Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 11 Gennaio 2026

Autocensure

La promozione a pagamento sui media italiani di regimi dittatoriali e repressivi della libertà di informazione è un antico e delicato argomento: ci sono stati discussi precedenti in cui sono state con disinvoltura offerte pagine pubblicitarie alla propaganda di simili regimi destinata a presentare i paesi relativi in una luce favorevole e che rimuova i loro aspetti più riprovevoli; e ci sono tuttora casi frequenti persino di intese ufficiali in questa direzione. Tutti casi in cui i criteri di sostenibilità economica prevalgono sia su valutazioni etiche che di accuratezza giornalistica.
Due settimane fa il quotidiano Repubblica ha deciso di ospitare nella sua sezione “Le Guide” – quella presentata mimeticamente come a cura della redazione – una pagina di grande celebrazione dell’Arabia Saudita e delle sue attrattive per le imprese italiane, tacendone le informazioni più importanti.


domenica 11 Gennaio 2026

Le foto di Maduro

Un’ultima cosa sulla copertura giornalistica dell’operazione venezuelana, per non abituarsi a trascuratezze che si ripetono. Nelle ore notturne dell’attacco statunitense sono circolate online diverse foto del dittatore Maduro catturato dai militari americani. A oggi nessuna è stata confermata in modo credibile, alcune sono state dimostrate false, e sono tutte ritenute quindi probabilmente inaffidabili: con l’eccezione di quella pubblicata dal presidente Trump, il quale ha però ricchi precedenti di falsificazioni sui social. Neanche quella foto ha avuto finora conferme risolutive, e i più seri giornali statunitensi continuano a citarla soltanto come “diffusa dal presidente Trump”.
Ma tornando a quelle più decisamente false oppure assai dubbie, alcuni siti di news italiani ne hanno precipitosamente pubblicate alcune senza verifiche e senza lo scetticismo necessario.


domenica 11 Gennaio 2026

Detective da divano

Un articolo del Washington Post ha attaccato venerdì i “detective online da divano” che hanno cercato di ricostruire l’identità dell’agente anti immigrazione che giovedì ha sparato a una donna a Minneapolis, uccidendola, in una reazione palesemente eccessiva e criminale per come è stata finora mostrata da molti video. L’articolo spiega e mostra come alcuni utenti dei social network abbiano ritenuto di poter individuare l’agente – che aveva gran parte del volto coperto – dalle immagini dei video e con l’aiuto dei software di “intelligenza artificiale”, con risultati fallimentari e pericolosi. Tra i media americani è ancora ricordata la storia dell’errata identificazione del responsabile dell’attentato alla maratona di Boston nel 2013: ma quello descritto è un rito che si è ripetuto in altre recenti occasioni, spesso mettendo a rischio le esistenze di persone del tutto estranee ai fatti in questione.

“Using AI to reveal the identities of people pictured in grainy or incomplete photos is becoming a reflex response after high-profile acts of violence. But AI-manipulated or AI-generated faces are untethered to reality. The altered images are misleading the public and in some cases have fueled conspiracy theories or led law enforcement officials to waste energy on chasing false leads.
“All AI tools can do is to reconstruct reality based on the past. It’s not reality,” said Matt Moynahan, CEO of AI detection company GetReal Security. “If you’re not an AI expert, you’re probably going to do more harm than good”” .


domenica 11 Gennaio 2026

Cosa vogliamo fare?

Un articolo equilibrato del New Yorker ha affrontato un argomento molto attuale nei dibattiti sul “futuro del giornalismo”: ovvero lo spostamento del grosso dell’informazione – soprattutto quella ricevuta dalle generazioni più giovani – dal giornalismo tradizionalmente inteso a nuove forme di racconto sui canali digitali in cui i principi e rigori giornalistici sono spesso sovvertiti o trascurati. È chiaro che quella direzione è già stata presa e ormai la conoscenza dei fatti da parte di moltissime persone è composta da un misto di realtà, “narrazione” e tratti tipici della “fiction”: ed è una direzione di cui prendere atto e su cui fare valutazioni più lucide e lungimiranti rispetto agli sterili allarmi, o alle opposte rese a questi formati, che prevalgono nel giornalismo tradizionale.
Il Post ha affrontato lo stesso argomento con un articolo su come viene raccontato su YouTube il “caso Garlasco”.


domenica 11 Gennaio 2026

I soldi a Radio Radicale

Il governo italiano ha deciso di eliminare uno storico e significativo contributo economico nei confronti di Radio Radicale, a cui da decenni è affidata con una convenzione la copertura giornalistica di eventi e sedute parlamentari e istituzionali. Nel rituale “decreto milleproroghe” o nella legge di bilancio non sono presenti i dieci milioni di euro considerati negli anni passati. Nella conferenza stampa “di fine anno”, venerdì, la presidente del Consiglio Meloni ha promesso che saranno attribuiti nel decreto milleproroghe soltanto due milioni per la digitalizzazione dell’archivio di Radio Radicale.


domenica 11 Gennaio 2026

And then there were none

Ha annunciato la chiusura uno dei giornali locali storici degli Stati Uniti, il Pittsburgh Post-Gazette (che come altri americani deve il suo nome composto alla fusione di due testate preesistenti: ma è spesso chiamato PG), ex quotidiano passato nel 2018 a due edizioni cartacee settimanali accanto al sito web, che serviva i circa 300mila abitanti della città in Pennsylvania e i due milioni e mezzo della sua area metropolitana. La proprietà – la famiglia Block – ha sostenuto che il giornale non possa affrontare i costi di welfare per i propri dipendenti che è stata condannata a pagare da una sentenza della Corte suprema dello stato, dopo un lungo e polemico confronto con i sindacati. Il giornale uscirà fino al 3 maggio: la prima testata risaliva al 1786, la fusione e l’attuale nome erano del 1927, 99 anni fa. Il giornale ha una diffusione pagata di circa 83mila copie e aveva spostato molto a destra le sue posizioni nell’ultimo decennio, sostenendo l’elezione di Donald Trump nel 2020.


domenica 11 Gennaio 2026

Meno Grazia

Un articolo di venerdì sul quotidiano ItaliaOggi ha dato notizia di un’intenzione dell’editore dello storico settimanale Grazia di passare a una periodicità quindicinale. Grazia è stata venduta da Mondadori a un gruppo francese, Reworld, nel 2023. ItaliaOggi ha anche citato le diffusioni dei principali periodici femminili italiani.

