Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 26 Luglio 2026

Fuga dalle news

Questa è l’ultima newsletter prima dell’annunciata e tradizionale pausa di agosto. Charlie torna domenica 13 settembre. Grazie a chi è qui da sei anni, ma anche da cinque, quattro, tre, eccetera; e grazie a chi aiuta la newsletter con segnalazioni e informazioni dalle redazioni e dalle aziende giornalistiche: vi auguriamo di staccare un po’ anche voi. Ciao.


domenica 26 Luglio 2026

Innovare nella tradizione

Forte del ricchissimo seguito che hanno avuto tutte le precedenti edizioni, per settembre il Post ha programmato una nuova serie delle sue “10 lezioni di giornalismo” online, in cui i giornalisti del Post raccontano le cose che hanno imparato dal loro lavoro, dai cambiamenti di questi decenni nel sistema dell’informazione allo sfruttamento dei social network, all’uso delle “intelligenze artificiali”, alla divulgazione scientifica, alla verifica delle fonti, e altro ancora.


domenica 26 Luglio 2026

Gridare al lupo

La notizia che un lupo avesse aggredito un bambino in Versilia è stata dichiarata falsa (all’interno di un programma tv che a sua volta la stava promuovendo come vera), dopo essere stata riportata senza evidenti indagini e verifiche – ma con abbondanza di descrizioni drammatizzanti – da molte testate nazionali e locali (RepubblicaCorriere della SeraTgcom24MessaggeroLeggoTg5). Tra queste, il Fatto si è scusato per avere partecipato alla narrazione falsa.


domenica 26 Luglio 2026

Quotidiani in classe, anche digitali

Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria del governo italiano ha rinnovato un contributo per le scuole che ne hanno fatto richiesta e che abbiano acquistato “abbonamenti a periodici e riviste scientifiche e di settore, in formato cartaceo o digitale” nell’anno scolastico trascorso.


domenica 26 Luglio 2026

“Valutiamo”

Ha avuto molti apprezzamenti sui social network la gestione di un’intervista televisiva al ministro Matteo Salvini da parte della giornalista di Sky Tg24 Giovanna Pancheri, gestione che vale la pena citare come esempio non molto frequente di una preziosa capacità di dare seguito alle risposte dell’intervistato e di metterlo di fronte alle contraddizioni di quello che sostiene.


domenica 26 Luglio 2026

Altri giri

Il Gazzettino, storico quotidiano veneziano di proprietà del gruppo Caltagirone (assieme al Messaggero e al Mattino) dal 2006, avrà un nuovo direttore: Osvaldo De Paolini, 75 anni, fino a poco fa vicedirettore del Giornale (dove è stato rimpiazzato da Lirio Abbate). De Paolini aveva lasciato il Messaggeronon serenamente, nel 2023, e ipotesi di un suo ritorno al gruppo erano già circolate gli anni passati. L’attuale direttore del Gazzettino Roberto Papetti diventerà direttore editoriale.

Si trasferirà invece al Corriere della Sera l’attuale vicedirettore del Sole 24 Ore Daniele Bellasio, 51 anni, che è stato in passato a Repubblica e al Foglio, con esperienze principali sugli Esteri e sul digitale, è stato direttore del quotidiano di Varese La Prealpina e che fino alla settimana scorsa ha condotto su Radio 24 il programma Amici e nemici.

Infine sabato mattina la Stampa, non più appartenente al gruppo GEDI che aveva ospitato finora le sue collaborazioni su Repubblica, ha annunciato l’inizio della “collaborazione con la Stampa” dello scrittore Gianrico Carofiglio.


domenica 26 Luglio 2026

Payola

Un’inchiesta del quotidiano britannico Guardian ha sostenuto che una società di lobbying avrebbe offerto pagamenti di qualche centinaio di sterline ad alcuni giornalisti per ottenere la pubblicazione di articoli favorevoli ai propri clienti, in particolare una società immobiliare.


domenica 26 Luglio 2026

Direttore irresponsabile

Il quotidiano La Ragione ha chiuso, assai più definitivamente di quanto aveva annunciato il mese scorso comunicando che avrebbe continuato il suo lavoro di informazione solo online. Charlie aveva raccontato il suo progetto quando era nato, cinque anni fa. Lo scioglimento della società si sarebbe concluso con rammarichi ma senza strascichi nei rapporti di lavoro o arretrati da pagare, come spesso succede in questi casi, se non fosse stato per l’anomalia scoperta dal suo caporedattore Vittorio Pezzuto, che ha rivelato all’assemblea dei soci che il direttore responsabile della Ragione avrebbe avuto quel ruolo per quasi quattro anni senza essere iscritto all’Ordine dei giornalisti, come richiesto dalla legge, e quindi compiendo una serie di abusi formali e firmando atti senza averne titolo.

“Si tratta di una circostanza inaudita, di assoluta illegalità, senza precedenti nell’intera storia del giornalismo italiano. Non per qualche giorno o per qualche settimana ma addirittura per anni un quotidiano nazionale è uscito in edicola e online con la firma di una persona che per legge non poteva esserne il direttore responsabile. Provo a semplificare: per ben 43 mesi, a nostra totale insaputa, siamo stati diretti in sala operatoria da un signore che diceva di essere un medico ma non lo era. Per essere ancora più chiaro: il quotidiano “La Ragione” ha distribuito in edicola e online 1.290 numeri complessivi. Di questi appena 363 (28,14% del totale) risultano in regola con quanto stabilito dalla Legge sulla stampa n. 47 del 1948; i rimanenti 927 (71,86%) sono stati invece firmati da un non giornalista, che ha quindi commesso il reato di esercizio abusivo della professione (art. 348 del Codice penale).
Impossibile che la circostanza della cancellazione dall’Ordine non fosse conosciuta da Fulvio Giuliani. È altrettanto certo che non ne abbia fatto parola con alcuno, tradendo così in maniera clamorosa il rapporto di fiducia con il consiglio di amministrazione, con tutti noi soci e con l’intera redazione”.

