre anni fa per acquisire diversi quotidiani locali di Veneto e Friuli Venezia Giulia dalla società GEDI, ha concluso questa settimana l’acquisto della rete televisiva Telefriuli, attiva dal 1978. NEM era stata di recente protagonista della trattativa per la vendita della Stampa di Torino (sempre da parte di GEDI) e del repentino cambio di piani di GEDI che aveva invece preferito cedere il giornale a un’altra società, SAE.


domenica 5 Luglio 2026

Progetti che non vanno in porto

L’assemblea dei giornalisti del Secolo XIX, storico quotidiano genovese, ha proclamato lo stato d’agitazione con un comunicato molto critico nei confronti dell’editore, ovvero la grande società navale MSC, che ha comprato il giornale due anni fa.

Le motivazioni sono diverse ma riguardano tutte scenari relativi al nostro lavoro che la redazione non ritiene più sostenibile. Una condizione fatta da mesi e mesi di mancate risposte da parte di Direzione e Azienda, di annunci e promesse mai mantenute, di assenze, di problemi costanti relativi al lavoro quotidiano e ai sistemi informatici e di ingerenze della parte amministrativa su quella giornalistica”.


domenica 5 Luglio 2026

I giochi pubblici del Corriere

Tra le nuove attività a cui il Corriere della Sera si sta dedicando da qualche tempo per investire nella creazione di una “community” e di un’appartenenza da parte di lettori e lettrici, aspetti che il giornale ha in passato trascurato rispetto ad altri concorrenti, venerdì mattina è stato annunciato un evento pubblico milanese a cui possono partecipare abbonati e abbonate. Si chiama “I Giochi della Sera”, ed è dedicato alla sezione enigmistica del giornale.


domenica 5 Luglio 2026

“Ancora una volta” sul Sole 24 Ore

Domenica scorsa il Comitato di redazione del Sole 24 Ore ha pubblicato un comunicato per protestare contro la scelta della direzione di trattare la condanna dell’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato in un modo giudicato incompleto e partigiano.

“Sulle pagine del Sole 24 Ore abbiamo, ancora una volta, fatto da cassa di risonanza a una posizione sola, quella di un top manager condannato per fatti gravissimi. Il giorno prima, peraltro, poche righe sulla condanna e un surreale titolo con le dichiarazioni di un imprenditore che esalta gli standard di sicurezza di Fs (dopo Viareggio, quanto a contabilità di morti sui binari, Pioltello, Livraga, Brandizzo, tanto per ricordare). Già nella serata di venerdì avevamo chiesto al direttore di trovare lo spazio, almeno in un momento successivo, a una riflessione più ampia, che non si limitasse ad ascoltare solo le ragioni di una parte. Ma la nostra richiesta è stata respinta. Così facendo riteniamo che ai lettori, privandoli di una ricostruzione alternativa, non sia stato reso un servizio all’altezza, né in punta di fatto né in punta di diritto” .


domenica 5 Luglio 2026

“Non è forse vero?”

Charlie ha descritto in passato un meccanismo protagonista dei modi in cui i giornali possono “interpretare” la realtà: quello che gli americani chiamano “framing”, il modo di presentare una notizia, che può orientare decisivamente in direzioni arbitrarie la percezione dei fatti da parte di chi legge. Questo avviene soprattutto nelle titolazioni, con la consapevolezza che spesso i titoli sono la sola cosa che viene letta e registrata da molti lettori e lettrici.
Il Fatto ha pubblicato mercoledì una lettera in cui il ministro Guido Crosetto faceva presente la sua estraneità alla storia raccontata in un articolo pubblicato domenica, dedicato a un apparente conflitto di interessi intorno a un appalto pubblico. Il legame con Crosetto si limita al fatto che un protagonista della vicenda descritta ha anche delle quote in un bar romano, estraneo ai fatti descritti, di cui hanno quote anche i coniugi Crosetto. Lo stesso articolo dice che “ovviamente, Crosetto e signora nulla c’entrano con l’appalto né con le scelte imprenditoriali in campo sanitario del loro socio”.
Ciò malgrado l’articolo è presentato nel titolo intorno al nome di Crosetto, assieme alla sua foto, anche in prima pagina del giornale cartaceo: “La Srl del socio di Crosetto vuole il maxi-appalto”.