“Dal punto di vista delle vendite, secondo le rilevazioni di Ads sullo scorso mese di ottobre, Grazia registra un totale diffusionale pagato che sfiora le 47 mila copie, in calo anno su anno del 5,4%. Tanto per avere un termine di paragone, nel segmento editoriale dei femminili, alcuni esempi vedono Intimità sulle quasi 77 mila copie, in contrazione del 12,6%, Diva e Donna sulle 62 mila (-13,4%), Vanity Fair poco sopra le 56 mila (-5,2%), Elle vicino alle 48 mila ma col segno positivo davanti (unico caso al momento emerso) e su del 9,3%. Seguono poi F con 44,8 mila copie (-12,4%), Donna Moderna con 42,2 mila copie (-11,5%) e infine Confidenze con 20,3 mila copie (-13,2%)”.


domenica 11 Gennaio 2026

Limiti

È stato il giornale online Semafor a rivelare un altro aspetto laterale dell’attacco statunitense in Venezuela, assai rilevante per le riflessioni sull’etica giornalistica e i limiti che si deve o non deve dare l’informazione. Stando a delle fonti citate da Semafor, infatti, il New York Times e il Washington Post – ma non è spiegato nella persona di chi – avrebbero avuto informazione dell’attacco poco prima del suo sviluppo, ma avrebbero acconsentito a non rivelarlo immediatamente per tutelare la sicurezza dell’operazione e dei militari americani coinvolti. La notizia dell’operazione stessa sarebbe stata data nel corso della notte man mano che ne arrivavano visibili testimonianze e poi con le comunicazioni sui social dello stesso presidente Trump.
Una prima vistosa contraddizione della eventuale scelta delle eue testate (non c’è stata finora nessuna conferma o ulteriore dettaglio rispetto alle rivelazioni di Semafor ) è segnalata in un lungo articolo della Columbia Journalism Review : lo stesso New York Times ha infatti definito l’operazione venezuelana “illegale” già nel titolo di un suo immediato editoriale, ma allora la decisione di non compromettere l’operazione renderebbe il giornale complice o almeno consenziente a un’iniziativa “illegale” in cui sono state uccise decine di persone.
I due giornali sono poi stati molto severi sulle fragilità legali e politiche della cattura di Maduro (pur ospitando nella loro distinta sezione dei commenti anche degli articoli più indulgenti), ma nello sforzo di trasparenza del New York Times che abbiamo raccontato qui sopra non c’è stato finora spazio per spiegare o rispondere al racconto di Semafor.


domenica 11 Gennaio 2026

Semafor incassa

Il sito di news americano Semafor è assai noto agli iscritti a questa newsletter: perché ne abbiamo molto raccontato la genesi, perché lo citiamo spesso come fonte sulle cose che riguardano i media americani e perché il Post ha tradotto e pubblicato il libro del suo direttore Ben Smith, Traffic, ospitandolo in incontri pubblici italiani nei due anni passati.
Semafor si è presentato da subito come una testata rivolta a un’élite di classi dirigenti e di lettori e lettrici culturalmente privilegiati o curiosi piuttosto che a grandi numeri da raggiungere in qualsiasi modo, investendo molto sulle newsletter e sugli eventi pubblici (ovvero su una scelta molto attiva di informazione, appunto). Così facendo ha raccolto attenzioni, sponsorizzazioni e investimenti preziosi e ha chiuso il 2025 in attivo, pur non essendo tra le testate più citate nel dibattito e nell’informazione mainstream. Mercoledì il Wall Street Journal ha raccontato che Semafor ha raccolto altri trenta milioni di dollari di investimenti, con una valutazione di 330 milioni di dollari. Tra i nuovi investitori c’è anche il gruppo greco Antenna, di recente fama italiana per via del suo interesse nell’acquisto dell’azienda editoriale italiana GEDI.


domenica 11 Gennaio 2026

“C’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole”

La storia più grossa dell’editoria giornalistica italiana – lo è da alcuni anni – non ha avuto visibili sviluppi durante queste tre settimane: la vendita della società GEDI è ancora realisticamente imminente, ma non è chiaro con quali tempi, quali tappe, e con quali destinazioni di alcune delle sue testate. GEDI è il gruppo dentro cui sono rimasti – dopo molte cessioni – i quotidiani Repubblica Stampa (e la Sentinella del Canavese di Ivrea), il sito di news HuffPost, le radio Deejay, Capital e m2o: è posseduto dalla multinazionale Exor, controllata dalla famiglia torinese Agnelli-Elkann, che a sua volta è azionista di maggioranza – tra le altre – dell’azienda automobilistica Stellantis, della Ferrari, della squadra di calcio della Juventus, del settimanale britannico Economist.

Scontenta dei risultati – economici e pubblici – dell’acquisizione del gruppo sei anni fa, Exor (ovvero il suo CEO John Elkann) ha deciso di liberarsi di GEDI e ha trovato un acquirente interessato nella società greca Antenna . Malgrado le intenzioni fossero note da alcuni mesi, le redazioni – in particolare quella di Repubblica – hanno espresso le loro preoccupazioni sull’operazione a cose quasi fatte (complice anche un limitato dispiacere per l’abbandono di un editore che si è fatto poco amare), e ora stanno cercando di fare pressione per avere garanzie sul futuro dei giornali e dei loro dipendenti, ma con armi piuttosto spuntate. Il comitato di redazione di Repubblica ha comunicato giovedì di avere avuto rassicurazioni verbali dalla attuale proprietà, ma di fidarsene poco: con buone ragioni, considerato il curriculum della dirigenza GEDI nel negare scelte e progetti poi rivelatisi assai reali.