Interpellato da Pezzuto, l’Ordine dei giornalisti ha confermato l’assenza del direttore responsabile dai suoi albi fin dal 2022, annunciando successivamente di averlo reintegrato, il mese scorso, senza darne maggiori spiegazioni.


domenica 26 Luglio 2026

Discutere le sentenze

C’è stato uno scambio di letture opposte, tra il Fatto e il Corriere della Sera, su una sentenza in una causa per diffamazione che ha coinvolto i due giornali. Alessandro Orsini, discusso e seguito “opinionista” del Fatto, aveva denunciato il Corriere della Sera per un articolo in cui si attribuiva al Copasir (il comitato parlamentare che controlla i servizi segreti) un’indagine sulla propaganda del regime russo in Italia e sui suoi tramiti, tra i quali era citato Orsini. La sentenza di primo grado ha ora dato ragione a Orsini, imponendo un risarcimento di oltre 30mila euro, ed è stata molto celebrata sul Fatto. Il giorno dopo, però, le due autrici dell’articolo sul Corriere (una delle quali è la condirettrice del giornale Fiorenza Sarzanini) hanno contestato con una lunga lettera al Fatto la sua ricostruzione, sostenendo che sia invece stata riconosciuta la fondatezza di gran parte della loro indagine (versione appoggiata anche da un articolo del sito Butac), malgrado quest’ultima non fosse stata in grado di dimostrare il coinvolgimento di Orsini.


domenica 26 Luglio 2026

La seconda cena

Si è tenuta intanto venerdì sera la tradizionale “Cena dei corrispondenti della Casa Bianca”, appuntamento annuale a cui partecipa anche il presidente degli Stati Uniti (con la consuetudine di un suo discorso imbottito di battute e prese in giro) insieme ad altri membri del governo e ospiti. Quest’anno è stata meno “tradizionale”: non solo per le tensioni tra Trump e buona parte dei media più autorevoli, ma anche perché il suo primo svolgimento era stato interrotto, tre mesi fa, da un attentato contro Trump stesso. Quindi quello di questa settimana ne è stato un aggiornamento, più modesto: ma Trump ha fatto Trump.


domenica 26 Luglio 2026

Niente “subpoenas” per i giornalisti del New York Times

Un giudice federale statunitense ha contestato al Dipartimento di Giustizia la richiesta di far deporre alcuni giornalisti del New York Times per individuare le fonti di “fughe di notizie” all’interno dell’amministrazione Trump (ne avevamo scritto due settimane fa). Secondo il giudice prima di interrogare i giornalisti – scelta estrema – il governo deve attivare altre indagini, e la richiesta era stata inoltre presentata con diverse irregolarità. Il Dipartimento di Giustizia ha ritirato quindi la richiesta stessa, annunciando che le indagini comunque proseguiranno.


domenica 26 Luglio 2026

Per colpa di chi

Una storia italiana che sembra riesumata dal dibattito sui media digitali di due decenni fa: un utente di Facebook è stato condannato per diffamazione – nel senso che la Cassazione ha confermato la precedente condanna, respingendo il suo ricorso – non per il contenuto di un suo post su Facebook, ma per quello di alcuni commenti al suo post, e per non averli rimossi tempestivamente. È una questione che appunto fu molto dibattuta ai primi tempi delle possibilità di commentare i post dei blog, prima, e dei social network poi: e su cui nel tempo ci sono state diverse interpretazioni. Nel caso dei social network, poi, il dibattito si è spostato a un certo punto sulle responsabilità di controllo delle piattaforme stesse, piuttosto che degli utenti. Ma la questione è irrisolta, a tutt’oggi, e ci sono occasioni di denunce e sentenze diverse: se in questo caso c’è stata maggiore attenzione da parte dei media è perché l’utente in questione e anche il diffamato sono due giornalisti rispettivamente della Rai e del Giornale di Vicenza.


domenica 26 Luglio 2026

Leaving Google never easy

Anche un’altra possibile tendenza di cui avevamo scritto due settimane fa ha avuto qualche arricchimento, anche se resta assai improbabile: l’eventuale scelta di alcune testate giornalistiche di abbandonare le pagine di ricerca di Google, o di limitare l’accesso ai propri contenuti, rinunciando al declinante traffico che ne proviene, come strumento di trattativa per ottenere maggiori compensi o aiuti da Google.
Dell’ipotesi si è occupato martedì il Wall Street Journal, riferendo che ne starebbero parlando USA TodayPolitico, l’EconomistPeople Reuters, e persino la piattaforma Reddit. L’articolo mostrava anche un grafico delle variazioni di traffico ricevuto da Google da parte di alcune grandi testate internazionali.


domenica 26 Luglio 2026

“Da ciascuno secondo le sue capacità”

Si stanno manifestando sempre più casi, negli Stati Uniti, di uso da parte delle aziende giornalistiche del “surveillance pricing” per assegnare prezzi diversi di abbonamento ai propri lettori e lettrici: pratica di cui avevamo parlato il mese scorso per via della class action proposta da un gruppo di abbonati al Washington Post che contestano la mancata trasparenza di queste pratiche. Così come in altri settori in cui i prezzi vengono adattati da algoritmi (“dynamic pricing”) in conseguenza di una serie di fattori e variabili, anche diverse aziende giornalistiche stanno usando i dati personali e di comportamenti online degli utenti per definire differenti prezzi degli abbonamenti: pratica teoricamente lecita ma su cui alcuni stati americani e l’Unione Europea chiedono alle aziende grande chiarezza verso gli utenti stessi.


domenica 26 Luglio 2026

Charlie, cambiare regime

In coda a questa newsletter raccontiamo una piccola ma significativa notizia falsa pubblicata nei giorni scorsi da molte note testate giornalistiche. Le spiegazioni di cosa genera questo genere di errori sono molte: in questo caso sicuramente un automatismo da luogo comune (lupo mangia bambino), un pigro o interessato “framing” della notizia dentro un dibattito attuale, una antica inclinazione all’allarmismo di molti media italiani. Ma alcune ragioni hanno a che fare anche con due questioni citate più di frequente da parte di questa newsletter, nei sei anni che compirà domenica prossima: da una parte il poco valore storicamente attribuito all’accuratezza dalla cultura giornalistica italiana, dall’altra la diminuzione delle risorse economiche necessarie a invertire eventualmente questa tendenza.
Perché al di là del merito, questa e altre notizie false – se si leggono gli articoli relativi – vengono evidentemente prodotte senza alcun tipo di indagine e verifica, semplicemente a partire da una prima fonte di cui non viene controllata l’attendibilità. Ciascuno di questi articoli è pubblicato con un lavoro che prende sì e no mezz’ora, leggendone uno precedente e riscrivendone il contenuto, con l’idea che solo perché è stata scritta da qualcun altro una notizia è vera. Idea opposta ai principi più elementari (li conosciamo tutti anche solo guardando qualche serie tv americana, per non arrivare a 
Tutti gli uomini del presidente ) di verifica dei fatti e delle fonti.
Questo modo di lavorare in molte redazioni – frutto, ripetiamo, di una cultura antica e che si tramanda, non di singole deprecabili eccezioni individuali – avrebbe bisogno di revisioni, ripensamenti, progressi verso la prudenza e l’affidabilità proprie del ruolo dei giornali. Che sono possibili solo con una risoluta volontà (come dice l’ispiratore del nome di questa newsletter) e con la capacità di farne un fattore di sostenibilità economica.