La risposta del Fatto ringrazia Crosetto per aver esplicitato “il suo punto di vista”, e conferma che “le informazioni nell’articolo sono corrette”.
Questa settimana il Fatto ha ammesso la forzatura di un altro titolo (“per eccesso di sintesi”), che in quel caso riguardava una grossa azienda del lusso, e ha ricevuto un’altra protesta per un titolo contenente un virgolettato che l’intervistato nega di avere mai pronunciato: anche in questo secondo caso il giornale ha parlato di “sforzo di sintesi”.


domenica 5 Luglio 2026

Nel frattempo SAE

Vito Ribaudo, uno dei più noti ed esperti manager dell’editoria italiana, con una lunga carriera soprattutto nell’azienda RCS, ha lasciato quest’ultima per diventare direttore generale di SAE, la società che possiede diversi quotidiani locali e ha di recente acquisito la Stampa di Torino. SAE ha anche dato a Maurizio Molinari, già direttore della Stampa e poi di Repubblica, il ruolo di direttore editoriale di tutte le testate del gruppo.


domenica 5 Luglio 2026

Di chi è la colpa

Sono stati molto criticati gli interventi pubblici di alcuni esponenti politici della maggioranza (della Lega, soprattutto) che martedì hanno usato un omicidio a Reggio Emilia per attaccare in generale immigrati e immigrazione, indotti a pensare che il responsabile fosse uno straniero. Moltissimi giornali e siti di news avevano infatti dapprima riferito la notizia in questi termini, molto pigramente e precipitosamente, salvo poi correggersi (l’omicida è un italiano residente a Reggio Emilia).
Tra i politici – e i molti account sui social network – autori dei messaggi di strumentalizzazione qualcuno si è poi sommariamente corretto, altri hanno silenziosamente cancellato i messaggi, molti hanno fatto finta di niente. I giornali online che avevano dato la notizia falsa si sono limitati a correggerla e in qualche caso a riferire dell’errata prima versione, attribuendola a non identificate terze persone singolari o plurali (la rubrica quotidiana in prima pagina sul Corriere della Sera ha criticato il giorno dopo le reazioni scrivendo che erano avvenute quando “l’identità del colpevole era ancora ignota agli inquirenti”; ma era stata invece resa pubblica come quella di uno straniero anche dallo stesso Corriere della Sera: ed è ancora online sui social del giornale quando scriviamo; il direttore del sito di news Fanpage è stato ancora più severo, benché la notizia falsa sulla nazionalità straniera fosse stata data sbrigativamente anche da Fanpage, generando molte delle reazioni in questione).


domenica 5 Luglio 2026

Dare per persa la lettura

Il sito del settimanale inglese Economist ha presentato un abbonamento online che riguarderà quasi soltanto i suoi contenuti audio e video, e destinato idealmente a un pubblico più giovane, o comunque a un pubblico che il giornale ritiene di non poter coinvolgere nella lettura dei suoi articoli e dei suoi contenuti scritti.


domenica 5 Luglio 2026

Si ricomincia al Tirreno

SAE ha venduto il Tirreno. Un po’ di contesto: SAE è la società creata sei anni fa dall’imprenditore Alberto Leonardis per acquisire e aggregare alcuni quotidiani dismessi dal gruppo GEDI, tra i quali il Tirreno di Livorno; il Tirreno è appunto il quotidiano storico della costa toscana, la più importante delle testate acquisite, in crisi e molto in conflitto con SAE a cui la redazione ha contestato scelte progettuali ed editoriali; SAE è stata protagonista negli scorsi mesi di un’operazione su una scala assai maggiore, l’acquisto della Stampa di Torino, durante la cui trattativa è stato spesso citato il caso del Tirreno come esempio di una presunta inadeguatezza di SAE come editore.
In Toscana c’erano state in questi anni richieste – anche da parte di istituzioni pubbliche – perché SAE dimostrasse una maggiore capacità di visione intorno al Tirreno, o perché cedesse il giornale. La cessione è avvenuta questa settimana, e il nuovo editore è una società fiorentina che si occupa soprattutto di immobiliare e di attività turistiche.


domenica 5 Luglio 2026

Le foto sui social sono di qualcuno

Un fotografo statunitense ha fatto causa al tabloid Daily Mail, invitando altri a unirsi, accusandolo di aver pubblicato fotografie protette da diritto d’autore riprese dai social network, senza proporre nessun compenso ai titolari. La pratica citata nella denuncia è abituale in molte redazioni internazionali, e spesso anche in quelle italiane: pubblicare immagini semplicemente prese da account sui social, indicando nei crediti il nome della piattaforma (per esempio: “(©Instagram)”), che però non ha alcuna titolarità sulla riproduzione di quelle immagini e sul suo compenso. L’articolo del sito britannico Press Gazette che racconta la denuncia spiega che in casi precedenti il Daily Mail ha pagato dei risarcimenti, ma ha continuato a mantenere la pratica, contando sulla rarità delle richieste di compenso.
Molte delle testate che si comportano allo stesso modo, sottraendo contenuti protetti dal diritto d’autore e ottenendone dei profitti, al tempo stesso protestano per la sottrazione dei propri contenuti da parte delle grandi piattaforme digitali.