“I fatti degli ultimi anni non aiutano in alcun modo ad aver fiducia. La trasparenza da noi richiesta rimane ancora un miraggio. Per questo permane lo stato di agitazione votato dall’assemblea, con i cinque giorni di sciopero affidati al Cdr”.


domenica 11 Gennaio 2026

All the things about the news that’s fit to print

Il New York Times è un giornale unico nel mondo, per qualità, ricchezza di offerta (“All the news that’s fit to print” è il suo storico slogan) e risorse economiche e giornalistiche che gli permettono di mantenere quegli standard: ed è stato capace negli ultimi quindici anni di adeguare a questi suoi primati anche la sua capacità di adattarsi all’innovazione e ai nuovi più promettenti modelli di business, togliendosi da un precedente periodo difficile. Abbiamo già ripetuto altre volte su Charlie come la sua condizione sia quindi assai poco “esemplare”: è in un altro campionato.
Questo non significa che le sue scelte e le questioni che affronta non possano essere di suggerimento o interesse per il resto dell’editoria giornalistica mondiale, con la consapevolezza che quel che funziona sul New York Times non necessariamente funzionerà altrove (i giochi, un elemento oggi essenziale della sostenibilità e del seguito del New York Times, non hanno finora dato risultati paragonabili presso nessuno degli imitatori). Ed è quindi interessante notare il sempre maggior investimento sulla trasparenza del proprio lavoro e sulla condivisione con i lettori che il giornale sta facendo, spiegando moltissimo del “dietro le quinte”. Lo fa molto sui social network, mandando sempre di più in video i suoi giornalisti che si occupano delle cose più diverse, ma anche sul sito (soprattutto nella sezione “Times Insider“) e a volte sull’edizione cartacea, a proposito di questioni anche molto importanti. Negli ultimi giorni ha pubblicato un articolo solo per raccontare com’è andata che un suo giornalista abbia parlato al telefono con Donald Trump subito dopo l’attacco statunitense in Venezuela; un articolo che racconta come un lungo reportage su una storia novecentesca sia stato sovvertito dall’arrivo di nuove informazioni; un articolo sulle valutazioni fatte dalla redazione a proposito delle foto circolate online della cattura del dittatore venezuelano Maduro; un articolo per annunciare una successiva lunga intervista con Trump, facendone una notizia; un articolo per spiegare la composizione della prima pagina del giornale.


domenica 11 Gennaio 2026

Charlie, coinvolti

L’anno è cominciato con una certa aggressività, nel mondo, ereditandone molta dall’anno e dagli anni passati e aggiungendone ancora. Le analisi ormai sono molte e longeve, ma è palese che ci siano relazioni di reciproca alimentazione tra i molti ambiti in cui stanno sparendo i limiti di civiltà, legalità e rispetto, nei nostri mondi: che si tratti di azioni militari contro paesi stranieri, violenza stradale, dibattito politico o confronti sui social network. Ogni nuova prepotenza e violazione – legittimata da un alibi o da un altro: “ha cominciato lui”, nella gran parte dei casi – abbassa pubblicamente l’asticella di quello che non si dovrebbe fare e crea un esempio e un suggerimento per ulteriori abbassamenti.
Gran parte dei media non è estranea a questa involuzione: la potremmo anzi chiamare complice, se non rischiassimo di partecipare ulteriormente a questo sistema di indignazioni e additamenti: diciamo coinvolta. Dare colpe non serve a niente, né restare prigionieri del passato e del gioco al rinfaccio. Però serve, dire che – in Italia, per esempio – una cospicua quota dell’informazione televisiva ha incentivato e incentiva comportamenti e confronti che sono gli stessi con cui poi si pretende di impadronirsi della Groenlandia o di linciare qualcuno sui social network. E serve, dire che un sensibile numero di quotidiani nazionali è prodotto con le stesse intenzioni e gli stessi toni: non per informare ma per accusare e combattere, e per ottenerne benefici economici e commerciali (il business dell’indignazione è florido). Ed è una scelta che contamina sempre più testate, spinte dalla necessità di seguire la domanda identitaria di aggressività (ricordiamo che “Alza la voce” fu persino il claim pubblicitario del secondo quotidiano nazionale, pochi anni fa).
Dire queste cose serve: non per rinfacciare, ma per non darle per scontate e inevitabili, per non sottrarsi a responsabilità, e per suggerire approcci diversi, resistenze, inversioni di marcia. “Modera i termini”, potrebbe essere un nuovo claim, e non solo i termini.

Fine di questo prologo.


domenica 21 Dicembre 2025

La fine del mondo

È uscito in edicola mercoledì (andando esaurito quasi ovunque) il “numero zero” di La fine del mondo, il nuovo mensile a fumetti del Manifesto, che avevamo annunciato lo scorso ottobre.


domenica 21 Dicembre 2025

Altri imprenditori e giornali

Il Foglio ha intervistato Enrico Marchi, imprenditore veneto e creatore del gruppo editoriale NEM, a proposito delle sue intenzioni di comprare la Stampa.


domenica 21 Dicembre 2025

La percezione della Cina

Continuano gli “accordi” di agenzie di stampa italiane con i mezzi di informazione di stato di un regime dittatoriale che reprime sistematicamente la libertà di espressione, accordi celebrati con grande soddisfazione (soddisfazione che si spiega con i vantaggi economici degli accordi in questione). L’agenzia Italpress ha annunciato una collaborazione con la cinese Xinhua, che si somma ai molti interventi di questi anni da parte del regime cinese per influenzare l’opinione pubblica dei paesi democratici.

“Al dibattito sulla ‘’narrazione’’ della Cina da parte dei media occidentali sono intervenuti in particolare Giulio Tremonti, Presidente della commissione esteri della Camera e l’ex ministro e Giovanni Tria, economista e già ministro dell’Economia e delle Finanze. Entrambi hanno sostenuto la necessità di consolidare i rapporti tra Italia e Cina, e per questo obiettivo l’informazione e le istituzioni hanno un ruolo fondamentale per la ‘percezione’ dell’opinione pubblica, che deve favorire il dialogo fra occidente e Cina, finalizzato all’equilibrio globale che tiene lontano i conflitti” .


domenica 21 Dicembre 2025

Peter Arnett

È morto a 91 anni il giornalista neozelandese Peter Arnett, vincitore del premio Pulitzer e protagonista di un passaggio simbolico verso una nuova epoca dell’informazione televisiva globalizzata quando raccontò a tutto il mondo in diretta per CNN l’inizio della guerra del Golfo.


domenica 21 Dicembre 2025

Un’altra condanna per Belpietro

Il tribunale di Milano ha condannato per diffamazione il giornalista Maurizio Belpietro – editore e direttore del quotidiano La Verità e del settimanale Panorama – per una copertina di Panorama del 2022 in cui gli operatori umanitari delle ong che soccorrono i migranti in mare venivano definiti “i nuovi pirati”. Belpietro era accusato di omesso controllo sulla copertina, in quanto direttore responsabile. Dovrà risarcire con 10mila euro ciascuna le ong Open Arms, Emergency, Sea-Watch, SOS Mediterranée, Louise Michel e Mediterranea, e con 7mila euro AOI, associazione che rappresenta le organizzazioni non governative italiane.

