Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 27 Settembre 2026

Il dito sul grilletto

È capitato di nuovo un incidente legato da una parte alla consuetudine dei giornali di preparare in anticipo delle notizie sulle morti di personaggi famosi, per essere tempestivi quando quelle morti dovessero avvenire, e dall’altra all’aumento dei rischi creato dai social network per assenza di filtri e ostacoli alle pubblicazioni errate. Il Corriere della Sera ha annunciato sabato su Instagram, per errore, la morte dell’ex parlamentare del M5S Alessandro Di Battista, e si è poi scusato (alludendo a un “errore tecnico”).


domenica 27 Settembre 2026

“Sulle scrivanie del potere”

In una sua newsletter Claudio Velardi, direttore del quotidiano che si chiama Il Riformista, ha esposto dei dati sulla presenza degli articoli di alcuni quotidiani nelle rassegne stampa delle istituzioni politiche. L’obiettivo dell’analisi è sostenere dei buoni risultati in questo senso da parte del Riformista (che si occupa quasi esclusivamente di politica, e quindi i suoi articoli tendono ad avere maggiori probabilità di essere “rassegnati”), ma è interessante la rivendicazione delle diverse priorità dei quotidiani che hanno diffusioni assai esigue ma il cui editore investe sulla visibilità in ambiti di potere e tra le “classi dirigenti” (visibilità che permette di generare ricavi indiretti attraverso le relazioni con quegli ambiti).

” La redazione del Riformista è fatta di tre giornalisti. Tre […] E come fanno tre giornalisti a produrre un giornale? Ecco il segreto, che poi è la conferma finale della tesi. Intorno a quei tre c’è una rete di collaboratori che scrivono volentieri, e scrivono gratis (amici, quanto vi vogliamo bene!). Non per beneficenza. Ma perché sanno che quella vetrina funziona, che il pezzo pubblicato lì la mattina dopo sta nella rassegna di un ministero, rimbalza in una trasmissione, gira nelle chat che contano. Il compenso non è la firma pagata, è l’ingresso nel circuito.
Ed eccoci al punto. I giornali continuano a raccontarsi come prodotti da vendere, e su quel racconto misurano la propria crisi. Ma la loro funzione, ormai, è un’altra. Sono vetrine. Espongono pezzi, autori, riflessioni che vivono altrove, nelle rassegne radiofoniche e televisive, nelle chat, sui social, e soprattutto in quell’edicola riservata che apre all’alba sulle scrivanie del potere. Il giornale che non vende copie vende presenza. E la presenza, a differenza delle copie, non è mai stata così richiesta”.


domenica 27 Settembre 2026

Quotidiano effettivamente nazionale

Un breve articolo sul quotidiano ItaliaOggi ha riassunto i progetti che il nuovo editore – Leonardo Maria Del Vecchio, erede delle fortune economiche dell’azienda EssilorLuxottica – avrebbe per il gruppo editoriale Monrif che ha acquisito la scorsa primavera: la trasformazione del supplemento nazionale QN in un vero quotidiano nazionale, che resterebbe venduto (senza sovrapprezzi) assieme ai quotidiani locali Nazione, Giorno e Resto del Carlino nelle regioni di pertinenza, oltre che singolarmente in tutta Italia.


domenica 27 Settembre 2026

Elkann quando meno te lo aspetti

Giovedì Repubblica ha ospitato a poche pagine di distanza un’intervista di una pagina intera al suo ex editore John Elkann e un comunicato di protesta del proprio Comitato di redazione contro l’intervista a John Elkann. L’anomala convivenza è un postumo dei faticosi rapporti della redazione con Elkann durante i sei anni in cui è stato proprietario del gruppo GEDI, ceduto alla società greca Antenna all’inizio di quest’anno.
Elkann è erede della famiglia Agnelli e leader di un gruppo industriale (Exor) che possiede l’azienda automobilistica Stellantis e molte altre attività: ma sui quotidiani è sempre sembrato non avere nessuna visione e competenza, e Repubblica è quello che ne ha più risentito, con cali di diffusione e perdita di ruolo superiori a quelli degli altri quotidiani maggiori, e soprattutto del suo concorrente Corriere della Sera. L’impressione è che in questi anni Exor abbia dedicato a Repubblica sprovvedute e disattente gestioni, alternate a interventi promozionali dei propri interessi (a volte fatti propri dal giornale con scelte “più realiste del re”).
Il risultato è che da quando l’uscita di Exor ha fatto emergere all’interno della redazione le correnti più critiche e risentite, persino la sola presenza di Elkann come soggetto intervistato a proposito di tutt’altro (un argomento tra l’altro attuale) crea una richiesta di “cancellazione”. Con un’allusione piuttosto esplicita e autocritica – il comunicato parla di “discontinuità” – alla sudditanza nei confronti della promozione dell’editore durante gli anni di Exor.

“Ricordiamo stavolta pubblicamente cosa abbiamo chiesto mesi fa, in maniera privata ma ufficiale, alla nuova proprietà, rispetto ai rapporti tra il nuovo corso del giornale e le aziende di proprietà di Exor: «Serve una rinnovata capacità di dettare l’agenda politica ed economica del Paese, anziché subirla: più notizie scomode per il potere, più inchieste, più coraggio nel prendere posizione in coerenza con la propria storia progressista. La discontinuità, per essere chiari, deve riguardare anche il modo in cui raccontiamo gli affari – se così si possono chiamare – del precedente editore. E in generale le vicende dell’economia e del potere finanziario»”.


domenica 27 Settembre 2026

Tutto regolare

Dopo un anno e mezzo il Garante per la privacy ha deciso che fosse lecita la pubblicazione del contenuto delle chat tra diversi esponenti del partito Fratelli d’Italia nel libro di Giacomo Salvini, giornalista del Fatto, “Fratelli di chat“.