domenica 5 Luglio 2026

Charlie, predicare bene

Martedì la consueta rubrica di risposte ai lettori curata da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera era intitolata “Odiatori sui social, ignorarli li rende inutili”. Il concetto era ripetuto in conclusione del testo di Cazzullo:
“Nel momento in cui si è squassati dal dolore o anche soltanto intristiti da qualcosa che ci è accaduto, è perfettamente inutile andare a vedere la reazione altrui. Ci saranno persone di buon cuore, sicuramente la grande maggioranza, che saranno solidali con noi. Ci saranno persone infelici o malevoli che coglieranno l’occasione per dimostrare tutta la loro infelicità e malevolenza. Lasciamole parlare. Non potranno farci nulla, né migliorare la nostra condizione né peggiorarla. Forse tutti quanti stiamo sopravvalutando i social”.
L’occasione per la saggia riflessione era stata data dalle pessime reazioni e commenti che si erano letti nei due giorni precedenti sui social network, a proposito della scomparsa del marito della ministra Roccella.

Soltanto che la saggia riflessione era pubblicata dopo diverse pagine dedicate a raccontare, enfatizzare, sopravvalutare, esibire, le pessime reazioni e commenti in questione. Il Corriere della Sera aveva pubblicato lo stesso giorno un articolo di commento in prima pagina e un altro intitolato “Hater contro Roccella” a pagina 17; il giorno prima a pagina 14 “Un caso gli hater. Meloni: che schifo”. Lunedì Repubblica aveva persino in prima pagina “Scoppia il caso dei commenti social”, malgrado all’interno “il caso” non trovasse da dire più di un boxino di 17 righe.

La dipendenza delle redazioni giornalistiche dai contenuti più sensazionalistici, pettegoli e volatili pubblicati sui social è una questione già assai raccontata e criticata. Ma in questi casi – e lo dicono gli stessi giornalisti più autorevoli – si tratta addirittura di promozione e sopravvalutazione di comportamenti deplorevoli, e di complicità nella loro diffusione. Spesso, tra l’altro, trascurando valutazioni competenti e attente sul reale valore statistico delle reazioni in questione, sulla quota di commenti in realtà prodotti strumentalmente da bot o da manipoli che sfruttano questa opportunità di attenzioni, adeguandosi ai meccanismi incentivati dalle piattaforme social. Questo non deve certo rassicurare, ma persino la definizione di “hater” è probabilmente fuori luogo in molti di questi casi, trattandosi piuttosto di cinici professionisti della visibilità online.
Capaci di sfruttare i meccanismi incentivati dalle piattaforme social, ma i meccanismi esistevano da prima, inventati dai media tradizionali, che si mostrano tuttora poco inclini a rinunciarci e a distinguersi dagli algoritmi tanto criticati, malgrado le sagge risposte esibite nelle rubriche delle lettere.

Fine di questo prologo.


domenica 28 Giugno 2026

I giornali per colline

La rassegna stampa del Post, I giornali spiegati bene, che si occupa di argomenti contigui a quelli di questa newsletter, sarà sabato prossimo a Peccioli – all’interno del festival Le Canzoni – con Francesco Costa e Luca Sofri.


domenica 28 Giugno 2026

Un po’ come si diceva del comunismo

Un articolo di Giovanni Valentini, 78enne esperto giornalista italiano che da dieci anni collabora col Fatto, ha esposto sabato ai lettori di quel giornale i limiti e le fallacie del sistema di contributi pubblici assegnati ai giornali italiani, limiti e fallacie spesso ricordati da questa newsletter. Nell’articolo di Valentini si notava l’insistenza nel difendere in linea teorica il finanziamento pubblico, difesa coerente con le recenti revisioni del giornale sull’argomento, dopo anni di rivendicato rifiuto di farne richiesta. Valentini suggerisce criteri più “rigorosi” per distribuire i contributi pubblici, ma quelli che cita sono in parte già previsti dalla legge attuale e in parte non danno nessuna garanzia di qualità dell’informazione, che è il problema a oggi insuperabile dei fondi pubblici all’informazione.


domenica 28 Giugno 2026

Affacciarsi

Un progetto di collaborazione tra la grande società greca Antenna e la piattaforma digitale video DAZN ha costituito sabato la prima vistosa occasione di promozione delle attività del nuovo editore – la stessa Antenna – in un articolo sul quotidiano Repubblica, con la relazione correttamente segnalata all’interno dell’articolo.


domenica 28 Giugno 2026

Più presto, un po’ tardi

Un articolo del quotidiano ItaliaOggi ha riferito alcuni progetti del direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, tra cui l’intenzione di anticipare il lavoro di una quota maggiore di giornalisti a orari più precoci la mattina: in tutti i quotidiani del mondo lo spostamento delle priorità dall’uscita cartacea dell’indomani alla pubblicazione sul sito ha ormai da molti anni portato a organizzazioni del lavoro diverse, con turni che iniziano più presto e aggiornamenti fino dalle prime ore del mattino.
È impossibile non notare – perché in questa newsletter è un anacronismo che è stato segnalato altre volte – come l’articolo usi, non senza fondamento, l’espressione “accelerare sulla transizione digitale” nel 2026.