Belpietro ha pubblicato un articolo sulla Verità , venerdì, contestando la sentenza perché la copertina non citava nessuna singola ong; un altro articolo ha insistito che non necessariamente la parola “pirati” abbia un’accezione negativa. L’ultima condanna per Belpietro era stata di tre mesi fa, per un altro articolo della Verità sempre a proposito dell’immigrazione.


domenica 21 Dicembre 2025

Era finita da un pezzo

Sulle vicende del gruppo GEDI la rivista MicroMega ha ospitato un lungo e severo racconto di Sandro Gilioli – a lungo giornalista del settimanale L’Espresso – e una risposta di Matteo Pucciarelli, giornalista di Repubblica.

“Perché John Elkann ha comprato e poi distrutto e venduto Gedi?
Questa è facile: perché le sue testate maggiori, su carta e web, gli servivano a coprire mediaticamente e politicamente la fuga dall’Italia del suo impero, gli scazzi in tribunale con la madre, gli scheletri nell’armadio come i fondi neri del nonno scoperti all’estero e le disavventure giudiziarie che lo hanno costretto ai servizi sociali; oltre a essere, questa proprietà, molto utile in termini di favori e sfavori, in un paese noto per il suo capitalismo di relazione e la sua politica di relazione. Ora tutto questo non gli serve più e a fine pena probabilmente si trasferirà direttamente a New York, del resto è cittadino americano. E poi, diciamolo, l’intera Gedi gli era costata meno di Cristiano Ronaldo”
.


domenica 21 Dicembre 2025

Epstein nel ventilatore

L’ossessione dei media americani per il “caso Epstein” sta facendo sopravvalutare qualunque insignificante aspetto della vita dell’imprenditore morto sei anni fa in carcere dopo essere stato condannato per abusi sessuali (e alcune testate stanno cominciando a manifestare cautele su queste esagerazioni). Le ragioni delle spropositate attenzioni – che hanno contagiato anche diversi giornali italiani – sono due: una è la fragile speranza che ci possano essere delle conseguenze politiche, contro il presidente Trump oppure contro i suoi detrattori; l’altra è l’attrattiva morbosa di una storia con implicazioni sessuali. “Sex sells”, si dice in inglese.
Una laterale implicazione giornalistica delle notizie più recenti riguarda David Brooks, storico opinionista del New York Times e popolare saggista con posizioni conservatrici moderate, e quindi molto critiche nei confronti di Donald Trump e delle derive fanatiche del partito Repubblicano. Giovedì sono state diffuse nuove foto relative a eventi a cui Epstein aveva partecipato, e in alcune di queste era presente anche Brooks. Che ha quindi ricevuto molte critiche per non aver divulgato una sua presunta relazione con Epstein quando, nelle settimane scorse, aveva criticato l’eccesso di attenzione e polemiche intorno alle presunte “rivelazioni” sul caso. Ma Brooks, interpellato da Max Tani del sito di news Semafor, ha sostenuto si trattasse di una cena con 60 persone a margine di un evento pubblico, e di non ricordare di avere conosciuto Epstein, di cui avrebbe saputo solo anni dopo leggendone sui giornali.
La sintesi del New York Times sulle migliaia di documenti diffusi venerdì cominciava con perentoria chiarezza.


domenica 21 Dicembre 2025

Un altro sciopero al Tirreno

Le redazioni del Tirreno di Livorno hanno scioperato lunedì – il quotidiano non è uscito martedì – per protestare contro la decisione dell’azienda e della direzione di pubblicare un inserto dedicato alla scuola malgrado lo stato di agitazione dei giornalisti, conseguente a una crisi che Charlie ha raccontato spesso e che continua a rinnovarsi in scontri assai polemici.

“Ancora una volta, come sempre accaduto negli ultimi mesi, l’assemblea delle redattrici e dei redattori si è ritrovata unita e compatta su un percorso da seguire: quello della difesa del giornale, del suo futuro, della sua territorialità, della sua storia e dei posti di lavoro. E nonostante i tentativi da parte di Sae Toscana di screditare la rappresentanza sindacale e di dividere i colleghi, ha rinnovato la sua piena fiducia al comitato di redazione, legittimamente eletto lo scorso agosto dal corpo redazionale”.


domenica 21 Dicembre 2025

C’è un nuovo sceriffo in città

Le iniziative di Del Vecchio hanno stimolato le attenzioni e le curiosità di diversi quotidiani, che nelle loro edizioni di sabato ne hanno dato notizia. Repubblica ne ha pubblicato un ritratto inusualmente critico – spiegabile con l’essere Del Vecchio diventato socio di una testata “nemica” come il Giornale – in cui sono sarcasticamente citati i “benevoli profili della stampa economica” nei suoi confronti: un’involontaria citazione dell’accoglienza che fino a oggi era stata dedicata a Del Vecchio dalle stesse pagine economiche di Repubblica.
Il Foglio ha invece immaginato in un articolo che Del Vecchio abbia lungimiranti progetti tecnologici (ma l’esperienza e la realtà suggeriscono che si tratti piuttosto della ciclica passione dei poteri economici e imprenditoriali italiani per il prestigio attribuito al possesso di giornali, e per le opportunità di auto promozione conseguenti).


domenica 21 Dicembre 2025

Del Vecchio compra qualunque giornale

Nel frattempo si aggrovigliano ulteriormente gli interessi e i coinvolgimenti dell’imprenditoria italiana con i quotidiani tradizionali, soprattutto di quella con altre priorità e nessuna particolare competenza nell’editoria giornalistica. Leonardo Maria Del Vecchio, erede della maggioranza della grande multinazionale dell’ottica EssilorLuxottica e di una potente società finanziaria, Delfin, ha acquisito attraverso il suo fondo LMDV Capital il 30% del Giornale . Sulla nuova distribuzione delle quote tra Del Vecchio, l’antico proprietario Paolo Berlusconi e la società Tosinvest della famiglia Angelucci (che possiede anche i quotidiani Libero Tempo), le informazioni diffuse dai giornali sono state un po’ confuse: ma LMDV Capital ha precisato di avere rilevato il 30% da Tosinvest – che mantiene la maggioranza col 40% – e quindi Berlusconi mantiene per ora il suo 30%. Del Vecchio, il cui potere esercita già una notevole influenza sulle pagine economiche dei maggiori quotidiani, era stato a sua volta protagonista l’anno scorso della cronaca giudiziaria con l’accusa di avere fatto spiare dei suoi congiunti, accusa che aveva contestato (l’indagine è ancora aperta).
Ma venerdì sono circolate anche notizie di una trattativa di Del Vecchio “per l’acquisto del gruppo editoriale QN dalla famiglia Riffeser Monti”, e la stessa LMDV Capital ha alluso in un suo comunicato a una nuova acquisizione: si tratta della società che possiede i quotidiani locali NazioneGiorno Resto del Carlino. Le cui redazioni si sono immediatamente allarmate. Nelle settimane scorse Del Vecchio si era candidato ad acquistare i quotidiani del gruppo GEDI.