domenica 27 Settembre 2026

Da Bologna a Londra e ritorno

A proposito degli articoli di “viaggi” sulle testate internazionali e italiane (Charlie aveva riferito due settimane fa la rivendicata autonomia del New York Times dai soggetti di cui scrive), il Guardian ha invece pubblicato un articolo di celebrazione del quartiere di Bologna della Bolognina (non il più immediatamente attraente e turisticamente noto della città), che però si concludeva con la segnalazione che “Questo viaggio è stato offerto da Bologna Welcome e Emilia Romagna Turismo“. Facendo così una scelta intermedia tra l’indipendenza del New York Times e l’abitudine delle testate italiane a farsi sovvenzionare e sponsorizzare simili articoli senza spiegarlo ai lettori.
Malgrado questa trasparenza sulla genesi dell’articolo, però, alcune testate italiane hanno ritenuto lo stesso di celebrarlo come un lusinghiero apprezzamento internazionale.


domenica 27 Settembre 2026

Movimenti al Sole

Invece c’è una situazione sospesa intorno alla direzione del Sole 24 Ore: molte fonti non ufficiali hanno riferito di una scelta dell’azienda di sostituire Fabio Tamburini (72 anni, in carica da otto) con Giuseppe De Bellis, 48 anni, già direttore di Sky Tg24 e oggi “Executive Vice President” di Sky Italia. Ma la scelta non è stata finora confermata, e sono circolate voci di conflitti sulla sua concretizzazione.
Nel frattempo questa settimana l’ex vicedirettore del Sole 24 Ore Daniele Bellasio prenderà invece servizio come nuovo responsabile dell’Economia al Corriere della Sera.


domenica 27 Settembre 2026

Barbano a Nordest

Il gruppo editoriale NEM ha scelto Alessandro Barbano come direttore dei propri quotidiani. Ovvero la Tribuna di Treviso, il Corriere delle Alpi di Belluno, il Mattino di Padova, la Nuova di Venezia e Mestre, il Piccolo di Trieste, il Messaggero Veneto di Udine, per il cui acquisto dal gruppo GEDI nel 2023 si era costituita NEM, sostenuta da un gruppo di importanti imprenditori veneti.
Barbano ha 65 anni ed è stato direttore del Messaggero e del Mattino di Napoli, con tempestose rotture con l’editore. Di recente si era parlato di lui per il ruolo che ha assunto di conduttore della popolare rassegna stampa “Stampa e regime” su Radio Radicale.


domenica 27 Settembre 2026

Passata anche questa, oppure no

Ha avuto sviluppi rapidissimi, stavolta, l’ultimo prepotente capriccio di Donald Trump contro i giornali che non gli sono fedeli: all’esclusione di tre testate dalla Casa Bianca è seguita la protesta compatta di tutte le altre, e poi il parziale accoglimento del ricorso da parte di un giudice (in attesa di una sentenza maggiore), e giovedì ai giornalisti era già stato restituito l’accesso. Venerdì però è stato vietato a un giornalista di CNN di salire sull’aereo presidenziale per un viaggio di Trump in Tennessee.


domenica 27 Settembre 2026

Charlie, farsi riconoscere

Il mese scorso il New York Times ha raccontato la storia dell’impegno personale dell’editore di un quotidiano di una cittadina dello stato di New York per promuovere e sostenere il giornale. Storia del tutto particolare e personaggio particolare, ma l’importanza contemporanea della costruzione di un rapporto con i lettori e le comunità è invece universale. In questi decenni in cui è cresciuta molto l’attrattiva dei giornalisti “influencer” e dei loro brand individuali, a scapito di quella delle testate e dei contenitori, per le stesse testate è diventato prezioso proporre un’identità riconoscibile e coerente ai propri lettori reali e potenziali, e “umanizzarla” attraverso i propri rappresentanti. In particolare per i giornali locali, ma non solo, delle prospettive di attenuazione della crisi vengono dal saper offrire un rapporto diretto e visibile e un’impressione di un servizio riconoscibile e di un’appartenenza. Che può passare più facilmente da festival ed eventi pubblici, ma per cui ci sono molte opportunità più inventive, a chi sa farsi venire idee che non siano estemporanee ma che stiano dentro un progetto.
Naturalmente è più difficile per i giornali che hanno pubblici più vasti e diversificati: raggiungerli, parlarci, trasmettere un’identità condivisa, è più facile se sei un giornale di Glens Falls, NY, quindicimila abitanti. Ma ci si può lavorare, magari evitando la scorciatoia scelta da alcuni quotidiani italiani, di farsi conoscere dal proprio pubblico come quelli che odiano le sue stesse cose. Unire comunità invece che dividerle e compartimentarle è un pezzo del lavoro di un’azienda che si dica giornalistica.

Fine di questo prologo.


domenica 20 Settembre 2026

Notizie dall’interno

Martedì si chiudono le iscrizioni alle “Dieci lezioni sul giornalismo” del Post, mentre sabato riprende la rassegna stampa “I giornali spiegati bene” al Circolo dei lettori di Torino.


domenica 20 Settembre 2026

Contigui

In una rara rivendicazione di intimità con la dirigenza di un partito politico da parte di un quotidiano, il Fatto ha pubblicato lunedì una foto che mostra la propria amministratrice delegata abbracciare affettuosamente (“sobriamente” secondo la didascalia) Giuseppe Conte, leader del partito M5S.


domenica 20 Settembre 2026

Accuse al Sole

Sul Sole 24 Ore di sabato è stato pubblicato un comunicato severo e indignato dei poligrafici dell’azienda, che accusano l’azienda stessa di essersi rimangiata degli accordi presi su alcune questioni lavorative. Il comunicato annuncia una sospensione degli straordinari, per protesta, e “l’immediata sospensione della disponibilità alla reperibilità domenicale”.
Charlie aveva spiegato qui il lavoro dei poligrafici.