Fine di questo prologo.


domenica 19 Luglio 2026

Promemoria estivo

Come ogni estate, Charlie andrà in vacanza: arriverà ancora domenica prossima, 26 luglio, poi si ferma tutto agosto e torna a settembre.


domenica 19 Luglio 2026

Estratti

Le sentenze italiane sulle denunce per diffamazione contro i giornali, quando sono favorevoli a chi ha presentato denuncia, ordinano spesso la pubblicazione di un breve estratto della sentenza su alcuni quotidiani, con l’idea che questo possa essere una (modesta) riparazione della notizia diffamatoria pubblicata a suo tempo: a volte ne citiamo in questa newsletter, come esempi di decisioni sfavorevoli alle testate giornalistiche. La pubblicazione dell’estratto spesso arriva alla fine di percorsi formali e burocratici che aumentano ulteriormente la distanza dall’articolo ritenuto diffamatorio. Venerdì è stata eseguita sul Corriere della Sera sulla Sicilia la pubblicazione di un estratto di sentenza del Tribunale di Caltanissetta risalente persino al 2019 e relativa a un articolo pubblicato nel 2014, sul quotidiano Repubblica. Come spesso accade, la denuncia accolta (che ha condannato al pagamento di quasi 100mila euro più interessi l’editore, una giornalista e l’allora direttore del giornale) era stata presentata da due magistrati, del Tribunale di Palermo.


domenica 19 Luglio 2026

Transizioni di transizioni

Nella newsletter dedicata ai media, Mediastorm, l’autore Lelio Simi ha provato a fare un’estesa analisi dei lettori raggiunti dalle maggiori testate quotidiane e dalle loro proprietà digitali (che spesso comprendono anche altre testate e siti accessori) a partire dai nuovi dati della società Audicom, che misura appunto – a differenza di ADS, citata mensilmente da questa newsletter – le persone raggiunte dai contenuti dei giornali, piuttosto che le copie vendute o diffuse. Come fa notare lo stesso Simi, i fattori che influenzano questi numeri hanno variabili e complessità che permettono di trarne solo caute impressioni, soggette a molti distinguo: a seconda di come li si legge, per esempio, una prevalenza dei lettori online su quelli della carta può essere un capitale prezioso oppure un risultato volatile.
“A chiusura di questo primo tentativo di leggere i nuovi dati di Audicom una riflessione più generale che però mi sembra importante proporre nuovamente: quando parliamo di transizione spesso tendiamo a pensare a un passaggio lineare da una fase ad un’altra: finisce una e poi ne inizia una nuova, e così via di transizione in transizione.
Non è così. Le transizioni si sovrappongono, si intrecciano: per i giornali quella dalla carta al digitale, iniziata circa trent’anni fa, si è sovrapposta quella dal desktop al mobile (certo non meno difficile) circa venti anni fa; poi quella dal web gratuito ai contenuti a pagamento (tramite paywall e abbonamenti digitali) e poi, oggi, quella da abbonamenti digitali molto economici a quelli premium.
Nessuna di queste “transizioni” si è ancora conclusa definitivamente, e non è affatto detto che ciò avvenga (né che sia utile che avvenga) ma la sfida (difficile) è gestirle nel migliore dei modi nelle loro diverse fasi.

Ecco. Dichiarare –come stanno facendo molti editori italiani anche in questi mesi– di avere come priorità strategica quella di attuare la transizione digitale (intendendo quella tra carta e digitale) come l’emblema della loro spinta innovativa, mi sembra non sia il modo migliore di presentare agli investitori e ai lettori la realtà, difficile e complessa, che tutta la filiera delle notizie si trova ad affrontare” .


domenica 19 Luglio 2026

La distanza tra Livorno e Torino

Il Fatto ha pubblicato lunedì una pagina sulle vicende del quotidiano livornese Il Tirreno, da poco venduto dalla società SAE a un imprenditore toscano dopo anni di faticosa e fallimentare gestione, e sul lavoro di SAE con la Stampa di Torino, da poco acquisita.

“A Livorno si fa notare che Il Tirreno è stato snaturato e impoverito, le edizioni locali ridotte, la redazione di Viareggio chiusa. La sede di Livorno è stata venduta allo stampatore, Vittorio Farina, per tre milioni e riaffittata, quella di Lucca è stata venduta per 450mila euro, ci hanno fatto un B&B. Secondo il rogito del 15 dicembre 2020, Sae ha comprato Il Tirreno e le tre testate emiliane (La Gazzetta di Reggio, La Nuova Gazzetta di Modena, La Nuova Ferrara), per “un prezzo corrispondente al valore netto di 4.438.433 euro”. Nell’attivo gli immobili erano valutati 3,5 milioni e c’era un avviamento di 4,93 milioni; nel passivo c’erano 3,19 milioni per Tfr, 1,02 milioni di debiti verso i dipendenti per mensilità maturate e ferie arretrate. Il nuovo proprietario del Tirreno si accollerà parte dei debiti e pagherebbe un prezzo sui 2,5 milioni. Il bilancio di Sae Toscana sarebbe in rosso di -500mila euro nel 2025, quest’anno si stimano -2 milioni” .


domenica 19 Luglio 2026

Abbreviazioni della realtà

Questa settimana molti giornali e testate online italiani hanno ospitato un efficace esempio dell’inclinazione a produrre o a inventare nomignoli inesistenti per indicare specifiche persone, con la sola motivazione di una loro maggiore brevità e di permettere che possano così comparire nei titoli (un famigerato caso fu quello della bambina Madeleine McCann, che nessuno aveva mai chiamato “Maddie”). All’ex parlamentare inglese Ann Widdecombe, uccisa dieci giorni fa e titolare di un cognome piuttosto lungo, è stato infatti assegnato da molte titolazioni italiane il più gestibile nome di “Lady Brexit”, ignoto e mai usato da nessuno nel Regno Unito (fu usato solo in rari casi per l’ex premier Theresa May, mentre è il nome reale di una cavalla da corsa).


domenica 19 Luglio 2026

Le AI sono produttori di contenuti, in Germania

C’è stata una nuova decisione tedesca che attribuisce a Google la responsabilità di quello che viene pubblicato dal suo software di “intelligenza artificiale” in testa alle pagine di ricerca, dopo la sentenza di Monaco di cui avevamo scritto un mese fa. In questo caso è stata la commissione federale che regolamenta il sistema dei media (ZAK) a sancire che ciò che viene pubblicato in quei testi ricade sotto la stessa legislazione che riguarda i giornali ed è considerato contenuto prodotto da Google e di cui Google non si può presentare come semplice distributore e ospite.


domenica 19 Luglio 2026

La gente legge i titoli

Un ricco imprenditore inglese, Dale Vince, ha vinto una causa contro il tabloid Daily Mail , che una corte ha condannato a un risarcimento economico. Il Daily Mail aveva pubblicato nel 2023 un articolo che nel titolo riferiva del contributo di un “molestatore sessuale” al partito Laburista, illustrato da una foto di Vince. Il soggetto del titolo era però una diversa persona, e l’articolo citava Vince in riferimento a una diversissima questione. Un primo giudizio aveva dato torto alla causa promossa da Vince, sostenendo che la diffamazione dovesse avvenire nel complesso dell’articolo e non solo nella titolazione. Ma un processo di appello ha di fatto contraddetto questa lettura, accogliendo le ragioni presentate da Vince in una nuova causa relativa alla “protezione dell’accuratezza dei dati personali”. Il Daily Mail si era difeso adducendo “ragioni di sintesi” per la scelta della titolazione, che la corte ha ritenuto inadeguate a giustificare l’errata associazione tra titolo e foto.
«Da oggi i titoli dei giornali non saranno più gli stessi», ha dichiarato Vince: «Il limite della legge sulla diffamazione è l’assunto per cui le persone leggerebbero sia i titoli che gli interi articoli. Sappiamo tutti che non è così; tutti scorriamo i titoli e riteniamo che quella sia la storia».