domenica 21 Dicembre 2025

Dove va GEDI

Sulle trattative per la vendita del gruppo GEDI non ci sono stati sviluppi significativi, questa settimana, tranne dichiarazioni “tattiche” sparse da parte di diversi protagonisti e osservatori. L’interesse a concludere un accordo sembra confermato sia dalla proprietà – la società Exor, controllata dalla famiglia Agnelli Elkann – che dai potenziali acquirenti, il gruppo greco Antenna. E resta anche confermata una parte meno chiara del progetto, quella che riguarda i destini del quotidiano torinese La Stampa, a cui Antenna non sarebbe interessata: al già noto interesse del gruppo veneto NEM (che pubblica diversi quotidiani locali già rilevati dal gruppo GEDI) si sommano voci diverse, fin qui senza maggiori concretezze: si è fatto anche il nome di SAE, la società di non ottima fama nella gestione di testate giornalistiche per via della crisi ormai annosa che riguarda il Tirreno di Livorno.
Antenna invece acquisirebbe il quotidiano Repubblica e le radio del gruppo GEDI, DeejayCapital e m2o. Sono incerti anche i destini del sito di news HuffPost e del quotidiano di Ivrea La Sentinella del Canavese.

C’è stato anche qualche sterile intervento dalla politica, compreso quello del presidente della commissione Cultura della Camera che ha polemicamente citato una precedente vendita dell’azienda Stellantis: ma non risulta che l’azienda Stellantis sia stata venduta.


domenica 21 Dicembre 2025

Facebook non ha ancora finito, coi giornali

Meta sta cercando di dare maggior valore alla propria offerta a pagamento per l’uso di Facebook e Instagram, “Meta Verified”. E da poco ha avviato un test su un campione di utenze di Facebook offrendo la possibilità di linkare contenuti esterni solo agli iscritti a Meta Verified: a chi usa Facebook gratis sono concessi solo due link al mese.
Per gli interessi di questa newsletter, una limitazione alla possibilità di linkare liberamente pagine web si trasformerebbe certamente in un’ulteriore riduzione del traffico verso i siti di news.


domenica 21 Dicembre 2025

E buon Natale

Charlie si ferma per due settimane e torna l’11 gennaio 2026. Riposatevi.


domenica 21 Dicembre 2025

Charlie, il blob

Non è una cosa nuova, forse: ci sembra normale, adesso; è successa, un po’ alla volta. Ma il fondatore del sito americano di news che si chiama Axios l’ha sintetizzata con efficacia. Dicendo due cose: una è che non siamo più destinatari di “notizie”, ma di una specie di blob fatto di contenuti, immagini, frasi, chiacchiere, video virali, tweet, che costituisce oggi la nostra “dieta mediatica”, che quindi non è più solo una dieta alimentare, diciamo. Digeriamo insieme un po’ di tutto. L’altra cosa è che questo blob è diverso per ciascuno di noi.
Come relazionarsi con questa condizione è una cosa della quale i giornali non riescono a venire a capo: alcuni sono spinti a mettere a loro volta nel piatto un po’ di tutto, ma mantenere una vecchia idea di “giornale” dedicato alle notizie e strumento prioritario di informazione può darsi non sia proprio possibile. È già capitato nella storia che certe cose finissero.

«La nostra realtà non è più descritta dalle “notizie”. È invece formata dai video che guardiamo, dai podcast che ascoltiamo, dagli account che seguiamo sui social media e da quelli che conosciamo di persona, e dal giornalismo che consumiamo. Siamo entrati in un periodo in cui ognuno ha una sua propria realtà personale, basata di solito sull’età, sulla professione, sulle passioni, sulle opinioni politiche e sulle piattaforme scelte».

Fine di questo prologo.


domenica 14 Dicembre 2025

Vacanze

Charlie arriverà ancora domenica prossima 21 dicembre. Poi si ferma due settimane e torna domenica 11 gennaio.


domenica 14 Dicembre 2025

Il passato del giornalismo

Venerdì è morto a ottant’anni Marco Benedetto, giornalista che fu amministratore delegato del gruppo Espresso in uno dei periodi di maggior successo del quotidiano Repubblica. Nel 2009 aveva poi creato Blitz Quotidiano uno dei più antichi giornali online italiani, pur con un’impostazione molto tradizionale.


domenica 14 Dicembre 2025

Allarmi

Nella sua newsletter Da Costa a Costa, il direttore del Post Francesco Costa ha spiegato come sia stata assai sopravvalutata e mal raccontata dai giornali italiani (ma non solo da quelli italiani) la notizia della proposta di maggiori controlli sui turisti stranieri da parte delle autorità statunitensi.

“Malgrado quello che potreste aver sentito in giro – impossibile resistere alla tentazione di ottenere views solleticando un po’ di indignazione con una notizia scioccante, pazienza se falsa – gli Stati Uniti non hanno deciso che i turisti dovranno consegnare cinque anni di cronologia delle loro attività sui social media per entrare nel paese. Tra l’altro, come dovrebbero fare le persone a estrarre e scaricare cinque anni di cronologia? Come dovrebbero consegnarla?”.


domenica 14 Dicembre 2025

Once upon a Time

Il quattordicinale Time ha scelto la sua tradizionale “persona dell’anno”, e la copertina che resta la maggiore occasione di visibilità – siamo tutti affezionati ai rituali – per una rivista che fu un tempo il più importante newsmagazine del mondo.


domenica 14 Dicembre 2025

Pacchetti

Repubblica ha dedicato venerdì un articolo di una pagina all’azienda Santoni, che aveva comprato una pagina di pubblicità una settimana prima. Sempre Repubblica ha venduto diversi spazi pubblicitari a un film celebrativo dell’imprenditore Brunello Cucinelli, film che aveva avuto un’estesa copertura sul giornale una settimana fa (come in altri quotidiani a loro volta frequenti destinatari degli investimenti pubblicitari di Cucinelli).


domenica 14 Dicembre 2025

Una giornata particolare

Riccardo Trabattoni del Post ha passato una giornata in un’edicola di giornali di Seregno, in Lombardia, per vedere cosa succede.