domenica 20 Settembre 2026

Giornali su cui contare

Un articolo del Guardian ha criticato una consuetudine apparentemente nuova nella politica britannica, che è quella dei politici (negli esempi citati: dei politici del partito Reform UK di Nigel Farage) che danno a un giornale “amico” una loro versione “gestibile” di storie che possono danneggiarli, quando capiscono che un altro giornale si sta occupando di quelle storie (“spoiler”, è chiamata la tattica). Nei casi citati, il Guardian accusa il quotidiano concorrente Telegraph (storicamente vicino all’elettorato conservatore) di essersi fatto strumento di Farage e delle sue dichiarazioni per attenuare gli effetti di un’inchiesta del Sunday Times (l’edizione domenicale del quotidiano Times) sulle donazioni al suo partito. La stessa cosa sarebbe successa con una precedente inchiesta del Guardian: l’articolo spiega che la tradizionale pratica di correttezza di chiedere al soggetto di un’inchiesta una sua reazione o commento potrebbe diventare controproducente, perché darebbe al soggetto l’opportunità di far uscire la sua versione e gestire la storia.


domenica 20 Settembre 2026

Che Dire

Mario Sechi è il nuovo direttore dell’agenzia di stampa che si chiama Dire. Sechi era stato portavoce della presidente del Consiglio Meloni e poi direttore del quotidiano Libero, prima di essere licenziato in modi piuttosto aspri dall’editore, il deputato della Lega Antonio Angelucci. Charlie aveva raccontato le fatiche dell’agenzia Dire.


domenica 20 Settembre 2026

Come se niente fosse

Ignorando le recenti rinnovate lamentele della redazione, la direzione del Corriere della Sera ha scelto di ospitare il proprio editore Urbano Cairo, in parole ed immagini, su ben due pagine diverse, mercoledì.


domenica 20 Settembre 2026

Trump, per distrarsi dall’Iran

Dopo qualche settimana di relativa tranquillità (Trump si era limitato a insultare questa o quel giornalista di passaggio) l’amministrazione Trump ha rialzato venerdì il livello dello scontro con le maggiori testate giornalistiche statunitensi. Lo stesso Trump ha infatti annunciato (spiazzando inizialmente il suo stesso staff) l’esclusione dall’accesso alla Casa Bianca dei giornalisti di CNN, di Politico e di MS Now. I badge di ingresso di tre di loro (tre giornaliste) sono stati effettivamente sospesi sabato, e tutte le testate più autorevoli – anche tra quelle non antitrumpiane – stanno protestando molto. In questi casi il sopruso è naturalmente e comprensibilmente molto enfatizzato e allarmante per le redazioni, come precedente e come simbolo, rispetto alle sue conseguenze più concrete e immediate.


domenica 20 Settembre 2026

I quotidiani a luglio

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di luglio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 144.915 (-8%)
Repubblica 69.692 (-10%)
Stampa 48.612 (-10%)
Sole 24 Ore 45.414 (-5%)
Resto del Carlino 40.396 (-10%)
Messaggero 35.700 (-11%)
Gazzettino 28.246 (-7%)
Nazione 25.729 (-12%)

Dolomiten 24.093 (-2%)
Fatto 23.805 (0%)
Giornale 23.176 (-1%)
Messaggero Veneto 21.806 (-6%)
Unione Sarda 18.342 (-8%)

Giornale di Brescia 16.167 (-7%)
Eco di Bergamo 16.087 (-10%)
Verità 16.084 (-11%)
Adige 15.515 (-4%)
Secolo XIX 15.375 (-14%)
Manifesto 14.965 (+9%)
Libero 14.366 (-13%)
Nuova Sardegna 14.304 (-12%)

Altri giornali nazionali:
Avvenire 12.975 (-6%)
ItaliaOggi 4.975 (-8%)

(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a luglio è del 7%, attenuata rispetto al solito dai buoni risultati del Fatto e del Giornale. E che questo mese è stata di nuovo superata anche dal calo del Corriere della Sera, che per diversi anni aveva avuto risultati migliori di quasi tutte le altre testate. Ma continuano ad andare assai peggio della media sia Repubblica che Stampa (che ormai è stabilmente sotto le 50mila copie), mentre il calo del Sole 24 Ore e del Giornale è il più contenuto, tra i quotidiani nazionali maggiori. Tra i nazionali vanno peggio della media Libero e Verità, di nuovo, mentre il risultato grandemente positivo del Manifesto continua a risaltare.

È sceso di alcune posizioni il Secolo XIX di Genova, che in questa lista ha il declino peggiore: tra gli altri locali fuori da queste prime posizioni non smettono di perdere a due cifre percentuali il Tirreno di Livorno (-13%), il Mattino di Napoli (-14%) e il Giorno di Milano (-13%).

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 44mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 40mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.

Corriere della Sera 46.823, -1,8% (+11,9%)
Sole 24 Ore 21.673, 2% (-7,4%)
Repubblica 15.437, -15,2% (+6,9%)
Manifesto 8.683, +14,6% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.878, +12,5% (+39%)
Stampa 6.522, -0,6% (-4,9%)
Gazzettino 5.578, -0,5% (-2,8%)
Messaggero 5.228, -2,4% (-3,9%)
Adige 5.117, +9,4% (-46,8%)

I dati qui sono sempre in gran parte deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Quello che è invece esemplare di una crescita costante è sempre il risultato del Manifesto assieme al grosso aumento degli abbonamenti del Fatto : soprattutto “superscontati, ma nel suo caso costituiscono comunque un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali; e non “cannibalizzano” visibilmente quelli a prezzo maggiore. Continua invece il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, solo a parziale favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo (quelle del gruppo Monrif, per esempio, non raggiungono i mille abbonamenti digitali: Nazione, Resto del Carlino e Giorno).
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.

( Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

* Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione , e che trovate qui.


domenica 20 Settembre 2026

Il Guardian va bene

La società che pubblica il quotidiano inglese Guardian ha comunicato dati economici di ottima salute, aiutati anche da una cospicua crescita sul mercato statunitense, verso il quale ha iniziato a orientare impegni e investimenti ormai da diversi anni. Nell’anno fino al marzo 2026 i ricavi provenienti dai sostenitori paganti sono cresciuti del 17% (il Guardian ha un modello di abbonamenti senza paywall – simile a quello del Post – in cui gli abbonati beneficiano di alcuni servizi in più). In totale i paganti non occasionali sarebbero 1,4 milioni, di cui mezzo milione negli Stati Uniti.


domenica 20 Settembre 2026

Una prima volta

Il New York Times ha perso una causa per diffamazione per la prima volta in oltre cinquant’anni: un articolo del 2023 basato su fonti fragili aveva coinvolto in un omicidio un giovane giocatore di basket della University of Alabama. Il mese scorso è stato deciso un risarcimento di quasi cinque milioni di dollari nei suoi confronti: la parte dell’articolo che lo riguardava era falsa. La Columbia Journalism Review ha raccontato tutta la storia.


domenica 20 Settembre 2026

Charlie, curiosità postume

Da molti anni ottenere attenzioni dal pubblico online è diventato l’obiettivo prevalente di molte testate giornalistiche, e quello che fu chiamato con sprezzo “clickbait” è diventata una rivendicata necessità da parte di molti siti di news: i titoli privi di elementi fondamentali (il nome del protagonista della notizia, il luogo dov’è avvenuta, la risposta a una domanda) ormai appaiono anche su testate internazionali autorevoli e affidabili, costrette dalla pigrizia o dall’indifferenza dei lettori a generare curiosità in un modo o nell’altro.
Da diversi anni, per queste stesse ragioni, è diventato più rilevante un formato di notizia a cui si stanno adeguando non solo i siti ma anche le versioni cartacee dei giornali: ed è la morte del personaggio poco noto, o noto solo in certi limitatissimi ambiti, e che un tempo non avrebbe ottenuto un articolo. Articolo che ora tendiamo a voler leggere o cliccare proprio per sapere chi fosse il personaggio in questione, visto che è morto: la notizia sarebbe insignificante – detto con tutto il rispetto per il lutto – ma le redazioni contano su quel meccanismo. E a volte si intuisce dallo stesso testo degli articoli che persino i loro autori ignoravano fino a poco prima chi fosse il defunto: un attore che aveva avuto una parte limitata e secondaria in una vecchia serie tv, un atleta che vinse una medaglia di bronzo ai Giochi del Mediterraneo, l’autrice di un libro che era stato popolare negli Stati Uniti nel 2003. Persone che raggiungono fame maggiori da morte, grazie alla nostra curiosità di paese anziano, che una volta si fermava davanti agli annunci funebri affissi su certi muri, e ora clicca.

Fine di questo prologo.


domenica 13 Settembre 2026

Sabati di giornali

La rassegna stampa del Post, “I giornali spiegati bene” sarà il prossimo sabato a Faenza con Francesco Costa e Luca Sofri, nel programma del festival del Post “Talk”. Mentre sabato 26 settembre riprenderà al Circolo dei Lettori di Torino, con Luca Sofri ed Emanuele Menietti, e il sabato successivo sarà a Carpi, di nuovo con Costa e Sofri, ospite della Festa del Racconto.

Intanto, ancora per una settimana, sono aperte le iscrizioni alle “Dieci lezioni di giornalismo” del Post, che iniziano online martedì 22 settembre.


domenica 13 Settembre 2026

Un rischio, concreto

All’inizio di agosto la redazione del Corriere della Sera aveva contestato – come riportato dal sito Professione Reporter – una assai “disponibile” intervista al proprio editore pubblicata sul giornale, nel solco di un’accoglienza nei suoi confronti che sul giornale si manifesta spesso, nelle forme di fotografie, citazioni, annunci di eventi familiari, iniziative che lo coinvolgono e dichiarazioni calcistiche.

“Scelte di questo genere comportano un rischio concreto: renderci autoreferenziali e trasmettere ai lettori un’immagine di scarsa indipendenza della testata”.

Non è la prima volta che la redazione si lamenta di questa “sovraesposizione” dell’editore, lamentele finora ignorate.


domenica 13 Settembre 2026

Giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori

I lettori e le lettrici di Repubblica hanno notato il ritorno di una maggiore creatività nel design della prima pagina in occasione della morte del cantautore Francesco Guccini: ci sono stati periodi (soprattutto con la direzione di Carlo Verdelli) in cui il giornale aveva lavorato con maggiore libertà nella composizione grafica e fotografica delle prime pagine, ma da molto tempo invece gli ultimi due direttori erano sembrati meno interessati a questo genere di opportunità, e la griglia abituale si era mantenuta più rigida.


domenica 13 Settembre 2026

Acque ancora temerarie

Il sito Il Fatto Alimentare ha promosso una raccolta fondi per difendersi dal ricorso in appello dell’azienda San Benedetto, intorno alla questione che avevamo raccontato qui.

“Tre vittorie in tribunale contro San Benedetto non sono bastate. Dopo quattro anni di battaglie giudiziarie, il colosso dell’acqua minerale ha deciso di portare Il Fatto Alimentare di fronte alla Corte d’Appello di Venezia, confermando la richiesta di risarcimento monstre di 1,5 milioni di euro (ne avevamo parlato in questo articolo).
Per capire la sproporzione basta un dato: la nostra è una piccola realtà editoriale indipendente con un bilancio di circa 150 mila euro tra donazioni e pubblicità, mentre il gruppo San Benedetto supera il miliardo di euro di giro d’affari. Affrontare spese legali colossali per difenderci da un risarcimento che da solo equivale a dieci anni della nostra attività rischia di soffocarci, a prescindere dall’esito delle sentenze”.


domenica 13 Settembre 2026

Niente da fare

La raccolta di firme per un referendum sull’abolizione del “Fondo per il pluralismo”, ovvero delle norme che prevedono un contributo pubblico ad alcuni giornali italiani, della quale Charlie aveva riferito nei mesi scorsi, ha fallito il suo obiettivo: doveva ottenere 500mila firme, ne ha raccolte poco più della metà nei tre mesi a disposizione fino a fine luglio.


domenica 13 Settembre 2026

Quiz

Ha raccolto qualche perplessità, sui social network, la scelta del Corriere della Sera di dedicare una puntata del suo gioco “il Quiz della settimana” a una notizia su cui forse potevano essere fatte valutazioni di sensibilità diverse, prima di inserirla in un gioco: «Fucilate sulla folla, una ragazza italiana morta a un rave. Dove è successo?».


domenica 13 Settembre 2026

Grazie, ma no, grazie

L’autrice di un articolo del New York Times su un lussuosissimo albergo scozzese ha citato le spese sostenute dal giornale per alloggiarla (quattromila sterline per tre notti), ricordando che il giornale non accetta offerte di viaggi e soggiorni gratuiti, a differenza di molti altri (e di tutte le testate italiane, la gran parte dei quali articoli di “viaggi e turismo” sono permessi dai contributi di alberghi, ristoranti, società di viaggi e trasporti). Le politiche del New York Times erano state spiegate ai lettori in un articolo dello scorso maggio.