domenica 28 Giugno 2026

Saldi estivi

Un lettore di Charlie ha segnalato quello che finora è il massimo sconto conosciuto tra le promozioni e offerte proposte dai siti delle testate giornalistiche tradizionali (finora conoscevamo questo di 6 mesi a zero euro, e questo di un anno per 6 euro): un abbonamento annuale al Corriere della Sera online al prezzo di un solo euro (con possibilità di cancellare il rinnovo automatico).


domenica 28 Giugno 2026

Panni sporchi

Il New York Times ha pubblicato una propria lunga inchiesta su una storia a metà tra il gossip e l’etica giornalistica di cui le redazioni americane avevano molto parlato nelle settimane passate. Una nota giornalista sportiva dedicata al football NFL, Dianna Russini, era stata fotografata all’inizio di aprile nella piscina di un albergo assieme al coach di un’importante squadra di football. Le foto suggerivano una relazione piuttosto stretta, ma Russini aveva negato implicazioni extraconiugali. Russini lavorava per l’ Athletic, il sito di news sportive che è diventato un grande successo online nel suo decennio di vita, fino a essere acquisito dal New York Times nel 2022, che ne ha fatto la propria redazione sportiva, sostituendo quella esistente. Altre foto più antiche dei due che si baciavano erano state pubblicate successivamente. L’ Athletic aveva annunciato una propria indagine per verificare comportamenti contrari all’etica giornalistica, che configurassero un conflitto di interessi non dichiarato, e Russini si era dimessa.

Adesso l’articolo del New York Times sulla vicenda (che cita altri comportamenti discutibili di Russini) ha colpito molti osservatori che lo hanno considerato una dimostrazione degli irrisolti rapporti tra la redazione del New York Times e quella dell’ Athletic, con alcuni dettagli paradossali, come i passaggi dell’articolo che riferiscono di non avere ottenuto risposte da alcuni dei coinvolti, che si dà il caso siano colleghi e dirigenti delle stesse testate.


domenica 28 Giugno 2026

La protezione delle fonti

Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha rinunciato a convocare quattro giornalisti del Washington Post e del Wall Street Journal davanti a un “grand jury” per chiedere loro sotto giuramento di rivelare le fonti di alcuni articoli relativi a questioni di “sicurezza nazionale”. La rinuncia è stata collegata dal Washington Post alle opposizioni legali dei suoi avvocati: il giornale ha molto protestato contro l’iniziativa, ricordando come i principi morali e legali del giornalismo statunitense garantiscano di poter proteggere l’anonimato delle fonti, sia per protezione delle fonti stesse che per evitare che i giornali diventino potenzialmente strumenti di indagine da parte delle autorità investigative.
In passato c’erano stati altri tentativi simili da parte delle amministrazioni precedenti, ma il caso più famoso e contestato è quello della giornalista Judith Miller, che nel 2005 passò 85 giorni in carcere per avere rifiutato di rivelare una sua fonte all’interno del governo Bush.


domenica 28 Giugno 2026

Una più, una meno

Il Giornale di Brescia, quotidiano lombardo ottantenne, ha deciso la nomina di un nuovo direttore: Giorgio Bardaglio ha 59 anni e fino a oggi era vicedirettore. Sostituirà Nunzia Vallini, con il rischio di ridurre del 50% il numero delle direttrici di quotidiano tra le prime cinquanta testate italiane. Ma nel frattempo ad Agnese Pini – direttrice di Quotidiano Nazionale, e quindi dei quotidiani locali del gruppo Monrif associati (NazioneResto del CarlinoGiorno) – si è aggiunta Manila Alfano, che diventerà direttrice della Provincia Pavese, riportando il numero a due. Alfano ha 49 anni ed era finora direttrice del sito Mamme Magazine, sempre di SAE, e collabora da molti anni con diversi giornali.

La Provincia Pavese è uno dei quotidiani locali acquisiti in questi anni dal gruppo SAE, che ha ottenuto maggiori notorietà nei mesi scorsi per essere diventato editore anche della Stampa di Torino. Alfano sostituirà Giacomo Bedeschi, che invece diventerà direttore della Nuova Sardegna di Sassari, sempre del gruppo SAE, che ha già nelle sue consuetudini delle rotazioni di direttori tra le diverse testate (consuetudine introdotta nel gruppo Espresso, quando possedeva molti quotidiani locali, prima di diventare GEDI e di venderli a diverse altre proprietà nel decennio passato). L’attuale direttore della Nuova Sardegna Luciano Tancredi diventerà vicedirettore della Stampa.