Quest’ultima considerazione è stata spesso sostenuta da questa newsletter in riferimento al frequente alibi proposto anche da molti quotidiani italiani – nei casi di titoli falsi o ingannevoli – per i quali «nell’articolo è spiegato…». Al di là dei casi di diffamazione, i titoli – e le loro versioni contemporanee nei post sui social network – sono oggi ciò che forma la conoscenza dei fatti e della realtà molto più degli articoli stessi, e dovrebbero essere vincolati a standard di correttezza persino maggiori, piuttosto che minori per “ragioni di sintesi”.


domenica 19 Luglio 2026

Meno news da Radio Capital

Nel frattempo sono state annunciate ulteriori riduzioni di costi e di contenuti giornalistici a Radio Capital, a sua volta acquisita assieme al gruppo GEDI – e a Repubblica – dalla società greca Antenna.

“La redazione di Radio Capital esprime sconcerto per le decisioni comunicate dall’azienda, che prevedono una significativa riduzione dei giornali radio.
Una scelta che crea veri e propri vuoti informativi nelle fasce strategiche della giornata, sia al mattino sia al pomeriggio. A realizzare i giornali radio resteranno soltanto tre giornalisti assunti e un collaboratore di lungo corso, mentre agli altri colleghi non sarà più consentito svolgere questa attività.
Questo dopo il mancato rinnovo del contratto di collaborazione a un collega e il ridimensionamento del ruolo di altri due giornalisti, che saranno impegnati solo in attività di supporto ai programmi. Una decisione che impoverisce il loro percorso professionale e il patrimonio di competenze costruito negli anni in redazione.
È un ennesimo indebolimento del presidio giornalistico di Radio Capital. Un’altra scelta presa senza alcun confronto. che ci penalizza, ci rende meno competitivi e che nel passato non ha certo portato a grandi risultati di ascolto, per la decisione di disperdere risorse economiche altrove.
Un’impostazione che arriva dopo il passaggio della radio al nuovo gruppo editoriale. In occasione dell’acquisizione erano state fornite rassicurazioni sulla volontà di preservare i livelli occupazionali e di valorizzare le identità e le peculiarità delle emittenti acquisite, prospettando un percorso di investimento e rilancio.

Le scelte annunciate in questi giorni smentiscono quegli impegni e rappresentano motivo di delusione per tutta la redazione”.


domenica 19 Luglio 2026

A Repubblica si prende tempo

Stefano Cappellini è stato nominato direttore “ad interim” del quotidiano Repubblica, dopo le dimissioni di Mario Orfeo. L’espressione “ad interim” indica che quella di Cappellini sarebbe una direzione solo temporanea, intanto che l’editore cerca un nuovo direttore, considerato che Orfeo ha lasciato in maniera piuttosto inattesa: e questa scelta di prendere tempo suggerirebbe anche che la ricerca non sia rivolta all’interno del giornale, dove un candidato avrebbe potuto invece essere scelto e legittimato rapidamente (come mostra la nomina di Cappellini). Cappellini ha 51 anni, è vicedirettore di Repubblica dal 2024, e ha lavorato ai quotidiani Messaggero Riformista (di cui fu brevemente direttore nel 2011). Qui il suo editoriale di presentazione, “ad interim”.
Nel frattempo la redazione del giornale è tornata a insistere per maggiori chiarezze da parte del nuovo editore, una cui visita è stata raccontata martedì da un articolo del Foglio.

“Dopo i convenevoli sulle tre parole chiave per il futuro, ovvero digitale, multimedialità e multicanalità, l’editore ha cercato di rassicurare i cronisti: eventuali investimenti, compresi possibili investimenti televisivi non ancora confermati, porteranno solo sinergie con i giornalisti di Repubblica, e non ridimensionamenti. Ma soprattutto, senza dirlo esplicitamente, Kyriakou ha lasciato intendere che non è sua intenzione rivendere in breve tempo il giornale. Una smentita implicita alle voci di corridoio che a Rep circolano da giorni senza sosta e che parlano di un interesse di Kyriakou solo per la parte radiofonica e multimediale del gruppo” .


domenica 19 Luglio 2026

Ingerenze straniere

Le scarne e orientali indicazioni sulla proprietà e gestione del sito We News hanno portato a parlare di “soggetti stranieri”, con un certo allarme. È vero che la questione dello sfruttamento a scopo di propaganda di mezzi di informazione dei paesi democratici da parte dei regimi dittatoriali è enorme e diffusa, ma non si ricordano simili allarmi rispetto ai molti accordi commerciali di note testate e agenzie di stampa italiane con le istituzioni della propaganda cinese, per esempio. Ed è buffo che l’allarme per le “società straniere che si stanno impadronendo” dell’informazione italiana non sia riferito alla società greca che si è appena comprata uno dei maggiori gruppi editoriali italiani.

Il groviglio di queste e altre considerazioni rende difficile farsi un’opinione sull’opportunità di “interventi” richiesti dall’Ordine e da alcune organizzazioni giornalistiche. Da una parte non si può certo vietare un prodotto giornalistico a partire dalle sue inesattezze (ne dovremmo vietare parecchi; e chi stabilisce quante inesattezze siano troppe?), né a partire dal fatto che i suoi contenuti siano in parte o interamente prodotti da software ( avviene già in diverse autorevoli testate tradizionali). Dall’altro la dimensione di ciascuno di questi deperimenti della qualità giornalistica – tutti già esistenti e praticati prima delle AI – crea un cambiamento quantitativo che come sempre avviene diventa anche qualitativo. Ma come con qualunque disinformazione e scadimento di qualità, per ostacolarli sembra impensabile ricorrere a divieti o sequestri, di cui sarebbero inafferrabili i criteri.