“The Travel desk has a longstanding policy that its writers don’t accept free travel packages or complimentary press trips, to avoid conflicts of interest and other ethics concerns about who foots the bill. Instead, The Times covers the associated expenses when its journalists report on a destination, chronicle a journey or review a hotel, even with sky-high fuel costs pushing up the price of travel. (The Times also tries to avoid hiring freelance writers who in the past three years have participated in freebie trips for other publications.)
Amy Virshup, who has been the Travel editor since 2018, said she wanted her writers to try to have the same experience that most readers can expect.

Press trips, she said, come with curated itineraries and sponsor-focused priorities, taking away the sense of adventure that is inherent in setting out on one’s own — and the independence in covering it as a journalist” .


domenica 13 Settembre 2026

Sgomitare per una notifica

Un interessante articolo della testata Intelligencer sul sito del New York Magazine ha raccontato la crescente importanza delle “notifiche push” (quelle che ci appaiono visibili sullo schermo dello smartphone, se ci iscriviamo al servizio) nella promozione dei singoli articoli pubblicati dai siti di news. L’affollamento di distrazioni, e la ricchezza di contenuti e di app sugli smartphone, fanno sì che le notifiche siano diventate quello che un tempo erano i post sui social network: un modo per raggiungere le persone che è difficile portare sui singoli siti o sulle singole app perché clicchino su un titolo. Ma oggi che anche i social network sono diventati pieni di concorrenza difficilmente battibile per i produttori di news, le notifiche hanno molto aumentato il loro valore: sono rare e prevalgono su ogni altro contenuto nel presentarsi davanti agli occhi dei lettori.
La conseguenza, nelle redazioni, è che si è sviluppata una grande insistenza e competizione tra i giornalisti per ottenere che i propri articoli diventino protagonisti di una notifica, e una forte pressione sui team che si occupano delle notifiche.


domenica 13 Settembre 2026

Esagerato

Il quotidiano Repubblica ha fatto giovedì una scelta di titolazione della propria prima pagina esemplare di un’antica inclinazione del giornale a dare enfasi sproporzionate e allarmanti a notizie di scala assai ridotta: inclinazione che non sembra si sia attenuata con il passaggio di proprietà e il cambio di direzione. Un grande titolo su quattro delle cinque colonne annunciava infatti “Attentato a Zelensky”, notizia trascurata o relegata in spazi assai secondari e con termini diversi, su qualunque autorevole testata internazionale, e presente sulle prime pagine solo di pochi quotidiani italiani. La fonte era stata una frase assai approssimativa del primo ministro norvegese sui pericoli che Zelensky corre (il Post ha provato a spiegarne la dimensione per i lettori italiani). L'”attentato” in questione era raccontato su Repubblica in un articolo su tutta la pagina due, in termini che sembravano però ridimensionarne l’eccezionalità (si tratta del presidente di un paese colpito quotidianamente da missili e droni russi, e di cui un articolo a pagina tre sulla stessa Repubblica diceva “Nel mirino dalla prima notte”), scrivendo che “il presidente ucraino è decollato alle 17.57 da Chisinau, quando c’era già stato il cessato allarme”. Aggiungendo poi che “Una fonte del governo di Kiev ha però qualificato come «esagerato» il fatto che Zelensky sia stato in pericolo per il sorvolo del drone sulla Moldova”.
Un articolo di CNN ha riferito la notizia come “un drone nello spazio aereo della Moldova ha ritardato la partenza del volo di Zelensky” spiegando che, secondo l’ambasciatore della Moldova alle Nazioni Unite, “non è probabilmente la prima volta che succede”.

L’indomani, venerdì, il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo per spiegare cosa fosse accaduto, articolo che iniziava smentendo spettacolarmente il titolo della testata concorrente, ma anche il proprio del giorno prima: «Non c’è stato alcun attentato e l’aereo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky non è stato sfiorato da un drone, bensì a causa di un drone è stato ritardato il suo decollo».


domenica 13 Settembre 2026

Il Washington Post in cerca di stabilità

Nel frattempo il proprietario del Washington Post, Jeff Bezos, ha confermato come amministratore delegato Jeff D’Onofrio, che era stato nominato temporaneamente dopo le dimissioni di Will Lewis, seguite a intense tensioni con la redazione.


domenica 13 Settembre 2026

Dalle stelle al sole

L’ambizioso sito di news di Washington Notus ha deciso di rinunciare al suo nuovo nome di Washington Star, dopo che aveva ricevuto contestazioni da parte di un diverso progetto editoriale con lo stesso nome. Si chiamerà Washington Sun, e ha presentato la nuova testata mercoledì, confermando le ambizioni di fare concorrenza al Washington Post (a cui ha già sottratto diversi giornalisti). Charlie aveva descritto la storia e le prospettive del sito in più di un’occasione:

