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Il nuovo libro di Tano D’Amico
© Tano D'Amico
L'appello
«Forse tra le forze che reggono l’universo c’è una sorta di campo magnetico delle immagini.»
© Tano D'Amico
L'appello
«Forse tra le forze che reggono l’universo c’è una sorta di campo magnetico delle immagini.»
© Tano D'Amico
Immagine che cambia
«Quando si mette in discussione un regime, la prima a cambiare è l’immagine. È l’immagine che rivela i movimenti. Senza un’immagine nuova, senza un modo di vedere nuovo, il movimento non esiste. Senza immagini nuove il movimento non vive.»
© Tano D'Amico
Il bisogno della poesia
«Ci si appiattisce sulla realtà così come appare. Si finge, si fa credere che le immagini siano emanazioni degli stessi avvenimenti. Emanazioni dei personaggi, dei luoghi, delle cose.»
© Tano D'Amico
I poteri del mondo
«Una buona fotografia, una fotografia che dà l’avvio a un pensiero, che diventa parte di noi, che non possiamo dimenticare, è sempre frutto di conoscenza, di studio, di interesse, di partecipazione, di amore. Sono queste fotografie che non si fanno consumare. Consumano. Ci lavorano dentro. Sono fotografie che hanno una
personalità, una vita propria.»
© Tano D'Amico
L'obbedienza
«Le belle immagini in ogni epoca non sono mai tantissime.
È uno dei motivi, forse dei sintomi, per cui, come esseri umani siamo così poveri.»
© Tano D'Amico
Il momento sbagliato
«Costa veramente molto cogliere amore, solidarietà, umanità, fierezza, comprensione in un mare di desolazione. Ci sono, ma è difficile vederle. È sempre più di moda definire oggettività la superficialità, questa incapacità umana a vedere.»
© Tano D'Amico
Altri occhi
«Le ampie gonne delle ragazze che si mettevano le mani nei capelli, la pena dei loro volti. Come nelle pietà di Giovanni Bellini la bellezza si opponeva alla morte. E la bellezza per un istante vinceva. Quelle fragili immagini da ricostruire, da ripercorrere, da ricucire erano capaci di perpetuare quell’istante.»
© Tano D'Amico
La strada da percorrere
«Ognuno di noi sapeva anche che una parte di quella strada mai percorsa, qualche passo di quella strada mai percorsa doveva farli lui. Proprio lui, con la sua unicità, con la sua particolarità. Se non li avesse fatti lui quei passi non sarebbero stati fatti.»
© Tano D'Amico
Il posto che non c'era
«Forse il trattare il nocciolo della questione è quello che ha caratterizzato il mio lavoro e la mia vita. Forse ho avuto la ventura di trattarlo con amabilità e una certa efficacia. Nella storia delle immagini è un tema ricorrente. Finisce sempre con l’esclusione, l’isolamento, l’oblio del fotografo. Un mestiere fatto di diversità e solitudine.»
© Tano D'Amico
Fuori e dentro il mirino
«Prima dei pensieri ci sono le immagini. Per Giordano Bruno le vedono anche quelli che non hanno l’uso degli occhi. Le possono vedere anche i ciechi. Se si rimuovono queste immagini, si allontanano, si soffocano pensieri, giudizi, memoria. Senza immagini non nascono pensieri.»
© Tano D'Amico
La condanna
«Prendendo come pretesto, come alibi, l’oggettività e l’immediatezza dell’informazione, si è finito per concepire, imporre, accettare l’immagine come qualcosa di neutro, di passivo, di consumabile: un oggetto inanimato, intercambiabile, che si presta a essere assemblato in qualsiasi contesto, per costruire qualsiasi discorso.»
© Tano D'Amico
Attimo per attimo
«Se non si ha, se non si cerca il proprio modo di vedere, si finisce col produrre delle fotografie reazionarie, segnaletiche, poliziesche, statali. Fotografie che fissano, che inchiodano, schedano. Mi sembra che questa sorta di fotografia di stato sia quella che domina ovunque.»
© Tano D'Amico
Il bisogno della poesia
«Si rimuove l’esigenza, il ricordo, l’idea, la conoscenza, di immagini, di fotografie capaci di fare memoria, di tessere memoria.»
© Tano D'Amico
Nostalgia
«Allora percepivi che eri tu la fratellanza e toccava a te camminare. Quella strada era la tua. Tu dovevi percorrerla, dovevi percorrerla per la fratellanza. La fratellanza ti aveva protetto, guidato, portato in quella situazione. Ora toccava a te.»
© Tano D'Amico
Bellezza e Morte
«Quello che capita per le strade va sempre giustificato. Ha sempre bisogno di essere giustificato. Il fotografo non ha mai capito perché. Non dovrebbe essere così, ma è così. Il fotografo ha sempre sentito di doverlo fare, e lo ha fatto. È come se fosse sempre vissuto davanti a un tribunale che condanna la strada»