“Mentre Sironi aspetta l’arrivo dei giornali, alle 6:06 arriva la prima cliente. È una donna sulla cinquantina, che prima di andare al lavoro compra l’ultimo numero della rivista mensile National Geographic. Il secondo cliente, che arriva subito dopo, vorrebbe invece comprare Repubblica, ma i quotidiani non sono ancora arrivati.
Il camion con il carico del giorno arriva cinque minuti dopo. Ritira la “resa”, cioè quello che è rimasto invenduto dal giorno precedente (una sessantina di copie di quotidiani, insieme a un po’ di riviste e ad alcuni giocattoli), e lascia tre grosse cassette di plastica. Dato che è novembre, le cassette contengono un sacco di calendari del 2026; per Sironi sono addirittura «troppi»” .


domenica 14 Dicembre 2025

Ancora Harry e Meghan contro i tabloid

Meghan Markle, moglie del principe britannico Harry, ha accusato il tabloid Daily Mail di aver superato “chiari limiti etici” nel riportare dettagli sulla salute del padre Thomas Markle, ricoverato nelle Filippine. Secondo Markle la presenza della giornalista Caroline Graham nella stanza d’ospedale le ha reso impossibile contattare il padre privatamente, nonostante i tentativi (in un’intervista il padre si era lamentato che la figlia non lo avesse chiamato). Il Daily Mail ha negato la violazione, sostenendo che la giornalista coinvolta sia amica di Thomas Markle, e che lui stesso ne avrebbe richiesto la presenza. È un’altra complicazione legata al rapporto tra Thomas Markle e la stampa, con cui collabora e parla con frequenza da quando Meghan si è sposata con il principe Harry nel 2018: comportamento che ha molto complicato le relazioni tra padre e figlia. Meghan e Harry sono già impegnati in una causa legale contro DMG Media, il gruppo editoriale che possiede il Daily Mail, che accusano di pratiche illecite nella raccolta di informazioni che li riguardano. Nel procedimento l’editore è citato in giudizio anche da Elton John, David Furnish, Liz Hurley, Sadie Frost, Doreen Lawrence e Simon Hughes.


domenica 14 Dicembre 2025

Angelucci e il suo lavoro

Il Fatto ha pubblicato giovedì un articolo sul formidabile primato di assenze alla Camera del deputato leghista Antonio Angelucci, e sulla scelta del suo partito di giustificare tutte le suddette assenze e far percepire lo stesso ad Angelucci i compensi previsti. Secondo l’articolo del Fatto, il suo potere nel partito si dovrebbe al suo essere l’editore del Giornale, di Libero e del Tempo.

“Di certo quello scranno sempre vuoto fa comodo a tutti. Perché “Tonino c’ha i giornali”, come scrisse, all’inizio del 2018, via sms un collega del Pd all’allora assessore del Lazio Alessio D’Amato, il quale aveva denunciato l’editore di Libero, Il Giornale e Il Tempo per un presunto tentativo di corruzione con 250 mila euro in cambio del riconoscimento dei crediti alla sua clinica San Raffaele a Velletri. Inchiesta poi finita con un proscioglimento pieno del deputato”.


domenica 14 Dicembre 2025

Feuilletuzzi

Per chi è rimasto appassionato alla circense storia di gossip/giornalismo/politica che ha come protagonista principale la giornalista americana Olivia Nuzzi, il suo ex compagno Ryan Lizza ha pubblicato sulla propria newsletter una quinta romanzesca puntata della sua versione di come sono andate le cose.


domenica 14 Dicembre 2025

Notizie che tocca dare

Spesso le testate giornalistiche più serie e autorevoli fanno delle scelte su quali notizie dare e quali no in base a criteri giornalistici indipendenti, non facendosi influenzare dal fatto che altre testate più pigre o meno responsabili mettano nella loro agenda notizie inconsistenti, scandalistiche o allarmistiche, ma di poco fondamento o rilievo. Più un giornale si è costruito credibilità e autorevolezza e più il suo “non pubblicare” qualcosa sarà visto come una scelta e non come una mancanza (un “buco”, come si dice in gergo giornalistico).
A volte però certe notizie ricevono una tale copertura e pubblicità che anche i giornali che avessero deciso di non dar loro particolare spazio si trovano costretti a occuparsene, ritenendo di dovere comunque informare i lettori di una cosa di cui si parla molto. È quello che sembra avere fatto venerdì il New York Timesriferendo delle foto di Jeffrey Epstein diffuse dai parlamentari Democratici, a cui molti giornali hanno dato molto spazio malgrado diverse fossero note e pubblicate, e non raccontassero niente di nuovo: il tema però ha attenzioni morbose e strumentali, e le immagini funzionano sempre molto. Così il New York Times ha finito per scriverne, ma segnalando già nella titolazione che le foto non aggiungono niente.

 


domenica 14 Dicembre 2025

I quotidiani a ottobre

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di ottobre 2025. I dati sono la diffusione media giornaliera*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 150.132 (-6%)
Repubblica 74.304 (-11%)
Stampa 52.396 (-11%)
Sole 24 Ore 47.157 (-8%)
Resto del Carlino 41.952 (-11%)
Messaggero 37.879 (-10%)
Gazzettino 29.256 (-7%)
Nazione 27.888 (-11%)
Dolomiten 25.238 (-8%)
Fatto 23.370 (-8%)
Giornale 23.245 (-9%)
Messaggero Veneto 21.800 (-3%)
Unione Sarda 19.157 (-9%)

Eco di Bergamo 17.889 (-10%)
Verità 17.511 (-12%)
Giornale di Brescia 17.180 (-8%)
Secolo XIX 16.799 (-12%)

Libero 16.480 (-7%)
Altri giornali nazionali:
Manifesto 14.740 (+13%)
Avvenire 13.718 (-4%)
ItaliaOggi 5.558 (-3%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a ottobre è dell’8,8%, un declino minore rispetto ai mesi precedenti quando aveva superato il dieci per cento. Rispetto a questo, tra i nazionali, continua quindi ad andare meglio il Corriere della Sera e questo mese Libero, di poco. Mentre vanno ancora male i quotidiani del gruppo GEDI (Repubblica Stampa) e quelli del gruppo Riffeser (Resto del Carlino Nazione; ma anche il Giorno è a -13%). Tra le posizioni, l’ Eco di Bergamo ha superato la Verità e il Giornale di Brescia ha superato il Secolo XIX di Genova; mentre da qualche mese sono assai contenute le perdite del Messaggero Veneto di Udine, ma anche quelle degli altri quotidiani del Nordest che GEDI ha venduto due anni fa alla società NEM (e questo potrebbe aver creato delle variabili nuove nel confronto dei dati). Se guardiamo poi alle quote tonde, ormai da due mesi il Messaggero è sceso nella categoria sotto le quarantamila copie, e il Gazzettino di Venezia – sempre del gruppo Caltagirone – sotto le trentamila; mentre se il Manifesto continua a crescere potrebbe superare l’inedita quota di 15mila copie nei prossimi mesi.
Tra i giornali locali continuano a perdere di più il Tirreno di Livorno (-16%), in mezzo a una crisi non solo di diffusione, e di nuovo questo mese la Gazzetta di Parma (-13%).