“L’imprenditore Robert Allbritton fu tra le altre cose il primo finanziatore del sito statunitense Politico, divenuto e rimasto uno dei prodotti giornalistici digitali più solidi e importanti nell’informazione americana. Negli ultimi anni ha ripreso a finanziare progetti nuovi, e ora si sta parlando di un suo progetto di occupare parte dello spazio lasciato libero dal Washington Post soprattutto sulla copertura della città di Washington e della sua politica. Nel 2024 Allbritton aveva creato un nuovo giornale online, Notus, che adesso sta aggregando nuovi collaboratori in questo senso: nei giorni scorsi ha annunciato la sua partecipazione ai nuovi progetti Dana Milbank, finora noto e visibile giornalista politico del Washington Post”.


domenica 13 Settembre 2026

Parola del Signore

Il gruppo editoriale SAE ha annunciato giovedì un accordo con il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede (ovvero il ministero dell’informazione vaticano) per “informare a getto continuo sull’attività di Leone XIV e della Chiesa nel mondo”, usando come fonte i mezzi di informazione della Chiesa stessa. “Video e notizie saranno divulgate, 24 ore al giorno, sul sito internet de La Stampa e degli altri quotidiani del Gruppo Sae”. Il direttore dei media vaticani si è congratulato per l’introduzione di “uno strumento che favorisse la massima diffusione del messaggio del Papa”.

Nel frattempo, la settimana prossima sarà nelle librerie il nuovo numero della rivista del Post “Cose spiegate bene”, dedicato alla Chiesa cattolica (ma in questo caso senza accordi con la Chiesa cattolica).


domenica 13 Settembre 2026

Come il canarino nella miniera

È improvvisamente in grossi guai il sito di news britannico The Canary, di cui Charlie aveva scritto pochi mesi fa:
“Il sito di news britannico The Canary è nato nel 2015, fondato da un gruppo di persone provenienti dall’attivismo di sinistra e presentandosi con posizioni esplicitamente progressiste e “anti sistema”: sostenendo spesso le posizioni dell’allora leader del partito Laburista Jeremy Corbyn, e criticando il contesto dei “mainstream media”. Il giornale è stato posseduto da una cooperativa, ma dall’anno scorso il suo editore è una società la cui maggioranza è posseduta da un imprenditore digitale, che ha dato nuove risorse economiche e favorito una sensibile crescita”.

Il progetto del giornale di carta è stato sospeso subito dopo il suo lancio e da una settimana non è più aggiornato neanche il sito, e il management ha accusato un inspiegabile blocco dei propri fondi da parte di due banche. La stessa ragione spiegherebbe l’impossibilità di pagare stipendi e una serie di debiti: ma la redazione contesta questa versione sostenendo che in realtà una cattiva gestione, e poco trasparente, avrebbe messo in grosse difficoltà di bilancio il giornale.


domenica 13 Settembre 2026

Miami, 2027

L’azienda editoriale McClatchy, che pubblica negli Stati Uniti circa trenta quotidiani locali (e anche alcune riviste), ha comunicato decine di licenziamenti nelle proprie redazioni: tra queste la più importante è forse quella del Miami Herald, storica testata della Florida fondata nel 1903 e vincitrice di 25 premi Pulitzer, dove i licenziamenti saranno 30, ovvero più di un terzo del personale giornalistico. La testata gemella in spagnolo (la Florida ha un’altissima quota di abitanti di lingua madre spagnola), El Nuevo Herald, sarà “quasi eliminata”, secondo un articolo del New York Times. McClatchy è posseduta da un fondo speculativo dal 2020, dopo che la storica proprietà familiare aveva dichiarato fallimento.


domenica 13 Settembre 2026

Giro di panchine

Il secondo quotidiano italiano per diffusione, Repubblica, continua dopo due mesi a essere diretto da Stefano Cappellini, nominato “ad interim” dopo le dimissioni di Mario Orfeo, in dissenso con la nuova proprietà del gruppo editoriale GEDI, ovvero la società greca Antenna. Nel frattempo anche Mattia Feltri ha lasciato la direzione dello HuffPost, sempre appartenente al gruppo GEDI. Anche Feltri, come Orfeo, andrà al quotidiano QN (dove riprenderà la rubrica quotidiana che fino a pochi mesi era stata ospitata dalla Stampa), la testata nazionale del gruppo Monrif acquistato dal ricchissimo imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio (che ha acquistato anche il 30% del quotidiano Il Giornale), e che sta spendendo molto in “campagna acquisti” con ambizioni di crescita per un quotidiano che si emancipi dalle testate locali a cui è allegato (Nazione, Resto del Carlino, Giorno) e che finora è stato piuttosto indietro come prodotto digitale.


domenica 13 Settembre 2026

Copie vendute, scontate e regalate

La newsletter Mediastorm di Lelio Simi, che abbiamo citato altre volte su Charlie, ha pubblicato alcune interessanti analisi e considerazioni sui dati di diffusione dei quotidiani italiani (quelli che Charlie riporta mensilmente).

“Una cosa interessante da notare: l’unica voce in crescita della diffusione, nel periodo, sono le copie promozionali e omaggio. Di questa tipologia nel 2021 e nel 2022 sono state diffuse circa 72mila copie nel giorno medio, poi in un solo anno, il 2023, raggiungono di botto quota 163mila (con la ragguardevole crescita del 129%) superando stabilmente i volumi delle copie vendute “a pacchetto” anche quando, nel 2026, le copie medie omaggiate scendono a quota 132mila mantenendo comunque un rapporto stabile di circa 1 copia omaggio ogni 10 diffuse negli ultimi tre anni.