domenica 19 Luglio 2026

L’Ordine dei giornalisti

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti ha persino chiesto ufficialmente il sequestro del sito, con un esposto. A giudicare dalla formulazione della richiesta, l’obiezione maggiore che viene dall’ordine non è tanto sulla qualità e sull’affidabilità dei contenuti (argomenti su cui comprensibilmente l’Ordine non interviene mai nei confronti delle testate tradizionali più o meno note), ma sull’assenza di giornalisti e di elementi formali come la “registrazione della testata” o l’esistenza di un direttore responsabile. Obiezione con una sua legittimità, ma è chiaro che nessun sequestro sarebbe chiesto se esattamente gli stessi contenuti fossero stati prodotti da giornalisti con un direttore responsabile e una testata registrata, e che questo è l’interesse difeso dall’Ordine.
Non risulta tra l’altro che obiezioni simili siano mosse ai tantissimi altri produttori di contenuti di informazione online che non sono testate registrate.


domenica 19 Luglio 2026

I giornalisti inesistenti

Gli articoli di questo sito sono firmati da giornalisti che non esistono. Quindi con un deliberato inganno (non è vero che “ogni profilo lo dichiara”, solo per la sigla “IA”) nei confronti di chi legge: per quanto sia da dimostrare che il lavoro di un umano ottenga in media risultati migliori di quelli di un software, la scelta è palesemente fatta per suggerire un’impressione falsa a chi legge, e attenuare la diffidenza per degli articoli prodotti da software.


domenica 19 Luglio 2026

Il plagio dei contenuti

Anche qui la questione è più estesa e dibattuta da tre anni: i software di AI attingono a contenuti esistenti e coperti da diritto d’autore. L’equilibrio tra “consultazione” e plagio è sempre sfuggente: in fondo qualunque giornalista legge articoli altrui e ne assume e usa le informazioni, quando scrive un articolo proprio. E siti che aggregano, incollano o plagiano contenuti altrui esistono online da ben prima che arrivassero i software di AI. Ma qui l’elaborazione propria diventa inesistente e la dimensione dell’uso del lavoro altrui assume misure enormi.


domenica 19 Luglio 2026

L’inaffidabilità delle informazioni

Come tutti i contenuti prodotti da software (stiamo parlando di contenuti “prodotti” da software, non contenuti in cui siano stati usati dei software da parte di esseri umani, e valutati e integrati da esseri umani), anche quelli del sito We News hanno un grande rischio di inesattezze e falsità, di incompletezze, e una scrittura posticcia e approssimativa. È facile notarlo leggendo un articolo qualsiasi, ma questo non significa che questi limiti e difetti non possano trasmettersi ai lettori, sia nella forma di notizie false che in quella di un abbassamento culturale e di linguaggio. Rischi che sono presenti in qualunque sito di informazione, AI o no, ma in misura sicuramente più limitata.


domenica 19 Luglio 2026

Inermi

Da un paio di settimane circola e viene discussa in alcuni ambienti giornalistici italiani la storia di un sito di news – di cui è indicata una sede a Hong Kong – in cui i contenuti sono interamente prodotti da software di cosiddetta “intelligenza artificiale”. La discussione è piuttosto confusa, per due ordini di ragioni: il primo è che è stabilmente confusa ogni discussione sulle AI, da tre anni a questa parte, e i mezzi di informazione si sono fatti trovare molto impreparati nel capirle e saperle raccontare, complicando la comprensione di una materia già di per sé molto complessa e in evoluzione; la seconda ragione di poca chiarezza è che nel parlare di questo sito in particolare si sono già mischiate varie questioni diverse tra loro. Proviamo a individuare e a distinguere le maggiori.


domenica 19 Luglio 2026

Charlie, giornali per chi

Una vecchia teoria sostiene che un’inclinazione all'”obiettività” da parte dei giornali si dovesse non tanto a principi etici o a valutazioni sul proprio ruolo di servizio pubblico, ma soprattutto a delle leggi di mercato: per raggiungere pubblici estesi, e quindi da una parte di opinioni molto diverse e dall’altra di opinioni prevalentemente moderate e non estreme, le testate avrebbero dovuto tenersi lontane da partigianerie respingenti per questa o quella quota di lettori e lettrici, e offrire servizi e informazioni utili e interessanti per più persone diverse possibile. La teoria è stata spesso messa in discussione: ma è certo che, a prenderla almeno in parte per vera, il contesto che la sosteneva è molto cambiato. Servizi e informazioni utili sono oggi facilmente accessibili a tutti senza dover passare dai giornali (il meteo, i programmi tv, i risultati sportivi, i giochi), riducendo l’interesse da parte di un pubblico meno attratto direttamente dall’attualità; e al tempo stesso le opinioni moderate sono diventate minoritarie, e un circolo vizioso sostenuto in gran parte dalle logiche dei social network e in gran parte da strumentali propagande politiche spinge lettori e lettrici verso logiche identitarie e partigiane, che a loro volta chiedono soddisfazione per le loro posizioni e opinioni più estreme. È di nuovo il mercato, la domanda, a spingere molti giornali stavolta verso una minore obiettività e una maggiore faziosità, muovendoli verso pubblici più omogenei e più agguerriti: pubblici disposti a sostenerli economicamente per ricevere non tanto un’offerta di informazione accurata ma un racconto coerente con la loro parte di mondo e il loro modo di vederla, e spesso per vedersi indicare dei nemici verso cui orientare i propri risentimenti, a loro volta strumentalmente alimentati. Intercettare e far crescere una domanda diversa e alternativa a questa, che sia disposta a guardare fuori, a mettersi in altri panni, a dubitare non tanto degli altri quanto di se stessi e delle proprie letture e convinzioni, è il faticoso ma gratificante ruolo, e l’opportunità, per le testate che mantengano diverse e più antiche ambizioni.

Fine di questo prologo.


domenica 12 Luglio 2026

Avviso estivo

Come ogni estate Charlie andrà in vacanza ad agosto: dopo questa domenica arriverà regolarmente ancora il 19 e il 26 luglio. Per tornare poi a settembre.


domenica 12 Luglio 2026

Attenzioni

Un premio letterario promosso dall’azienda pugliese di supermercati Megamark ha ottenuto un articolo sia nelle pagine della Cultura del Corriere della Sera che in quelle di Repubblica oggi, domenica, dopo aver acquistato una pagina pubblicitaria su ciascuno dei giornali sabato.


domenica 12 Luglio 2026

E poi ritornano?