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 40mila, il Sole 24 Ore più di 32mila, il Fatto quasi 30mila , Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto.

Corriere della Sera 47.348, +4,8% (-14,4%)
Sole 24 Ore 21.511, -3,1% (-3,4%)
Repubblica 16.901, -21,3% (+11,1%)
Manifesto 8.008, +14,7% (non offre abbonamenti superscontati)
Stampa 6.530, -2,2% (-4,5%)
Fatto 6.061, -4,2% (+11,4%)
Gazzettino 5.616, -0,6% (+1,3%)
Messaggero 5.371, -0,3% (+3,8%)

I dati qui continuano a essere piuttosto deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Pur nell’ambito di crescite piccole e lontane dal compensare le perdite di copie cartacee, anche qui va meglio il Corriere della Sera che sta un po’ attenuando la sproporzione tra abbonamenti pagati e abbonamenti superscontati. Mentre vale il contrario per Repubblica, che anche questo mese perde un numero davvero cospicuo di abbonati. C’è poi anche qui il caso unico e ammirevole del Manifesto, che rispetto a un anno fa aumenta gli abbonamenti digitali di una misura che rassicurerebbe qualunque testata. Le perdite annuali degli abbonamenti digitali sono compensate in alcuni casi dalle crescite degli abbonamenti molto scontati: il cui valore è impossibile da sintetizzare, data la varietà delle promozioni e degli sconti: ci sono in questo dato abbonamenti pagati anche 150 euro come altri in offerte a pochi euro.

È quindi migliore di quel che sembra il dato del Fatto, che da mesi sta facendo crescere i suoi abbonamenti scontati: che non raggiungono i prezzi quasi inesistenti di altri giornali, e un ricavo più sensibile lo generano.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici – ai contenuti dei loro siti web.

AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.


domenica 14 Dicembre 2025

Post-pageview media

Nella sua newsletter The Rebooting l’ex direttore del sito di media e pubblicità Digiday è tornato con molta chiarezza sulla ” fine del traffico” per i siti di news: ovvero sul declino di valore e importanza delle “pagine viste” nella sostenibilità economica dei siti stessi. Mentre, spiega Morrissey, le prospettive migliori sono quelle di chi abbia contenuti di qualità e ne controlli lo sfruttamento e la distribuzione.

“Publishers will continue to manage the decline of this business, and webpages themselves will still be around, of course. But building a business model around the webpage as an atomic unit – the default for most publishers until now – is a non-starter. That game was lost when publishers lost control over their distribution. The scramble to monetize on the open web led to what any reasonable person would assess as a horror show” .


domenica 14 Dicembre 2025

Altre su Trump e i giornali

Nel frattempo Donald Trump ha attaccato il New York Times per essersi occupato della sua salute e dell’apparente stanchezza del presidente: il giornale ha risposto che non si limiterà. Trump aveva molto insistito – durante la scorsa campagna elettorale – sulle fragilità del suo avversario Joe Biden.


domenica 14 Dicembre 2025

CNN sull’ottovolante

Come avevamo anticipato domenica scorsa, la vendita di Warner Bros. Discovery a Netflix è stata messa in discussione, ancora più rapidamente di come avevamo ipotizzato. Paramount ha presentato una sua offerta ostile: e il ruolo della rete televisiva “all news” CNN è ritornato centrale. Sia perché in molti concordano che tra gli interessi di Paramount ci sia compiacere la proclamata volontà del presidente Trump di reprimere CNN, sia perché la differenza economica tra le offerte di Netflix e di Paramount per Warner Bros. Discovery potrebbe farla la definizione del valore di CNN. Netflix infatti non è interessata mentre Paramount sì (anche per le ragioni dette).


domenica 14 Dicembre 2025

“La fine di un’epoca”

La storia di editoria giornalistica italiana maggiore, questa settimana, è ampiamente traboccata oltre le attenzioni di questa newsletter, raggiungendo un po’ tutti i mezzi di informazione e anche il dibattito politico: è l’improvvisa grande agitazione intorno alla vendita del gruppo GEDI da parte della società Exor che lo controlla, malgrado non sia in effetti successo niente di nuovo rispetto a quello di cui si parla da settimane, ovvero la trattativa con un grande gruppo industriale greco, Antenna.
Ma GEDI ha infine confermato ufficialmente la trattativa (lo ha fatto per rassicurare gli interlocutori greci dopo gli annunci di altri interessi che Charlie aveva citato domenica scorsa) e questo ha messo le redazioni dei quotidiani Stampa Repubblica di fronte a uno scenario che sembravano aver voluto rimuovere finora. Soprattutto quella della Stampa, che – basandosi sul limitato interesse greco per quel giornale e sul legame antico con l’attuale proprietà – contava forse di poter essere esentata dall’affare: il giornale ha scioperato e non è uscito in edicola giovedì. Repubblica si è mobilitata più lentamente e ha scioperato venerdì, col quotidiano che non è uscito sabato. Ci sono stati diversi interventi pubblici ma, al momento in cui arriva questa newsletter, nessuna novità: la trattativa prosegue, l’accordo è per ora previsto per la fine di gennaio, i destini delle singole testate non sono chiari. La stessa redazione di Repubblica, nel comunicato pubblicato oggi, pone condizioni ma si mostra non ostile al cambio di proprietà.


domenica 14 Dicembre 2025

Charlie, tutto ok

L’Ordine dei giornalisti della Puglia ha sostenuto che la pubblicazione su alcuni siti di news di una falsa notizia sulla morte di una ragazza scomparsa e successivamente ritrovata invece viva e al sicuro, sia del tutto giustificabile, perché, tautologicamente, “la notizia è evidentemente pervenuta da fonti che i colleghi ritenevano affidabili, che probabilmente non hanno verificato e approfondito ulteriormente proprio perché le ritenevano tali”. Di conseguenza, dice il comunicato dell’Ordine, le critiche per la pubblicazione si devono a una “campagna denigratoria nei confronti della categoria messa in atto sui social media ma anche da stessi colleghi”, e “l’Ordine dei giornalisti della Puglia ritiene che, seppure nella concitazione dei momenti sia stata data una notizia poi rivelatasi infondata, i giornalisti caduti nell’errore abbiano rispettato il codice deontologico e la legge, rettificando la notizia errata”.