domenica 28 Giugno 2026

L’elefante nell’agenzia di stampa

AGI è una delle più importanti agenzie di stampa italiane. È di proprietà della società produttrice di energia e combustibili fossili ENI, che ha da sempre costruito relazioni economiche più o meno dirette con gran parte dell’informazione giornalistica italiana, ottenendo così grandi attenzioni e promozioni per le proprie attività (e grandi tolleranze nei confronti delle parti più discutibili delle proprie attività): all’interno di questa priorità, nata fin dalla sua fondazione, ENI acquistò AGI nel 1965 e la rese appunto un servizio giornalistico tra i più rilevanti nei media italiani e con relazioni sempre molto intense con la politica italiana e con le aree di interesse di ENI.

Il penultimo direttore di AGI era stato Mario Sechi, poi divenuto portavoce della presidente del Consiglio Meloni, e di recente licenziato dalla direzione del quotidiano Libero. L’attuale direttrice di AGI è Rita Lofano, di cui sono noti e spesso citati i legami tuttora molto solidi con l’ex direttore Sechi. Due anni fa c’era stata una trattativa per la cessione di AGI al gruppo editoriale della famiglia Angelucci (il cui maggiore esponente è un ricco parlamentare leghista, e che possiede i quotidiani LiberoGiornale Tempo), poi sospesa per le proteste di una parte della redazione e per le preoccupazioni di una parte della politica.

Venerdì queste sovrapposizioni di interessi sono tornate a fare notizia perché una stimata giornalista politica di AGI è stata trasferita a un diverso settore, e il trasferimento è stato attribuito da molte fonti a un’insoddisfazione della direttrice per il suo lavoro nel riferire le fatiche di Matteo Salvini e della Lega in questi mesi. Insoddisfazione che alcuni articoli hanno legato a pressioni dello stesso ministro Salvini.


domenica 28 Giugno 2026

Charlie, per quanto voi vi crediate assolti

La presenza frequente sui quotidiani di sondaggi sulle intenzioni di voto delle persone, o sul gradimento raccolto da partiti e leader politici, viene giudicata e commentata soprattutto all’indomani delle elezioni, naturalmente. Soprattutto per verificare l’aderenza dei sondaggi stessi ai risultati, che raramente è completa, e a volte assai limitata. Gli esecutori dei sondaggi si difendono spiegando di volta in volta le variabili impreviste e ricordando quanto i margini e le possibilità di errore siano parte di quella scienza.
In altri periodi dell’anno l’insistenza sui sondaggi riceve invece critiche per le sue ricadute deprecabili sul dibattito pubblico e sul funzionamento della politica e della democrazia: quest’ultima avrebbe bisogno di un’indipendenza e di una possibilità di visione e di progetto da parte di chi è stato democraticamente incaricato nel contesto deputato a tutto questo – le elezioni –, e invece finisce vittima di una campagna elettorale permanente, alimentata dalla ricerca di consenso continuo e di buoni risultati nei sondaggi; e la politica diventa vittima o protagonista non delle sue scelte concrete e dei fatti conseguenti, ma dei giudizi espressi nei sondaggi. In questi casi, gli istituti incaricati dei sondaggi si difendono ricordando il valore relativo e del tutto temporaneo dei dati forniti, la delimitazione delle risposte raccolte, e ancora i margini di errore.
E hanno buone ragioni nell’attribuire implicitamente ai giornali l’enfatizzazione e i modi fuorvianti con cui quei dati sono comunicati, assimilati a giornate del campionato di calcio utili a guadagnare punti passeggeri e a permettere a squadre e tifosi un’occasione di celebrare o di preoccuparsi (e quindi a dare materiale per ottenere attenzione ai giornali stessi). Spesso, tra l’altro, le variazioni annunciate con grande sensazionalismo sono minori dei margini d’errore previsti, e di conseguenza ulteriormente insignificanti.
Ma le criticabili attitudini dei giornali non esentano del tutto gli istituti di sondaggi, che fanno evidentemente prevalere le proprie legittime esigenze commerciali ed economiche rispetto a qualunque pretesa di vedere maggiormente rispettato e spiegato il proprio lavoro e i suoi limiti. Se è vero che gli inganni vengono dai giornali, questi sembrano trovare estese interessate indulgenze da parte dei fornitori di dati, assai disponibili ad accettare tutto questo, indebolimento democratico compreso.

Fine di questo prologo.


domenica 21 Giugno 2026

“Allora Fede” resterà un monito

L’account di Sky TG24 su TikTok ha pubblicato, e poi cancellato, un post in cui per errore l’autore aveva incollato il testo di un messaggio interno destinato probabilmente a chi avrebbe preso il suo posto in un turno successivo. Prima che venisse rimosso, il testo ha mostrato dinamiche e considerazioni del tutto umane – a partire dalla svista stessa – nel lavoro dei social media editor.