Il “fenomeno” delle copie omaggio però non è generalizzato a tutto il sistema ma si rivela fortemente concentrato in poche testate, in particolare due: Repubblica e la Gazzetta dello Sport con, rispettivamente, 26mila e 39mila copie medie omaggiate nel 2026, che sommate sono circa la metà (49%) del volume delle copie diffuse tramite questa voce dall’intero sistema.
Sono per la stragrande parte, in entrambi i casi, copie digitali, nel caso di Repubblica le copie digitali omaggio (24.800) superano di quasi 10mila copie vendute nello stesso periodo nel giorno medio dalla testata a più del 30% del prezzo intero”.


domenica 13 Settembre 2026

Charlie, presunti colpevoli

Un articolo della columnist del Guardian Zoe Williams, molto severo nei confronti delle responsabilità dei tabloid nel contribuire alla sovrappopolazione delle carceri britanniche, suggerisce di dire qualcosa sul contesto italiano.
Le espressioni disperate sulle “drammatiche condizioni delle carceri italiane” sono così ripetute e inascoltate da suonare ormai vuote anche ai loro generosi formulatori: ma il problema maggiore delle carceri italiane non riguarda chi ci sta dentro, ma chi ne sta fuori e continua a proporle come strumento di riduzione dei pericoli per la comunità quando invece ne sono un fattore di conservazione, dei pericoli, e di aumento. Come dice ogni esperto di criminalità, e persino diversi direttori e direttrici di carceri, le carceri producono criminalità e contribuiscono solo in rare e quasi sempre fortuite occasioni a un “reinserimento” delle persone, con risultati di deterrenza limitati a quote assai parziali dei reati. L’attuale uso delle carceri crea pericolo, per “i cittadini”, non sicurezza.
E questi due fallimenti, per chi è dentro e per chi è fuori, sono spesso segnalati sulle pagine dei quotidiani italiani più responsabili (trascuriamo quelli che si garantiscono lettori e copie vendute proponendoci realtà terrorizzanti, malvagi e subdoli responsabili delle nostre frustrazioni e umanità governate dal male): gli stessi quotidiani, però, si allineano ai più scellerati giustizialismi 
– c’è la crisi delle copie e dei lettori – quando si occupano di casi di cronaca, cancellando presunzioni di innocenza, regole sulla custodia cautelare e lo scetticismo sull’esito del lavoro delle procure che dovrebbe essere proprio di qualunque lavoro giornalistico che si proclami “cane da guardia del potere”, in questo caso quello giudiziario.
Suona quindi un po’ ipocrita leggere, su alcune pagine, ragionevoli e competenti allarmi sulla sovrappopolazione carceraria, quando poche pagine più in là si suggerisce con demagogici automatismi che qualunque scarcerazione, qualunque riduzione di pena e qualunque mancato arresto siano uno scandalo. Il grado di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri, ma anche osservando i suoi giornali quando parlano di carceri.

Fine di questo prologo.


domenica 26 Luglio 2026

Fuga dalle news

Questa è l’ultima newsletter prima dell’annunciata e tradizionale pausa di agosto. Charlie torna domenica 13 settembre. Grazie a chi è qui da sei anni, ma anche da cinque, quattro, tre, eccetera; e grazie a chi aiuta la newsletter con segnalazioni e informazioni dalle redazioni e dalle aziende giornalistiche: vi auguriamo di staccare un po’ anche voi. Ciao.


domenica 26 Luglio 2026

Innovare nella tradizione

Forte del ricchissimo seguito che hanno avuto tutte le precedenti edizioni, per settembre il Post ha programmato una nuova serie delle sue “10 lezioni di giornalismo” online, in cui i giornalisti del Post raccontano le cose che hanno imparato dal loro lavoro, dai cambiamenti di questi decenni nel sistema dell’informazione allo sfruttamento dei social network, all’uso delle “intelligenze artificiali”, alla divulgazione scientifica, alla verifica delle fonti, e altro ancora.


domenica 26 Luglio 2026

Gridare al lupo

La notizia che un lupo avesse aggredito un bambino in Versilia è stata dichiarata falsa (all’interno di un programma tv che a sua volta la stava promuovendo come vera), dopo essere stata riportata senza evidenti indagini e verifiche – ma con abbondanza di descrizioni drammatizzanti – da molte testate nazionali e locali (Repubblica, Corriere della Sera, Tgcom24, Messaggero, Leggo, Tg5). Tra queste, il Fatto si è scusato per avere partecipato alla narrazione falsa.


domenica 26 Luglio 2026

Quotidiani in classe, anche digitali

Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria del governo italiano ha rinnovato un contributo per le scuole che ne hanno fatto richiesta e che abbiano acquistato “abbonamenti a periodici e riviste scientifiche e di settore, in formato cartaceo o digitale” nell’anno scolastico trascorso.


domenica 26 Luglio 2026

“Valutiamo”

Ha avuto molti apprezzamenti sui social network la gestione di un’intervista televisiva al ministro Matteo Salvini da parte della giornalista di Sky Tg24 Giovanna Pancheri, gestione che vale la pena citare come esempio non molto frequente di una preziosa capacità di dare seguito alle risposte dell’intervistato e di metterlo di fronte alle contraddizioni di quello che sostiene.


domenica 26 Luglio 2026

Altri giri

Il Gazzettino, storico quotidiano veneziano di proprietà del gruppo Caltagirone (assieme al Messaggero e al Mattino) dal 2006, avrà un nuovo direttore: Osvaldo De Paolini, 75 anni, fino a poco fa vicedirettore del Giornale (dove è stato rimpiazzato da Lirio Abbate). De Paolini aveva lasciato il Messaggero, non serenamente, nel 2023, e ipotesi di un suo ritorno al gruppo erano già circolate gli anni passati. L’attuale direttore del Gazzettino Roberto Papetti diventerà direttore editoriale.

Si trasferirà invece al Corriere della Sera l’attuale vicedirettore del Sole 24 Ore Daniele Bellasio, 51 anni, che è stato in passato a Repubblica e al Foglio, con esperienze principali sugli Esteri e sul digitale, è stato direttore del quotidiano di Varese La Prealpina e che fino alla settimana scorsa ha condotto su Radio 24 il programma Amici e nemici.