Diversi giornali italiani hanno riferito, in termini fin qui piuttosto vaghi, di un’ipotesi di riacquisto da parte del Partito Democratico del quotidiano l’Unità, che fu “organo” del Partito Comunista Italiano (poi confluito nel Partito Democratico con successive tappe) prima di attraversare una serie di cessioni, tentativi di salvataggio, chiusure e riaperture. L’attuale editore Alfredo Romeo (editore anche della testata Il Riformista) ne ha annunciato di nuovo la prossima chiusura, e ci sarebbe un interesse del PD a rilevare la testata.


domenica 12 Luglio 2026

Trump perde contro il Washington Post

Un giudice federale della Florida ha respinto la richiesta di risarcimento da 3,8 miliardi di dollari presentata da Trump Media, la società di Donald Trump proprietaria del social network Truth Social, contro il Washington Post. La causa riguardava un articolo del 2023 che raccontava come la società avesse ottenuto parte dei finanziamenti iniziali attraverso un intermediario collegato a una banca dei Caraibi nota per lavorare con l’industria della pornografia.
Trump Media sosteneva che il giornale avesse diffuso informazioni false e lo avesse fatto deliberatamente per danneggiarla. Ma il giudice Thomas Barber ha ritenuto che non siano state presentate prove sufficienti della cosiddetta actual malice, il requisito richiesto dal diritto americano quando una figura pubblica o una società molto esposta vuole ottenere un risarcimento per diffamazione. Non basta dimostrare che un articolo contiene un errore: bisogna provare che il giornale sapesse che lo era o che abbia pubblicato quelle informazioni ignorando consapevolmente dubbi seri sulla loro attendibilità. Il Washington Post aveva nel frattempo corretto un passaggio dell’articolo relativo a una commissione di 240mila dollari, riconoscendo che quella parte del racconto era inesatta. Trump Media considera quella correzione una conferma delle proprie ragioni e ha detto che valuterà un ricorso.
La decisione si aggiunge a una serie di cause intentate negli ultimi anni da Donald Trump o dalle sue società contro testate giornalistiche. Molte sono state archiviate per lo stesso motivo: negli Stati Uniti le norme sulla diffamazione garantiscono ai mezzi di informazione un’ampia tutela quando si occupano di personaggi pubblici, proprio per evitare che le richieste di risarcimento diventino uno strumento per scoraggiare il giornalismo di interesse pubblico.


domenica 12 Luglio 2026

Diritto di fiction

Lo scorso tre luglio il Giornale aveva pubblicato in apertura della sua prima pagina una foto falsa, prodotta da un software di “intelligenza artificiale”. L’immagine era stata pubblicata precedentemente da un sito di estrema destra noto per le frequenti falsificazioni strumentali. Anche nell’uso che ne ha fatto il Giornale l’immagine drammatizzava una notizia la cui esposizione era volta a una campagna più di propaganda razzista che di informazione giornalistica. E soprattutto avvicinava ancora di più uno dei maggiori quotidiani a una scelta di “fiction” più che di informazione, tendenza che in forme meno esplicite sta pericolosamente nella cultura giornalistica italiana da sempre (lo stesso titolo “Maranza su Roma, paura al Colosseo” era più nel solco dei film “poliziotteschi” che in quello di descrizione di fatti).


domenica 12 Luglio 2026

Non ci sono più le mezze stagioni

Ha fatto alzare diverse sopracciglia nelle redazioni italiane la notizia – ampiamente riferita, ma finora non confermata dagli interessati – che il giornalista Lirio Abbate lascerebbe Repubblica per diventare vicedirettore del Giornale, considerata la palese e robusta distanza tra le posizioni politiche storiche dell’uno e dell’altro giornale: il primo è il riferimento maggiore dell’opposizione di centrosinistra e protagonista di decennali polemiche antiberlusconiane, il secondo è stato per gran parte della sua storia il quotidiano della famiglia Berlusconi, e oggi è assai vicino al centrodestra, anche perché il suo maggiore azionista è un deputato della Lega.
Abbate è a Repubblica dal 2023, dopo essere stato brevemente direttore dell’ Espresso, settimanale in cui ha lavorato a lungo, anche sotto la direzione di Tommaso Cerno, oggi direttore del Giornale (e a sua volta protagonista di passaggi politico-giornalistici molto creativi).


domenica 12 Luglio 2026

E poi ne restò solo uno, a Stampa e regime

Radio Radicale, conosciuta e apprezzata soprattutto per il suo lavoro decennale di informazione sulle attività parlamentari e sui processi giudiziari, ha annunciato una novità nel suo programma più conosciuto, la rassegna stampa “Stampa e regime”, che era stata condotta per molti anni dall’ex direttore della radio Massimo Bordin, morto nel 2019.
Negli ultimi anni il programma aveva avuto diversi conduttori, a rotazione, ma da settembre lo curerà soltanto Alessandro Barbano, ex direttore del Mattino di Napoli e del Messaggero di Roma, che aveva lasciato dopo successivi scontri con l’editore Franco Caltagirone. La decisione è stata commentata su alcuni quotidiani, con rispettoso rammarico da Adriano Sofri sul Foglio, con fiduciosa disciplina da Francesco Merlo su Repubblica.


domenica 12 Luglio 2026

Harry perde, vince il Daily Mail

Il principe Harry, il cantante Elton John, l’attrice Elizabeth Hurley, e gli altri che l’avevano presentata hanno perso la causa contro il tabloid britannico Daily Mail e il suo editore. Negli anni scorsi il gruppo degli accusatori aveva ottenuto sentenze diverse o accordi extragiudiziali con altri giornali.


domenica 12 Luglio 2026

Ricominciare alla Stampa

Le rappresentanze sindacali dei dipendenti del quotidiano torinese La Stampa hanno diffuso venerdì un comunicato in cui si dicono per ora soddisfatte delle promesse esposte dal nuovo amministratore delegato e dalla società SAE, da poco diventata editrice del giornale. Tra i progetti esposti ci sono investimenti sulla formazione (una “Academy”) e sugli eventi pubblici, e il “lancio di progetti digitali internazionali come «Molinari per New York»”, riferito a Maurizio Molinari, da poco rientrato al giornale come direttore editoriale.


domenica 12 Luglio 2026

Prevedo inondazioni

Il settimanale Economist ha pubblicato uno spiritoso e autoironico articolo a commento di una ricca indagine compiuta per verificare – attraverso un software di intelligenza artificiale – l’equilibrio tra previsioni giuste e previsioni sbagliate fatte nel corso di questo secolo dal giornale (giornale spesso incline a fare previsioni sulle cose del mondo e dell’attualità). Alla fine, pur ammettendo una serie di fallimenti e scherzando sulla cattiva fama che ne è venuta, l’articolo ritiene che tutto sommato la valutazione possa essere soddisfacente.


domenica 12 Luglio 2026

Il governo Trump contro le fughe di notizie

Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha emesso dei mandati di comparizione (subpoenas) nei confronti di diversi giornalisti del New York Times, per ottenere informazioni sulle fonti di una fuga di notizie che ha portato a una serie di articoli del New York Times dedicati alle inadeguatezze di sicurezza di un nuovo aereo presidenziale. Secondo il giornale, tra l’altro, l’amministrazione Trump è intervenuta direttamente nel promuovere l’indagine sulla diffusione di informazioni riservate: il direttore dell’FBI Kash Patel è stato convocato a una riunione alla Casa Bianca per coordinare l’inchiesta. Il Dipartimento di Giustizia ha quindi deciso di convocare davanti a un gran giurì i giornalisti del quotidiano, con l’intenzione di risalire alle fonti delle informazioni pubblicate: una portavoce ha detto che “non sono i giornalisti l’obiettivo dell’indagine”, ma il New York Times ha protestato contro il tentativo del governo di costringere i giornalisti a rivelare le proprie fonti.