“Allora Fede, c’è un po’ troppo Vannacci nel nostro feed, ma alle 4 ho messo una card dato che è sociabile e il sito ci ha fatto un pezzo a parte…. vedi tu se la vuoi cassare… poi su Vannacci ben distante, alle 8 ho messo l’insider che ci ha mandato Ludo… Di fluid ora ti piazzo il gatto turco e di quello che doveva arrivare è arrivato tutto. Della Svizzera non ho messo nulla perchè casomai avrà senso mettere il risultato del referendum.. è arrivata una mail di Valentina della quale non ho colto il senso… Per il resto GARLASCO è TUTTO PIAZZATO da non spostare nè cambiare ordine, HEALTH è messo, CROWE è MESSO, mi pare che non ci siano altre sole che girano” .


domenica 21 Giugno 2026

Provare a cambiare il locale, in una grande città

A Lisbona c’è un giornale online locale che – a differenza della maggioranza dei suoi simili in molte parti del mondo – non si occupa di cronaca nera e incidenti, ma piuttosto di storie locali, di quartiere, e che si finanzia principalmente con eventi di “giornalismo dal vivo” e con collaborazioni con istituzioni culturali della città, senza paywall e senza pubblicità. Mensagem de Lisboa è nato nel febbraio del 2021 per iniziativa di un gruppo di giornalisti che prima lavoravano nel quotidiano Diário de Noticias, uno dei maggiori del paese. Oggi ha sette dipendenti e in poco più di cinque anni è diventato una realtà molto riconosciuta nella città.La direttrice Catarina Carvalho dice che l’idea di base era raccontare la città partendo «dal basso, dalle storie di chi ci abita, di chi costruisce un giardino in un quartiere, di chi fonda un’associazione, di chi si organizza per sviluppare una mobilità diversa, con le biciclette». Da lì il giornale arriva a occuparsi di questioni più grandi, di casa, immigrazione, diritti umani e politica.La proprietà è dei giornalisti e di un gruppo imprenditoriale che si occupa principalmente di marchi storici del settore agroalimentare e che possiede lo storico bar di Lisbona “A Brasileira”, che fu anche una sorta di sede iniziale del giornale. Ora Mensagem ha una redazione itinerante in vari quartieri della città. Dice Carvalho che ne cambieranno tre nei prossimi tre mesi «perché entrando in contatto con le comunità locali arriviamo a storie che altrimenti non incroceremmo». Lisbona è una città con grandi investimenti stranieri, soprattutto nel settore immobiliare, e con crescenti problemi per la popolazione locale, fra problemi legati agli eccessi del turismo e aumento dei prezzi.I fondatori dicono che ora il giornale si sostiene economicamente, soprattutto grazie alla realizzazione di eventi di “live-journalism”, festival culturali e collaborazioni. Tiene workshop di giornalismo e ha festeggiato i cinque anni donando una panchina e alcune sedie in una strada del quartiere São Domingos de Benfica, nel nord della città. Dice Carvalho: «Ci inventiamo cose che altri non fanno e vediamo un po’ dove ci portano».


domenica 21 Giugno 2026

Sconcerto

La famiglia dello storico Carlo Ginzburg, morto mercoledì a 87 anni, ha scritto una lettera molto arrabbiata alla Stampa per protestare contro la pubblicazione di un’intervista a Ginzburg stesso.

“con amaro sconcerto e profondo sdegno regi striamo alla vigilia del funerale di Carlo Ginzburg la pubblicazione dell’intervista da lui rilasciata in data 1/6/2023: un testo che, come da voi ricordato, lui stesso aveva esplicitamente chiesto di non pubblicare.

Violare le esplicite volontà di un intervistato a poche ore dalla sua morte, gesto che affermate compiuto «con rispetto», sarebbe stato un tempo impensabile sul vostro giornale”.

Ginzburg aveva scritto allora alla Stampa: «Grazie per la nostra conversazione di ieri: è stato come incontrarsi in un bar e chiacchierare prendendo un caffè a distanza. Mi rendo conto però che il risultato non sia pubblicabile – per colpa mia, intendiamoci. Le banalità che ho detto sulla situazione presente non meritano di essere diffuse». Il giornale non ha rimosso l’intervista dal suo sito.