Infine sabato mattina la Stampa, non più appartenente al gruppo GEDI che aveva ospitato finora le sue collaborazioni su Repubblica, ha annunciato l’inizio della “collaborazione con la Stampa” dello scrittore Gianrico Carofiglio.


domenica 26 Luglio 2026

Payola

Un’inchiesta del quotidiano britannico Guardian ha sostenuto che una società di lobbying avrebbe offerto pagamenti di qualche centinaio di sterline ad alcuni giornalisti per ottenere la pubblicazione di articoli favorevoli ai propri clienti, in particolare una società immobiliare.


domenica 26 Luglio 2026

Direttore irresponsabile

Il quotidiano La Ragione ha chiuso, assai più definitivamente di quanto aveva annunciato il mese scorso comunicando che avrebbe continuato il suo lavoro di informazione solo online. Charlie aveva raccontato il suo progetto quando era nato, cinque anni fa. Lo scioglimento della società si sarebbe concluso con rammarichi ma senza strascichi nei rapporti di lavoro o arretrati da pagare, come spesso succede in questi casi, se non fosse stato per l’anomalia scoperta dal suo caporedattore Vittorio Pezzuto, che ha rivelato all’assemblea dei soci che il direttore responsabile della Ragione avrebbe avuto quel ruolo per quasi quattro anni senza essere iscritto all’Ordine dei giornalisti, come richiesto dalla legge, e quindi compiendo una serie di abusi formali e firmando atti senza averne titolo.

“Si tratta di una circostanza inaudita, di assoluta illegalità, senza precedenti nell’intera storia del giornalismo italiano. Non per qualche giorno o per qualche settimana ma addirittura per anni un quotidiano nazionale è uscito in edicola e online con la firma di una persona che per legge non poteva esserne il direttore responsabile. Provo a semplificare: per ben 43 mesi, a nostra totale insaputa, siamo stati diretti in sala operatoria da un signore che diceva di essere un medico ma non lo era. Per essere ancora più chiaro: il quotidiano “La Ragione” ha distribuito in edicola e online 1.290 numeri complessivi. Di questi appena 363 (28,14% del totale) risultano in regola con quanto stabilito dalla Legge sulla stampa n. 47 del 1948; i rimanenti 927 (71,86%) sono stati invece firmati da un non giornalista, che ha quindi commesso il reato di esercizio abusivo della professione (art. 348 del Codice penale).
Impossibile che la circostanza della cancellazione dall’Ordine non fosse conosciuta da Fulvio Giuliani. È altrettanto certo che non ne abbia fatto parola con alcuno, tradendo così in maniera clamorosa il rapporto di fiducia con il consiglio di amministrazione, con tutti noi soci e con l’intera redazione”.

Interpellato da Pezzuto, l’Ordine dei giornalisti ha confermato l’assenza del direttore responsabile dai suoi albi fin dal 2022, annunciando successivamente di averlo reintegrato, il mese scorso, senza darne maggiori spiegazioni.


domenica 26 Luglio 2026

Discutere le sentenze

C’è stato uno scambio di letture opposte, tra il Fatto e il Corriere della Sera, su una sentenza in una causa per diffamazione che ha coinvolto i due giornali. Alessandro Orsini, discusso e seguito “opinionista” del Fatto, aveva denunciato il Corriere della Sera per un articolo in cui si attribuiva al Copasir (il comitato parlamentare che controlla i servizi segreti) un’indagine sulla propaganda del regime russo in Italia e sui suoi tramiti, tra i quali era citato Orsini. La sentenza di primo grado ha ora dato ragione a Orsini, imponendo un risarcimento di oltre 30mila euro, ed è stata molto celebrata sul Fatto. Il giorno dopo, però, le due autrici dell’articolo sul Corriere (una delle quali è la condirettrice del giornale Fiorenza Sarzanini) hanno contestato con una lunga lettera al Fatto la sua ricostruzione, sostenendo che sia invece stata riconosciuta la fondatezza di gran parte della loro indagine (versione appoggiata anche da un articolo del sito Butac), malgrado quest’ultima non fosse stata in grado di dimostrare il coinvolgimento di Orsini.


domenica 26 Luglio 2026

La seconda cena

Si è tenuta intanto venerdì sera la tradizionale “Cena dei corrispondenti della Casa Bianca”, appuntamento annuale a cui partecipa anche il presidente degli Stati Uniti (con la consuetudine di un suo discorso imbottito di battute e prese in giro) insieme ad altri membri del governo e ospiti. Quest’anno è stata meno “tradizionale”: non solo per le tensioni tra Trump e buona parte dei media più autorevoli, ma anche perché il suo primo svolgimento era stato interrotto, tre mesi fa, da un attentato contro Trump stesso. Quindi quello di questa settimana ne è stato un aggiornamento, più modesto: ma Trump ha fatto Trump.


domenica 26 Luglio 2026

Niente “subpoenas” per i giornalisti del New York Times

Un giudice federale statunitense ha contestato al Dipartimento di Giustizia la richiesta di far deporre alcuni giornalisti del New York Times per individuare le fonti di “fughe di notizie” all’interno dell’amministrazione Trump (ne avevamo scritto due settimane fa). Secondo il giudice prima di interrogare i giornalisti – scelta estrema – il governo deve attivare altre indagini, e la richiesta era stata inoltre presentata con diverse irregolarità. Il Dipartimento di Giustizia ha ritirato quindi la richiesta stessa, annunciando che le indagini comunque proseguiranno.


domenica 26 Luglio 2026

Per colpa di chi

Una storia italiana che sembra riesumata dal dibattito sui media digitali di due decenni fa: un utente di Facebook è stato condannato per diffamazione – nel senso che la Cassazione ha confermato la precedente condanna, respingendo il suo ricorso – non per il contenuto di un suo post su Facebook, ma per quello di alcuni commenti al suo post, e per non averli rimossi tempestivamente. È una questione che appunto fu molto dibattuta ai primi tempi delle possibilità di commentare i post dei blog, prima, e dei social network poi: e su cui nel tempo ci sono state diverse interpretazioni. Nel caso dei social network, poi, il dibattito si è spostato a un certo punto sulle responsabilità di controllo delle piattaforme stesse, piuttosto che degli utenti. Ma la questione è irrisolta, a tutt’oggi, e ci sono occasioni di denunce e sentenze diverse: se in questo caso c’è stata maggiore attenzione da parte dei media è perché l’utente in questione e anche il diffamato sono due giornalisti rispettivamente della Rai e del Giornale di Vicenza.