(è l’ultima delle considerazioni rilevanti su questo intervento, ma molti di quei siti e giornalisti non hanno “rettificato la notizia errata”, limitandosi a cancellarla).

Fine di questo prologo.


domenica 7 Dicembre 2025

Promemoria natalizio

Charlie arriverà quest’anno per l’ultima volta domenica 21 dicembre. Poi si ferma due settimane e torna domenica 11 gennaio.


domenica 7 Dicembre 2025

Cose di giornali su Netflix

Dal 26 dicembre sarà visibile su Netflix il documentario Cover-Up, dedicato al lavoro di uno dei giornalisti americani più famosi e discussi di sempre, Seymour Hersh, che oggi ha 88 anni. La Columbia Journalism Review ha intervistato la sua regista.
Intanto venerdì Netflix ha messo online un documentario sul settimanale New Yorker, che quest’anno ha compiuto un secolo.


domenica 7 Dicembre 2025

Vanity Fair ha mollato Nuzzi

La storia statunitense di cui è protagonista la giornalista Olivia Nuzzi ha avuto un nuovo sviluppo: il magazine Vanity Fair ha deciso infine di sciogliere il proprio rapporto professionale con Nuzzi, in seguito alle critiche sui suoi discutibili comportamenti professionali.


domenica 7 Dicembre 2025

Millemila

Una quotidiana parte di informazioni diffuse dai quotidiani proviene da comunicati stampa promozionali su cui vengono fatti interventi limitati: e non solo per ragioni di buone relazioni con le aziende o con le istituzioni che forniscono quelle informazioni (questo riguarda soprattutto le pagine dell’Economia, Charlie ne cita spesso esempi), ma anche perché i contenuti di quei comunicati possono essere giudicati in effetti interessanti o incuriosenti per i lettori. Anche in questo secondo caso, però, raramente vengono svolte verifiche o approfondimenti giornalisticamente validi su quelle informazioni (con molti precedenti palesemente fallimentari), che sono riprodotte con fiducia ma senza nessuna garanzia. È chiaro, per esempio, che questi dati riprodotti giovedì su un grande quotidiano non hanno nessun fondamento giornalisticamente indagato.


domenica 7 Dicembre 2025

Opportunità

In un’intervista a Repubblica l’ex portavoce del partito M5S Rocco Casalino – di cui Charlie citò il recente progetto di creare un nuovo giornale – ha detto di aver “bisogno di giornalisti bravi, aspetto i curriculum” e fornito la mail dove inviarli: nuovogiornale2026@gmail.com.


domenica 7 Dicembre 2025

Il New York Times contro il Pentagono

Tra gli scontri di questo primo anno tra l’amministrazione Trump e alcune importanti testate giornalistiche ce n’è uno che le ha coinvolte praticamente tutte, comprese alcune che abitualmente sono molto filotrumpiane come la tv Fox News: è quello seguito alle nuove regole che il Dipartimento della Difesa (o della Guerra, come lo ha ribattezzato Trump) ha imposto ai giornali, che prevedono estesi poteri di censura, limitazioni e controlli al lavoro dei giornalisti all’interno del Pentagono o in relazione ai suoi dipendenti. Quasi nessuna testata ha accettato di firmare un accordo in questo senso, e questa settimana il New York Times ha fatto causa al dipartimento stesso ritenendo anticostituzionali le limitazioni in questione.


domenica 7 Dicembre 2025

Incentivi

Il sito Professione Reporter ha descritto sabato i criteri stabiliti dall’editore del Corriere della Sera per assegnare un “premio di risultato” – fino a mille euro – ai suoi giornalisti con contratto a tempo indeterminato.

Il primo obiettivo è il raggiungimento, al 13 dicembre 2025, di 750.000 abbonati digitali e vale l’erogazione del 50 per cento del Premio (500 euro). Il Premio sarà di 450 euro al raggiungimento di 700.000 abbonati digitali; di 475 euro al raggiungimento di 725.000 abbonati digitali.

lI secondo obiettivo è il mantenimento della distanza dal diretto concorrente di 88.000 copie certificate Ads al 31 dicembre 2025, per un valore del 30% del Premio (300 euro). Il Premio sarà di 150 euro con una distanza da Repubblica di 60.000 copie, di 200 euro con una distanza di 70.000 copie, di 250 euro con una distanza di 80.000 copie.
Il terzo obiettivo è la realizzazione dei progetti editoriali “Le lezioni del Corriere”; “Life, il bello della vita” e “L’Europa siamo noi”. Se realizzati entro li 31 dicembre 2025 verrà erogato il 20% del Premio (200 euro)” .


domenica 7 Dicembre 2025

Il giornalismo indipendente, e volerlo davvero

Il New York Times ha pubblicato una sorta di intervista al proprio direttore, raccogliendo domande dai lettori. Ci sono molte risposte interessanti e utili a capire il lavoro del giornale, e un passaggio chiaro per spiegare l’approccio di questa direzione rispetto a scelte giornalistiche di cui Charlie ha parlato spesso in passato.

«La cosa più impegnativa di questo lavoro è fare un lavoro indipendente sulle notizie mentre alcuni lettori ne vogliono in realtà uno più di parte. Noi restiamo dedicati al giornalismo indipendente, liberi da legami con partiti politici, con aziende o con interessi privati, in un tempo in cui la partigianeria sembra più intensa che mai. Ma naturalmente i nostri lettori hanno le loro posizioni e le loro affinità, e alcuni vogliono più giornalismo che si allinei ai loro punti di vista. E per praticare un giornalismo indipendente devi avere le spalle larghe.
Io credo che la maggior parte dei lettori apprezzi la necessità di un giornalismo indipendente in una democrazia. Le democrazie funzionano su una condivisione comune dei fatti e della comprensione delle notizie, e hanno bisogno di mezzi di informazione rispettati sui diversi fronti. Ma non è sempre questo il messaggio che riceviamo dai critici più rumorosi» 
.