domenica 21 Giugno 2026

Le pubblicità dei libri

I canali di promozione pubblicitaria dei libri non danno mai grandi rassicurazioni, perché il prodotto libro ha mercati molto limitati e motivazioni all’acquisto molto particolari, legate soprattutto alle notorietà di autori e autrici. Quindi anche gli investimenti pubblicitari sui giornali sono per gli editori una scelta dalle opportunità sempre illeggibili. Comprare degli spazi sui quotidiani è spesso un modo per ottenere magari attenzioni e segnalazioni anche dalle redazioni culturali, oppure per dare visibilità ai libri presso le librerie ( piuttosto che presso i lettori), che sono interlocutrici preziose per la promozione ulteriore. Abbiamo comunque provato a verificare i risultati diretti di vendita di un paio di investimenti simili, escludendo i libri che possono avere avuto altri sensibili fattori di promozione e vendita. Lo scorso 24 maggio l’editore ROI ha comprato uno spazio in prima pagina su Repubblica per un proprio libro, che da allora non ha mai superato le 30 copie vendute settimanali, stando alle rilevazioni dell’istituto principale. Stesso risultato per un libro dell’editore Rubbettino, promosso in uno spazio analogo il 27 maggio. Non risultano certificate vendite significative nelle due settimane successive neanche per un libro autopubblicato e promosso sulla prima pagina del Corriere della Sera lo scorso 8 giugno. Un libro per cui l’editore Laterza aveva comprato uno spazio sempre sulla prima pagina del Corriere lo scorso 10 maggio (e che ha avuto recensioni anche nelle pagine culturali del giornale), ha avuto certificato nelle settimane successive un progressivo declino delle vendite, coerente con gli andamenti abituali delle novità con simili numeri di copie vendute.


domenica 21 Giugno 2026

Sul carro della Moda

Negli ultimi due anni il Fatto aveva iniziato a dedicare una pagina settimanale alla moda, argomento apparentemente distante dalle sue priorità abituali, con l’obiettivo di coinvolgere così degli inserzionisti pubblicitari di quel settore, uno di quelli che tuttora contribuiscono di più ai ricavi dei quotidiani cartacei. Le sezioni sulla Moda e sul “lusso” dei giornali (assieme a quelle dei “Motori”) sono quelle la cui stessa esistenza è più legata agli investimenti pubblicitari: esistono perché i brand di moda sono interessati a vedere i loro nomi e prodotti citati, e in cambio acquistano spazi pubblicitari, che non comprerebbero altrimenti. Ma il meccanismo – che funziona per i maggiori quotidiani – non aveva evidentemente dato risultati soddisfacenti per il Fatto, che in una serie di ridimensionamenti annunciati tre mesi fa aveva anche comunicato la rinuncia alle pagine di Moda e Motori.
In occasione delle sfilate e degli eventi di queste settimane, però, il giornale è riuscito evidentemente a raccogliere l’interesse di alcuni brand, e sabato ha pubblicato uno “Speciale Moda” di tre pagine, circondato da un’inedita quota di ben tre pagine pubblicitarie di brand di moda, adeguandosi alla consuetudine diffusa di promuovere nelle pagine redazionali i prodotti dei brand inserzionisti.

(la stessa cosa sta avvenendo in questi giorni sugli altri principali quotidiani, Charlie ne ha pubblicato molti esempi in passato)


domenica 21 Giugno 2026

Alternative al paywall

Un nuovo giornale online basato a Los Angeles, e dedicato a inchieste e reportage, The Newsground, propone ai suoi lettori di abbonarsi per leggerlo senza pubblicità pagando 5 dollari al mese, o di dare un contributo libero, oppure di comprare un pacco di caffè per 25 dollari, di cui 12 andranno a sostenere il giornale. Il suo creatore dice di odiare i paywall.


domenica 21 Giugno 2026

Qualcuno mente

Il Corriere della Sera ha pubblicato giovedì due lunghi comunicati: uno delle rappresentanze sindacali dei dipendenti della società editrice Rcs e l’altro della stessa Rcs. Nel primo si fanno all’editore diverse contestazioni, la cui sintesi è un’accusa di non condividere sufficientemente con i dipendenti i risultati economici delle aziende del gruppo. Dentro quest’accusa c’è anche un’esplicita richiesta di attribuire un compenso ai giornalisti per la vendita dei contenuti dei giornali alle aziende di “intelligenze artificiali”. La risposta dell’editore sostiene che siano false diverse ricostruzioni contenute nel comunicato, esibendo una serie di riconoscimenti attribuiti ai dipendenti negli anni passati, e rivendicando il merito della riduzione del debito della società e del riacquisto della sede storica del Corriere della Sera.


