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Tutti i dischi di David Bowie, dal migliore in giù
28. Hours (1999)
È stato uno dei primi dischi di un artista importante a essere disponibile prima nella versione digitale che in quella fisica. Alcune canzoni erano state composte per la colonna sonora di un videogioco per la Dreamcast, Omikron: The Nomad Soul. Secondo David Sackllah, una delle cose più belle del disco è la copertina, con un Bowie ringiovanito al computer che sorregge il Bowie più vecchio («con vestiti bianchi e kitch e il font che avreste potuto trovare su un disco dei Backstreet Boys»). È l’ultimo disco per il quale Bowie collaborò con il suo storico chitarrista Reeves Gabrels. Non è un disco stravagante come gli altri, e questo secondo Sackllah è un difetto: non è propriamente brutto, ma è «noioso e non ispirato». Quando Bowie faceva uscire dischi sbagliati (soprattutto negli anni Novanta), scrive Sackllah, di solito non era perché non ci avesse provato: per Hours è così.