domenica 12 Luglio 2026

I quotidiani a maggio

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di maggio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 142.126 (-11%)
Repubblica 69.392 (-15%)
Stampa 49.425 (-14%)
Sole 24 Ore 46.839 (-5%)
Resto del Carlino 40.428 (-11%)
Messaggero 35.454 (-12%)
Gazzettino 28.173 (-6%)
Nazione 25.459 (-12%)

Dolomiten 24.117 (-4%)
Fatto 23.789 (-2%)
Giornale 22.718 (-7%)
Messaggero Veneto 21.454 (-2%)
Unione Sarda 18.121 (-10%)

Eco di Bergamo 16.652 (-10%)
Giornale di Brescia 16.372 (-7%)
Secolo XIX 15.989 (-15%)
Verità 15.900 (-17%)
Edicola 15.662 (+75%)
Manifesto 15.631 (+13%)
Adige 15.206 (-7%)
Libero 14.136 (-15%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.486 (-7%)
ItaliaOggi 4.848 (+1,1%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a marzo è del 9%. E per il secondo mese consecutivo è stata sensibilmente superata dal calo del Corriere della Sera, che per diversi anni aveva avuto risultati migliori delle testate concorrenti. Quelli che vanno meglio tra i nazionali sono soprattutto il Fatto e il Sole 24 Ore, mentre si è interrotto il periodo positivo del Giornale .

Tra i quotidiani nazionali continuano a essere molto gravi il calo di Repubblica, quello della Stampa (che per il secondo mese resta sotto le 50mila copie) e quelli di Libero e della Verità. Il risultato grandemente positivo del Manifesto continua a risaltare, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e “bundle” con altre testate: anche a maggio veniva venduta insieme al settimanale Sorrisi e canzoni.

Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-15%), ma questo mese tra i quotidiani locali fa lo stesso il Secolo XIX (-15%), mentre ha il calo maggiore di tutti il Mattino di Napoli (-25%).

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 39mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.

Corriere della Sera 45.946, -4,8% (+3,2%)
Sole 24 Ore 21.978, 2,1% (-8%)
Repubblica 14.984, -22,5% (+13,3%)
Manifesto 9.066, +22,8% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.831, +7,7% (+37,5%)
Stampa 6.556, -4,3% (+1,1%)
Gazzettino 5.589, -0,7% (-4,3%)
Messaggero 5.197, -2,6% (-5,1%)
Adige 5.094, +11,4% (-54,1%)

I dati qui sono sempre in gran parte deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Quello che si nota è ancora il risultato del Manifesto assieme alla grossa crescita degli abbonamenti “superscontati” del Fatto, che nel suo caso costituiscono comunque un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali; e soprattutto non “cannibalizzano” visibilmente quelli a prezzo maggiore. Continua invece il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, solo a parziale favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo (quelle del gruppo Monrif, per esempio, non raggiungono i mille abbonamenti digitali: NazioneResto del Carlino Giorno).
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.

(AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.


domenica 12 Luglio 2026

Sarebbe grossa

Secondo un articolo dell’importante magazine americano su pubblicità e media Adweek, alcuni editori e una grande piattaforma digitale che ospita buona parte dei giornali online starebbero considerando di rinunciare a essere ripresi e indicizzati dal motore di ricerca di Google. Si tratterebbe di una svolta piuttosto rivoluzionaria e ardita (Adweek cita delle fonti, a cominciare dall’amministratore delegato della società che pubblica il grande quotidiano USA Today), che si spiega con i grossi cambiamenti portati dall’uso dei software di intelligenza artificiale.
Google usa infatti i contenuti delle pagine che indicizza anche per formare la conoscenza dei propri software AI, che oggi forniscono le risposte più visibili e più usate a chi usa il suo motore di ricerca. Questo genera un ulteriore calo di traffico verso i siti giornalistici, già danneggiati dalle modifiche dell’algoritmo di questi anni che ne hanno diminuito la visibilità. In più, a differenza di altre società che usano i contenuti dei giornali per costruire la conoscenza dei propri software di AI, Google non contempla accordi e compensi per quest’uso, e per i giornali online impedirlo significa di fatto rinunciare a essere indicizzati e promossi adeguatamente sulle pagine di ricerca.
Gli scettici sull’ipotesi di abbandonare Google sostengono che gli editori non abbiano niente da guadagnarci, mentre chi la propone ritiene che questo possa dare ai giornali un’arma di trattativa per ottenere dei compensi, sottraendo qualità alle risposte AI di Google.


domenica 12 Luglio 2026

Una battaglia dopo l’altra a Repubblica

È durato solo pochi mesi il periodo di apparente calma a Repubblica, il quotidiano che vive ormai da sette anni vicende quasi più romanzesche che editoriali, legate al suo ruolo storico nell’informazione italiana, ai cambi di proprietà, a quelli di direttore, e al coinvolgimento emotivo della redazione nella sua storia. Giovedì si è dimesso il suo direttore Mario Orfeo, in modi nuovamente traumatici e teatrali.
Repubblica è stata acquistata dalla grande società greca Antenna la scorsa primavera, dopo una lunga e tormentata trattativa, insieme a quasi tutto il gruppo editoriale GEDI che la possedeva (è stata scorporata la Stampa, venduta invece al gruppo italiano SAE). La conclusione della vendita aveva portato ad alcuni mesi di calma: Antenna non sembrava voler aggravare le agitazioni della redazione, la redazione era preoccupata ma non scontenta dell’uscita della precedente proprietà, Exor, giudicata assai fallimentare nella gestione del giornale. Non era quindi chiaro se Antenna avrebbe confermato o sostituito il direttore, Mario Orfeo, che nell’anno e mezzo dal suo insediamento aveva costruito un rapporto con la redazione meno teso di quello del suo predecessore, e riavvicinato il giornale verso le posizioni polemicamente d’opposizione al centrodestra apprezzate dai suoi lettori storici (senza che per questo la crisi di diffusione del giornale venisse però attenuata).