domenica 21 Giugno 2026

Il Digital News Report, ogni anno

Il Reuters Institute britannico ha pubblicato il suo annuale “Digital News Report“, di cui Charlie ha parlato già negli anni passati, e che è un lungo rapporto (178 pagine) sulle tendenze dell’informazione digitale, con brevi sintesi dedicate a ciascun paese. Una comunque lunga sintesi si può trovare qui, o in un articolo del sito americano Nieman Lab. Una delle considerazioni che sono state più citate è quella per cui i giornali online starebbero passando da essere stati i beneficiari del declino dei giornali cartacei a diventare le vittime dello spostamento dell’informazione sui social network, e protagonisti di un proprio precoce declino.
In Italia sono state ripubblicate da diversi siti due tabelle ospitate nelle due pagine dedicate dal rapporto alla situazione italiana (mentre sono state piuttosto trascurate le molte analisi contenute nella parte maggiore del rapporto), soprattutto per promuovere l’impressione che i dati danno sui siti che li hanno citati. Una riguarda la “reach” di alcune testate, e l’altra la fiducia riposta da un campione dei lettori nei confronti delle stesse testate: la seconda (e il documento lo aveva segnalato negli anni passati) sembra risentire molto della notorietà delle testate, più che della fiducia, con le testate online penalizzate a favore di brand più storicamente noti e considerati non condizionati da posizioni politiche partigiane.


domenica 21 Giugno 2026

Meno soldi verso i ragazzini sui social

Alcune precoci analisi hanno segnalato un effetto collaterale delle limitazioni all’uso dei social network da parte dei minori di 16 anni, annunciate questa settimana nel Regno Unito tra grandi curiosità e dibattiti. Ovvero la sensibile riduzione di investimenti pubblicitari da parte di aziende e brand sulle piattaforme social con cui fino a oggi hanno raggiunto quelle classi anagrafiche, e su canali e account che sono tramite di quel contatto. Investimenti che si sposteranno su quelli che si immagina possano essere i maggiori beneficiari del tempo sottratto ai social network, ovvero le piattaforme di streaming. Può darsi che, per ovvie ragioni di pubblici più adulti, le testate giornalistiche non siano danneggiate più di tanto, ma le riduzioni di investimenti sui social potrebbero in parte coinvolgerle lo stesso; oppure potrebbero beneficiare da spostamenti di investimenti verso pubblici diversi.


domenica 21 Giugno 2026

Charlie, tenere dentro tutto

La convivenza su alcuni giornali di pagine e pagine di morbosa attenzione sensazionalista su “Garlasco” e di scandalizzati o esausti commenti sull’eccesso di morboso sensazionalismo intorno a “Garlasco” ha preso delle dimensioni grottesche, ma anche illuminanti sulla capacità dei media di tirare il sasso e sgridare la propria mano. Soltanto negli ultimi giorni il commentatore quotidiano e più noto del Corriere della Sera ha scritto che “l’importante è spostare la soluzione del giallo sempre un po’ più in là, intrattenendo gli spettatori”, parlando di “un tritacarne mediatico” e concludendo che “si sente il bisogno di tirare tutti un po’ il fiato”; e la direttrice di tre importanti quotidiani locali è intervenuta in tv per criticare gli stessi eccessi, salvo avere una nuova “notizia” su Garlasco sulla prima pagina dei medesimi quotidiani l’indomani. Ma casi simili si trovano su tutti i quotidiani e persino nelle televisioni, appunto, in un gioco delle parti il cui obiettivo è dare soddisfazione un po’ a tutti e non scontentare nessuno, confermando uno dei principali limiti dei giornali contemporanei nel trasmettere messaggi coerenti e costruttivi o darsi un ruolo: la dipendenza economica dai pochi lettori paganti rimasti, sia quelli curiosi di “Garlasco” che quelli indignati da “Garlasco”.

Fine di questo prologo.


domenica 14 Giugno 2026

Pubblicità e progresso

Alcuni quotidiani sudafricani (lo Star e il Mercury, tra gli altri) hanno ospitato questa settimana una creativa campagna di comunicazione, di grande impatto, ripresa e citata in tutto il mondo. La prima pagina e le successive erano segnate da una vistosa macchia rossa che voleva richiamare il sangue mestruale, con il messaggio “un giornale può assorbire il sangue ma non la vergogna”: la campagna è stata promossa da un’organizzazione impegnata ad aiutare le ragazze sudafricane che non si possono permettere i prodotti sanitari per il ciclo.


domenica 14 Giugno 2026

Attribuzioni

Nei passati decenni tra i critici di Silvio Berlusconi ha avuto molta fortuna una battuta che sintetizzava con acuta intuizione la complicità di molti italiani con i più criticati comportamenti dello stesso Berlusconi: «Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me». La battuta venne citata da Giorgio Gaber in un’intervista data a Gad Lerner sul Corriere della Sera, e da allora sui giornali viene ciclicamente attribuita a Gaber. Lo ha fatto di nuovo venerdì Francesco Merlo su Repubblica. Ma l’invenzione non è di Gaber, che infatti in quell’intervista disse «Come dice il mio amico Gian Piero Alloisio, io non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me». Gian Piero Alloisio è un cantautore genovese (autore di Venezia, poi cantata da Francesco Guccini), che ha collaborato con alcuni tra i più famosi musicisti e autori italiani, e chiudeva una sua canzone con la frase «Non ce l’ho con Berlusconi in sé, ce l’ho con Berlusconi in me».