Ma Orfeo ha annunciato giovedì di avere accettato di diventare da settembre direttore editoriale di QN, ovvero dei quotidiani Nazione, Resto del Carlino e Giorno, e della loro comune testata nazionale, Quotidiano Nazionale (e anche del più piccolo giornale online livornese, il Telegrafo). Il gruppo di giornali è diventato di recente di proprietà di LMDV Media, del ricchissimo imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio (erede del fondatore di Luxottica e oggi maggiore azionista della società EssilorLuxottica), che è anche il secondo maggior socio del quotidiano Il Giornale. Nel comunicato di LMDV Media si conferma Agnese Pini come direttrice responsabile delle testate, senza specificare più esattamente quale sarà la divisione dei ruoli.
Tra le ricostruzioni circolate in questi giorni si è parlato molto di un’insoddisfazione di Orfeo rispetto alle poche garanzie dategli da Antenna a proposito del suo futuro e delle intenzioni su Repubblica(diverse ipotesi, confermando quanto si dice dall’inizio della trattativa tra Exor e Antenna, sostengono che l’interesse della seconda fosse solo nelle radio del gruppo GEDI, e che ci sarebbero persino delle possibilità che Antenna decida di cedere a sua volta Repubblica).

Le dimissioni di Orfeo da direttore di Repubblica sono state però molto contestate da una vivace parte della sua redazione, con argomenti sintetizzati in un comunicato immediato (con qualche libertà sul significato del verbo “paventare“).

“L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica accoglie con stupore le dimissioni di Mario Orfeo, che da settembre sarà direttore editoriale di un’azienda concorrente, il quale sinora si era detto e fatto garante del progetto del gruppo Antenna per il nostro giornale. Progetto che, secondo le motivazioni addotte da Orfeo, non è stato finora in alcun modo concretizzato da un’azienda che invece paventerebbe nuovi tagli”.

Un secondo comunicato, venerdì, ha alluso a una polemica pubblica col direttore (raccontata più estesamente dal sito Professione Reporter), annunciando che la redazione ha “sfiduciato” il direttore: formula che sancisce una gravità dei rapporti ma non ha concrete conseguenze. E chiedendo la nomina di un nuovo direttore, sulla quale negli ultimi tre giorni stanno venendo diffuse molte ipotesi, ma nessuna che finora abbia maggiore credibilità.
(la redazione avrebbe contestato a Orfeo, accusandolo di conflitto di interessi, persino che un articolo online di Repubblica contenesse un link esterno al sito di QN: pratica consueta in molti giornali online di tutto il mondo, ma che alcuni siti vivono tuttora come un pericolo in quanto favorirebbe il traffico di visite verso la concorrenza).


domenica 12 Luglio 2026

Charlie, etica ed etichette

Definire cosa sia il “giornalismo” non ha grande importanza. Come molte altre cose, sono obiettivi, funzioni e risultati a creare il giudizio sul valore di un’attività, non le etichette che le si danno a priori. Per questo è sempre stata convincente una vecchia definizione di Jeff Jarvis, esperto osservatore e critico delle trasformazioni digitali, per il quale il ruolo del giornalismo sarebbe di “aiutare le comunità a organizzare la propria conoscenza perché possano funzionare meglio”, definizione che poi avrebbe aggiornato in “portare le comunità verso dibattiti rispettosi, informati e proficui”. Letture che ci portano a considerare quegli obiettivi come prioritari, chiunque contribuisca a raggiungerli, qualunque sia la sua professione formale.
Un’altra riflessione interessante è quali siano strumenti e approcci apprezzabili rispetto a questi obiettivi: ovvero, stabiliti i fini, quali siano i mezzi consentiti per ottenerli. In questo è interessante la riflessione più generale che si può fare a partire dalle notizie di questi giorni sulle intime relazioni di un popolare giornalista televisivo e uno screditato responsabile di imbrogli politici e reati veri e propri. Che alcuni hanno difeso sostenendo che questo genere di relazioni sia necessario al lavoro giornalistico. Non pare questo il caso, da che lo stesso giornalista ha rivendicato la relazione come una solida e profonda amicizia, non come uno strumentale contatto professionale: ma consideriamo lo stesso il dibattito teorico. C’è una insuperabile contraddizione tra due richieste che l’opinione pubblica presenta a chi svolge un lavoro giornalistico: quella di rivelare la verità, ogni verità, come giornalisti, e quella di avere i comportamenti etici e il rispetto umano che ci si aspetta da ogni essere umano in una comunità civile. Solo che le due cose sono spesso incompatibili (come ben mostrato nell’avvincente libro 
Il giornalista e l’assassino, di recente tardivamente tradotto in Italia): cosa penseremmo, per esempio, di lui quando sapessimo che un giornalista ha taciuto una verità rilevante, per proteggere un suo congiunto o amico? E cosa penseremmo di lui quando sapessimo che invece ha rivelato qualcosa che rovina la vita di un suo congiunto o amico? E cosa pensiamo che faremmo, noi, al posto suo?
Se è quindi convincente anche la tesi che associa gli approcci del giornalismo al “metodo scientifico”, di recente citata in un articolo del sito 
NiemanLab (“Science and journalism are driven by the same central motive: to better understand the world”), le cose poi si complicano quando si introducono i principi etici: quelli della scienza sono importanti e delicati, ma hanno tempi di riflessione ed elaborazione più confortevoli; i tempi del giornalismo e della pressione da parte di noi comunità rendono tutto più complicato, e poco regolabile con criteri universali.

Fine di questo prologo.


domenica 5 Luglio 2026

I giornali spiegati a Parma

Martedì sera a Parma il direttore del Post Francesco Costa parlerà di giornali e giornalismo, assieme al direttore editoriale Luca Sofri.


domenica 5 Luglio 2026

Doppie pagine e banche

Sabato il Corriere della Sera ha dedicato anche le sue abituali due pagine della sezione Cultura alla descrizione di un progetto finanziato da un importante inserzionista, consuetudine a cui di solito sono destinate le pagine a pagamento indicate come “Eventi”. In questo caso il sommario dell’articolo su un’opera restaurata a L’Aquila indicava visibilmente come il restauro fosse stato sostenuto da una banca.


domenica 5 Luglio 2026

Buttarsi sulla tv

Il gruppo editoriale NEM, che si era costituito tre anni fa per acquisire diversi quotidiani locali di Veneto e Friuli Venezia Giulia dalla società GEDI, ha concluso questa settimana l’acquisto della rete televisiva Telefriuli, attiva dal 1978. NEM era stata di recente protagonista della trattativa per la vendita della Stampa di Torino (sempre da parte di GEDI) e del repentino cambio di piani di GEDI che aveva invece preferito cedere il giornale a un’altra società, SAE.


domenica 5 Luglio 2026

Progetti che non vanno in porto

L’assemblea dei giornalisti del Secolo XIX, storico quotidiano genovese, ha proclamato lo stato d’agitazione con un comunicato molto critico nei confronti dell’editore, ovvero la grande società navale MSC, che ha comprato il giornale due anni fa.

Le motivazioni sono diverse ma riguardano tutte scenari relativi al nostro lavoro che la redazione non ritiene più sostenibile. Una condizione fatta da mesi e mesi di mancate risposte da parte di Direzione e Azienda, di annunci e promesse mai mantenute, di assenze, di problemi costanti relativi al lavoro quotidiano e ai sistemi informatici e di ingerenze della parte amministrativa su quella giornalistica”.